Lavoro: nove milioni di persone in difficoltà economiche

Difficoltà economiche e disoccupazione purtroppo vanno a braccetto, a riconfermare il triste dato è una ricerca condotta da Unimpresa. In Italia sono circa 9milioni le persone che sono in difficoltà economica, e non sono solo disoccupati. In questo ‘numero’ infatti sono compresi anche quei lavoratori che vivono una situazione di perenne disagio a causa della precarietà e di conseguenza l’insicurezza economica e la debolezza smembrano il normale stile di vita.

Ad oggi sono tre milioni i disoccupati nel nostro paese, a questi vanno aggiunti: i due milioni e mezzo di lavoratori che hanno un contratto a tempo determinato, 832mila lavoratori autonomi part time, 430mila collaboratori e 2,56 milioni di lavoratori che hanno un contratto a tempo indeterminato ma part time.

Anche se i dati fanno spavento, per capire l’immenso disagio dei lavoratori italiani in crisi non bastano numeri e ricerche, sondaggi e cifre. Bisognerebbe intervistarli tutti e comprendere tutte le insicurezze ed i problemi che una situazione economica così pesante comporta.

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La figura del Middle Manager: caratteristiche e prospettive di carriera

Si tratta di una figura manageriale che in azienda rappresenta l’anello di congiunzione tra il personale operativo e il top manager. Un ruolo cardine, di cui la crisi economica ha però sbiadito un po’ i contorni e indebolito le prospettive di carriera per il futuro. Perlomeno in Italia. Dall’altro capo del mondo in Cina, Brasile e India si dicono più ottimisti.

È quanto emerge da una ricerca condotta lo scorso settembre da Wyser, la società di middle search e selection di Gi Group, la prima multinazionale del lavoro in Italia, in collaborazione con OD&M Consulting. L’indagine s’intitola Exploring Middle Manager World ed ha coinvolto 1.450 Middle Manager di Italia, Bulgaria, Serbia, Cina, Brasile e India.

A seconda dell’area geografica nella quale si colloca, il Middle Manager svolge la propria attività professionale in modo più o meno dinamico ed ha un differente potenziale di sviluppo del proprio ruolo.

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Bce: In Europa donne meno colpite dalla disoccupazione

Secondo i dati resi noti dalla Bce, attraverso il proprio bollettino mensile e basati su fonti Eurostat,  dal 2008 i numeri riguardanti la disoccupazione dell’eurozona sono cresciuti in modo costante colpendo però di più la popolazione maschile rispetto a quella femminile. Nonostante l’ultima stima segni infatti un più 4,5% di disoccupati, che sono passati dal 7,7% del settembre del 2008 al 12,2% del settembre del 2013, ed un più 1% sul tasso di partecipazione secondo la Bce, almeno in Spagna, Grecia ed Irlanda l’occupazione femminile è il settore meno colpito da questa crisi. Con l’analisi dei dati raccolti sottomano l’Istituto ha cercato di dare una giustificazione alle proprie affermazioni dicendo che uno dei motivi in grado di spiegare il mancato aumento della disoccupazione femminile potrebbe nascondersi dietro alla minor presenza di donne all’interno dei settori più colpiti come quello dell’edilizia  e quello manifatturiero.

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Sgravi fiscali, decontribuzione per i lavoratori over 50

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Lavoro, tema delicatissimo che merita la massima urgenza e che proprio in questi giorni il Governo sta cercando di affrontare attraverso un pacchetto per lo sviluppo e l’occupazione da 6 miliardi. Tra le proposte che fanno parte del piano per la ripresa occupazionale c’è la decontribuzione per i lavoratori over 50. L’idea è da un lato di prorogare la decontribuzione per i giovani neo-assunti, dall’altro di prevedere uno sgravio analogo per i lavoratori over 50. Come sappiamo, per i giovani assunti a tempo indeterminato è già prevista una decontribuzione del 33% fino a un massimo di 650 euro al mese per 18 mesi, che scendono a 12 per i neo assunti a tempo determinato.

