Funzionamento delle pensioni precoci, requisiti e come presentare domanda

Le pensioni precoci fanno parte delle pensioni anticipate, e permettono a determinate categorie di persone di godere del meritato assegno pensionistico a prescindere dall’età, tenendo unicamente conto del meccanismo noto come “Quota 41. Grazie a quest’ultimo è anche possibile conseguire una contribuzione piuttosto elevata, in grado di pareggiare o, addirittura, di superare quella associata ai classici 40 anni di contributi.


Cosa si intende per pensioni precoci

Inizio ad approfondire il tema dei lavoratori precoci ricordando, innanzitutto, come la pensione anticipata si rivolga a quei lavoratori entrati a far parte del mondo del lavoro prima del compimento della maggiore età. Questo porta gli stessi a riscuotere l’assegno pensionistico ad un’età anagrafica relativamente bassa (in molti casi attorno ai 60 anni). Uno degli aspetti peculiari delle pensioni precoci è la presenza di un requisito contributivo ridotto.

Tale scelta si pone come garanzia di una maggiore flessibilità nel meccanismo di uscita dal mercato del lavoro. In pratica, lo strumento si è posto come obiettivo quello di avvantaggiare chi può far valere 12 mesi di contribuzione effettiva prima del 19° anno di età. Ricordo come normalmente la pensione anticipata richieda per il collocamento in quiescenza 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, e di 41 anni e 10 mesi per le donne.

Chi sono i lavoratori precoci

Nelle precedenti righe ho anticipato come siano le persone già inserite nel mondo del lavoro prima del compimento dei diciotto anni d’età a poter inoltrare la richiesta per la pensione precoce. Ora è giunto il momento di approfondire il discorso esaminando i requisiti richiesti per vedere accolta la domanda. È la Legge di Bilancio 2017, con l’art. 1. comma 199, a fornire indicazioni in merito e, al contempo, a stabilire chi può usufruire della quota 41 (intesa come 41 anni di contributi).

pensioni precoci

Elenco dettagliato degli aventi diritto

Le diverse categorie di lavoratori, per maggiore comodità, sono state suddivise in:

  • Lavoratori dipendenti in stato di disoccupazione: in questo caso la cessazione del rapporto di lavoro deve essere la conseguenza di un licenziamento (inclusi i licenziamenti collettivi), di dimissioni per giusta causa o di casi di risoluzione consensuale. Perché la richiesta abbia fondamento devono essere trascorsi più di 3 mesi dall’ultima volta in cui i lavoratori hanno effettivamente conseguito la disoccupazione loro spettante.
  • Lavoratori, sia dipendenti che autonomi, con necessità di assistere il coniuge o un parente di primo grado convivente interessato da un handicap piuttosto grave (una condizione meglio specificata dall’art.3, comma 3 della legge n. 104 del 5 febbraio 1992) da un periodo non inferiore a 6 mesi. Si tratta della categoria meglio nota come “Caregiver”. Un caso particolare riguarda coniugi o parenti di 1° grado ultrasettantenni, o a loro volta affetti da patologia grave; quando si presenta tale situazioni il diritto viene esteso anche a parenti e affini, sempre se conviventi, fino al 2° grado.
  • Lavoratori, dipendenti e autonomi, cui è stata riconosciuta e accertata, da parte degli organismi competenti in materia di invalidità civile, una ridotta capacità lavorativa. Cosa si intende, nello specifico, con il termine “ridotta”? Le norme stabiliscono un handicap pari, o superiore, al 74%.
  • Lavoratori dipendenti che svolgono lavori usuranti. Fanno parte di questi ultimi le attività indicate nell’art. 1, commi 1,2 e 3 del D.Lgs. 67 del 21 aprile 2011. È fondamentale che il dipendente, al momento della richiesta, abbia dedicato almeno 6 degli ultimi 7 anni, o un minimo di 7 anni negli ultimi 10, a tali mansioni. Nello specifico, sono considerate gravose ben 15 mansioni: concia di pelli e pellicce, servizi di pulizia spostamento merci (comprese le normali attività da facchino), conduzione di treni e mansioni come personale viaggiante in genere, conduzione di gru o di macchinari per perforazione nell’ambito delle costruzioni, conduzione di mezzi pesanti e camion, lavori organizzati su turni relativi a infermieri o ostetriche, attività di educazione negli asili nido e di insegnamento nella scuola dell’infanzia, lavori edilizi o di manutenzione di edifici, attività comuni svolte da operatori ecologici (incluse separazione e raccolta rifiuti), attività di assistenza professionale a persone non autosufficienti, mansioni di lavoratori marittimi, pescatori e operai agricoli o nel settore siderurgico

Situazione attuale relativa alle pensioni precoci

In precedenza ho indicato nell’articolo 1, comma 199, della Legge di bilancio 2017, il punto di riferimento di un tema delicato, e spesso soggetto a modifiche e ad integrazioni normative, come quello delle pensioni precoci. Non è possibile mettere in discussione il fatto che sia stato proprio tale articolo a sancire il diritto, per chi ha iniziato a lavorare prima del compimento della maggiore età, a godere (posta la presenza di determinate condizioni) della pensione anticipata.

