<img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4052" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/12/Giustizia.jpg" style="width: 160px; height: 109px; margin: 3px; float: left;" width="2240" height="1520" /><span style="color:#000000;">L<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">a <strong>Corte di Cassazione</strong>, Sezione Lavoro, con la sentenza depositata pochi giorni fa, ha sancito <strong>l'irretroattività del nuovo <a href="news.biancolavoro.it/news/2374-il-jobsact-di-matteo-renzi-ok-per-l-ue-dubbi-in-italia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Articolo 18</a> </strong>che, in altri termini,<strong> non può avere efficacia sui rapporti di lavoro interrotti ancor prima dell'entrata in vigore della legge Fornero</strong>. Attraverso tale pronuncia infatti, la Suprema Corte ha respinto il ricorso che una società aveva presentato contro la sentenza della Corte d'Appello di Milano, la quale aveva già condannato l'impresa al pagamento di una somma pari ad alcune mensilità, oltre a disporre il reintegro del lavoratore, a titolo di risarcimento.</span></span></span>
Contratti flessibili nelle amministrazioni pubbliche: l’Europa censura l’Italia
<span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000"><strong>L’Europa censura l’Italia sui contratti flessibili nelle amministrazioni pubbliche</strong>. A dicembre la Corte di Giustizia europea ha infatti deliberato due provvedimenti che potrebbero dare un duro colpo all’apparato tricolore delle norme lavorative sui precari della Pubblica Amministrazione, potendo potenzialmente indurre il nostro Paese a intervenire frettolosamente in materia al fine di rispettare le intuizioni giunte dalla Corte continentale. </span></span></span>
Il Jobs Act di Matteo Renzi : ok per l’Ue, dubbi in Italia
Riassumiamo: l’ascesa al bollente trono del Pd da parte di Matteo Renzi ha provocato una buona dose di scossoni. Un vero e proprio terremoto invece, starebbe per scuotere l’intero mercato del lavoro italiano. Quello di rivoluzionarlo, è un proposito piuttosto ardito che però Renzi è deciso a perseguire attraverso il suo iper-discusso JobsAct. Cosa preveda la bozza del documento ideato dal contemporaneo sindaco di Firenze è ormai abbastanza noto: tra le altre cose, “contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti“, assegno per chi perde il lavoro e forse un innalzamento della tassazione sulle rendite finanziarie. Ancora non è dato sapere se e come tutto questo verrà realizzato. Intanto però, va detto che a promuovere il piano di Renzi oggi ci ha pensato l’Unione Europea. Il commissario Ue per il Lavoro Andor, ha infatti così commentato: “sembra andare nella direzione auspicata dall’Ue nell’ultimo periodo”. Un po’ freddo magari, ma chiaro.
Lo stipendio va fissato nella comunicazione di assunzione
Lo stipendio deve essere stabilito necessariamente nel momento della comunicazione dell’assunzione e, pertanto, non deve essere suscettibile di aleatorietà, che spesso ha contribuito a generare delle cattive pratiche all’interno del mercato del lavoro italiano. Chi assume nuova manodopera, infatti, deve necessariamente indicare l’importo della retribuzione annua che erogherà al neoassunto, il suo livello di inquadramento e il Contratto collettivo nazionale del lavoro che verrà applicato in azienda.
