L’ex ministro: “Se restiamo nell’euro disoccupazione al 20%”

In un’intervista al tedesco Focus, L’ex ministro dell’Industria Paolo Savona ha spiegato che, partendo dal quadro attuale, per l’Italia ci sono due strade. La prima è rimanere nell’euro, ma in questo caso il tasso di disoccupazione potrebbe raggiungere il 20% (ora è all’11,7). La seconda è quella di uscire dalla moneta unica europea e sopportare un’inflazione del 20%. Tra le due, ha detto Savona, preferisco la “seconda variante” (ipotizzando quindi un’uscita dall’euro). La terza strada è quella che dovrebbe percorrere l’Europa, cambiando le sue politiche. Se ciò non avvenisse, rimangono i due casi di cui sopra.

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Istat: stipendi italiani sotto la media Ue. Dodicesimi su 27

Gli stipendi italiani sono sotto la media europea (e ultimamente rischiano anche di arrivare a rate). A dirlo è l’Istat, che ha presentato i dati dell'ultima rilevazione, effettuata a ottobre 2010. Secondo l’Istituto di statistica la retribuzione oraria lorda in termini nominali è di 14,5, contro i 15,2 della media Ue.  Cifre inferiori di oltre il 14% rispetto, ad esempio a quelle della Germania. Non è lei però, in questo caso, a fare la parte del leone. I valori più elevati infatti sono stati registrati in Danimarca, dove la retribuzione oraria è praticamente doppia rispetto a quella italiana (27,09 euro), seguita da quella media dell’Irlanda (22,23 euro) e del Lussemburgo (21,95 euro).

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Cgia: La metà delle pmi paga i salari a rate

Secondo la Cgia di Mestre, nota per i suoi studi approfonditi sull’andamento del mondo delle imprese e del lavoro, una pmi su due per pagare i salari ai suoi dipendenti è costretta a rateizzare. Ciò significa che i lavoratori di quelle aziende spesso non ricevono l’intero stipendio quando dovrebbero. La causa, secondo l’associazione, risiede nella scarsissima liquidità di queste imprese che, volendo comunque non lasciare a secco i dipendenti, si organizzano cone le rate, in modo da dilatare nel tempo i pagamenti. Una situazione questa dovuta ovviamente alla crisi più nera dal 1929. Quest’ultima, oltre ad avere effetti pesantissimi è risultata essere anche molto lunga. E’ ormai cinque anni infatti che “sprigiona i suoi effetti negativi”, ha spiegato il presidente Bortolussi.

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Crisi: crolla il Pil, indietro di dieci anni

Il Pil italiano, per l’anno 2012 è stato di 1.565.916 milioni di euro correnti, calando il suo volume del 2,4% e facendo regredire l’economia italiana ai livelli di dieci anni fa. La cosa ancora più preoccupante è che, almeno stando alle stime del Codacons, nel 2013 andrà ancora peggio, ed il rischio è quello di regredire ulteriormente, non di dieci anni, ma addirittura di oltre 50. Il nodo è il crollo della domanda, quindi dei consumi (meno 4,4% su base annua), che a sua volta ha generato la crisi del commercio. Colpa delle troppe tasse, che hanno raggiunto il 44% sulle famiglie), ma anche della crescita spropositata della disoccupazione o, per meglio dire, della mancanza di lavoro.

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Stipendi pubblici, aumenti bloccati per due anni?

Il provvedimento è di quelli destinati a far discutere, anche se, a dire il vero, ancora non è stato preso.  Ma un decreto ministeriale (Economia e Funzione Pubblica) potrebbe essere pubblicato a giorni e conterrebbe proprio la decisione relativa al blocco degli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici per i prossimi due anni, in sostanza fino alla fine del 2014.  Il congelamento riguarderebbe circa tre milioni di individui (appunto il numero di dipendenti pubblici italiani). Nella bozza del decreto, pubblicata dall’agenzia Agi è scritto che “Non si dà luogo  senza possibilità di recupero al riconoscimento degli incrementi contrattuali e negoziali ricadenti negli anni 2013-2014 del personale dipendente dalle amministrazioni pubbliche”.

