Mio figlio vuole lasciare l’università. Come convincerlo che sarà incompetente?

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Mio figlio è ormai convinto di lasciare l'università, ha 21 anni ed è al secondo anno di ingegneria informatica con discreti risultati, anche se un po' indietro con il piano di studi poiché lavora. La sua scelta mi rattrista molto, è il mio unico figlio e vorrei vederlo laureato. È molto bravo con l'informatica e per questo sta già lavorando come free-lance da tempo con partita iva guadagnando abbastanza per essere autonomo e sviluppando progetti suoi. Per questo dice di non aver più tempo per stare dietro a lezioni ed esami.

Tuttavia vorrei dimostrargli che senza la laurea potrà fare ben poco, ad esempio io sono una docente di scuola media e spesso negli ultimi anni nel mio istituto comprensivo organizziamo corsi con esperti esterni in ambito informatico… tutte materie su cui mio figlio è molto ferrato (pacchetto office di microsoft per la patente europea, applicazioni apple per la didattica, uso consapevole dei social-network e Facebook in particolare), ma ovviamente gli esperti devono avere una laurea specifica per essere dichiarati “competenti” per l'incarico, altrimenti anche se preparati non sono presi in considerazione per le selezioni. Così anche immagino in aziende ed altri enti pubblici, insomma una laurea è indispensabile per poter accedere a tante posizioni lavorative e non essere considerato "incompetente". Vorrei dimostrarlo a mio figlio con statistiche ed esempi concreti, di modo che rallenti con il lavoro (lo aiuto io economicamente) e finisca l'università. Come fare?

 

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Le professioni dell’agriestetica

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Maschere al cetriolo e al melograno, miele e yogurt come ingredienti per creme corpo, balsamo per le labbra a base di stella alpina e scrub al latte d’asina. Sono questi i nuovi prodotti della cosmesi adoperati da una figura professionale che sta sempre più prendendo piede, quella dell’agriestetista.

Per fare l’agriestetista non esistono scuole particolari o una formazione predefinita, ma serve una forte passione per tutto ciò che è naturale e genuino, e ovviamente per i trattamenti di bellezza.

La base di questa professione è, comunque, l’utilizzo di prodotti freschi e provenienti direttamente dalle aziende agricole, e non è un caso se la figura dell’agriestetista si sta sviluppando a partire dai centri benessere collocati all’interno degli agriturismi. Abbiamo provato a farci raccontare questo mestiere da chi già lo svolge, per capirne di più.

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Contratti atipici: nuovi dati ISFOL

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Contratti atipici: in Italia nel 2010 erano 1 milione e 422mila, secondo le stime dell’Isfol, basate sui dati Inps, una cifra leggermente inferiore rispetto a quella rilevata tra il 2006 e il 2007. Il 46,9% di questi contratti atipici si traduce, in realtà, in contratti a progetto, per un totale di 676mila lavoratori con un reddito medio annuo di 9.855 euro, di cui il 60% con meno di 40 anni d’età (il 35,1% sotto i 30, e il 28,7% tra i 30 e i 39 anni).
Contrariamente a quella che dovrebbe o potrebbe essere la normale situazione di un collaboratore a progetto, l’84,2% dei co.co pro. ha un regime contributivo esclusivo (e un reddito di 8.500 euro annui), il che significa che non lavora per più committenti, e quindi il contratto a progetto camuffa in sostanza un lavoro dipendente.

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Lavoratori svantaggiati: da oggi più facile trovare un posto in somministrazione

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Novità in vista per i lavoratori svantaggiati, per i quali l’accesso al lavoro in somministrazione potrà essere semplificato.

Venerdì 24 febbraio è stato approvato dal Consiglio dei Ministri un provvedimento che attua la direttiva 104/2008 in materia di lavoro tramite agenzia, e prevede che, per i lavoratori cosiddetti svantaggiati (come disoccupati da più di 6 mesi e disoccupati con figli a carico, ma la casistica verrà definita entro 90 giorni con un nuovo decreto, includendo probabilmente inoccupati e lavoratori extracomunitari) non sia più necessario inserire, nel contratto di somministrazione, la causa che spinge un’azienda ad assumere, appunto, in somministrazione, ovvero tramite agenzia per il lavoro.