Lavorare in Germania: buone prospettive per tutto il 2014
<span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4002" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/12/risorse-umane.jpg" style="margin: 3px; width: 160px; float: left; height: 83px" width="620" height="320" />Se la vostra intenzione è quella di <strong>lavorare all’estero </strong>e, magari, in un mercato occupazionale più ampio e dinamico <strong>come quello della Germania</strong>, sappiate che <strong>il 2014 potrebbe essere l’anno giusto per soddisfare le vostre esigenze professionali</strong>. Stando a quanto afferma un sondaggio condotto dal quotidiano Bild, infatti, nel corso dell’anno appena cominciato l’economia tedesca dovrebbe “crescere” di almeno 210 mila posti di lavoro, una buona parte dei quali indirizzata nei confronti di lavoratori provenienti da oltre confine.</span></span></span>
Europa Creativa: specifiche e requisiti per i finanziamenti Ue
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4168" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/01/Europa.jpg" style="width: 160px; height: 103px; margin: 3px; float: left;" width="1600" height="1032" />Pochi giorni fa vi abbiamo parlato del </span><span style="color:#008080;"><strong><a href="https://www.biancolavoro.it/news/2362-fondi-alla-cultura-dall-europa-un-miliardo-e-mezzo-di-euro" target="_blank" rel="noopener noreferrer">programma Europa Creativa</a></strong></span><span style="color: rgb(0, 0, 0);">, destinato a sostenere iniziative, attività ed imprese culturali nei territori Ue. I finanziamenti previsti per <strong>il periodo 2014-2020</strong> ammontano a <strong>quasi un miliardo e mezzo di euro</strong>, ma, come richiederli? Esistono criteri ben precisi da rispettare per poter tentare di accedere ai fondi europei. Innanzitutto va detto che, come accennato ieri, Europa Creativa racchiude in sé i programmi Cultura, MEDIA e MEDIA Mundus. In Italia, nel 2007, il Ministero dei Beni Culturali ha predisposto un </span><span style="color:#008080;"><strong><a href="http://www.ccpitaly.beniculturali.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sito ad hoc per il programma Cultura</a></strong></span><span style="color: rgb(0, 0, 0);">, evolutosi </span><strong><span style="color: rgb(0, 0, 0);">in </span><a href="http://cultura.cedesk.beniculturali.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="color:#008080;">un altro sito</span></a></strong><span style="color: rgb(0, 0, 0);">, dedicato ad Europa Creativa . E’ stato recentemente creato anche un</span></span></span><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"> portale a cui fare riferimento per il </span><span style="color:#008080;"><strong><a href="http://www.media-italia.eu/home/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sub-programma MEDIA</a></strong></span><span style="color: rgb(0, 0, 0);">.</span></span></span>
Fondi alla Cultura: dall’Europa un miliardo e mezzo di euro
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4162" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/01/EuropaCreativa.jpg" style="width: 160px; height: 90px; margin: 3px; float: left;" width="600" height="337" />In controtendenza con le numerose <strong>riduzioni di budget</strong>, l’Unione Europea <strong>per il periodo 2014-2020</strong> ha aumentato del 9% lo stanziamento di fondi per le iniziative culturali, creative ed artistiche. Attraverso il programma <strong>Europa Creativa </strong>infatti, i più meritevoli tra i molti (e molto coraggiosi) operatori culturali residenti nel territorio Ue andranno euro per <strong>quasi un miliardo e mezzo</strong>. Un’iniziativa che per qualcuno forse striderà con la recentissima </span><span style="color:#008080;"><strong>chiusura di Presseurop</strong></span><span style="color: rgb(0, 0, 0);"> <span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);">da parte della Commissione Europea</span></span></span> (sito d’informazione tradotto parallelamente in 10 lingue, la cui attività si è fermata il 20 dicembre scorso ed al quale è immediatamente seguito un </span><span style="color:#008080;"><strong>sito-community a tema</strong></span><span style="color: rgb(0, 0, 0);"> messo in piedi dagli autori), ma che resta comunque un <strong>apprezzabile tentativo</strong> di sostenere, non solo economicamente, le opere culturali ed artistiche ed unitamente i loro creatori, messi in seria difficoltà dalla straordinariamente lunga crisi finanziaria.</span></span></span>
Dalla provincia BAT 240 assegni per tirocini
La provincia di Barletta – Andria – Trani (BAT) ha stanziato dei contributi straordinari, consistenti in 240 assegni, destinati a tutte quelle imprese aventi sede nel territorio provinciale ed all’interno delle quali operino soggetti tirocinanti in regime di inserimento o reinserimento lavorativo, per un periodo non inferiore ai sei mesi. Cerchiamo dunque di comprendere quali siano le principali caratteristiche di tale bando ed in che modo poter disporre di maggiori informazioni. Le risorse sono indirizzate verso tre azioni distinte. Le elenchiamo di seguito.
