#menogiornalimenoliberi: la campagna web per salvare 3000 posti di lavoro

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Secondo il sito, nato appositamente, Meno giornali Meno liberi, in Italia ci sarebbero circa 200 testate giornalistiche sull’orlo del baratro e quindi a rischio chiusura. In tutto 3000 posti di lavoro, tra giornalisti, poligrafici e addetti di vario genere che potrebbero scomparire di qui a breve. Per questo e per difendere la pluralità dell’informazione, che ovviamente risentirebbe fortemente della scomparsa di un così alto numero di organi deputati a diffonderla, è nata la campagna web #menogiornalimenoliberi, organizzata e sostenuta da una nutrita serie di enti di settore.

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#menogiornalimenoliberi: il manifesto e la petizione

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Redditi: nel 2013 mezza Italia sotto i 15.000 euro

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Quasi un italiano su due, precisamente il 46%, nel 2013 ha dichiarato un reddito al di sotto dei 15.000 euro. Un esercito di persone che però ha contribuito solo per il 5% a pagare l’Irpef, contrariamente a chi ha guadagnato più di 50.000 euro, il cui “peso” è stato molto maggiore (37%). Quest’ultima categoria, numericamente è composta dal 5% degli italiani. La comunicazione viene direttamente dal Mef (Ministero delle Finanze), che ha fatto notare anche come la maggior parte dell’Irpef nel 2013 sia stata pagata da chi ha dichiarato redditi compresi tra i 15.000 e i 50.000 euro, ovvero il 49% degli italiani (contribuenti per il 58%). Nella “classifica” anche i cosiddetti “paperoni”, quelli che cioè nel 2013 hanno dichiarato redditi sopra i 300.000 euro: lo 0.1%, ovvero circa 30.000 persone.

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Redditi e Regioni

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Andare in pensione: dal 2016 serviranno quattro mesi in più

L’età pensionabile sale ancora, come previsto da un meccanismo datato 2010 e che lega l’età pensionabile all’aspettativa di vita. Dal primo gennaio 2016 (e fino al 2018) saranno necessari 66 anni e 7 mesi per poter lasciare il lavoro e chiedere il dovuto assegno di vecchiaia (se raggiunto almeno il minimo stabilito di vent’anni di contributi). Tale limite si applica ai lavoratori maschi dipendenti e autonomi e alle dipendenti pubbliche. La novità è contenuta in una recente circolare dell’Inps, con la quale si evidenzia il recepimento di una norma emanata dal Ministero delle Finanze (Mef). Il funzionamento del sistema che, salvo modifiche, vedrà aumenti graduali dell’età pensionabile fino al 2050, lega appunto le pensioni all’aspettativa di vita. Più questa si allunga, più tardi si andrà in pensione.

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Pensioni e Riforma Fornero

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Fa’ la cosa giusta: buone pratiche e prodotti per uno stile di vita sostenibile

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Fa’ la cosa giusta, la fiera organizzata da Terre di Mezzo eventi, è giunta alla sua dodicesima edizione. La Fiera di Milano, dallo scorso 13 marzo sino a ieri, è stata visitata da migliaia di persone che, tra i 700 espositori, hanno avuto modo di conoscere tante nuove idee per un consumo più consapevole e uno stile di vita più sostenibile. Ad arricchire le tredici sezioni tematiche (Mangia come parli, Vegan, Pianeta dei piccoli, Mobilità sostenibile, Turismo consapevole e percorsi, Critical fashion, Abitare green, Editoria e prodotti culturali, Pace e partecipazione, Commercio equo e solidale, Cosmesi naturale e biologica, Economia carceraria, Servizi per la sostenibilità) si sono aggiunti otto spazi speciali.

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La sezione dei Green Maker

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Apple Research Kit: al via tra entusiasmo e dubbi

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Molto entusiasmo ma anche qualche dubbio sulla nuova piattaforma della Mela che promette una vera e propria rivoluzione nel campo della ricerca medica.  Si tratta di Apple Research Kit, attiva da aprile e pensata per essere al servizio di pazienti e ricercatori. Un vero e proprio  hub virtuale, attivo h24. Un’idea, divenuta realtà, che in molti non hanno esitato a definire fin da subito straordinaria. Fin qui tutto bene, ma come accade per ogni novità di grande portata, l’annuncio della creazione di Apple Research Kit ha generato non pochi dubbi, tra i quali quelli legati all’affidabilità dei dati e al rispetto della privacy.