Potrebbe essere dunque previsto un bonus contributivo per salvaguardare il posto di lavoro degli ultracinquantenni. Come? In teoria dovrebbero essere dirottate ai comuni, una buona parte di risorse per le piccole opere immediatamente cantierabili. Per le aziende il governo è poi pronto a mettere sul piatto dei voucher per finanziare direttamente progetti di ricerca o l’acquisto di servizi utili all’attività d’impresa.

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Blocco adeguamento pensioni: deciderà la Corte Costituzionale

Il Tribunale di PalermoSezione Lavoro – ha rimesso alla Corte Costituzionale l’esame della questione di legittimità costituzionale delle norme del Governo Monti in relazione al blocco della perequazione automatica delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo Inps per il biennio 2012/2013. La causa che sta terminando sulle scrivanie della Suprema Corte è stata avviata da un ricorrente che ha chiesto “l’illegittimità del blocco della perequazione automatica delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo Inps per il biennio 2012/2013” e, in aggiunta, la condanna dell’ente previdenziale convenuto (Inps) “a riliquidare in proprio favore il trattamento pensionistico perequato ex I.n. 448/1998, art. 34, comma l ed a corrispondergli i relativi ratei maturati e non percepiti e/o percipiendi nel biennio 2012/2013 maggiorati di interessi e rivalutazione monetaria come per legge sino all’effettivo soddisfo”.

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Tredicesime 2013, a rischio quelle dei dipendenti privati

Tra pensionati e lavoratori dipendenti saranno circa 33 milioni gli italiani che percepiranno la tredicesima, per una cifra complessiva che si aggira sui 37 miliardi di euro. Quest’anno però i dipendenti delle piccole imprese corrono un forte rischio. Questo perchè: dato che il mese di dicembre presenta una elevata concentrazione di scadenze fiscali e contributive, è possibile considerata la scarsa liquidità a disposizione delle imprese, soprattutto perchè molti decidano di onorare gli impegni con il fisco e di posticipare il pagamento della tredicesima, o di una parte di essa.

Su scala regionale è la Lombardia con circa 6 milioni di persone a detenere  il picco dei lavoratori che incasseranno la tredicesima mensilità. A seguire  il Lazio, con oltre 3 milioni di percettori e il Veneto, con quasi 2 milioni e 900 mila destinatari. Per lavoratori statali e pensionati dunque, non dovrebbero esserci problemi. Per il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi, la stessa cosa non può essere affermata per i lavoratori dipendenti del settore privato: “Non siamo in grado di dimensionare l’entità del fenomeno. Tuttavia, abbiamo la percezione che molti imprenditori potrebbero trovarsi in difficoltà nel pagare le tredicesime “.

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Imprese Italiane, 10mila fallimenti in nove mesi

Italia, da sempre patria delle imprese che contano, che grazie alla qualità dei loro prodotti hanno contribuito attivamente al posizionamento economico-finanziario del paese e soprattutto alla sua immagine all’estero. Ma secondo i dati che vengono forniti dal Cerved, società specializzata nell’analisi delle imprese e nella valutazione del rischio di credito, il nostro paese sta davvero rischiando di perdere tutto.

Ad essere colpite sono soprattutto le industrie dei servizi, con un aumento dei fallimenti del 14 per cento, a seguire il settore manifatturiero e il settore edile, + 9,7. Il record di fallimenti delle iprese italiane fa paura, quasi 10mila nei primi 9 mesi dell’anno, ed i livelli sono i più alti di sempre con picco massimo osservato da più di un decennio nel periodo gennaio-settembre. A far registrare un forte aumento sono state soprattutto le liquidazioni delle società che non hanno depositato alcun bilancio nell’ultimo triennio.