Aver eliminato l’obbligo dell’indicazione della causa per l’assunzione di questa categoria di lavoratori porta con sé un incremento della flessibilità definita “buona” da Assolavoro, associazione nazionale delle agenzie per il lavoro: «Questo provvedimento mira, in sostanza, a favorire la flessibilità buona, quella della somministrazione», ha dichiarato Federico Vione, Presidente di Assolavoro «l’unica che prevede per legge stessi diritti, stesse tutele e stessa retribuzione del lavoro alle dirette dipendenze dell’azienda utilizzatrice, oltre che numerose altre prestazioni aggiuntive di welfare e formazione (tutte finanziate dalle imprese). Ed è per certi versi complementare alle misure in corso di valutazione che prevedono una lotta incisiva alla flessibilità cattiva, ovvero quella che deriva da finte partite Iva e dall’abuso di collaborazioni».

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Aprire una galleria d’arte: intervista a Maria Livia Brunelli

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E’ capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di partecipare all’inaugurazione di una galleria d’arte .

Dipinti, fotografie, oggetti esposti in modo assolutamente personale. Ma chi si occupa dell’evento e cosa fa? Siamo andati ad intervistare Maria Livia Brunelli, direttore e curatore della MLB Home Gallery.

Come sei diventata gallerista? Qual è stato il tuo percorso?

Sono diventata gallerista (ma una gallerista anomala, come spiegherò) perché, quando andavo alle mostre di arte contemporanea in certe gallerie con il mio ragazzo o mia sorella, che non appartenevano al mondo dell’arte, mi arrabbiavo: nessuno cercava di coinvolgerli, alle inaugurazioni non si capiva nemmeno chi era l’artista e nessuno diceva una parola per avvicinare le persone a opere spesso incomprensibili. Così, dopo due esperienze che, oltre alla laurea, alla specializzazione e al master, mi hanno formato (una alla Biennale di Venezia con Francesco Bonami e una al MACRO con Danilo Eccher), dopo aver curato una cinquantina di mostre in spazi pubblici e privati, avendo scarse risorse economiche ma una sconfinata passione per l’arte contemporanea, ho deciso di aprire una casa-galleria, collegandomi a una serie di curatori sparsi per il mondo.

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Cassazione: Sì al controllo email dipendenti per particolari casi

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In questo periodo in cui si parla di contratti di lavoro e di licenziamenti, ecco che la Cassazione dice sì al controllo delle mail aziendali in particolari casi, con la sentenza 2722 della Sezione Lavoro.

La Suprema Corte ha infatti respinto il ricorso di un ex dirigente di Banca che era stato licenziato in tronco il 15 aprile 2004 «per aver divulgato a mezzo di messaggi di posta elettronica, diretti a estranei, notizie riservate concernenti un cliente dell’Istituto e di aver posto in essere, grazie alle notizie in questione, operazioni finanziarie da cui aveva tratto vantaggio personale».

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Diventare regista: intervista al professor Bosisio

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Teatro, cinema, opera lirica, balletto. Dietro agli spettacoli che andiamo a vedere c’è sempre un grande maestro che decide ogni minima cosa, ogni minimo movimento, una chiave di lettura. Stiamo parlando del regista, una professione difficile, che ha come caratteristiche la passione e la creatività.

 

Ma come si può diventare registi? Quali sono le scuole, i corsi a cui ci si deve iscrivere?

Siamo andati a intervistare il professor Paolo Bosisio, Direttore artistico del Teatro Giacosa di Ivrea e del Teatro sociale di Biella e Professore Ordinario di Storia del teatro e dello spettacolo all’Università degli studi di Milano.

Attore, docente universitario, scrittore, regista, il prof. Paolo Bosisio ha trascorso tutta la sua vita nel bellissimo mondo del teatro.

