
E-mail pervenuta a La Posta di Bianco Lavoro
Qualche giorno fa sono stato per lavoro nella sede milanese di una grossa azienda (ovviamente non farò il nome). Al momento di andarmene però sono rimasto bloccato da uno sciopero. Alcune decine di persone si sono piazzate davanti al cancello e per un po’ di tempo (non molto a dirla tutta), bloccando ingressi ed uscite. Per quel poco che ho capito un bel po’ di gente lì rischia il licenziamento. C’erano alcuni giovani, ma più che altro madri e padri di famiglia. In quei pochi minuti di attesa forzata mi è venuto da pensare a varie cose: la prima è che quando mi lamento del mio lavoro (cioè sempre), in poche parole, sono un cretino. E’ vero, ci sono milioni di problemi, si potrebbe lavorare molto meglio, lo stipendio non è quello che vorrei, però.. cavolo… io almeno lavoro.
Cercare lavoro ed essere nell’età più “adatta” per mettere al mondo un figlio può rivelarsi un problema dalla soluzione straordinariamente difficile. Anche la persona più limpida e trasparente, se è una donna trentenne ed è alla ricerca di un impiego, rischia di scontrarsi con una mentalità, o comunque con un atteggiamento piuttosto diffidente da parte dei selezionatori, il lavoro dei quali è fare gli interessi dell’azienda scegliendo la persona giusta.
Essendo in questo momento disoccupata (ero una segretaria in una ditta di autotrasporti), sto frequentando un corso di contabilità aziendale. Ora dovrei cercare lavoro o al massimo uno stage in quest'area, poiché alla teoria si deve far seguire la pratica. Il mio dubbio è questo: secondo Voi è meglio telefonare direttamente agli studi/aziende per cercare lavoro, oppure è meglio non essere troppo invasivi e mandare solo una mail (o lettera via posta)?
email pervenuta a
Innanzi tutto penso che creare delle etichette (come, ad esempio, le donne sono penalizzate, i giovani sono penalizzati, ecc..) finisce, a torto o a ragione, per creare nella testa dei governanti la convinzione di aiutare, seppure in buona fede, quelle categorie di persone, dimenticando che così si penalizzano tutte le altre.
Mio figlio è ormai convinto di lasciare l'università, ha 21 anni ed è al secondo anno di ingegneria informatica con discreti risultati, anche se un po' indietro con il piano di studi poiché lavora. La sua scelta mi rattrista molto, è il mio unico figlio e vorrei vederlo laureato. È molto bravo con l'informatica e per questo sta già lavorando come free-lance da tempo con partita iva guadagnando abbastanza per essere autonomo e sviluppando progetti suoi. Per questo dice di non aver più tempo per stare dietro a lezioni ed esami.