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Come funziona Apple Research Kit

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Adverdose e la nuova frontiera della pubblicità online

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Adverdose è una piattaforma online (sta per arrivare anche in versione mobile), che offre la possibilità alle aziende di indire dei video concorsi per la creazioni di spot pubblicitari per i loro prodotti. Chiunque abbia un’idea per pubblicizzarli, può registrarsi sul sito e caricare il video. Una volta partito il contest, i video caricati saranno votati dagli altri utenti. Il più votato diventerà lo spot online dell’azienda promotrice del concorso, per i votanti ci saranno premi sotto forma di voucher o gadget. L’obiettivo di questa startup è quello di favorire l’interazione e il coinvolgimento tra le aziende e i consumatori finali dei prodotti, ci spiega Paolo La Paglia, uno dei tre fondatori.

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L’aiuto del Sirius Programme

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Donne e lavoro: 5 su 10 le mamme che lavorano

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Il rapporto tra donne e lavoro torna alla ribalta delle cronache nel giorno della festa dell’8 marzo. Sono 5 su 10 le mamme che lavorano (54,3%), secondo gli ultimi dati pubblicati da Confesercenti. Il tasso di occupazione femminile generale però, è più basso, fermo al 46% contro il 58,6 rilevato nell’intera UE (a 27 Paesi). Molto svantaggiate le lavoratrici indipendenti, tra le quali solo il 15,7% di chi ha un figlio opera come imprenditrice o professionista. Una percentuale visibilmente piuttosto bassa. Tra le donne lavoratrici con figli da segnalare anche la permanenza di forti differenze tra Nord, Centro e Sud del Belpaese.

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Come scegliere la location migliore per la propria attività

Quando si decide di avviare un’attività, di qualunque tipo essa sia, una delle prime cose da fare in ordine d’importanza è decidere il luogo dove questa s’insedierà. Scegliere la location migliore, o un’altra, può fare la differenza tra il successo o meno. Indipendentemente dal tipo di impresa che si andrà ad aprire (fatte salve, e non sempre, quelle il cui business è previsto passi solamente dalla Rete), il posto destinato ad ospitare la vostra startup è una variabile che definire fondamentale non è certo un eccesso. Ma come si fa a scegliere la location migliore per un’attività? Quali criteri utilizzare? Come fare per analizzare in modo oggettivo le possibilità a disposizione ed optare su quella più “redditizia”?

Bello, ma non si trova parcheggio

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Ricomincio da me 2015: il 14-15 febbraio la terza edizione a Modena

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Come si costruisce una strategia efficace di “personal branding”? Che cosa comporta aprire un’azienda in Svizzera? L’esclusione dei lavoratori maturi dal mercato è un limite per le aziende? Di questo e di molto altro si parlerà, attraverso incontri mirati, a Ricomincio da me 2015 (qui il programma), la terza edizione della fiera del lavoro e delle opportunità, che si svolgerà il prossimo 14 e 15 febbraio al Foro Boario di Modena. La versione 2015 dell’evento emiliano si caratterizza, come sempre, per i molti incontri previsti durante le due giornate di manifestazione (speech, seminari, workshop), volti primariamente ad indirizzare i visitatori ad una ricerca di lavoro più mirata ed informata possibile, ma non solo. Ricomincio da me è, ed è stata fin dalla sua prima edizione, un ottimo serbatoio di idee per mettersi in proprio.

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Ricomincio da me 2015: l’orientamento per gli imprenditori

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Commercio, Confesercenti: rallentano le chiusure. Boom di imprese straniere

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Il settore del commercio nella seconda parte del 2014 ha dato segnali positivi. Il dato si evince dalle più recenti stime di Confersercenti. Secondo quest’ultima ci sono infatti 57.000 occupati in più e parallelamente sono rallentate le chiusure. Anzi, in alcuni casi, come ad esempio quello della vendita ambulante e della moda al dettaglio in sede fissa, il numero di imprese è aumentato sensibilmente. 5.455 in più tra gli ambulanti e 7.019 nel campo della moda. Anche altri segmenti hanno fatto registrare buoni incrementi, come quello dei prodotti alimentari (+ 580) e quello dell’informatica (+314). Contrariamente, gli alimentari non specializzati hanno subìto un calo pesante per quanto riguarda il numero di imprese attive: meno 6238.

