Come rispondere alle domande sulla personalità durante un colloquio

Ecco le domande al colloquio di selezione più utilizzate dai recruiters per capire il modo di essere e il carattere dei candidati.

Ci sono domande che ormai sono diventate standard e che bisogna aspettarsi sempre durante un colloquio di selezione. Il più delle volte si tratta come è ovvio di domande riguardanti il lavoro proposto e la propria esperienza professionale. Ma spesso le domande al colloquio che ci verranno rivolte mirano a capire chi siamo e che tipo di personalità abbiamo. Qui di seguito qualche consiglio su come rispondere.


Le 10 domande al colloquio più frequenti per capire la personalità del candidato

domande al colloquio

In un periodo di precarietà lavorativa come questo è probabile che ci si ritrovi a sostenere un colloquio dopo l’altro e che oltre all’esperienza e alle competenze tecniche ci si ritrovi a parlare di se stessi e del proprio modo di essere. Anche in questo caso è meglio non improvvisare ma prepararsi già in anticipo le risposte alle domande al colloquio più frequenti.

Mi parli di lei: non è nemmeno formulata come una domanda, sembra quasi un modo per rompere il ghiaccio e iniziare la conversazione. Ma ha una sua importanza e bisogna sempre puntare al proprio lato professionale e non personale. Ecco come rispondere al “mi parli di lei”.

Qual è il suo punto di forza (e di debolezza)?

Risposta migliore: è quella che è in linea coi requisiti richiesti nell’offerta di lavoro, per quanto riguarda i punti di forza. Pur evitando atteggiamenti saccenti e di superiorità, questo non è il momento di essere umili e modesti: meglio sottolineare in modo deciso le qualità che fanno di noi il candidato ideale. Anche nel caso dei punti di debolezza, la risposta giusta non esiste ma l’importante è discutere di difetti non “essenziali” per quel posto di lavoro (non potete dire di essere troppo timidi e riservati se vi state candidando ad un posto di venditore!).

Quali sono i suoi hobby e interessi? Qual è l’ultimo libro che ha letto/film che ha visto?

Risposta migliore: non esiste una migliore di un’altra. Questo genere di domande al colloquio mira a testare le conoscenze in ambito culturale e a scoprire cosa è importante per voi nella vita (ma soprattutto perché).

Come gestisce lo stress e il lavoro sotto pressione?

Risposta migliore: c’è chi lavorando sotto pressione dà il meglio di sé e chi a ridosso di una scadenza va nel panico. L’importante è sottolineare la propria capacità di reagire alle situazioni e di distinguere lo stress buono da quello “cattivo”. O parlare dei propri rimedi efficaci contro lo stress, quale ad esempio la pratica costante di uno sport.

Perché questo percorso di studi? Cosa ha imparato che oggi utilizza nel lavoro?

Risposta migliore: mai come in questo periodo è possibile trovarsi di fronte a candidati con un certo tipo di formazione ma che poi operano o si sono specializzati in un altro settore. L’importante è non svalutarsi mai, puntare sulle competenze trasversali e tenere bene a mente che lo studio e la formazione nel corso della propria vita non rappresentano un accumulo di nozioni ma un vero e proprio percorso di crescita interiore e personale.

Come valuta il successo?

Risposta migliore: è ovviamente quella incentrata sul lavoro che potreste andare a svolgere, sugli obiettivi che volete raggiungere, sulla vostra etica di lavoro. Mai sui soldi ma piuttosto sull’impatto positivo che potreste avere sull’azienda e su tutto il team.

Cosa fa per migliorarsi?

Risposta migliore: dal corso di aggiornamento alle letture da autodidatta alla partecipazione attiva in gruppi o forum di settore, la risposta migliore a questo tipo di domande al colloquio è quella che mostra una persona attenta alle novità, pronta ad accrescere le proprie conoscenze e a condividerle.

E quali i suoi obiettivi per il futuro?

Comune tra le domande al colloquio sostituisce l’ormai inflazionata come si vede tra cinque anni. Risposta migliore: tenendo in considerazione la difficoltà di trovare oggi un lavoro “stabile”, rispondere a questo tipo di domanda significa far emergere la propria immagine di persona assennata e motivata, che non vive di espedienti e “alla giornata” ma porta avanti un proprio progetto e vuole contribuire nel lungo periodo al raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Quali sono i suoi obiettivi di carriera?

Risposta migliore: è quella che dimostra un piano, una strategia, che spiega il processo mentale che ha giustificato ogni decisione lavorativa dal giorno della laurea in poi, che parla del proprio lavoro ideale e di cosa si è fatto per cercarlo.

Chi è la persona che stima di più?

Risposta migliore: a meno che non si tratti di un personaggio noto (che permette un rapido confronto e aiuta ad inquadrare ambizioni e tratti caratteriali del candidato), è sempre bene motivare la propria scelta e spiegare i motivi di tale ammirazione (ad esempio se la risposta è: mio padre, mia madre).

Quali sono i motivi per cui litiga di più?

Risposta migliore: astenetevi dal fare la lista dettagliata dei motivi più frequenti per cui avete litigato e soprattutto di dispensare giudizi negativi su ex-capo e colleghi. Puntate piuttosto sul fatto che per ogni attrito o motivo di disaccordo vi siete attivati per trovare una soluzione e per trasformare il conflitto in una risorsa.

Una delle ultime domande al colloquio di selezione molto probabilmente sarà: Ha delle domande? Non è obbligatorio farle ma fortemente consigliato. Ecco qualche suggerimento su quelle più adatte da fare e sulle risposte da dare.

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