Le novità apportate dalla Legge di Bilancio 2020

È stata la riforma delle pensioni contenuta nel Dl 4/2019, e introdotta con la Legge di Bilancio 2020, ad apportare diverse modifiche in materia. Oltre a confermare il meccanismo “Quota 100” anche per il biennio 2010-2021, a prorogare “Ape Social” e “Opzione donna“, e a istituire la pensione integrativa, tale riforma ha decretato il rinvio di Quota 41 per tutti, confermando la stessa Quota 41 ai lavoratori precoci. Questi ultimi possono di conseguenza continuare a ritirarsi con 41 anni di contributi senza essere soggetti ai 5 mesi in più di aspettativa di vita. Per tali lavoratori il blocco degli scatti è destinato a procrastinarsi fino al 31 dicembre 2026. In seguito occorrerà tenere conto, anche per loro, degli adeguamenti alle aspettative di vita. Ma quali contributi hanno diritto ad essere conteggiati? Tutti i contributi oggetto di versamento o accredito, inclusi:

  • contributi da riscatto
  • contributi figurativi
  • contributi volontari

Ad ogni modo, è importante sottolineare come sia necessario disporre di un minimo di 35 anni effettivamente versati, indipendentemente dal numero di anni caratterizzati da contributi figurativi. Le regole entrate in vigore con la Riforma delle Pensioni si rivolgono in maniera esclusiva a chi è iscritto alle diverse gestioni INPS. Invece, coloro che hanno come punto di riferimento per i contributi le casse previdenziali dei professionisti continueranno ad essere soggetti alle regole previste dall’istituto di appartenenza. Quanto appena scritto non fa altro che confermare come il blocco delle aspettative, fatte salve le modifiche derivanti dal decreto di riforma delle pensioni, abbia ancora oggi come riferimento le regole stabilite dal comma 10 dell’art. 24 del D.Lgs. 201/2011.

Come inoltrare la domanda per la pensione precoce

Veniamo ora a un altro aspetto cruciale in materia di pensioni precoci: le modalità da seguire per effettuare la relativa richiesta. Se sei certo di possedere i requisiti per il pensionamento anticipato dovrai fare attenzione a presentare la tua domanda entro il 1° marzo di ogni anno. Qualora, per qualsiasi motivo, dovessi inoltrare la domanda in ritardo (ma, comunque, avendo come termine utile il 30 novembre del medesimo anno), la richiesta verrà presa in considerazione solo previa verifica delle disponibilità finanziarie residue.

Le tre modalità previste per l’inoltro della richiesta

Materialmente, come deve essere presentata la domanda per il pensionamento precoce? Le strade attualmente percorribili sono 3. La prima prevede l’invio online attraverso il sito ufficiale dell’INPS. In alternativa è possibile fare riferimento al numero verde della sezione “INPS pensioni”. Una terza opzione vede il coinvolgimento dei CAF e dei Patronati, cui è possibile rivolgersi direttamente.

Le tempistiche previste per l’erogazione dell’assegno ai lavoratori precoci

Solo nel caso in cui la domanda di riconoscimento venga accolta, e in seguito alla verifica della copertura finanziaria, il lavoratore avrà l’opportunità di presentare l’istanza di pensione anticipata. Dovranno necessariamente trascorrere altri 3 mesi dalla data di accoglimento a quella di decorrenza dell’assegno.

Questo accade, come già avvenuto per Quota 41, a causa dell’inserimento di una finestra mobile trimestrale. Esemplificando, se hai maturato 42 anni e 10 mesi di contributi nel mese di agosto, e presentato la domanda per la pensione anticipata, inizierai a percepire il relativo assegno a partire dal 1° dicembre.Se nell’anno in corso, il 2019, le prime decorrenze hanno avuto luogo dal mese di aprile, tale limite non è previsto per il 2020.

Cosa evitare una volta riconosciuta la pensione precoce

Sussiste anche un ulteriore obbligo da parte della persona che ha inoltrato la domanda e ottenuto l’assegno: evitare di riprendere a lavorare nel periodo di anticipo. Si tratta di un punto focale, che differenzia l’istituto della pensione precoce dalle altre forme pensionistiche.

Quali sono le motivazioni alla base di tale decisione? Il fatto che la pensione spettante con Quota 41 non risulta cumulabile con i redditi da lavoro (autonomi o subordinati che siano). Se è tua intenzione iniziare una nuova attività lavorativa tieni presente che dovrai attendere il compimento del sessantasettesimo anno di età (la pensione di vecchiaia). È comunque lasciata piena libertà, nonostante la presenza dei requisiti indicati nelle precedenti righe, di rinunciare alla pensione per continuare a lavorare, sempre nei limiti dei 67 anni.

Questa scelta ti permetterà di maturare altri contributi e, di conseguenza, di ricevere un assegno pensionistico di valore più elevato.