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Roma, terzo vertice sull’occupazione. Giovannini: Sconti a chi investe in risorse umane

Sarà Roma ad ospitare il prossimo vertice sulla disoccupazione giovanile, a stabilirlo, dopo una proposta del premier Letta, sono stati i leader di Germania e Francia, Merkel e Hollande. Mentre a Parigi si è conclusa nella giornata di ieri la seconda conferenza europea dopo il primissimo incontro di Berlino. L’incontro di Parigi puntava dunque sulla verifica che misure prese a Berlino fossero entrate nella fase di attuazione, e soprattutto che i maggiori Paesi avessero ancora volontà di agire.

La situazione occupazionale dei minori di 25 anni in Europa la ha superato il 23 per cento, pari a 5,6 milioni di giovani. Nella classifica l’Italia risulta essere al quarto posto, dopo Spagna, Croazia e Cipro.

La terza conferenza a Roma è un importante segno di continuità della politica europea su questo tema. Mentre per il nostro paese, a detta del premier Letta: ‘è sicuramente una prova di fiducia e una grande occasione che bisognerà sfruttare al massimo’. Il Presidente conferma ancora una volta l’incubo dell’Italia: “la disoccupazione dei giovani è il grande incubo che ci portiamo dietro da questa crisi, un incubo nazionale ma anche il grande tema europeo“.

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Nuova Ikea in Lombardia. Confcommercio: farà perdere 244 posti di lavoro

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280 mila metri quadrati di superficie totale per la nuova Ikea, che sorgerà nei Comuni di Rescaldina e Cerro Maggiore: tra Varese e Milano. Una notizia sicuramente positiva che nell’immaginario collettivo fa già pensare a tanti nuovi posti di lavoro. Infatti la ‘promessa’ è di 841 nuovi posti, ma secondo uno studio di Confcommercio Lombardia che mira a “sfatare il mito che i grandi centri commerciali creano occupazione”, il nuovo mega store ne manderà in fumo 1085 generando un saldo negativo di 244 unità

Ovviamente i tempi per terminare lo stabilimento sono ancora molto lunghi, questo per via dell’impedimento della moratoria alla costruzione di nuovi centri commerciali votata da Regione Lombardia, ma dall’azienda c’è molto ottimismo infatti Ikea conta di aver il via libera definitivo entro il 2015 e inaugurare la megastruttura nel 2018. Ovviamente è un grossissimo investimento ma gli amministratori del colosso svedese hanno ben studiato la zona e ovviamente ritengono sia strategica, visto che Milano e i centri più popolosi dell’hinterland non distano più di 30 chilometri. Ecco rispuntare il problema della cementificazione selvaggia e dell’inquinamento. L’associazione dei commercianti insiste infatti sulla base di un documento tecnico, secondo cui: il territorio non può accogliere nuovo cemento e nuovo inquinamento, dato che la nuova struttura andrebbe a insediarsi sull’unico “cuneo verde” rimasto tra gli abitati di Rescaldina e Legnano. In una provincia già martoriata come quella di Milano, che ogni giorno perde 1,8 ettari di terreno agricolo.

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I tre tipi di startup in Italia: l’analisi

Con il termine “startup” ci si riferisce all’operazione e al periodo durante il quale si avvia un’impresa. Apparentemente può sembrare una cosa semplice, in realtà è un processo molto complesso che comprende al suo interno numerosi elementi, come l’idea di business, i finanziamenti e i finanziatori, la valutazione del settore di mercato più idoneo e i rischi connessi. Tutti contribuiranno, o meno, a creare una grande impresa vincente.  In Italia com’è la situazione delle startup? La fondazione Mind the Bridge (acceleratore e fondo di investimento con sede in California) ha suddiviso in tre tipi le startup nostrane, ricavandone un’interessante analisi effettuata su dati raccolti durante la Mind The Bridge Seed Quest 2012, su un campione di 108 startup e 254 imprenditori. Tre profili, piuttosto precisi, ognuno dei quali possiede determinate caratteristiche. Queste ultime a loro volta influiranno sul futuro stesso della neonata impresa. Vediamo quali sono nello specifico.

