Auto aziendali: dal 3 novembre sanzioni per chi non aggiorna la carta di circolazione

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Dal prossimo 3 novembre prende il via la nuova “stagione” delle sanzioni comminate contro tutti coloro i quali non provvedono a comunicare i dati degli abituali utilizzatori di auto aziendali alla Motorizzazione. A precisarlo è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che in un documento esplicativo sull’art. 94, comma bis, c.d.s. e art. 247-bis, d.P.R. n. 495/1992, introduce nuove disposizioni in materia di variazione della denominazione o delle generalità dell’intestatario della carta di circolazione o di intestazione temporanea di veicoli. Ma cosa cambia, nel concreto?

Le nuove norme:  non solo auto aziendali

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Roberto Rais

Giornalista e promotore finanziario abilitato, profondo conoscitore delle tematiche del lavoro. Si occupa in principali modo di legislazioni, normativa ed approfondimenti. Si muove a suo agio nelle tematiche giuridiche ed economiche.
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Contratto di lavoro: natura e principali tipologie

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Il contratto di lavoro è un contratto che viene stipulato tra il datore di lavoro e il lavoratore, al fine di costituire una relazione di lavoro tra le parti: in seguito alla stipula del contratto, il lavoratore si obbliga a lavorare al servizio di un datore di lavoro per un tempo determinato o meno (indeterminato), in cambio di un salario (generalmente stabilito proporzionalmente al numero di ore lavorate) e del versamento dei contributi previdenziali e degli oneri assistenziali.

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Contratto di solidarietà, cosa è e come funziona

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Il contratto di solidarietà è un particolare accordo che consente di mantenere i livelli di occupazione in caso di crisi aziendale. Considerato che le difficoltà delle imprese sono sempre più profonde in un simile clima congiunturale, cerchiamo di comprendere cosa prevedano i diffusi contratti di solidarietà, quali aziende possono richiederli, e quali sono i benefici e i “malus” in capo ai singoli lavoratori delle imprese interessate da questo fenomeno contrattuale.

Cosa sono i contratti di solidarietà

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Spesometro: cos’è e come funziona

spesometro

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Lo spesometro è uno strumento in mano all’Agenzia delle Entrate al fine di rilevare alcune informazioni utili per migliorare l’efficacia delle azioni di contrasto all’evasione fiscale in ambito IVA. Lo spesometro prevede infatti che i soggetti passivi IVA comunichino periodicamente all’Agenzia delle Entrate una serie di dati relativi a transazioni di acquisto di importo oltre la soglia dei 3.600 euro: in altri termini, se tutto va bene, l’Agenzia delle Entrate verrà a conoscenza delle vostre operazioni di shopping, utilizzando tali informazioni per poter comprendere se tale tenore di vita è compatibile o meno con i redditi dichiarati.

Quali sono i dati comunicati

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Agevolazioni per le assunzioni: cosa prevede la legge 407/90

AGEVOLAZIONI ASSUNZIONI

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La legge 407/90 è un intervento legislativo che introduce alcune agevolazioni per le assunzioni, mediante supporti al ricollocamento dei disoccupati di “lunga durata”. Ma cosa prevede esattamente questa legge? E quali sono le agevolazioni di cui si è appena fatto un rapido cenno? E, ancora, in che modo è concretamente possibile beneficiare dei sostegni che lo Stato ha predisposto per favorire i meritevoli obiettivi di cui sopra? Cerchiamo di vederci un pò più chiaro in questo nostro approfondimento odierno.

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Contratto badanti

contratto badanti

contratto badanti

Il contratto badanti, di recente revisione, è una formula contrattuale applicabile a tutti i lavoratori addetti al funzionamento della vita familiare. Valutata la ricchezza di spunti di questo contratto, e le peculiarità che è bene ponderare, cerchiamo di riassumere sinteticamente tutte le principali caratteristiche del rapporto di lavoro instaurabile con le badanti, fin dalla sua fase di costituzione, passando quindi agli aspetti remunerativi e previdenziali.