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Selezione in base al segno zodiacale, quando la discriminazione è… astrologica

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Un paio di mesi fa molti giornali hanno dato risalto ad una notizia secondo cui in Cina alcune aziende selezionerebbero i candidati dando molto peso al segno zodiacale…

Oggi voglio fare una confessione… negli anni passati (mi occupavo direttamente di ricerca e selezione del personale) mi è successo ben tre volte che aziende clienti facessero richieste specifiche in questo senso e voglio raccontarvi la più tragi-comica (più tragica che comica).

Un’azienda, nemmeno tanto piccolina (45 dipendenti), mi chiese una persona addetta alla reception e voleva vedere in anticipo almeno cinque CV pre-selezionati, e fin qui nulla di strano. Dopo aver effettuato una trentina di colloqui ed aver inviato sei o sette CV all’azienda ricevo la telefonata della segretaria del titolare che mi dice: “Le candidature papabili sono tre, ma vorremmo per favore avere le esatte date di nascita comprensive di orario, potete richiederle?”.

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Disoccupazione alta, ma per alcune figure è difficile trovare candidati

Mancanza di lavoro? Disoccupazione alle stelle? Certamente è vero, ma non sempre… infatti secondo il risultato emerso da una elaborazione effettuata dalla CGIA di Mestre, l’associazione degli artigiani e piccole imprese, che si è basata sui dati Excelsior-Ministero del Lavoro, sono molte le aziende che reclamano giovani lavoratori per alcune mansioni particolari e zone d’Italia, e fanno fatica a reclutarli.

Nel 2011 infatti sono stati 45.250 i posti di lavoro per i giovani fino ai 29 anni che le aziende hanno dichiarato di aver lasciato evasi.

 

Ma com’è possibile in questo periodo in cui di grida alla disoccupazione ad altissimi livelli?

Due sono i motivi principali. Una ridotta percentuale di candidati che hanno risposto all’inserzione, pari al 47,6% del totale e l’impreparazione di chi si è presentato al colloquio pari al 52,4%.

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Offerte di lavoro anonime: non sono vietate se il centro per l’impiego ne è informato

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Desidero farvi i complimenti poiché non ho mai visto un’offerta anonima su bianco lavoro. Ho controllato e tutte riportano gli estremi precisi dell’inserzionista. Tuttavia su grossi quotidiani nazionali e locali e siti web spesso ci sono offerte che provengono da “primaria azienda” o “gruppo leader”, etc… e poi email tipo gmail, hotmail, yahoo,  etc… che può creare chiunque quindi!!! Ma non dovrebbero essere vietati per legge questi annunci? Ho sentito che le aziende non posso pubblicare in maniera anonima! Mi confermate questo?

Renata G. – Napoli

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Gli agenti di commercio fanno al governo alcune proposte per lavorare meglio e noi… siamo con loro !

L’agente di commercio è a mio parere uno dei lavori più democratici e meritocratici che esistano. Contano a poco le raccomandazioni, o sei bravo, vendi e fai carriera e denaro… oppure puoi essere anche il figlio dell’amministratore delegato, ma non ce la farai, magari ti metteranno in un ufficio a fare il passacarte.

È certamente uno dei lavori più difficili e “poco garantiti”, per questo motivo moltissime offerte di lavoro per venditori ed agenti rimangono “non popolate” da candidature… chi sceglie questo mestiere ha fiducia nelle sue capacità ed accetta il fatto che non avrà “il fisso”, la tredicesima, la malattia, il giusto orario di lavoro, etc… ma guadagnerà in maniera proporzionale a quanto produce.

Ma è anche un lavoro molto importante per la comunità, crea infatti la giusta concorrenza tra prodotti e servizi per dare al consumatore finale il miglior rapporto qualità/prezzo.