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Far rinascere un vecchio borgo creando lavoro. La Valle dei cavalieri di Succiso

Succiso è un piccolo borgo sull’Appennino Tosco-Emiliano. 70 abitanti, 7 dipendenti-residenti, vale a dire il 10% dell’intera popolazione del paese. “Probabilmente è un record mondiale” ha sottolineato  il vice-presidente della Cooperativa La Valle dei cavalieri, Oreste Torri. Abbiamo avuto occasione di ascoltare le sue incoraggianti parole durante un incontro tenutosi all’interno della cornice dell’ottimamente organizzato Festival della Microeditoria di Chiari, in provincia di Brescia. Una sorta di mezzo miracolo, “i cavalieri” lo hanno realizzato davvero, ma il percorso è stato tutt’altro che in discesa; in specifico, 21 anni di sacrifici e mutui, difficoltà burocratiche talvolta assurde, tanto tanto lavoro e anche un po’ di fortuna.

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La disoccupazione giovanile e i mestieri più richiesti

Per combattere la disoccupazione giovanile può essere utile indirizzare chi è senza lavoro verso i mestieri più richiesti del momento. In Italia ci sono più di tre milioni di disoccupati, fra cui oltre 600 mila hanno meno di 24 anni e altri 900.000 hanno un’età compresa tra i 25 ed i 34 anni. Eppure, ci sono 150 mila posti vacanti, ovvero le offerte di impiego che non vengono soddisfatte per la mancanza di candidati adeguati. Fra questi 150 mila posti vacanti si nascondono i mestieri più richiesti del momento, mestieri che non garantiscono faranno certo scomparire la disoccupazione, ma che una mano ad abbassarne il tasso, attualmente ai massimi livelli di sempre, potrebbero darla.

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I giovani disoccupati tra fai da te, business online e burocrazia

Dall’utilizzo della pasta “fimo” alla produzione di magliette, dal ricamo agli oggetti d’arredamento per la casa. La creatività dei giovani disoccupati si espande sul web dando loro modo di combattere la disoccupazione inventandosi un mestiere. Il business del fai da te sta prendendo sempre più piede e non sono solo le giovani donne ad esserne innamorate e sfruttarne le potenzialità. Da un lato ‘i più pigri’ si accontentano di vendere le proprie creazioni su siti che stanno prendendo sempre più piede come Alittlemarket.it, Da Wanda e Misshobby.com, dall’altro, invece, i giovani più intraprendenti, dopo aver creato gioielli comprando il materiale nelle grandi fiere, (per chi fosse interessato, dal 29 novembre al 1 dicembre si terrà il Verona Mineral Show, la fiera delle pietre dure) li rivendono attraverso i social network, o partecipando ai vari mercatini di paese che offrono loro spazio. Ebbene sì,  dal web  si approda direttamente alla presenza in piazza con banchetti ad hoc. Il business si espande, anche se come al solito non mancano le difficoltà burocratiche.

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Partite Iva, chiuse 400.000 in 5 anni. Dramma lavoratori autonomi

Da una recente analisi svolta dalla Cgia di Mestre, dal 2008 al giugno del 2013 hanno cessato l’attività 400 mila lavoratori indipendenti. Questo vuol dire che il popolo delle partite Iva in questi cinque anni e mezzo di crisi economica si è ridotto all’osso, ogni 100 lavoratori autonomi, ben 7,2 hanno cessato l’attività. E se in Italia è quasi impossibile lavorare autonomamente per via dei salassi fiscali, l’altro grande problema riguarda il ‘sostegno al reddito’. Il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi dichiara infatti che: “A differenza dei lavoratori dipendenti quando un autonomo chiude l’attività non dispone di nessuna misura di sostegno al reddito. Tranne i collaboratori a progetto che possono contare su un indennizzo una tantum, le partite Iva non usufruiscono dell’indennità di disoccupazione, di nessuna forma di cassa integrazione o di mobilità lunga o corta. Spesso si ritrovano solo con molti debiti da pagare e un futuro tutto da inventare

Un quadro chiaramente ‘drammatico’ che racconta una situazione di profonda difficoltà e che purtroppo, ha spinto in questi ultimi anni molti piccoli imprenditori a compiere dei ‘gesti estremi’ mossi dalla disperazione.