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Crisi, Eurispes: 7 su 10 faticano a pagare il mutuo. Meno animali in casa

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Il Rapporto 2015 stilato da Eurispes non lascia spazio a molti dubbi. L’Italia si trova ancora in una condizione economica estremamente complicata. Il 47.2% degli intervistati da Eurispes fatica ad arrivare a fine mese ed in generale taglia su tutte o quasi le spese possibili, animali compresi. Il cane o gatto di turno che lascia questo mondo tra le braccia dei suoi padroni insomma, sempre meno viene “sostituito”. Il calo di chi si permette di avere un animale è significativo: attualmente secondo Eurispes la percentuale si attesta al 33%, contro il 41.7% del 2012. Ma sono più che altro le spese quotidiane a rendere pesantissima e talvolta tragica la situazione economica degli italiani. Mutui per la casa, affitti, spese mediche.

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Disoccupazione in calo a dicembre: per l’Istat quasi 100.000 posti in più

Timidi segnali di risveglio dal mondo del lavoro. A dicembre secondo gli ultimi dati Istat i posti di lavoro sarebbero cresciuti di quasi 100.000 unità. Anche se è lo stesso Istituti di statistica a chiarire che i dati diffusi non possono essere considerati indicativi di una tendenza (che in questo caso sarebbe positiva), rimane da segnalare il fatto che per quanto riguarda ad esempio la disoccupazione giovanile è stato raggiunto il livello minimo da un anno a questa parte (42%, dal 43% di luglio 2014), anche se la percentuale di disoccupati rimane comunque molto alta. Andamento simile per il livello generale relativo alla disoccupazione, attestatosi a dicembre al 12,9% (a novembre 2014 era al 13,2%).

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Scegliere una password: ecco le peggiori 25 del 2014

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Scegliere una password sicura non è una cosa così semplice. Però non è nemmeno un’impresa impossibile. Basta infatti un po’ di attenzione e due minuti di tempo per impostare una password che renda la vita molto difficile ad eventuali ladri di account (e di dati). L’azienda americana Splashdata ha stilato un elenco delle 25 password meno sicure scelte da circa 3,3 milioni di utenti, i quali rischiano, molto più di altri, di veder violati i loro accessi personali. Eventuali conseguenze, non sarebbero ovviamente di poco conto. Ecco quali sono state le peggiori 25 password del 2014.

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Codice del Consumo: uno strumento a tutela dei cittadini

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Il Codice del Consumo ha subito modifiche importanti ad opera del D.Lgs. 21/2014, divenute effettive a partire dallo scorso giugno. Il decreto ha recepito una direttiva comunitaria, la 2011/83, sui diritti dei consumatori con riferimento al delicato settore delle vendite a distanza e quelle concluse fuori dai locali commerciali. Le novità più importanti apportate al Codice hanno riguardato in prevalenza gli obblighi di informazione precontrattuale per i professionisti, il diritto di recesso e la correlata restituzione del prodotto, oltre alla responsabilità per il danneggiamento degli oggetti inviati per posta e l’autorità deputata a decidere sulle controversie.codice-del-consumo

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Disoccupazione adulta: perché se ne parla così poco?

Va bene che la crisi perdurante è riuscita anche a spostare parzialmente l’attenzione dei media sulla disoccupazione adulta, ma di quest’ultima se ne parla sempre troppo poco. Perché accade? Per quale oscura ragione il problema di chi perde il lavoro a 40-50-60 anni è molto meno trattato della disoccupazione giovanile? Una possibile risposta sta forse già in quel “40-50-60”. Il discorso sulla disoccupazione adulta lo avevamo già affrontato qualche tempo fa, lanciando un paio di proposte ed accennando alle forti diversità tra un disoccupato quarantenne e uno cinquantenne o sessantenne e parallelamente, al fatto che molto spesso tali differenze non vengano minimamente prese in considerazione. Che un individuo perda il lavoro a 38 anni o a 62 , è comunque un “adulto” rimasto senza un impiego. In pratica la disoccupazione adulta viene quasi sempre percepita come una sorta di monoblocco in cui rientrano a prescindere tutti quelli che hanno perso il lavoro (e ne cercano un altro) sopra i 35 anni.