Insomma, non è un mestiere per tutti, e seppure è abbastanza  semplice accedere alla carriera delle vendite (magari iniziando come procacciatore prima di diventare agente di commercio a tutti gli effetti) in pochi vogliono rischiare o sentono di avere le qualità per riuscire a trovarsi di fronte ogni giorno tantissimi clienti, tantissimi “No!” ed a fare centinaia di chilometri spesso a vuoto.

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Liberalizzazioni: cosa cambia per notai, tassisti, farmacisti e benzinai

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Più concorrenza, più spazio ai giovani e prezzi più bassi. È questo, in sostanza, il cuore del decreto liberalizzazioni, il decreto-legge n.1 del 24 gennaio 2012 voluto dal governo Monti per aumentare la concorrenza, la competitività nei settori che producono energia, nei servizi bancari e assicurativi, nel trasporto e nell’ambito della distribuzione dei carburanti, in quello farmaceutico e nei servizi professionali. Liberalizzazione, in sostanza, significa rimuovere vincoli normativi, regolatori, fiscali. Vediamo quali cambiamenti sono previsti per le categorie dei notai, dei benziani, dei taxisti e dei farmacisti.

1500 NOTAI IN PIÙ IN TRE ANNI

Per ila professione di notaio il decreto prevede un incremento della pianta organica per un totale di 1520 posti in più da qui al 2014, da bandire tramite concorso, naturalmente. Attualmente i notai sono 4697, mentre le sedi disponibili sono 5779: questo vuol dire che ci sono circa 1000 posti vacanti. Con il decreto liberalizzazioni si andrebbero a coprire i 1000 posti liberi e a creare 500 nuovi posti. Se oggi, inoltre, i notai possono esercitare all’interno del proprio distretto notarile (all’incirca pari all’area di competenza del tribunale locale), con le nuove disposizioni potrebbero estendere il proprio raggio d’azione all’area del distretto della Corte d’Appello (pari più o meno a quella regionale). “Non abbiamo innalzato barricate”, spiegano dal Consiglio Nazionale del Notariato, “in merito all’aumento delle sedi e dei posti a disposizione, ma facciamo presente che l’aumento della pianta organica dei notai non aiuta il mercato del lavoro e l’economia. Il notaio, infatti, ha tra le sue mansioni quella di elaborare gli atti per il mercato immobiliare, ma se la gente non compra le case, c’è ben poco da spartire”.

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Marco Fattizzo: direttore di Bianco Lavoro

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Introduzione

Scrivo questa pagina per presentarmi, non mi sono infatti mai piaciuti i siti web in cui ci si trova di fronte a delle fredde pagine senza un contatto umano. Scrivo questa mia breve presentazione per dare a Bianco Lavoro un “volto umano” e per permettere agli utenti del sito di avere un rapporto diretto con delle persone e non solo con codici e script. Sono consapevole del fatto che non sarò mai in grado di avere un rapporto diretto con i milioni di visitatori del sito ed utenti registrati, ma mi impegnerò affinché ognuno possa trovare delle risposte in Bianco Lavoro e che tali risposte possano essere di utilità a tutta la comunità.

Curo personalmente il Bianco Lavoro Blog Magazine, gestisco la redazione e scrivo personalmente alcuni articoli e contenuti di approfondimento, leggo tutte le lettere indirizzate alla Posta di Bianco Lavoro (e quando può essere di utilità per tutti rispondo pubblicamente) ed in generale lavoro con l'obiettivo di fare di Bianco Lavoro un sito sempre più vicino alle esigenze degli utenti nei confronti del mondo del lavoro.

Mi presento

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Reinserirsi nel mercato del lavoro da over 40, quale stipendio accettare?