Costituzione contratto badanti

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Cassazione: somministrazione convertita in indeterminato

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La Corte di Cassazione, attraverso la sentenza n. 18861 dell’8 settembre 2014, ha dichiarato come le sanzioni che sono previste nell’ipotesi di conversione di un contratto a tempo determinato in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato possono essere applicate non solamente al contratto di lavoro a termine, quanto anche alla fattispecie del contratto di somministrazione di lavoro nella modalità a tempo determinato. Vediamo più nel dettaglio quali sono le previsioni contenute nella pronuncia.

Come riportava Il Sole 24 Ore in un suo recente focus sul tema, l’art. 32, comma 5, della l. 183/2010 (il c.d. “Collegato Lavoro”), prevede che nell’ipotesi in cui il giudice riconosca la conversione del contratto a tempo determinato in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, il datore di lavoro può essere condannato a versare un indennizzo risarcitorio al lavoratore nella misura compresa tra 2,5 e 12 volte l’entità dell’ultima mensilità.

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Licenziamento per assenteismo, legittimo secondo la Cassazione

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La Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento per assenteismo di un dipendente di una ditta di materiale edile della provincia di Chieti che – alternando in maniera tattica periodi di malattie, riposi e ferie – aveva accumulato lunghi archi di assenze dal luogo di lavoro. Il lavoratore licenziato aveva fatto ricorso contro una simile decisione da parte del proprio datore di lavoro, sostenendo che il numero complessivo delle assenze non aveva comunque superato il periodo di comporto.

Nonostante tale indicazione, la Cassazione ha scelto di fare maggior peso alle testimonianze dei colleghi del lavoratore, che hanno confermato come il dipendente si assentasse in maniera “strategica”, agganciando brevi periodi di assenze per malattia ai giorni di riposo, e – per giunta – comunicando le assenze solamente all’ultimo momento e, prevalentemente, in coincidenza con il fine settimana o nei turni di notte, creando dunque dei malumori nei colleghi che invece garantivano la loro presenza sul luogo di lavoro, e disagi organizzativi all’azienda che, spesso, faceva fatica a trovare dei sostituti.

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Cessione ramo d’azienda, ammessa solo se è preesistente all’operazione

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cessione ramo d'azienda

La cessione del ramo d’azienda è prevista dall’art. 2112 del Codice Civile, ma per la Corte di Cassazione tale operazione non può essere considerata, a tutti gli effetti, senza limiti ed eccezioni. Anzi, con la sentenza n. 18675 del 4 settembre 2014, la Suprema Corte contribuisce a stringere i campi di ammissibilità di una singola transazione societaria, affermando che la cessione è valida solamente se il ramo è preesistente, e non se è stato sostanzialmente “creato” ad hoc per poter dar seguito a una falsa ristrutturazione aziendale (generalmente adottata per potersi liberare di una parte dei dipendenti).

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Assunzione detenuti agevolazioni 2014

assunzione detenuti

Al fine di agevolare l’assunzione dei detenuti nella realtà socio-economico italiana, sono in arrivo nuovi fondi che dovrebbero poter consentire una più facile introduzione degli ex carcerati all’interno delle imprese italiane. È questa l’intenzione di un nuovo decreto ministeriale firmato dal Guardiasigilli Andrea Orlando, in sinergia con i ministri dell’Economia e del Lavoro, allo scopo di favorire l’attività lavorativa dei detenuti, finalizzata alla rieduzione e al reinserimento nella società, passando attraverso lo strumento – non certo nuovo – degli sgravi fiscali e contributivi. Tecnicamente, il plafond a disposizione per le imprese sarà pari a circa 30 milioni di euro, e … Leggi tutto