Niente posto fisso, salari fermi e pensioni in calo: così aumentano i poveri
Salari italiani aumentati di solo 4 euro, pensioni che scendono sempre di più sotto i mille euro, vi sono 7,6 milioni di italiani che devono stringere la cinghia e far quadrare i conti a fine mese, posto fisso come vero e proprio miraggio. Il rapporto redatto da Inps, Istat e Ministero del Lavoro ha tracciato un bilancio negativo evidenziando la crescita esponenziale della povertà. Cercando di entrare nello specifico delle conclusioni elencate e di soffermarsi sui dati si può vedere come lo stipendio medio del 2012 è risultato essere di soli 1.304 euro. I salari sarebbero aumentati, di media, di soli quattro euro a fronte di un’inflazione che, invece, è salita del 3%. Donne e stranieri, poi, costituiscono due casi a parte. I loro salari sono sempre più bassi. Si è stimata, infatti, una media di 1.146 euro per le donne e di soli 968 euro per gli stranieri. Di conseguenza la metà delle famiglie italiane non percepisce più di 24.634 euro netti l’anno, ma nel Mezzogiorno tale valore si abbassa notevolmente. I redditi della famiglie dell’area sono più bassi del 27% rispetto al Nord ed una famiglia su due percepisce meno di 1.677 euro mensili per un totale annuale di circa 20.129 euro. Contro i 24.634 della stima generale. Per i pensionati la situazione pare essere sempre più nera. Nel 2012 il 46,3% ha percepito assegni per un totale inferiore ai mille euro mensili. Di questi 7.676.000 pensionati ve ne sono, poi, 1.500.000 che non arrivano a percepire nemmeno 500 euro al mese.
In una famiglia su quattro c’è un Neet
In una famiglia su quattro, tra quelle in cui è presente un giovane tra i 15 e i 29 anni, c’è un Neet. Una persona cioè, che non studia e non lavora. Della straordinaria (e preoccupante) diffusione dei “Neet” abbiamo già parlato a più riprese sul nostro magazine. Ebbene, a conferma dell’incredibile escalation di questo drammatico fenomeno è giunto il report “Famiglie e lavoro” curato da Italia Lavoro e relativo all’anno appena conclusosi. Stando al dossier IL, i Neet (ovvero, i giovani che non lavorano, né studiano, né frequentano un percorso di formazione) sarebbero presenti in 1.967.888 famiglie, riguardando pertanto il 28,9% di tutti i nuclei familiari che hanno al proprio interno un componente di età compresa tra i 15 e i 29 anni.
