Difficoltà economiche e disoccupazione purtroppo vanno a braccetto, a riconfermare il triste dato è una ricerca condotta da Unimpresa. In Italia sono circa 9milioni le persone che sono in difficoltà economica, e non sono solo disoccupati. In questo ‘numero’ infatti sono compresi anche quei lavoratori che vivono una situazione di perenne disagio a causa della precarietà e di conseguenza l’insicurezza economica e la debolezza smembrano il normale stile di vita.
Ad oggi sono tre milioni i disoccupati nel nostro paese, a questi vanno aggiunti: i due milioni e mezzo di lavoratori che hanno un contratto a tempo determinato, 832mila lavoratori autonomi part time, 430mila collaboratori e 2,56 milioni di lavoratori che hanno un contratto a tempo indeterminato ma part time.
Anche se i dati fanno spavento, per capire l’immenso disagio dei lavoratori italiani in crisi non bastano numeri e ricerche, sondaggi e cifre. Bisognerebbe intervistarli tutti e comprendere tutte le insicurezze ed i problemi che una situazione economica così pesante comporta.
Difficoltà economiche e disoccupazione purtroppo vanno a braccetto, a riconfermare il triste dato è una ricerca condotta da Unimpresa. In Italia sono circa 9milioni le persone che sono in difficoltà economica, e non sono solo disoccupati. In questo ‘numero’ infatti sono compresi anche quei lavoratori che vivono una situazione di perenne disagio a causa della precarietà e di conseguenza l’insicurezza economica e la debolezza smembrano il normale stile di vita.
Si tratta di una figura manageriale che in azienda rappresenta l’anello di congiunzione tra il personale operativo e il top manager. Un ruolo cardine, di cui la crisi economica ha però sbiadito un po’ i contorni e indebolito le prospettive di carriera per il futuro. Perlomeno in Italia. Dall’altro capo del mondo in Cina, Brasile e India si dicono più ottimisti.
Lavoro, tema delicatissimo che merita la massima urgenza e che proprio in questi giorni il Governo sta cercando di affrontare attraverso un pacchetto per lo sviluppo e l’occupazione da 6 miliardi. Tra le proposte che fanno parte del piano per la ripresa occupazionale c’è la decontribuzione per i lavoratori over 50. L’idea è da un lato di prorogare la decontribuzione per i giovani neo-assunti, dall’altro di prevedere uno sgravio analogo per i lavoratori over 50. Come sappiamo, per i giovani assunti a tempo indeterminato è già prevista una decontribuzione del 33% fino a un massimo di 650 euro al mese per 18 mesi, che scendono a 12 per i neo assunti a tempo determinato.
Il Tribunale di Palermo – Sezione Lavoro – ha rimesso alla Corte Costituzionale l’esame della questione di legittimità costituzionale delle norme del Governo Monti in relazione al blocco della perequazione automatica delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo Inps per il biennio 2012/2013. La causa che sta terminando sulle scrivanie della Suprema Corte è stata avviata da un ricorrente che ha chiesto “l’illegittimità del blocco della perequazione automatica delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo Inps per il biennio 2012/2013” e, in aggiunta, la condanna dell’ente previdenziale convenuto (Inps) “a riliquidare in proprio favore il trattamento pensionistico perequato ex I.n. 448/1998, art. 34, comma l ed a corrispondergli i relativi ratei maturati e non percepiti e/o percipiendi nel biennio 2012/2013 maggiorati di interessi e rivalutazione monetaria come per legge sino all’effettivo soddisfo”.
Tra pensionati e lavoratori dipendenti saranno circa 33 milioni gli italiani che percepiranno la tredicesima, per una cifra complessiva che si aggira sui 37 miliardi di euro. Quest’anno però i dipendenti delle piccole imprese corrono un forte rischio. Questo perchè: dato che il mese di dicembre presenta una elevata concentrazione di scadenze fiscali e contributive, è possibile considerata la scarsa liquidità a disposizione delle imprese, soprattutto perchè molti decidano di onorare gli impegni con il fisco e di posticipare il pagamento della tredicesima, o di una parte di essa.
Italia, da sempre patria delle imprese che contano, che grazie alla qualità dei loro prodotti hanno contribuito attivamente al posizionamento economico-finanziario del paese e soprattutto alla sua immagine all’estero. Ma secondo i dati che vengono forniti dal Cerved, società specializzata nell’analisi delle imprese e nella valutazione del rischio di credito, il nostro paese sta davvero rischiando di perdere tutto.
Sarà Roma ad ospitare il prossimo vertice sulla disoccupazione giovanile, a stabilirlo, dopo una proposta del premier Letta, sono stati i leader di Germania e Francia, Merkel e Hollande. Mentre a Parigi si è conclusa nella giornata di ieri la seconda conferenza europea dopo il primissimo incontro di Berlino. L’incontro di Parigi puntava dunque sulla verifica che misure prese a Berlino fossero entrate nella fase di attuazione, e soprattutto che i maggiori Paesi avessero ancora volontà di agire.
280 mila metri quadrati di superficie totale per la nuova Ikea, che sorgerà nei Comuni di Rescaldina e Cerro Maggiore: tra Varese e Milano. Una notizia sicuramente positiva che nell’immaginario collettivo fa già pensare a tanti nuovi posti di lavoro. Infatti la ‘promessa’ è di 841 nuovi posti, ma secondo uno studio di Confcommercio Lombardia che mira a “sfatare il mito che i grandi centri commerciali creano occupazione”, il nuovo mega store ne manderà in fumo 1085 generando un saldo negativo di 244 unità.