colloquio

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buongiorno mi chiamo claudia, ho purtroppo perso il lavoro in età adulta ho 46 anni. ho esperienza di 15 anni in qualità di responsabile amm.vo, 10 in qualità di controller di gestione e 5 in gestione delle risorse umane con elaborazione e tenuta buste paga. il mio stipendio era di 1800 euro mensil. adesso non riesco più a collocarmi nel mondo del lavoro perchè o sono troppo vecchia oppure costo troppo. vi voglio raccontare una cosa scandalosa che mi è accaduta. una azienda abbastanza grande di pistoia cercava un resp.le amm.vo che doveva creare dalla a alla z una azienda da loro creata in start-up. praticamente doveva essere fatto tutto dalla spilla al cannone con responsabilità sullo sviluppo di un sw ad hoc per l’attività specifica di questa azienda ed essere reperibile anche di notte in caso di problemi. tutto bene ma quando si arriva alla parte economica la loro offerta è stata di 1000 € mese dove sono costretta a sostenere costi vivi pera raggiungere il posto di lavoro quantificati in 300€. quindi in conclusione tutte queste responsabilità per soli 700€ quando un apprendista che non sa niente guadagna 900€. ho esposto questo mio disagio anche all’associazione no-profit atdal over 40 che si occupa di sensibilizzare il governo per queste figure professionali che non hanno lavoro in età adulta.

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Contratto unico di ingresso e lavoro a termine

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Ebbene lo ammetto, nella prima fase la ministra Elsa Fornero non mi era piaciuta, non mi erano piaciute le lacrime dispensate di fronte alle telecamere quando parlava dei sacrifici dei pensionati, poiché sono convinto che si poteva fare meglio ed essere più equi, non mi è piaciuto lincentivo alle aziende che assumono under 35, poiché pur essendo una norma popolare che va a vantaggio del “lavoro per i giovani” di cui tanto si parla, penalizza i tanti padri di famiglia di 40 e 50 anni che in realtà non dovrebbero essere discriminati a favore dei giovani, anche perchè alzando l’età pensionabile di cui al punto precedente (lacrime…)…

Ora nella fase due finalmente si vede qualcosa di positivo, mi riferisco in particolare a due riforme che sta portando avanti e da vedere in chiave assolutamente positiva: il contratto unico di inserimento (CUI) e le nuove regole per i contratti a tempo. Queste novità vengono recepite da un disegno di legge proposto un anno fa circa da un gruppo di senatori (tra cui Nerozzi ed Ichino) che a loro volta si ispirano alle linee guida studiate dagli economisti Boeri e Garibaldi (autori del sito lavoce.info).

Contratto unico di ingresso

Ad oggi esistono decine di contratti collettivi del lavoro, diversissimi tra loro, ognuno di essi ha una classificazione diversa per la paga, le ferie, la gestione delle malattie, la tredicesima, il periodo di prova e di preavviso, etc… Questo crea una non equità tra lavoratori dei diversi settori, ma anche una spesa eccessiva per la gestione di tutti i contratti.

La riforma prevede un contratto unico di ingresso diviso in due fasi:

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Il tempo per indossare la tuta da lavoro deve essere retribuito

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Indossare la divisa aziendale porta via minuti preziosi. Questo tempo deve rientrare nell’orario di lavoro, quindi deve essere retribuito?Il Tribunale di Genova nella sezione lavoro si è occupato proprio dell’orario di lavoro.

Con la sentenza del 27 settembre 2011 n° 1401 il Tribunale di Genova ha così deciso: il tempo ocorrente per indossare la divisa aziendale deve essere retribuito.

Nella sentenza si legge infatti: rientrano nell’ambito del lavoro effettivo ex art. 6 RDL 692/23 anche i lavori preparatori e complementari che debbano eseguirsi al di fuori dell’orario normale delle aziende.

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Regime contribuenti minimi 2012

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Il nuovo anno è iniziato e con lui le prime modifiche per quanto riguarda il regime dei minimi. Con la Manovra Finanziaria del 2011 cambia infatti l’articolo 27, dl n. 98/2011 convertito dalla legge n.111/2011. Dal 1 gennaio 2012 si è modificato il regime dei minimi che veniva applicato a circa 600 mila contribuenti.

Con questa modifica, applicando sul reddito un’imposta sostitutiva di IRPEF del 5% e non del 20%, si ridurrà notevolmente il numero dei lavoratori autonomi che potranno usufruire di questo vantaggio a scapito di coloro che non rientrano nelle condizioni richieste e che dovranno utilizzare un nuovo regime intermedio.

