Lavoro e Coronavirus: avanza l’ipotesi dello smart working al 75%

Con l’aumento dei contagi da Coronavirus, il Governo è pronto a prendere dei seri provvedimenti per mantenere la situazione sotto controllo. Così, avanza la proposta dello smart working al 75%. Il lavoro è molto importante, così come la sicurezza e la salute di tutti. Ecco perché bisogna puntare al lavoro agile sia nel settore privato che in quello pubblico.


Lavoro e Coronavirus: l’importanza di salute e sicurezza

Nel corso delle ultime settimane i contagi da Coronavirus nel nostro Paese sono aumentati ogni giorno di più. Questo ha inevitabilmente portato il Governo e tutte le forze politiche a correre ai ripari, studiando delle misure restrittive per cercare di contenere i contagi ed evitare gli assembramenti. Così dopo l’obbligo della mascherina anche all’aperto, il Governo è a lavoro per la realizzazione del nuovo Dpcm che sarà firmato a breve. Questo documento conterrà una serie di ulteriori misure restrittive per contrastare l’incremento vertiginoso dei contagi da Covid, che non hanno risparmiato neanche l’Italia. Inoltre, anche sul versante lavoro molto probabilmente ci saranno delle interessanti novità da tenere in considerazione. Incentivi allo smart working come forma di organizzazione professionale sicura perché elimina gli spostamenti riducendo sensibilmente i contatti e contagi.

La proposta dello smart working al 75%

Una delle tante misure a cui il Governo punta per contenere i contagi da Coronavirus a lavoro e non solo è lo smart working. Il lavoro agile non solo per le aziende private ma anche per il settore pubblico, deve essere incentivato e stimolato sempre di più, in quanto diventerà il futuro, anche a pandemia scomparsa. Così, arriva la proposta del ministro della Salute Roberto Speranza di portare lo smart working al 75%, incrementandolo sempre di più, in vista della situazione sanitaria che si sta delineando in Italia. Sono tanti i fattori positivi dietro questa proposta. In particolare, aumentando il lavoro agile si riducono gli spostamenti sul territorio nazionale, evitando contatti tra i dipendenti e dunque possibili contagi da Covid. Altro fattore positivo consiste nella possibilità di andare ad alleggerire gli spostamenti sui mezzi pubblici, realtà particolarmente delicata a cui bisogna guardare con attenzione.

Lavoro e Coronavirus: serve un ampliamento dello smart working

Il ministro Speranza sottolinea la necessità di ampliare lo smart working portandolo al 70 o 75%. Una proposta che quasi sicuramente sarà inserita all’interno del nuovo Dpcm che il Premier Conte dovrà approvare e firmare. Si tratta di un’insieme di nuove misure studiate per limitare e cercare di contenere i contagi da Coronavirus. Già durante la prima ondata il mondo del lavoro, sia pubblico che privato, si è progressivamente avvicinato allo smart working, riscuotendo buoni risultati organizzativi e produttivi. L’esperienza fatta durante i mesi passati dovrà servirci per migliorare evitando di ricadere in una seconda ondata di maggiore intensità. Bisognerà affinare le misure restrittive già adoperate in passato, rispettare le norme, garantendo la salute e la sicurezza sul lavoro.

In attesa del nuovo Dpcm

Nel corso delle prossime ore, la proposta di portare lo smart working al 75% sarà discussa ed entrerà a far parte del nuovo Dpcm. Parliamo di un documento molto significativo che stiamo aspettando, mirato al contenimento dei contagi, che sono abbondantemente aumentati nel corso delle settimane. Torneranno le restrizioni per garantire la salute e nuove organizzazioni del lavoro, come appunto lo smart working. Chi è ritornato a lavorare in ufficio, molto probabilmente sarà nuovamente invitato a lavorare da casa usando le nuove tecnologie digitali, proprio per limitare i contagi ed i contatti. Il lavoro agile è una delle misure tra le più incisive ed importanti, che continuerà a caratterizzare il mondo del lavoro anche quando la pandemia non sarà altro che un brutto ricordo. Investire in questo settore diventa di vitale importanza.