Il falso mito del cv di una pagina

Non affannatevi a fare entrare tutto in una facciata. Contrariamente a quanto si dice, i selezionatori non fanno fatica a leggere curricula più lunghi. L'importante è cosa scrivete, non quanto

E chi lo ha detto che il curriculum vitae non può spingersi oltre l’estensione di una pagina? Come e quando il consiglio di sintetizzare al massimo le informazioni si è trasformato in una vera e propria ossessione, che spinge orde di candidati a fare “carte false” per rimanere nel limite indicato? Il cv è un documento importante, che segna il primo contatto (a distanza) col selezionatore: compilarlo bene è fondamentale.


Ecco perché, a nostro avviso, occorre “affrancarsi” dal falso mito del cv di una pagina (che, secondo alcuni esperti, sarebbe l’unico ad essere preso in considerazione dai reclutatori) e concentrarsi seriamente sul contenuto. Ricordandosi, ovviamente, che non si tratta di una biografia, ma di un documento che deve attestare le nostre esperienze formative e lavorative. E che deve dare risalto alle abilità e alle attitudini che potrebbero farci apparire come il candidato ideale per ricoprire il ruolo offerto.

Quando il dono della sintesi viene apprezzato

Cerchiamo di essere chiari: la sintesi è una dote importante, che i selezionatori, di norma, apprezzano molto. Svincolarsi dal falso mito del cv di una pagina (che, a ben guardare, può andare bene per un neo-laureato che non ha ancora esperienze lavorative importanti da promozionare) non vuol dire lasciarsi andare alla compilazione di un documento chilometrico. Ogni singola parola dovrebbe essere ben spesa e meritarsi il suo posto nel cv.

curriculum corto

Cosa vuol dire? Che il consiglio resta sempre quello di evitare le frasi fatte e le locuzioni più abusate per scrivere qualcosa che racconti veramente chi siamo e cosa facciamo (o abbiamo fatto). Senza pensare che compilare un documento di 2 o più pagine equivalga a firmare la propria “condanna a morte”. I selezionatori sono abituati a guardare oltre la superficie delle cose e distinguono un cv valido da uno meno efficace. Ma imbattersi nella lettura di un documento scritto con un carattere eccessivamente piccolo (compilato da un candidato che ha fatto di tutto per mantenersi nel limite di una pagina) rischia di stancarli e indisporli. L’essenziale – lo ripetiamo – è che si scriva solo ciò che risulta funzionale alla nostra candidatura. E che si punti tutto sulla qualità delle parole più che sulla loro economicità. Anche perché ci sono almeno 3 casi in cui scrivere un cv di una sola pagina risulta pressoché impossibile.

3 casi in cui è impossibile scrivere un cv di una pagina

Ecco perché ci sono almeno 3 casi in cui scrivere un cv di una sola pagina risulta pressoché impossibile.

Se abbiamo fatto carriera

Lasciamo da parte il caso del neo-laureato che non vanta alcuna esperienza lavorativa importante (e che, come già accennato, potrebbe effettivamente pensare di sintetizzare tutto in un’unica pagina) e prendiamo quello di un lavoratore che è “sulla piazza” da diversi anni e che ha collezionato una serie importante di successi. Può capitare che, ad un certo punto della sua carriera, scelga di rimettersi in gioco e decida di candidarsi per un nuovo lavoro. Se costretto entro il limite di una sola pagina, il suo cv rischia di non “rappresentarlo” come merita. In questo caso, infatti, sarà opportuno dare il giusto spazio a tutti i passaggi salienti del suo percorso professionale (promozioni, cambiamento di mansioni, assunzione di crescenti responsabilità). Soltanto in questo modo, il reclutatore (che non si infastidirà certo a voltare pagina) potrà farsi un’idea chiara delle abilità che hanno permesso al candidato di fare carriera. Scovando nel cv tutte le informazioni utili a ricostruire il suo iter professionale, step by step.

Se facciamo molto volontariato

Molti pensano che la selezione del personale si basi unicamente sulle competenze e le abilità professionali. Non è vero: i selezionatori più bravi (che pure non possono prescindere da esse) cercano di andare oltre e di cogliere anche le sfaccettature “caratteriali” dei candidati che esaminano. Cosa vuol dire? Che a fare la differenza possono essere quelle famose “soft skills” (o competenze trasversali) che raccontano del nostro modo di essere e di interagire con gli altri. Ecco perché affannarsi a consegnare un cv di una pagina, lasciando fuori informazioni preziose come quelle che riguardano la nostra adesione ad associazioni di volontariato, ci sembra un’idea malsana. Certificare la nostra regolare partecipazione ad eventi o attività di utilità sociale farà capire al reclutatore che si trova di fronte a una persona generosa e altruista. Che, quasi sicuramente, non farà fatica a integrarsi nel gruppo di lavoro e a dare una mano, se ce ne sarà bisogno. A parità di meriti, potrebbe fare la differenza.

Se abbiamo svolto molti lavori importanti

Sia ben chiaro: non ci riferiamo ai “lavoretti” che quasi tutti ci siamo trovati a fare agli esordi, ma agli impieghi che hanno segnato una svolta importante nel nostro percorso lavorativo. L’idea di fondo è sempre la stessa: è opportuno dare spazio ad ogni “pezzo” della nostra “storia professionale” (anche se qualche tassello non sembra combaciare perfettamente con l’offerta per cui ci stiamo candidando), in modo da fornire al reclutatore un quadro esaustivo e sfaccettato. Che racconta della nostra versatilità e intraprendenza al lavoro. Lo stesso discorso vale per i grandi progetti che abbiamo seguito o realizzato e che testimoniano le nostre capacità tecniche. Ometterne qualcuno, solo perché si vuole rispettare la “regola non scritta” del cv di una pagina, potrebbe rivelarsi un grave errore. L’importante è non dilungarsi troppo con formule stantie e andare al nocciolo della questione: bisogna dare al selezionatore gli input giusti per convincerlo a convocarci per un colloquio di lavoro. E mostrargli che ci siamo cimentati in più campi (o semplicemente calati in più contesti lavorativi), ottenendo sempre discreti risultati, non potrà che deporre a nostro vantaggio.

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