La scelta di ridurre le tasse che gravano sulla proprietà immobiliare degli italiani è davvero così felice? O il governo Renzi dovrebbe tenere conto del parere espresso da molti osservatori speciali (tra cui i tecnici di Bruxelles) che lo invitano a intervenire sul fronte del cuneo fiscale? La Cgia di Mestre ha cercato di vederci chiaro e, alla luce dei dati raccolti ed elaborati, ha concluso che la promessa del premier di abolire la tassazione sulla prima casa degli italiani dovrebbe rivelarsi l’opzione migliore. Vediamo perché.

L’indagine – che ha preso in esame il periodo compreso tra il 2007 e il 2015 – ha messo in evidenza come, in questo lasso di tempo, il cuneo fiscale (ovvero il fisco sul lavoro) sia risultato in calo. Con benefici particolarmente soddisfacenti per le retribuzioni più basse, quelle stimate in 20.410 euro lorde all’anno, il cui prelievo è sceso del 5,2% (corrispondente a 1.707 euro) e per quelle medie, pari a 30.463 euro, che hanno fatto registrare una riduzione pari all’1,1% (ovvero a 982 euro all’anno). “Il peso del fisco sul costo del lavoro – ha commentato Paolo Zabeo dellUfficio Studi della Cgia – sta scendendo grazie a una serie di interventi che spaziano dall’aumento delle detrazioni fiscali sul lavoro dipendente avviate dal governo Letta al bonus degli 80 euro introdotto dal presidente del Consiglio Renzi e alle progressive misure approvate nel corso degli anni che hanno praticamente azzerato l’Irap sul costo del lavoro”.
Giornalista pubblicista, mi muovo con interesse nel poliedrico mondo della comunicazione cercando di trarre insegnamento e ispirazione da ogni singolo incontro. Insegnante nella scuola pubblica, ho perfezionato la mia formazione nella didattica dell’italiano agli stranieri.
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