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Raggiungere gli obiettivi in Smart Working con le Soft Skills


La pandemia da Covid-19 ha contribuito ad imprimere un forte accelerazione ai cambiamenti già in atto nel mondo del lavoro imponendo l’adozione in modo massiccio da parte di aziende e lavoratori del lavoro agile.

Le soft skills necessarie in Smart Working

Il lavoro agile è una modalità lavorativa grazie al quale le aziende hanno modo di valutare il dipendente per mezzo di obiettivi assegnati; si è passati dal lavoro per numero di ore in ufficio, al lavoro di qualità. Per operare in Smart Working sono tuttavia necessarie alcune soft skills, di cui oggi molti parlano. Vediamo nel concreto cosa osservano le aziende nello Smart Working.

smart working

Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti gli obiettivi e le difficolta nel raggiungerli. Essenzialmente la natura di queste difficoltà può essere ascritta a due motivi:

  • Dipendente con la sindrome del legame dal capo ossia, i dipendenti hanno bisogno costantemente del supporto del responsabile;
  • Dipendente con la sindrome del lassismo ovvero, i dipendenti che non aggiornano il proprio responsabile e che non hanno una struttura di regole e metodi per raggiungere gli obiettivi.

Dunque questo contributo afferma che per lavorare in Smart Working servono due soft skills fondamentali quali cooperazione e proattività, raggiungibili ad esempio attraverso una maggior sinergia con i colleghi.

Scomponi gli obiettivi per essere smart

Lo Smart Working è una nuova modalità lavorativa legata agli obietti ma, cosa sono? Come vanno gestiti? Insomma, come essere smart? Proviamo a rispondere a questi interrogativi.

Quando si parla di obiettivi dobbiamo osservare la letteratura inglese dove con l’acronimo Goal, si fa riferimento agli scopi da raggiungere; gli obiettivi si suddividono in a breve termine e lungo termine, i primi sono da raggiungere entro una tempistica breve pertanto sono definibili “urgenti”, i secondi non sono caratterizzati dall’impellenza e quindi procrastinabili.

Gli obiettivi a breve termine hanno generalmente una scadenza settimanale, quindi saperli gestire entro la tempistica assegnata resta fondamentale. Tuttavia, non tutti gli obiettivi sono raggiungibili, perciò ogni Manager ha il dovere di capire se sono validi prima di poterli assegnare ai suoi collaboratori; allo scopo quindi va adottata una metodologia presa in prestito dal mondo anglosassone e denominata S.M.A.R.T in cui le iniziali indicano:

  • S: Specifico;
  • M: Misurabile;
  • A: Raggiungibile;
  • R: Realistico;
  • T: Temporizzabile.

Una volta che gli obiettivi sono chiari, precisi e costruiti in base alle competenze di ogni collaboratore, occorre gestirli. Vediamo come: innanzitutto rispondendo ad alcune semplici domande quindi ad esempio bisogna chiedersi se l’obiettivo è misurabile, se è rilevante e se raggiungibile per l’azienda. Rispondere a questi quesiti richiede azioni pratiche tra cui l’annotazione in appositi file Excel degli obiettivi dati poi, progettare azioni specifiche successivamente, scomporli in azioni pratiche e da ultimo comunicarle.

Gli obiettivi assegnati vanno condivisi con tutto il team, relativamente alle azioni da intraprendere in termini di progettualità e coordinamento comune ed ecco quindi che tornano le skills di cui si parlava in precedenza, cooperazione e proattività.

Raggiungere gli obiettivi in Smart Working con le soft skill

Le competenze, soprattutto in questo anno di pandemia, rivestono un ruolo sempre più centrale principalmente se ci riferiamo alla modalità operativa richiesta dallo Smart Working.

Con il termine competenza si fa riferimento all’insieme di capacità, conoscenze ed attitudini utili e necessarie per le aziende. Oggi le più richieste dal mercato del lavoro sono:

  • l’intelligenza emotiva,
  • il digital,
  • la collaborazione,
  • la proattività.

Le ultime due sono fondamentali per lavorare in modo agile, durante lo Smart Working, soprattutto in ambienti lavorativi VUCA ossia: volatili, complessi, ambigui.

La cooperazione è necessaria, nelle organizzazioni, durante le fasi di progettazione o durante lo svolgimento di lavori che richiedevano la collaborazione di tutto il team, quando si parla di cooperazione viene in mente una struttura lavorativa a rete, dove ognuno lavora assieme per produrre performance produttive ed efficaci. In tema di cooperazione è importante spendere poche parole per la figura del leader ossia colui che guida il team per raggiungere gli obiettivi assegnati. La cooperazione e collaborazione nascono dal senso d’appartenenza all’azienda al contrario, se in noi prevale la competizione, ci si isola e non si considera il gruppo di lavoro come entità unica.

La proattività rappresenta la seconda soft skill di cui si parlava precedentemente, che fa riferimento ai comportamenti organizzativi nella propria attività professionale. In termini più chiari essa si riscontra quando il dipendente si attiva autonomamente per raggiungere gli obiettivi assegnati, forte delle proprie motivazioni e dell’interessato e passione verso il proprio lavoro. Una persona proattiva senza dubbio avrà maggiori possibilità di ottenere la fiducia dal proprio leader durante lo Smart Working quando viene meno la logica del controllo tradizionale.

Conclusioni

Come si declinano nella praticità cooperazione e proattività? Basta adottare semplici interventi organizzativi! Eccone alcuni:

  • Aggiornare il proprio team ed il responsabile sullo stato della lavorazione degli obiettivi assegnati;
  • Confrontarsi con il gruppo rispetto agli obiettivi assegnati e alle azioni intraprese o da intraprendere;
  • Call o mail ad inizio e fine giornata lavorativa che coinvolga tutto il team di lavoro;
  • Progettare attivamente soluzioni (meglio un pacchetto) per evitare di farsi trovare impreparati alla domanda, come ti sei mosso? Cosa hai adottato?

Se prima della pandemia il lavoro di gruppo era soltanto relegato ad alcuni progetti, oggi riguarda il quotidiano ed ogni competenza posseduta dal singolo individuo fa la differenza.

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