Una nuova opportunità per favorire l’occupazione dei giovani under 35 in Abruzzo. Con l’iniziativa denominata “30+”, la Regione Abruzzo intende agevolare l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani che vivono nel proprio territorio, con priorità per i Comuni ricadenti nelle così dette aree di crisi, o nelle aree interne, o nelle aree territoriali interessate dagli aiuti a finalità regionale. Vediamo meglio di che cosa si tratta e come partecipare al progetto abruzzese di formazione e lavoro giovani under 35.

Lavoro giovani under 35 Abruzzo, progetto 30+
Due sono le linee di intervento individuate dal progetto:
- Linea A: realizzazione di esperienze di tirocinio formativo extracurriculare di 6 mesi (durata che negli anni ha dimostrato più alto impatto occupazionale) con un rimborso mensile di 600 euro. Tale somma viene erogata al tirocinante dal soggetto ospitante, al quale viene mensilmente rimborsata dal competente Servizio di Regione Abruzzo.
- Linea B: incentivazioni all’assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato, cumulabili con analoghe iniziative nazionali. A seguito dell’esperienza di tirocinio, o in alternativa ad esso, il datore di lavoro può procedere all’assunzione di giovani con contratto a tempo indeterminato full time o part time. In caso di contratto full time, il datore che assume riceve un incentivo dalla Regione Abruzzo dell’importo di 6.000 euro se l’assunto è di sesso maschile, di 9.000 euro se di sesso femminile.




Le materie umanistiche continuano a riscontrare un enorme numero di iscritti all’università in proporzione alle reali opportunità professionali che determinate competenze offrono, però una piccola luce in fondo al tunnel s’intravede grazie alle nuove professionalità che il web mette a disposizione del mercato del lavoro. Da sottolineare poi che i laureandi in materie umanistiche arrivano quasi per la metà da percorsi di scuole superiori di tipo tecnico, proprio perché ci si accorge che a livello di fascino delle materie, l’universo umanistico offre alla maggior parte delle persone per forza di cose qualcosa in più, rispetto a quello di provenienza.
Si chiama formazione permanente ed è quell’aggiornamento specialistico-professionale che diventa obbligatorio per poter continuare a svolgere la propria attività e mantenere l’abilitazione al lavoro. Ma se all’interno della carriera professionale è un investimento necessario e utile (se efficiente e ben organizzato), si può dire altrettanto quando da disoccupati lo si percepisce più come un’incombenza e un costo?