Norme sul lavoro: ecco le novità sui controlli e sulle sanzioni
<span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="color: #000000"><span style="font-size: 14px"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3764" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/10/lavoratori_industria.jpg" style="margin: 3px; width: 160px; float: left; height: 120px" width="640" height="480" />Il <strong>Ministero del Lavoro </strong>ha introdotto una serie di nuove linee guida finalizzate a inasprire i controlli e le sanzioni in capo a quelle imprese che non rispetteranno la normativa sul lavoro. L’obiettivo (dichiarato) dell’esecutivo è quello di recuperare dei soldi per potenziare ulteriormente le attività delle Direzioni territoriali del lavoro, rigenerando pertanto le stesse azioni di verifica, monitoraggio e penalizzazione. <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="color: #000000"><span style="font-size: 14px">Tra le principali novità, il Ministero è sembrato propenso ad applicare <strong>aumenti delle ammende tra un minimo del 30%</strong> (per coloro che impiegano lavoratori in nero)<strong> e ben 10 volte l’attuale contravvenzione </strong>(in capo a coloro che non concedono il riposo settimanale). In termini assoluti, le sanzioni sui dipendenti in nero passano per ogni unità da un minimo di 1.500 euro a un massimo di 12.000 euro, al nuovo range compreso tra un minimo di 1.950 euro e un massimo di 15.600 euro. Se inoltre più di un terzo dei dipendenti risulta in nero, sul totale dell’organico, potrà essere disposta anche la chiusura dell’attività professionale. La sanzione per il mancato rispetto dei riposi settimanali, la sanzione sale da ex 130 – 780 euro, a 1.300 – 7.800 euro. Moltiplicata per 10 anche la sanzione per il mancato rispetto dei riposi giornalieri, che andava da 25 euro a un massimo di 100 euro, e che ora sarà compresa tra un minimo di 250 euro a un massimo di 1.000 euro.</span></span></span></span></span></span>
Imprese under 35: da Invitalia contributi a fondo perduto
Invitalia ha riaperto i termini per poter presentare le domande di agevolazione destinate ad ottenere alcuni benefici per supportare la nascita e la crescita delle imprese “giovani”, guidate da imprenditori di età compresa tra i 18 e i 35 anni. L’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa ha infatti reso disponibile uno stanziamento finalizzato ad erogare contributi a fondo perduto e mutui a tasso zero per poter sviluppare la propria attività o aprire una nuova impresa.
Nel 2013 meno tasse. La sorpresa dalla Cgia
C’è quasi da non crederci. Per il difficilissimo 2013, ormai in dirittura d’arrivo, pagheremo meno tasse. Per la precisione, la riduzione potrebbe raggiungere i 250 euro. La sorpresa è arrivata dalla Cgia di Mestre, che non ha mai fatto mancare il suo occhio critico sui provvedimenti dei vari governi succedutisi negli anni di crisi. Va tenuto presente che 250 euro, è la cifra massima raggiungibile in quanto a sgravi fiscali. Ne beneficeranno (tra quest’anno ed il prossimo, per quanto riguarda i pagamenti) le famiglie monoreddito con due figli a carico. La Cgia ha effettuato diverse simulazioni, prendendo in considerazione tre tipologie familiari differenti.
Lavorare fino a 70 anni? Non è un diritto!
Lavorare da dipendente fino ai 70 anni è una possibilità, ma non un diritto, né, quindi può essere una pretesa. A sancirlo è una interessante sentenza da parte del Tribunale di Roma, che ponendosi sulla stessa linea di una ulteriore pronuncia dei giudici di Genova, e del secondo grado di Torino, ha interpretato in modo univoco quanto stabilito dall’art. 24 del decreto legge 201/ 2011, laddove vengono previste alcune vie privilegiate per accontentare coloro che desiderano rimanere in servizio anche oltre il momento della maturazione dei requisiti utili per poter andare in pensione.
Per comprendere in che modo i giudici romani siano arrivati alla conclusione introdotta in apertura di articolo, procediamo tuttavia per ordine. Nella sentenza capitolina, un lavoratore licenziato nel corso del 2013 contestava il provvedimento di cessazione del rapporto di lavoro poichè, nonostante il raggiungimento dell’età minima richiesta per il collocamento a riposo, aveva comunicato all’azienda l’intenzione di rimanere in servizio fino al compimento del 70mo anno di età, come disposto dall’art. 24 del decreto.
Speciale stage in Cina: intervista a Marco Cacci
Marco Cacci ha avuto un percorso un po’ particolare. Le porte della grande Cina per lui si sono aperte in un’età in cui solitamente il periodo degli stage è già passato da un pezzo. Coraggio a piene mani, mente straordinariamente aperta e obiettivi ben precisi all’orizzonte, Marco, che di mestiere fa il giornalista (collabora con il toscano Il Tirreno), si getta senza se e senza ma in un mondo completamente nuovo, con il quale, spiega, “ogni giorno di più dobbiamo fare i conti”. Un’esperienza tanto bella quanto faticosa, premiata con la soddisfazione di vedere il lavoro compiuto finire nientemeno che sulla Tv di Stato cinese (CCTV). Ecco la sua appassionata testimonianza, ricca di utilissimi dettagli(leggi anche l’intervista a Umberto Botto).