Il nuovo regime fiscale vuole appoggiare l’imprenditoria giovanile, per favorire nuove imprese e chi ha perso il lavoro. Il regime dei minimi sarà applicabile per 5 anni calcolati a partire dall’inizio dell’attività. Non c’è limite di età. Questo periodo di aliquota al 5% può inoltre superare i cinque anni per i giovani, fino al raggiungimento dei 35 anni d’età del contribuente.

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Wwworkers lavorare in proprio grazie ad internet

Altro che bamboccioni. Hanno detto di no al posto fisso da dipendenti per rimboccarsi le maniche e avviare un’attività in proprio. Grazie al Web. Sono i wwworkers (www.wwwokers.it), coloro che hanno scelto internet come vetrina o strumento per la propria professione: si va dai designer agli artigiani, dai consulenti legali ai personal trainer, e persino una famiglia di pastori sardi (i Concas) che grazie al Web ha allargato il proprio mercato e offre la possibilità di adottare pecore a distanza. Ma andiamo con ordine: il sito www.wwworkers.it è stato fondato a gennaio 2010 da Giampaolo Colletti, giovane giornalista esperto in media digitali, per raccogliere oltre 2000 storie di professionisti che hanno avviato attività basandosi sul Web, nonostante la crisi. Progetto che poi è diventato un libro, Wwworkers, edito dal Gruppo24Ore.

“Io stesso”, racconta Giampaolo, “ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato in una multinazionale per seguire la mia passione per le nuove tecnologie e mettermi in proprio. Ho fondato Filandolarete srl che crea e promuove servizi editoriali audiovisivi e realizza video per aziende e trasmissioni tv”. Ma come si decide di passare da un posto fisso ad essere imprenditori di se stessi? “In genere”, prosegue Giampaolo, “non è una scelta avventata: molti ci pensano per diversi anni, prima di lasciare il lavoro precedente. È necessario anche mettere da parte una cifra pari almeno a 10 o 20mila euro per avviare un’attività, oltre a credere molto in se stessi ed essere molto motivati, valutare le nicchie di mercato, avere idee forti che intercettino un determinato settore di pubblico”.

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Unbreakfast: così i professionisti over 40 tornano in gioco

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Gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione in Italia, parlano di un tasso dell’8,5%, cifra che sale al 29,2% tra i giovani in ottobre 2011. Se è drammatico per i ragazzi non trovare un impiego, vedersi proporre solamente contratti atipici (quando va bene) oppure di stage, è altrettanto tragico ritrovarsi a 40-50 anni senza un lavoro. Licenziati pur avendo alle spalle una solida professione, tagliati dall’ufficio risorse umane perché “troppo costosi”. Capita anche ai manager e ai professionisti affermati, di rimanere a casa e di doversi reinventare. E per loro, che avevano investito tutto sulla carriera, accettare un licenziamento non è semplice, così come non lo è sentirsi rifiutare perché “troppo competenti”.

Ma deprimersi non serve: quel che occorre è una rete di contatti e la consapevolezza di potersi rimettere in gioco, anche cambiando mestiere, se serve, o comunque uscendo dagli schemi precedenti. UnBreakFast, attiva a Milano dal 2007, è un’associazione volontaristica che ha lo scopo di aiutare i manager d’azienda, “coloro che seguivano e gestivano persone, soldi e processi”, e i quadri, a reinserirsi nel mercato del lavoro. Persone che sono state licenziate in maniera repentina, per tagli aziendali, fusioni o spostamenti all’estero della produzione, che non sanno come affacciarsi di nuovo sul mercato, che magari hanno tentato la strada del libero professionismo senza successo, ma che sono pronti a prendere la rincorsa per farcela di nuovo. L’idea è nata da Chiara Bonomi, ex direttore della Comunicazione per una grande società del software e attualmente, dopo tre anni in una società di media relations, lavora come libera professionista ed è in procinto di aprire una propria azienda.

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