Sono dati che destano grande preoccupazione quelli che l’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza (Paidòos) ha diffuso ieri. Dati che raccontano di un’Italia che, “morsa” dalla crisi, non disdegna di chiedere ai più piccoli di lavorare. L’indagine, condotta da Datanalysis su un campione di famiglie italiane intervistate a novembre 2014, ha infatti acceso un faro su fenomeni che vengono erroneamente considerati distanti da noi: il lavoro minorile e l’abbandono scolastico. E che, come è facile comprendere, impattano in maniera dannosa sul benessere psicofisico dei nostri figli.

Sfruttati anche a casa
Il Rapporto ha svelato che gli under 16 che, in Italia, destinano buona parte della loro giornata al lavoro sono 280 mila di cui 30 mila a rischio sfruttamento. Cosa significa? Che i giovanissimi lavoratori vengono molto spesso impiegati in lavori pericolosi (che si svolgono di notte o che li costringe a maneggiare sostanze e attrezzi che potrebbero ferirli o danneggiarli), rinunciando a preziose ore di sonno che li spinge, nel 18% dei casi, ad abbandonare la scuola. Ma c’è di più: secondo quanto riportato dall’Osservatorio, circa il 50% dei baby lavoratori non viene pagato anche perché, nel 33% dei casi, lavora a casa e, nel 40% dei casi, nell’attività condotta da mamma e papà. Come dire che lo sfruttamento minorile parte proprio dalle mura domestiche. E il peso che i genitori hanno in queste delicatissime dinamiche è, a dir poco, importante. E rappresenta forse l’elemento più allarmante messo in evidenza dal Rapporto che ha sostanzialmente snudato una certa “indulgenza” nei confronti del lavoro minorile. Il 54% del genitori intervistati ha, infatti, dichiarato di giustificare (almeno in parte) la scelta di far lavorare il proprio figlio, alla luce delle difficoltà economiche legate al protrarsi della crisi. Solo il 34% del campione ha, invece, opposto netta resistenza alla possibilità che il proprio figlio lasci i banchi di scuola, mentre l’11% non ha fornito una risposta chiara. Ancora: il 25% delle mamma e dei papà interpellati da Datanalysis ha risposto che, qualora il proprio figlio manifestasse l’intenzione di lasciare la scuola per andare a lavorare, non glielo impedirebbe, pur ritenendola una scelta sbagliata.
Giornalista pubblicista, mi muovo con interesse nel poliedrico mondo della comunicazione cercando di trarre insegnamento e ispirazione da ogni singolo incontro. Insegnante nella scuola pubblica, ho perfezionato la mia formazione nella didattica dell’italiano agli stranieri.
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