Reddito di Cittadinanza: si riparte con le convocazioni

Le ultime novità sul Reddito di Cittadinanza e la riapertura delle convocazioni con altrettante offerte di lavoro all’interno del Comune di residenza dei beneficiari

Ci sono delle importanti novità sul fronte Reddito di Cittadinanza che i beneficiari devono conoscere. Queste sono state apportate con la conversione in legge del decreto Cura Italia e con l’approvazione di un emendamento in Senato. In particolare ripartono le convocazioni e le offerte di lavoro ma relative al proprio Comune di residenza.  Ecco cosa i beneficiari, i centri per l’impiego ed i navigator devono sapere.


Reddito di Cittadinanza e Coronavirus

reddito di cittadinanza

Il Coronavirus ha avuto conseguenze anche sulla misura del Reddito di Cittadinanza, sospendendo per un determinato periodo di tempo le convocazioni a causa del blocco dell’Italia. Infatti, il decreto Cura Italia, emanato dal Governo per sostenere le realtà più colpite dall’emergenza sanitaria ed economica, ha sospeso fino al 17 maggio 2020 tutti gli obblighi connessi alla condizionalità del sussidio economico. Questo significa nessuna convocazione da parte dei centri per l’impiego e nessuna sanzione per i beneficiari che rifiutano un’offerta di lavoro congrua, così come nessun tipo di mora per tutti coloro che non prendono parte ai progetti utili alla collettività previsti dal Reddito di Cittadinanza. Inoltre, sono stati sospesi anche i termini entro cui i beneficiari, sono tenuti a comunicare all’Inps eventuali variazioni del reddito e della situazione patrimoniale.

Novità in arrivo

Ci sono delle importanti e significative novità in riferimento al Reddito di Cittadinanza, in arrivo dal Senato. Infatti, proprio qui è in atto il processo di conversione in legge del decreto Cura Italia. Attenti, in quanto è stato approvato un emendamento che va a modificare la sospensione degli obblighi relativi la condizionalità del Reddito di Cittadinanza. Si tratta di modifiche molto importanti perché vanno a garantire la ripresa delle convocazioni e delle offerte di lavoro, con dei precisi limiti nella possibilità da parte dei beneficiari del sussidio, di rifiutare le offerte di lavoro congrue. L’emendamento va a modificare quanto sostenuto nell’articolo 40 del decreto Cura Italia.

Reddito di Cittadinanza: si riparte con le convocazioni

L’emendamento modifica le carte in tavola, con due importanti novità che interessano in prima persona i beneficiari del sussidio economico, i centri per l’impiego ed i navigator. La prima novità consiste nella riapertura delle convocazioni dei beneficiari, attuate dai centri per l’impiego. Ovviamente si tratta di convocazioni che devono avvenire in modalità telematica ed a distanza. Dunque, i beneficiari che hanno firmato il Patto per il Lavoro ed Inclusione Sociale, potranno essere contattati da remoto dai centri per l’impiego, che ad oggi sono ancora uffici chiusi, fino al 3 maggio 2020. Anche in questo caso l’utilità della tecnologia è davvero significativa, soprattutto in questo particolare e delicato periodo storico che stiamo vivendo.

Limiti specifici nella rinuncia delle offerte di lavoro

Altra novità apportata dall’emendamento approvato in Senato, consiste i limiti nelle possibilità di rinuncia alle offerte di lavoro congrue. In particolare, i beneficiari potranno rinunciare solo ed esclusivamente alle offerte di lavoro al di fuori del loro Comune di residenza. Dunque, le convocazioni e l’offerta di lavoro si avvia solo all’interno dei comuni di residenza dei beneficiari del Reddito di Cittadinanza. Nel caso in cui i beneficiari rifiuteranno lavori congrui nel Comune di residenza, si applicherà la condizionalità ben prevista dalla legge. Questo non vale per le offerte professionali fuori dal Comune. Infatti, i beneficiari potranno rifiutarle fino al 17 maggio 2020 senza cadere in sanzioni o richiami. Proprio il 17 maggio, è previsto il ritorno al normale funzionamento del sistema connesso al Reddito di Cittadinanza.

Chi ha il Reddito di Cittadinanza può lavorare nei campi

La proposta arriva direttamente dal Governatore della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Questo sostiene che i percettori di Reddito di Cittadinanza possono andare a lavorare nei campi, aiutando il settore agricolo in difficoltà a causa della carenza di braccianti. Un settore che non si è fermato a causa del Coronavirus, ma sta producendo più del solito, per garantire la presenza dei beni di prima necessità. Tuttavia oggi mancano le braccia per garantire i raccolti, tanto che le aziende agricole hanno lanciato un grido di allarme. Ebbene, secondo Bonaccini, i percettori del sussidio economico, potrebbero prestare la loro forza lavoro nei campi, “Così restituisce un po’ quello che prende”. I centri per l’impiego possono cercare manodopera da impiegare nei campi, anche tra i beneficiari del Reddito di Cittadinanza. L’importante è assicurare la raccolta stagionale per garantire la presenza dei beni di prima necessità da immettere nel mercato.