Speciale stage in Cina: intervista a Umberto Botto
Per lo speciale stage in Cina, abbiamo intervistato Umberto Botto, studente universitario veneziano con le idee piuttosto chiare, partito armi e bagagli per Shanghai. Catapultato in una specie di universo parallelo e poco conosciuto ai più, al posto di affrontare la difficile esperienza con un forse più normale timore reverenziale, reagisce esattamente al contrario, gettandosi a capofitto in quell’universo e cercando di trarne il maggior numero di vantaggi. Definisce Shanghai una città in cui “in ogni angolo un business nasce, uno si allarga. Tutto spinto dalla voglia di fare che hanno le persone”. Per lui, la Cina è la nuova frontiera del lavoro, “uno dei punti sicuri” del suo futuro. Ecco come ha risposto alle nostre domande.(leggi anche l’intervista a Marco Cacci)
Intervista a Giubileo: “Mercato del lavoro è precario anche con Articolo 18”
A pochi giorni dalla fine di un anno in cui il numero di posti di lavoro a disposizione si è ulteriormente ridotto, siamo andati a ripescare il ricercatore Francesco Giubileo, che nel 2013 periodicamente su Bianco Lavoro Magazine ha fatto il punto su vari temi, gettando un po’ di luce su alcuni lati oscuri relativi al funzionamento mercato del lavoro italiano. Dato che “l’ultramediatizzato” neosegretario del Pd Matteo Renzi ha scatenato una discreta polemica con la sua proposta per i neoassunti di un contratto a tempo indeterminato subito (o meglio, dopo il periodo di formazione), ma con una flessibilità in uscita, oltre che in entrata, più elevata e dato anche che, questa flessibilità in uscita prevederebbe la rinuncia alle tutele previste dall’Art. 18 dello Statuto dei lavoratori, non potevamo non incentrare la nostra intervista proprio sul tanto bistrattato articolo della discordia. Imporne il rispetto o scegliere di rinunciarci in favore di altri benefici?
Speciale stage in Cina: testimonianze da Shanghai e dintorni
Ad intervistarli, i due stagisti che gentilmente si sono prestati a rispondere alle nostre domande, viene seriamente da pensare che un’esperienza lavorativa in Cina tramite stage o internship, nonostante non sia proprio quel che si dice una passeggiata, sia comunque un’ottima scelta. Soprattutto se sei giovane, brillante e ambizioso. Oppure se, per qualunque ragione, hai perso un treno; in questo caso il Paese della Grande Muraglia è un buon modo per tentare di prendere quello dopo, che non è detto sia peggiore. Da qualche anno la Cina è la nuova frontiera del lavoro. Ritmi serratissimi, ambiente globalizzato, nel quale si comunica in lingua inglese e una fame di successo e di benessere paragonabile a “quella dell’America di 50 anni fa”. Concetti che emergono chiaramente dalle interviste realizzate da Bianco Lavoro Magazine, in collaborazione con CRCC Asia. (leggi qui le due interviste, al giornalista Marco Cacci e allo studente Umberto Botto)
Reddito minimo: Renzi punta ai “due anni di sussidio” per chi perde il lavoro
Due anni di sussidio per chi perde l’impiego, con annessa formazione professionale. È la versione del reddito minimo del neo segretario Pd, Matteo Renzi, che è tornato a parlare di lavoro. Al pettine la volontà di sciogliere nodi legati al mondo dell’occupazione, e nell’attesa del piano del lavoro che sarà presentato a gennaio, la “rivoluzione”, come la definisce lo stesso Renzi è possibile, ma solo se “tutti abbandoniamo le certezze altrimenti se ripartiamo da solito percorso perdiamo la strada per tornare a casa”. Renzi conferma dunque che entro il primo mese del nuovo anno verrà presentato il piano sul lavoro. “Oggi solo un lavoratore su tre – afferma il segretario Pd – ha la Cig, gli altri si attaccano al tram. Abbiamo il 12,7 per cento di disoccupazione. Io penso ad una maggiore flessibilità in uscita, ma lo Stato deve garantire una indennità per i primi due anni di disoccupazione per mantenere la famiglia e un sistema serio di formazione professionale“.