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Imprese italiane: grazie all’export trainano la ‘ripresa’

 
Tra piccole e grandi imprese quelle che veramente trainano la ripresa economica italiana sono le medie aziende. Anche se in circa 10 anni ne sono scomparse 433, tra chiusure o “upgrading”, sono 3.594 le imprese che sono rimaste solide dal punto di vista finanziario nonostante i mille ostacoli, primo tra tutti l’accesso al credito sempre più difficoltoso.
 

A confermare quanto appena detto è il rapporto annuale di Mediobanca-Unioncamere, presentato ieri a Roma dal presidente delle Camere di commercio Ferruccio Dardanello e dal presidente di R&S-Mediobanca, Giorgio La Malfa. Emerge dunque una prevalenza a favore delle aziende manifatturiere di media taglia. Un paragone bizzarro arriva dal centro studi di Unioncamere, che rifila l’appellativo di ‘giraffe’ alle nostre medie imprese: ben piazzate con gambe lunghe per correre e innovarsi e un collo ancora più lungo che gli consente di guardare lontano al di fuori dei confini nazionali.

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Fornero: la riforma del lavoro? “Oggi la farei diversa”

Le conseguenze della riforma Fornero. Dall’entrata in vigore della legge del 28 giugno 2012 numero 92 è ormai trascorso più di un anno e gli effetti di quella norma ritornano indietro come un boomerang. Poco tempo fa è stata la stessa Fornero ad esprimere: “Oggi la farei un po diversa”. Una delle riforme più contestate ed odiate degli ultimi anni e che lascia uno strascico di vittime lungo il suo cammino. Sono migliaia i lavoratori di ogni età, ma molto spesso giovani che sono attualmente coinvolti in questi meccanismi che comportano ulteriore precarizzazione del lavoro. In Italia esistono ormai moltissimi esempi ed in ogni settore.

La riforma in sintesi.

Apprendistato – Non può durare meno di sei mesi e i datori di lavoro sono tenuti ad assumere almeno il 50 per cento degli apprendisti avuti in 36 mesi. Le previsioni non raccontano nulla di buono, con questo sistema infatti fino al 2015 la percentuale scende al 30 per cento.

Articolo 18 sul licenziamento – Quando si è licenziati per motivi economici non è previsto il reintegro automatico. Si ottiene sempre il risarcimento con un minimo di 15 e un massimo di 27 mensilità, ma è il giudice che deciderà caso per caso, il reintegro sul posto di lavoro.

Co.Co.Pro. – Il salario va calcolato sulla media dei contratti collettivi e il contratto deve specificare in maniera precisa e obbligatoria il progetto che il lavoratore è chiamato a svolgere.

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Nuove Startup: Microsoft aiuta a creare PMI in Italia

Per il nuovo anno il colosso dell’informatica Microsoft punterà anche alla formazione dei giovani italiani. Grazie al programma ‘YouthSpark’ per la diffusione del ‘know how’ volto alla creazione di nuove start-up, nel nostro paese per questo settore ci saranno grosse possibilità. Ed è Roma che ha ospitato in queste ore l’incontro con Steve Ballmer CEO di Microsoft e braccio destro di Bill Gates.

Obiettivo principale del programma sarà quello di favorire l’occupazione di 300 milioni di giovani in tutto il mondo in un triennio e questo grazie a partnership con 186 non profit che operano a supporto dei giovani, ma anche a circa 30 programmi diversificati. Secondo i dati annunciati dallo stesso Ballmer: solo nel primo anno il programma YouthSpark ha creato nuove opportunità lavorative per più di 103 milioni di giovani in oltre 100 Paesi.

