In un’intervista al tedesco Focus, L’ex ministro dell’Industria Paolo Savona ha spiegato che, partendo dal quadro attuale, per l’Italia ci sono due strade. La prima è rimanere nell’euro, ma in questo caso il tasso di disoccupazione potrebbe raggiungere il 20% (ora è all’11,7). La seconda è quella di uscire dalla moneta unica europea e sopportare un’inflazione del 20%. Tra le due, ha detto Savona, preferisco la “seconda variante” (ipotizzando quindi un’uscita dall’euro). La terza strada è quella che dovrebbe percorrere l’Europa, cambiando le sue politiche. Se ciò non avvenisse, rimangono i due casi di cui sopra.
Giornalista, ho iniziato ad occuparmi di lavoro dopo averlo cercato per anni.
Mettere in luce i lati nascosti dell’intero sistema, soprattutto quelli positivi (sì, ce ne sono e anche tanti), la considero una vera e propria missione.
In un’intervista al tedesco Focus, L’ex ministro dell’Industria Paolo Savona ha spiegato che, partendo dal quadro attuale, per l’Italia ci sono due strade. La prima è rimanere nell’euro, ma in questo caso il tasso di disoccupazione potrebbe raggiungere il 20% (ora è all’11,7). La seconda è quella di uscire dalla moneta unica europea e sopportare un’inflazione del 20%. Tra le due, ha detto Savona, preferisco la “seconda variante” (ipotizzando quindi un’uscita dall’euro). La terza strada è quella che dovrebbe percorrere l’Europa, cambiando le sue politiche. Se ciò non avvenisse, rimangono i due casi di cui sopra.
Gli stipendi italiani sono sotto la media europea (e ultimamente rischiano anche di
Secondo la Cgia di Mestre, nota per i suoi studi approfonditi sull’andamento del mondo delle imprese e del lavoro, una pmi su due per pagare i salari ai suoi dipendenti è costretta a rateizzare. Ciò significa che i lavoratori di quelle aziende spesso non ricevono l’intero stipendio quando dovrebbero. La causa, secondo l’associazione, risiede nella scarsissima liquidità di queste imprese che, volendo comunque non lasciare a secco i dipendenti, si organizzano cone le rate, in modo da dilatare nel tempo i pagamenti. Una situazione questa dovuta ovviamente
Il Pil italiano, per l’anno 2012 è stato di 1.565.916 milioni di euro correnti, calando il suo volume del 2,4% e facendo regredire l’economia italiana ai livelli di dieci anni fa. La cosa ancora più preoccupante è che, almeno stando alle stime del Codacons, nel 2013 andrà ancora peggio, ed il rischio è quello di regredire ulteriormente, non di dieci anni, ma addirittura di oltre 50. Il nodo è il crollo della domanda, quindi dei consumi (meno 4,4% su base annua), che a sua volta ha generato la crisi del commercio. Colpa delle troppe tasse, che hanno raggiunto il 44% sulle famiglie), ma anche della crescita spropositata della disoccupazione o, per meglio dire, della mancanza di lavoro.
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Nella zona euro la questione della disoccupazione è ormai diventata una “tragedia”. Così l’ha definita il presidente della Bce, Mario Draghi, snocciolando numeri pesantissimi. I senza lavoro sono 19 milioni; per dare un’idea la cifra corrisponde a poco meno dell’intera popolazione dell’Olanda. “L’euro – ha spiegato il fautore del cosiddetto bazooka antispread – è un mezzo per promuovere la pace tra le nazioni e anche un mezzo per migliorare la nostra prosperità collettiva” ma, ha aggiunto, “è necessario rafforzare i meccanismi di mercato al servizio dell'umanità”. Proprio i mercati sono quelli che stanno attanagliando l’Italia post elettorale in questi giorni.
Un negozio di alimentari su quattro, negli ultimi dieci anno ha chiuso i battenti. Colpa della crisi, ma anche dell’imperare dei centri commerciali. Questi ultimi, se da una parte concentrano tutto in un unico luogo evitando così l’obbligo di spostamenti continui per esigenze diverse, dall’altra “schiacciano” la piccola concorrenza. A sparire infatti è il classico negozio sotto casa. In dieci anni, il 24,3% ha chiuso (i dati si riferiscono alle città “province capoluogo di regione), senza possibilità di rivincita. A subire le conseguenze di una tale trasformazione del tessuto urbano, sono soprattutto gli anziani. La piccola bottega raggiungibile attraverso una breve e piacevole passeggiata diventa sempre più rara; per chi ha problemi di mobilità, magari dovuti all’età, le difficoltà si moltiplicano, in quanto anche un’attività semplice come fare la spesa diventa un processo lungo e articolato.
Un paradosso? Forse, ma la denuncia di Adusbef e Federconsumatori mostra a chiare lettere una situazione quantomeno originale. A causa della crisi e della disoccupazione imperante, i consumi nel biennio 2012-2013 hanno subìto un calo piuttosto significativo, attestatosi al -6,1%. Eppure, paradossalmente appunto, i prezzi, al posto di diminuire come dovrebbe essere seguendo le leggi di mercato, sono aumentati. A rimetterci, è stato (e continuerà ad essere, anche nel 2013) il potere d’acquisto, e quindi, i consumi. Sì, proprio quelli che continuano a calare. Accade così che siccome sempre meno persone si possono permettere un taxi, il numero di “corse” scende, ma le tariffe aumentano del 5%.