Fuga imprese italiane in Svizzera, nel Canton Ticino non c’è più spazio
Il fenomeno della fuga delle imprese italiane in Svizzera, dovuto all’estrema difficoltà legata al periodo attuale di restare a galla in Italia, starebbe assumendo proporzioni così importanti da aver messo in allarme un intero cantone svizzero, quello del Ticino. A riportare la notizia, la versione cartacea di un noto quotidiano della zona di Varese-Como, “La Prealpina”. Le imprese che hanno delocalizzato oltre confine, sarebbero ormai così tante da aver creato seri problemi di spazio al Canton Ticino, il quale avrebbe ora pochi “hub” da offrire rispetto all’enorme numero di richieste. Per questo, le aziende prossime a delocalizzare starebbero già guardando aldilà del tunnel del Gottardo. Il dato è significativo perché il fenomeno del trasferimento delle imprese operanti vicino al confine elvetico dall’altra parte della barricata, appare essere così forte da non trovare un freno nemmeno nella distanza dello spostamento.
Riassumiamo: l’ascesa al bollente trono del Pd da parte di Matteo Renzi ha provocato una buona dose di scossoni. Un vero e proprio terremoto invece, starebbe per scuotere l’intero
Lo stipendio deve essere stabilito necessariamente nel momento della comunicazione dell’assunzione e, pertanto, non deve essere suscettibile di aleatorietà, che spesso ha contribuito a generare delle cattive pratiche all’interno del mercato del lavoro italiano. Chi assume nuova manodopera, infatti, deve necessariamente indicare l’importo della retribuzione annua che erogherà al neoassunto, il suo livello di inquadramento e il Contratto collettivo nazionale del lavoro che verrà applicato in azienda.
In una famiglia su quattro, tra quelle in cui è presente un giovane tra i 15 e i 29 anni, c’è un Neet. Una persona cioè, che non studia e non lavora. Della straordinaria (e preoccupante) diffusione dei “Neet” abbiamo già parlato a più riprese sul nostro magazine. Ebbene, a conferma dell’incredibile escalation di questo drammatico fenomeno è giunto il report “Famiglie e lavoro” curato da Italia Lavoro e relativo all’anno appena conclusosi. Stando al dossier IL, i Neet (ovvero, i giovani che non lavorano, né studiano, né frequentano un percorso di formazione) sarebbero presenti in 1.967.888 famiglie, riguardando pertanto il 28,9% di tutti i nuclei familiari che hanno al proprio interno un componente di età compresa tra i 15 e i 29 anni.
Invitalia
C’è quasi da non crederci. Per il difficilissimo 2013, ormai in dirittura d’arrivo, pagheremo meno tasse. Per la precisione, la riduzione potrebbe raggiungere i 250 euro. La sorpresa è arrivata dalla Cgia di Mestre, che non ha mai fatto mancare il suo occhio critico sui provvedimenti dei vari governi succedutisi negli anni di crisi. Va tenuto presente che 250 euro, è la cifra massima raggiungibile in quanto a sgravi fiscali. Ne beneficeranno (tra quest’anno ed il prossimo, per quanto riguarda i pagamenti) le famiglie monoreddito con due figli a carico. La Cgia ha effettuato diverse simulazioni, prendendo in considerazione tre tipologie familiari differenti.