Con il termine “startup” ci si riferisce all’operazione e al periodo durante il quale si avvia un’impresa. Apparentemente può sembrare una cosa semplice, in realtà è un processo molto complesso che comprende al suo interno numerosi elementi, come l’idea di business, i finanziamenti e i finanziatori, la valutazione del settore di mercato più idoneo e i rischi connessi. Tutti contribuiranno, o meno, a creare una grande impresa vincente. In Italia com’è la situazione delle startup? La fondazione Mind the Bridge (acceleratore e fondo di investimento con sede in California) ha suddiviso in tre tipi le startup nostrane, ricavandone un’interessante analisi effettuata su dati raccolti durante la Mind The Bridge Seed Quest 2012, su un campione di 108 startup e 254 imprenditori. Tre profili, piuttosto precisi, ognuno dei quali possiede determinate caratteristiche. Queste ultime a loro volta influiranno sul futuro stesso della neonata impresa. Vediamo quali sono nello specifico.
Succiso è un piccolo borgo sull’Appennino Tosco-Emiliano. 70 abitanti, 7 dipendenti-residenti, vale a dire il 10% dell’intera popolazione del paese. “Probabilmente è un record mondiale” ha sottolineato il vice-presidente della Cooperativa
Per combattere la disoccupazione giovanile può essere utile indirizzare chi è senza lavoro verso i mestieri più richiesti del momento. In Italia ci sono più di tre milioni di disoccupati, fra cui oltre 600 mila hanno meno di 24 anni e altri 900.000 hanno un’età compresa tra i 25 ed i 34 anni. Eppure, ci sono 150 mila posti vacanti, ovvero le offerte di impiego che non vengono soddisfatte per la mancanza di candidati adeguati. Fra questi 150 mila posti vacanti si nascondono i mestieri più richiesti del momento, mestieri che non garantiscono faranno certo scomparire la disoccupazione, ma che una mano ad abbassarne il tasso, attualmente ai massimi livelli di sempre, potrebbero darla.
Dall’utilizzo della pasta “fimo” alla produzione di magliette, dal ricamo agli oggetti d’arredamento per la casa. La creatività dei
Da una recente analisi svolta dalla Cgia di Mestre, dal 2008 al giugno del 2013 hanno cessato l’attività 400 mila lavoratori indipendenti. Questo vuol dire che il popolo delle partite Iva in questi cinque anni e mezzo di crisi economica si è ridotto all’osso, ogni 100 lavoratori autonomi, ben 7,2 hanno cessato l’attività. E se in Italia è quasi impossibile lavorare autonomamente per via dei salassi fiscali, l’altro grande problema riguarda il ‘sostegno al reddito’. Il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi dichiara infatti che: “A differenza dei lavoratori dipendenti quando un autonomo chiude l’attività non dispone di nessuna misura di sostegno al reddito. Tranne i collaboratori a progetto che possono contare su un indennizzo una tantum, le partite Iva non usufruiscono dell’indennità di disoccupazione, di nessuna forma di cassa integrazione o di mobilità lunga o corta. Spesso si ritrovano solo con molti debiti da pagare e un futuro tutto da inventare“
Tra piccole e grandi imprese quelle che veramente trainano la ripresa economica italiana sono le medie aziende. Anche se in circa 10 anni ne sono scomparse 433, tra chiusure o “upgrading”, sono 3.594 le imprese che sono rimaste solide dal punto di vista finanziario nonostante i mille ostacoli, primo tra tutti l’accesso al credito sempre più difficoltoso.
Le conseguenze della riforma Fornero. Dall’entrata in vigore della legge del 28 giugno 2012 numero 92 è ormai trascorso più di un anno e gli effetti di quella norma ritornano indietro come un boomerang. Poco tempo fa è stata la stessa Fornero ad esprimere: “Oggi la farei un po diversa”. Una delle riforme più contestate ed odiate degli ultimi anni e che lascia uno strascico di vittime lungo il suo cammino. Sono migliaia i lavoratori di ogni età, ma molto spesso giovani che sono attualmente coinvolti in questi meccanismi che comportano ulteriore precarizzazione del lavoro. In Italia esistono ormai moltissimi esempi ed in ogni settore.
No ai giochi d’azzardo, no alle vacanze, gli italiani rinunciano perfino alla montagna, ma consumano più medicine. Con la crisi che ancora abbraccia le famiglie italiane e ridefinisce i consumi di quest’ultime, la ricerca realizzata da Ipsos per l’Acri, Gli italiani e il risparmio, presentata a Roma in occasione della Giornata del risparmio, pone in evidenza come gli acquisti degli italiani che più provano a risparmiare siano nettamente cambiati. L’amore dei residenti del Bel Paese per gli investimenti nel mattone, ad esempio, ha subìto una brusca frenata, il settore è infatti in netto calo. Se nel 2006 la quota di quanti vedevano nel mattone l’investimento ideale era il 70% e nel 2010 il 54%, nel 2011 tale quota è scesa al 43%, nel 2012 al 35% e attualmente si aggirerebbe sul 29%; ma sono calate anche le spese per giochi d’azzardo e lotterie. Sono invece aumentati gli acquisti di medicinali.