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Pensione anticipata: tutto pronto per l’incentivo all’esodo di lavoratori anziani

Tutto pronto per il via dell’incentivo all’esodo, che manda in pensione anticipata il lavoratore anziano che firma un accordo con l’azienda, così come previsto dalla ‘Riforma del Lavoro’.

Con l’applicazione della norma sarà possibile stipulare accordi fra aziende con più di 15 dipendenti e dipendenti a meno di 4 anni dalla pensione. Con il ritiro anticipato si riceve da subito un assegno pari a quello che si maturerebbe con i requisiti pensionistici pieni. L’INPS eroga la prestazione ma in realtà è il datore di lavoro che la finanzia.

Sono previste inoltre due fasi, nella prima l’azienda inoltra istanza di ammissione al beneficio, indicando i lavoratori a cui applicare il trattamento e allegando il relativo accordo sindacale; nella fase successiva invece dopo la verifica dei requisiti ed eventuale ‘via libera’ da parte dell’INPS si può quindi procedere per inoltrare domanda di prestazione.

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Lavoro: nel 2013 un terzo delle PMI ha licenziato i giovani

 <img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3764" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/10/lavoratori_industria.jpg" style="height: 120px; width: 160px; margin: 3px; float: left;" width="640" height="480" /><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">Le prospettive economico-politiche 'dicono' che il 2014 andrà poco meglio del 2013 questo perchè diminuirà la percentuale di <strong>PMI</strong> che programma <strong>licenziamenti</strong>, ma tirando la somma la ripresa dell’occupazione resta ancora lontana. Giovani e lavoro sembra essere un connubio imperfetto.</span></span>

 <span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">Secondo una ricerca effettuata da <strong>AdnKronos </strong>sul lavoro nelle piccole e medie imprese, la crisi attuale sta avendo il peggiore impatto di sempre sui <strong>giovani</strong>. A conferma di quanto appena detto ci sono i <strong>risultati:</strong> Nel 2013 un terzo delle PMI ha licenziato una o più risorse, personale compreso nella fascia di età sotto i 30 anni. Anche se le prospettive per il nuovo anno sembrano leggermente migliori, sempre secondo i dati rivelati da Adnkronos il 20% di PMI effettuerà <strong>tagli all’organico</strong> anche il prossimo anno. La motivazione è più semplice di quello che si possa immaginare, l’eccessivo costo del lavoro infatti ha indotto l'aumento dei tagli, facendo emergere che il 40% di PMI ha ammesso di ricorrere a forme di lavoro nero. Una questione serissima che dovrà essere affrontata con la massima urgenza, a fronte delle nuove manovre sui tagli al cuneo fiscale previsti nella Legge di Stabilità.</span></span>

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Più medicine, meno viaggi e giochi d’azzardo. Come spende l’Italia della crisi

No ai giochi d’azzardo, no alle vacanze, gli italiani rinunciano perfino alla montagna, ma consumano più medicine. Con la crisi che ancora abbraccia le famiglie italiane e ridefinisce i consumi di quest’ultime, la ricerca realizzata da Ipsos per l’Acri, Gli italiani e il risparmio,  presentata a Roma in occasione della Giornata del risparmio, pone in evidenza come gli acquisti degli italiani che più provano a risparmiare siano nettamente cambiati. L’amore dei residenti del Bel Paese per gli investimenti nel mattone, ad esempio, ha subìto una brusca frenata, il settore è infatti  in netto calo. Se nel 2006 la quota di quanti vedevano nel mattone l’investimento ideale era il 70% e nel 2010 il 54%, nel 2011  tale quota è scesa al 43%, nel 2012 al 35%  e attualmente si aggirerebbe sul 29%; ma sono calate anche le spese per giochi d’azzardo e lotterie. Sono invece aumentati gli acquisti di medicinali.

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