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Sui giovani c’è sempre molto da dire

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Il dramma invisibile della disoccupazione dei singoli

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Qualche giorno fa il giornalista Paolo Morelli ha pubblicato un post su Facebook che tra le altre cose recitava così: “Ma i diritti di una massa di lavoratori che perde il lavoro (o che comunque imbocca un percorso di rischio professionale) valgono più di quelli dei tantissimi singoli che soffrono dello stesso disagio?” Già, ai “singoli” chi ci pensa? “Centocinquanta, duecento, quattrocento persone in blocco che piombano nella nera difficoltà, essendo molte, attirano l’attenzione delle istituzioni e dei media – continua il post del giornalista – e sono perciò affiancate nella lotta per la propria sopravvivenza lavorativa: va benissimo. Invece i singoli? Loro devono morire di stenti sotto i ponti?”

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Cresce il lavoro over 55, cala quello giovanile

Una ricerca del Centro Studi di Confindustria ha messo in luce come dall’inizio della crisi il lavoro over 55 (fascia 55-64 anni) sia sensibilmente cresciuto, registrando circa 1,1 milioni di lavoratori in più, a fronte di una sensibile diminuzione di quello giovanile (25-34), che ha perso 1,6 milioni di addetti. Si tratta di cambi di percentuale piuttosto significativi. Nel terzo trimestre del 2014 gli over 55 risultavano occupati per il 46,9% , contro il 34,2% del 2007. Andamento contrario per la fascia tra i 25 e i 34 che è caduta dal 70,3% al 59,1%. Tale fenomeno, anche se non esclusivamente recente, si è accentuato con il perdurare della crisi e risulta essere piuttosto diffuso nell’intera Europa.

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Lavoro over 55: i motivi della crescita

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Come i problemi aziendali colpiscono i lavoratori

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I lavoratori risentono dei problemi aziendali? Ovviamente sì. Un’impresa con i conti in rosso, ad esempio, non può che destare preoccupazione nei suoi dipendenti che rischiano di rimanere senza lavoro. Ma questo è un caso limite, ci sono molte altre situazioni in cui il clima aziendale colpisce indirettamente i lavoratori. Vediamo come.

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Problemi aziendali e problemi economici

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Gruppi di impresa in Italia: la fotografia Istat

L’Istat ha rilasciato qualche giorno fa i dati relativi ai gruppi di impresa in Italia con riferimento all’anno 2012. Prima di passare ad analizzare i dati significativi di questa ricerca, è opportuno specificare cosa si intende per gruppo di impresa. La definizione infatti si riferisce a un’associazione di società retta da legami di tipo finanziario e non, che possiede diversi centri decisionali, i quali uniformano le scelte delle unità che lo compongono in materia di produzione, gestione finanziaria, fiscalità, secondo quanto precisato dal Regolamento comunitario n. 696/1993. Nel nostro paese nel 2012 si possono contare 90 mila gruppi di impresa e in tale cifra sono ricomprese 206 mila imprese operanti sul territorio nazionale che occupano 5,6 milioni di lavoratori. I lavoratori delle società appartenenti a gruppi sono un terzo di tutti quelli occupati delle imprese censite nel registro statistico delle imprese attive. La percentuale dei gruppi facenti capo a una multinazionale estera è pari al 10,4% del totale, con un tasso di lavoratori del 22,9%. La presenza di questi gruppi è però diminuita rispetto all’anno precedente del 5,7%, con un relativo calo del personale nella percentuale del 10,7%. Ciò a riprova del fatto che le società estere sono scarsamente motivate ad investire e creare nuovi posti di lavoro in Italia.gruppi-di-impresa

La forma giuridica delle imprese

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