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Disoccupazione, Istat: a gennaio quasi 3 milioni senza lavoro

 <span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-2430" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2011/11/grafico-down.jpg" style="width: 160px; height: 120px; margin: 3px; float: left;" width="400" height="300" />Gennaio 2013 ha visto un&rsquo;ulteriore <strong>crescita della disoccupazione</strong>. Da dicembre 2012 il numero dei senza lavoro (ed in cerca di un impiego) <strong>&egrave; aumentato di 110 mila unit&agrave;</strong>, (+3.8%). Un dato significativo se si pensa che &egrave; stato registrato nell&rsquo;arco di un solo mese.&nbsp; (per un confronto, leggi tendenza novembre-dicembre 2012). In totale i disoccupati hanno sfiorato i tre milioni, raggiungendo i 2 milioni e 999 mila. Su base annua la crescita &egrave; stata del 22,7%. (oltre 550.000 disoccupati in pi&ugrave;). Il tasso di disoccupazione si &egrave; attestato all&rsquo;11,7%, crescendo di quasi mezzo punto percentuale rispetto a dicembre 2012 e di oltre due punti se rapportato agli ultimi dodici mesi. Non sono state rilevate differenze significative tra uomini e donne.</span></span></span>

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Disoccupazione, Draghi: 19 milioni i senza lavoro. Come l’intera Olanda

Concorso Unione Europea

Nella zona euro la questione della disoccupazione è ormai diventata una “tragedia”. Così l’ha definita il presidente della Bce, Mario Draghi, snocciolando numeri pesantissimi. I senza lavoro sono 19 milioni; per dare un’idea la cifra corrisponde a poco meno dell’intera popolazione dell’Olanda. “L’euro – ha spiegato il fautore del cosiddetto bazooka antispread – è un mezzo per promuovere la pace tra le nazioni e anche un mezzo per migliorare la nostra prosperità collettiva” ma, ha aggiunto, “è necessario rafforzare i meccanismi di mercato al servizio dell'umanità”. Proprio i mercati sono quelli che stanno attanagliando l’Italia post elettorale in questi giorni.

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Lavoro: 640.000 licenziamenti nei primi mesi del 2012

L’aumento rispetto al 2011 è stato dell’11%. Il Ministero del Lavoro ieri ha diffuso i dati riguardanti l’andamento dell’occupazione in Italia, dove, nei primi nove mesi del 2012 scorso anno, sono stati operati 640.000 licenziamenti. C’è anche una notizia positiva, almeno parzialmente; nello stesso periodo il numero di contratti di lavoro posti in essere ha raggiunto i 7,9 milioni . I contratti terminati invece sono stati 7 milioni. Il saldo è quindi in attivo di 900.000 contratti, che però sono in larghissima parte di natura temporanea o “precaria”. I dati arrivano a stretto giro di posta rispetto a quelli sulle partite Iva, diffusi da Cgia e Cgil.

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Tasse: tre aziende su cinque s’indebitano per pagarle

 <span style="color:#000000;"><span style="font-size: 14px;"><strong><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-1244" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2010/01/paniazky.jpg" style="width: 160px; height: 120px; margin: 3px; float: left;" width="400" height="300" />Prestiti in banca per poter pagare le tasse</strong>. A chiederli, stando a un sondaggio condotto da Unimpresa, sono <strong>tre aziende su cinque</strong>. &ldquo;Pena&rdquo;, una visita dell&rsquo;Agenzia delle Entrate, che deve fare il suo lavoro. Perch&eacute; s&igrave;, le tasse vanno pagate, tutte e sempre, <strong>ma se la pressione fiscale &egrave; troppo alta</strong> si rischia di non riuscirci, soprattutto in periodo di crisi economica. E allora gli imprenditori che vogliono (giustamente)&nbsp; fare tutto secondo le regole, sono costretti a recarsi presso l&rsquo;istituto di credito di fiducia e chiedere un prestito, non per innovare, non per assumere nuovo personale, ma per poter essere in regola con il fisco. E&rsquo; quanto &egrave; emerso da un recente studio condotto da Unimpresa, effettuato su un campione di 130.000 imprese.</span></span>

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Alimentari: un negozio su quattro ha chiuso

Un negozio di alimentari su quattro, negli ultimi dieci anno ha chiuso i battenti. Colpa della crisi, ma anche dell’imperare dei centri commerciali. Questi ultimi, se da una parte concentrano tutto in un unico luogo evitando così l’obbligo di spostamenti continui per esigenze diverse, dall’altra “schiacciano” la piccola concorrenza. A sparire infatti è il classico negozio sotto casa. In dieci anni, il 24,3% ha chiuso (i dati si riferiscono alle città “province capoluogo di regione), senza possibilità di rivincita. A subire le conseguenze di una tale trasformazione del tessuto urbano, sono soprattutto gli anziani. La piccola bottega raggiungibile attraverso una breve e piacevole passeggiata diventa sempre più rara; per chi ha problemi di mobilità, magari dovuti all’età, le difficoltà si moltiplicano, in quanto anche un’attività semplice come fare la spesa diventa un processo lungo e articolato.