La crisi non causa solo disoccupazione, ma modifica anche la struttura del mercato del lavoro. Secondo gli ultimi dati del Ministero delle finanze, rielaborati dalla Cgia di Mestre, nel 2012 sono state aperte oltre 549.000 partite Iva, il 38,5% delle quali risulta ascrivibile a persone sotto i 35 anni di età (con un aumento dell’8.1% rispetto al 2011). E’ al sud che si è concentrata la percentuale maggiore di aperture di partite Iva “giovani”. Il 37,8% del totale (oltre 211.000). Stratificando per genere, un aumento ancora maggiore si è verificato tra le donne giovani, il cui numero è salito del 10.1% rispetto al 2011.
La convinzione di Silvio Berlusconi circa la possibilità di restituire l’Imu pagata nel 2012 sulla prima casa arriva a fargli dichiarare la volontà di rischiare in prima persona. Nell’ultima apparizione politica su Rai Due, prima del silenzio elettorale in vigore dalla mezzanotte di oggi, il leader del Pdl si è detto “Pronto a restituire i 4 miliardi” di tasca propria, “utilizzando la mia fortuna”, ha aggiunto. Citando la rivista Forbes, ha spiegato che il suo patrimonio ammonterebbe a circa “4 miliardi e mezzo” . “Con mezzo miliardo vivrò benissimo”, ha spiegato (gli altri 4 sono giusto l’importo dell’Imu che il Cavaliere dice continuamente di voler restituire).Insomma, pare di capire che, secondo Berlusconi, la copertura per l'operazione c'è, ma anche nel caso non ci fosse, quei soldi tornerebbero comunque nelle case degli italiani, a costo di metterceli di persona. Una promessa decisamente ardita.
Il 2012 si sta rivelando un anno nero in tutti i sensi. Il fatturato industriale in un anno è letteralmente crollato, facendo segnare una diminuzione del 9,2% nel periodo dicembre 2011-2012 (il dato si riferisce al mercato interno). I dati sono quelli corretti per gli effetti di calendario (19 giorni lavorati nel dicembre 2011, contro i 20 del 2012). Ciò è indicativo anche del crollo dei consumi e di una sostanziale situazione di criticità dell’economia reale italiana. Il mercato delle esportazioni invece ha retto abbastanza bene, registrando nello stesso periodo una flessione molto leggera (-0,5%). A livello tendenziale il fatturato totale è infatti diminuito del 6,3%. Se invece si prendono come riferimento i due anni 2011 e 2012, il calo è stato del 4,3%.
Un dato allarmante quello diffuso ieri da Cgil e Fondazione Di Vittorio. In Italia nel 2012 9 milioni di persone hanno sofferto difficoltà economiche e occupazionali. Sostanzialmente un sesto dell’intera popolazione italiana, compreso chi non è (o non è più) in età lavorativa (bambini e pensionati). La colpa, secondo il sindacato, è certamente da attribuirsi al prolungarsi di una crisi economica mondiale gravissima, ma anche, alle
Il ministro del Welfare uscente Elsa Fornero ha tenuto a difendere la sua riforma del lavoro, quella, per capirci, che verrà adottata e implementata dalla lista Monti, nel caso dovesse vincere le elezioni. Secondo il Ministro “iniziano a vedersi i primi risultati”. In questo senso ha citato i contratti con “gli istituti di lingue” e quelli per i “promotori della vendita”. Secondo la Fornero è un percorso che va costruito “mattone su mattone” ed è molto orientato ai giovani: “Se si costruisce bene a partire dall’apprendistato, si vedranno i risultati”.
Brutte notizie per il mercato dell’auto. Il dato registrato per l'Europa a gennaio 2013 e diffuso dall’Acea (l’associazione dei produttori europei), indica un calo nelle vendite dell’8,5% (918.280 unità) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. E’ il peggior dato dal 1990 ad oggi, vale a dire degli ultimi 23 anni. Il 1990 è però anche l’anno d’inizio della serie storica di riferimento. Non è quindi possibile fare un paragone con gli anni precedenti al 1990, in quanto non esistono dati confrontabili. I numeri si riferiscono ai paesi dell’Unione Europea, più quelli Efta (Norvegia, Islanda e Svizzera).
Niente da fare, i prezzi dei carburanti sono tornati a salire. In molte regioni italiane si è arrivati a sfiorare i 2 euro al litro. Il record degli ultimi mesi. Le influenze sull’economia reale sono le solite, ormai note un po’ a tutti. A rimetterci in primis, è chi costretto dalle esigenze ad usare le auto e, unitamente, chi sulle 2-3-4 o più ruote ci fa quotidianamente un sacco di chilometri, per lavoro. Ma il peso degli aumenti, in molti casi, si fa sentire anche sugli stessi benzinai. Eni, leader del mercato, ha aumentato i “prezzi consigliati” di 1,5 centesimi di verde e gasolio. Ma nel weekend anche altri operatori hanno ritoccato i listini: Esso (+ 2 centesimi), TotalErg (+ 1 centesimo). A salire, di conseguenza sono state anche le “punte”, vale a dire i prezzi più alti. 1927 per la verde, 1809 per il gasolio e 890 per il gpl.