Lavorare da dipendente fino ai 70 anni è una possibilità, ma non un diritto, né, quindi può essere una pretesa. A sancirlo è una interessante sentenza da parte del Tribunale di Roma, che ponendosi sulla stessa linea di una ulteriore pronuncia dei giudici di Genova, e del secondo grado di Torino, ha interpretato in modo univoco quanto stabilito dall’art. 24 del decreto legge 201/ 2011, laddove vengono previste alcune vie privilegiate per accontentare coloro che desiderano rimanere in servizio anche oltre il momento della maturazione dei requisiti utili per poter
Marco Cacci ha avuto un percorso un po’ particolare. 
A pochi giorni dalla fine di un anno in cui il numero di posti di lavoro a disposizione si è ulteriormente ridotto, siamo andati a ripescare il ricercatore Francesco Giubileo, che nel 2013 periodicamente su Bianco Lavoro Magazine ha fatto il punto su vari temi, gettando
Ad intervistarli, i due stagisti che gentilmente si sono prestati a rispondere alle nostre domande, viene seriamente da pensare che un’esperienza lavorativa in Cina tramite stage o internship, nonostante non sia proprio quel che si dice una passeggiata, sia comunque un’ottima scelta. Soprattutto se sei giovane, brillante e ambizioso. Oppure se, per qualunque ragione, hai perso un treno; in questo caso il Paese della Grande Muraglia è un buon modo per tentare di prendere quello dopo, che non è detto sia peggiore. Da qualche anno la Cina è la nuova frontiera del lavoro. Ritmi serratissimi, ambiente globalizzato, nel quale si comunica in lingua inglese e una fame di successo e di benessere paragonabile a “quella dell’America di 50 anni fa”. Concetti che emergono chiaramente dalle interviste realizzate da Bianco Lavoro Magazine, in collaborazione con CRCC Asia. (leggi qui le due interviste,
Due anni di sussidio per chi perde l’impiego, con annessa formazione professionale. È la versione del reddito minimo del neo segretario Pd, Matteo Renzi, che è tornato a parlare di lavoro. Al pettine la volontà di sciogliere nodi legati al mondo dell’occupazione, e nell’attesa del piano del lavoro che sarà presentato a gennaio, la “rivoluzione”, come la definisce lo stesso Renzi è possibile, ma solo se “tutti abbandoniamo le certezze altrimenti se ripartiamo da solito percorso perdiamo la strada per tornare a casa”. Renzi conferma dunque che entro il primo mese del nuovo anno verrà presentato il piano sul lavoro. “Oggi solo un lavoratore su tre – afferma il segretario Pd – ha la Cig, gli altri si attaccano al tram. Abbiamo il 12,7 per cento di disoccupazione. Io penso ad una maggiore flessibilità in uscita, ma lo Stato deve garantire una indennità per i primi due anni di disoccupazione per mantenere la famiglia e un sistema serio di formazione professionale“.
Il fenomeno della fuga delle imprese italiane in Svizzera, dovuto all’estrema difficoltà legata al periodo attuale di restare a galla in Italia, starebbe assumendo proporzioni così importanti da aver messo in allarme un intero cantone svizzero, quello del Ticino. A riportare la notizia, la versione cartacea di un noto quotidiano della zona di Varese-Como, “La Prealpina”. Le imprese che hanno delocalizzato oltre confine, sarebbero ormai così tante da aver creato seri problemi di spazio al Canton Ticino, il quale avrebbe ora pochi “hub” da offrire rispetto all’enorme numero di richieste. Per questo, le aziende prossime a delocalizzare starebbero già guardando aldilà del tunnel del Gottardo. Il dato è significativo perché il fenomeno del trasferimento delle imprese operanti vicino al confine elvetico dall’altra parte della barricata, appare essere così forte da non trovare un freno nemmeno nella distanza dello spostamento.