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I consumi calano, i prezzi aumentano. Perchè?

Un paradosso? Forse, ma la denuncia di Adusbef e Federconsumatori mostra a chiare lettere una situazione quantomeno originale. A causa della crisi e della disoccupazione imperante, i consumi nel biennio 2012-2013 hanno subìto un calo piuttosto significativo, attestatosi al -6,1%. Eppure, paradossalmente appunto, i prezzi, al posto di diminuire come dovrebbe essere seguendo le leggi di mercato, sono aumentati. A rimetterci, è stato (e continuerà ad essere, anche nel 2013) il potere d’acquisto, e quindi, i consumi. Sì, proprio quelli che continuano a calare. Accade così che siccome sempre meno persone si possono permettere un taxi, il numero di “corse” scende, ma le tariffe aumentano del 5%.

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Partite Iva, Cgia: aperte oltre 549.000. Per Cgil possibili abusi

La crisi non causa solo disoccupazione, ma modifica anche la struttura del mercato del lavoro. Secondo gli ultimi dati del Ministero delle finanze, rielaborati dalla Cgia di Mestre, nel 2012 sono state aperte oltre 549.000 partite Iva, il 38,5%  delle quali risulta ascrivibile a persone sotto i 35 anni di età (con un aumento dell’8.1% rispetto al 2011). E’ al sud che si è concentrata la percentuale maggiore di aperture di partite Iva “giovani”. Il 37,8% del totale (oltre 211.000). Stratificando per genere, un aumento ancora maggiore si è verificato tra le donne giovani, il cui numero è  salito del 10.1% rispetto al 2011.

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Berlusconi : “Pronto a restituire i 4 miliardi utilizzando la mia fortuna”

La convinzione di Silvio Berlusconi circa la possibilità di restituire l’Imu pagata nel 2012 sulla prima casa arriva a fargli dichiarare la volontà di rischiare in prima persona. Nell’ultima apparizione politica su Rai Due, prima del silenzio elettorale in vigore dalla mezzanotte di oggi, il leader del Pdl si è detto “Pronto a restituire i 4 miliardi” di tasca propria, “utilizzando la mia fortuna”, ha aggiunto. Citando la rivista Forbes, ha spiegato che il suo patrimonio ammonterebbe a circa  “4 miliardi e mezzo” . “Con mezzo miliardo vivrò benissimo”, ha spiegato (gli altri 4 sono giusto l’importo dell’Imu che il Cavaliere dice continuamente di voler restituire).Insomma, pare di capire che, secondo Berlusconi, la copertura per l'operazione c'è, ma anche nel caso non ci fosse, quei soldi tornerebbero comunque nelle case degli italiani, a costo di metterceli di persona. Una promessa decisamente ardita.

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Caos sul rimborso Imu: Berlusconi spedisce le lettere a casa

Pensionati in fila davanti alle sedi di sindacati e patronati, con la ferma intenzione di chiedere il rimborso dell’Imu. Silvio Berlusconi ha nuovamente tirato fuori un coniglio dal cappello, perlomeno a livello mediatico. Dopo aver dichiarato a tutti i giornali ed a tutte le tv la sua intenzione  non solo di abolire l’Imu sulla prima casa, ma anche quella di restituire l’importo versato dagli italiani (sempre con riferimento alla prima casa) nel 2012, Il Cavaliere ed il Pdl hanno spedito nelle case degli italiani migliaia di lettere. Sulla busta c’è scritto a caratteri cubitali “Rimborso IMU 2012”. Apriti cielo.