Bonus per donne disoccupate confermato

disoccupazione

Nessun ritocco definitivo agli incentivi contributi per le donne disoccupate residenti in aree svantaggiate: ne consegue che i bonus per donne che non sono attualmente impiegate, e che vivono in aree individuate (e definite, come sopra, “svantaggiate”) vengono dunque confermati dall’Inps, con l’istituto previdenziale che compie un passo indietro rispetto alla decisione di sospendere, in via cautelare, la predisposizione degli incentivi di supporto. Ma perchè l’Inps ha compiuto questo passo indietro? E in cosa consistono tali bonus contributivi per le donne disoccupate? Procedendo con ordine, l’Inps ha comunicato – con messaggio 6319/14 – di aver ripristinato gli incentivi contributivi per … Leggi tutto

Infortuni sul lavoro, meno responsabilità per i manager

infortunio sul lavoro

Un manager non può essere chiamato a rispondere penalmente dopo un infortunio sul lavoro subito da un proprio collaboratore, e che poteva essere evitato solo se il caporeparto avesse vigilato con accuratezza. È questa la natura della sentenza 33417/14, pubblicata il 29 luglio scorso dalla Sesta sezione penale della Corte di Cassazione, e in grado di riaccendere l’attenzione sull’annoso problema degli infortuni sul lavoro, e sulla necessità di attribuire le giuste responsabilità a ogni figura professionale.

infortunio sul lavoro

In maniera più specifica, la sentenza ha affermato che non si può condannare il presidente del consiglio di amministrazione di una società, solamente perché un operaio è caduto dalla scala nel tentativo di far riprendere la produzione. E, anche se manca la nomina di un rappresentante per la sicurezza, è comunque escluso che il legale rappresentante dell’azienda possa essere chiamato a rispondere penalmente dopo un infortunio che si sarebbe potuto evitare se il caporeparto avesse correttamente supervisionato.

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Compenso professionale troppo basso? Per il TAR è lesivo della dignità professionale

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compensoA tanto è giunto il Tar di Lecce, che ha accolto il ricorso presentato dall’Ordine degli ingegneri, annullando il bando di un istituto professionale per un responsabile del servizio protezione e prevenzione cui, evidentemente, sarebbe andato un compenso non rispettoso del lavoro da svolgere.

 

I fatti sono questi: l’istituto professionale “Falcone e Borsellino”, di Galatina, ha lanciato un bando per il conferimento di un incarico di Responsabile del servizio di protezione e prevenzione. Un incarico importante, dal grande valore per la comunità (ne è dimostrazione l’evidenza, nel regolamento, della delicatezza di tale ruolo), cui però faceva fronte una remunerazione non certo milionaria: 1.500 euro, da spalmarsi per tutta la durata dell’incarico, e comprensivo anche di spese e di oneri.

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Abogados in Italia, via libera dalla Corte Europea

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Anche gli “abogados” italiani potranno svolgere le attività di avvocato in Italia o in altri Stati membri, a patto che facciano utilizzo del proprio titolo professionale acquisito, il quale dovrà essere indicato nella lingua ufficiale dello Stato membro.  La Corte Ue si è infatti recentemente espressa in tal modo sulla materia.  Con qualche minoritario distinguo, pertanto, la Corte di giustizia europea ha fornito l’atteso via libera alla possibilità che coloro i quali hanno acquisito il titolo di “abogado” in Spagna, possano effettivamente esercitare la professione anche da noi. La Corte di giustizia europea si è infatti espressa su un tema … Leggi tutto

Impresa sociale: le novità del Ddl sul terzo settore

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In arrivo importanti novità per quanto riguarda l’impresa sociale. Lo aveva ampiamente promesso in tempi non troppo sospetti, ed ora, Matteo Renzi, sembra voler passare alla cassa: il disegno di legge delega di riforma del terzo settore è infatti stato approvato dal Consiglio dei Ministri, apportando alcune interessanti innovazioni in materia di impresa sociale, servizio civile e cinque per mille. Cerchiamo dunque di comprendere quali siano tutte le principali variazioni introdotte con le linee guida della riforma, e quali saranno le conseguenze per le imprese sociali. Cos’è un’impresa sociale  Le imprese sociali sono imprese private (costituite anche nella forma di … Leggi tutto