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Istat: fatturato crolla nel 2012, in un anno meno 9,2%

Il 2012 si sta rivelando un anno nero in tutti i sensi. Il fatturato industriale in un anno è letteralmente crollato, facendo segnare una diminuzione del 9,2% nel periodo dicembre 2011-2012 (il dato si riferisce al mercato interno). I dati sono quelli corretti per gli effetti di calendario (19 giorni lavorati nel dicembre 2011, contro i 20 del 2012). Ciò è indicativo anche del crollo dei consumi e di una sostanziale situazione di criticità dell’economia reale italiana. Il mercato delle esportazioni invece ha retto abbastanza bene, registrando nello stesso periodo una flessione molto leggera (-0,5%). A livello tendenziale il fatturato totale è infatti diminuito del 6,3%. Se invece si prendono come riferimento i due anni 2011 e 2012, il calo è stato del 4,3%.

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Cgil: in Italia 9 milioni di persone in difficoltà economiche

Un dato allarmante quello diffuso ieri da Cgil e Fondazione Di Vittorio. In Italia nel 2012 9 milioni di persone hanno sofferto difficoltà economiche e occupazionali. Sostanzialmente un sesto dell’intera popolazione italiana, compreso chi non è (o non è più)  in età lavorativa (bambini e pensionati). La colpa, secondo il sindacato, è certamente da attribuirsi al prolungarsi di una crisi economica mondiale gravissima, ma anche, alle politiche intraprese dal governo, “che hanno negato la ripresa ed aggravato la situazione con politiche di austerità che non hanno lasciato spazio allo sviluppo”. L’austerità insomma, nel 2012 (anno nerissimo) non ha aiutato, ma anzi, è la posizione del sindacato,  ha contribuito a rendere ancora più difficile la situazione.

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La Fornero difende la sua riforma: “Ci sono i primi risultati”

Il ministro del Welfare uscente Elsa Fornero ha tenuto a difendere la sua riforma del lavoro, quella, per capirci, che verrà adottata e implementata dalla lista Monti, nel caso dovesse vincere le elezioni. Secondo il Ministro “iniziano a vedersi i primi risultati”. In questo senso ha citato i contratti con “gli istituti di lingue” e quelli per i “promotori della vendita”. Secondo la Fornero è un percorso che va costruito “mattone su mattone” ed è molto orientato ai giovani: “Se si costruisce bene a partire dall’apprendistato, si vedranno i risultati”.

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Auto: giù le vendite, mai così male da 23 anni

Brutte notizie per il mercato dell’auto. Il dato registrato per l'Europa a gennaio 2013 e diffuso dall’Acea (l’associazione dei produttori europei),  indica un calo nelle vendite  dell’8,5% (918.280 unità) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. E’ il peggior dato dal 1990 ad oggi, vale a dire degli ultimi 23 anni. Il 1990 è però anche l’anno d’inizio della serie storica di riferimento. Non è quindi possibile fare un paragone con gli anni precedenti al 1990, in quanto  non esistono dati confrontabili. I numeri si riferiscono ai paesi dell’Unione Europea, più quelli Efta (Norvegia, Islanda e Svizzera).

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Benzina torna a salire: quasi 2 euro al litro

Niente da fare, i prezzi dei carburanti sono tornati a salire. In molte regioni italiane si è arrivati a sfiorare i 2 euro al litro. Il record degli ultimi mesi. Le influenze sull’economia reale sono le solite, ormai note un po’ a tutti. A rimetterci in primis, è chi costretto dalle esigenze ad usare le auto e, unitamente, chi sulle 2-3-4 o più ruote ci fa quotidianamente un sacco di chilometri, per lavoro. Ma il peso degli aumenti, in molti casi, si fa sentire anche sugli stessi benzinai. Eni, leader del mercato, ha aumentato i “prezzi consigliati” di 1,5 centesimi di verde e gasolio. Ma nel weekend anche altri operatori hanno ritoccato i listini: Esso (+ 2 centesimi), TotalErg (+ 1 centesimo). A salire, di conseguenza sono state anche le “punte”, vale a dire i prezzi più alti. 1927 per  la verde, 1809 per il gasolio e 890 per il gpl.

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Riunioni di lavoro anche in bagno, ma servono davvero?

In teoria le riunioni di lavoro servono, eccome;  ad organizzare l’agenda lavorativa giornaliera, settimanale, o mensile, a risolvere problemi complessi mettendo a confronto gli esperti interni nei vari campi ai quali attengono quei problemi, a proporre nuove idee, utilissime allo sviluppo aziendale. E poi, il team building dove lo vogliamo mettere? Un vero e proprio …

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