Dimissioni online, come funziona la nuova procedura

Dimissioni online

Ha preso il via la nuova procedura per le dimissioni online e le risoluzioni consensuali dal lavoro. In seguito alle novità intercorse, chi intende lasciare il proprio posto di lavoro dovrà ora comunicarlo in via esclusivamente telematica, agendo da sé o con l’ausilio dei soggetti abilitati come, ad esempio, sindacati, patronati, enti bilaterali, commissioni di certificazioni, ma non a consulenti del lavoro o ad altri professionisti abilitati.Dimissioni online

A sostenerlo è Ministero del lavoro nelle Faq pubblicate pochi giorni fa insieme alla nuova procedura riguardante appunto le dimissioni online, precisando altresì che l’obbligo per la nuova procedura segue “il momento in cui si manifesta la volontà”, e non la decorrenza delle dimissioni. Prevista dalla riforma del c.d. Jobs act, la nuova procedura ha lo scopo principale (e intuibile) di contrastare il fenomeno delle “dimissioni in bianco”, andando a costituire uno step di maggiore tutela per il lavoratore, attraverso norme che sono attive per le dimissioni e le risoluzioni consensuali presentate dal 12 marzo 2016 con riferimento al già ricordato “momento in cui si manifesta la volontà e non la data di decorrenza” delle dimissioni.

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Roberto Rais

Giornalista e promotore finanziario abilitato, profondo conoscitore delle tematiche del lavoro. Si occupa in principali modo di legislazioni, normativa ed approfondimenti. Si muove a suo agio nelle tematiche giuridiche ed economiche.
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Distacco dei lavoratori, presentata la riforma

distacco dei lavoratori

La Commissione Europea ha presentato un progetto di revisione sulle norme in vigore sul distacco dei lavoratori, con la finalità di promuovere il principio della parità di retribuzione per lo stesso lavoro nello stesso posto. Cerchiamo dunque di comprendere quale sia il contesto normativo, e quali siano i principi ispiratori della riforma presentata dalla Commissione.

distacco dei lavoratori
Irina Borsuchenko / Shutterstock.com

Cosa è il “distacco dei lavoratori”

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Pensioni opzione donna 2016: la nuova circolare Inps

pensioni opzione donna 2016

L’Inps, con la circolare 45/2016, ha comunicato di aver ripreso la lavorazione delle pratiche che sono state presentate dalle lavoratrici che hanno perfezionato i requisiti pe accedere al regime pensioni opzione donna 2016, entro lo scorso 31 dicembre: 35 anni di contributi insieme all’età anagrafica di 57 o 58 anni e tre mesi. Ma di cosa si tratta? E quale è lo stato della lavorazione delle domande presentate all’istituto di previdenza? Il regime pensioni opzione donna è sperimentale, introdotto dalla legge n.243/2004 (la c.d. riforma Maroni) che permette di poter anticipare il momento in cui si andrà in pensione, a condizione di optare per il calcolo della pensione (integralmente) con la regola contributiva. L’opzione donna, con simili requisiti, interessa pertanto – appunto – solo le donne che hanno il regime misto, e cioè con anni di contributi ricadenti prima del 1° gennaio 1996.

pensioni opzione donna 2016
image by Racorn

La legge di Stabilità 2016 ha scelto di prorogare tale regime pensioni opzione donna 2016 fino al 31 dicembre 2015, scadenza entro la quale viene richiesto alle donne di maturare un’anzianità contributiva pari o superiore al già ricordato limite di 35 anni (per le gestioni esclusive dell’Ago, cioè per i dipendenti pubblici, sono sufficienti 34 anni, 11 mesi e 16 giorni) e un’età anagrafica che deve invece essere pari o superiore a 57 anni e 3 mesi per le dipendenti e 58 anni e 3 mesi per le lavoratrici autonome.

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Busta arancione in arrivo per i dipendenti pubblici

Tanto desiderata, e tanto auspicata, pare finalmente in arrivo la c.d. “busta arancione” nei confronti dei dipendenti pubblici. A segnalarlo è l’Inps nel suo messaggio 940/2016, laddove ricorda come siano in spedizione le prime 150 mila buste, e che l’operazione fa parte del progetto consolidamento della banca dati delle posizioni assicurative dei dipendenti pubblici, avviato qualche mese fa con la circolare 124/2015.

busta-arancione
image by Reinhold Leitner

Una volta terminate le attività preventive di sistemazione, l’Inps ha così scelto di inviare le comunicazioni individuali al primo contingente di circa 150 mila iscritti e ai rispettivi datori di lavoro. L’invio non avverrà direttamente a casa del dipendente pubblico, bensì in seguito a un primo riscontro del proprio datore di lavoro, a cui l’Inps chiede poi l’intermediazione per poter far pervenire ai propri dipendenti le comunicazioni individuali relative alla disponibilità dell’estratto conto, utilizzando l’account di posta elettronica aziendale o istituzionale oppure con le altre modalità ritenute più opportune.

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Reati aziendali, dipendenti meno “collaborativi” nell’individuare le frodi

reati aziendali

Stando a quanto rivela Pwc nella sua VI analisi sul crimine finanziario, le “soffiate” in azienda per contrastare i reati aziendali sono in drastico calo: l’ultima rilevazione afferma infatti che nel nostro Paese solamente il 13% dei crimini attinenti alle imprese vengono scoperti mediante le indicazioni di dipendenti o con il controllo interno, contro il 36% della precedente rilevazione. Un dato che fa parlare di sé, e che probabilmente può essere in buona parte ascritto a una maggiore efficacia da parte dei controlli “esterni”, piuttosto che da un disinteresse dei dipendenti e del controllo interno a far emergere sacche di illegalità.

reati aziendali
image by auremar

A confermare tale visione estranea al peggioramento reale della situazione è Alberto Beretta, partner forensic services di Pwc, secondo cui “da un lato c’è la maggiore sensibilità del problema da parte delle forze dell’ordine che intervengono prima della segnalazione, dall’altro però c’è anche la complessità normativa che crea qualche difficoltà nel far sentire protetti e tutelati chi dovrebbe con le soffiate segnalare il problema”. E, dunque, non può nascondersi anche un fattore endogeno alle variabili che hanno influenzato il dato, sottolineando come, probabilmente, si dovrebbe puntare a una migliore tutela da parte di chi si adopera in tal “soffiata”.

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Bonus fino a 12 mila euro per chi stabilizza i tirocinanti

Il datore di lavoro che dallo scorso 1 marzo al prossimo 31 dicembre 2015 assume tirocinanti inseriti nella Garanzia giovani, avrà diritto a un “superbonus occupazione” particolarmente succulento, e rappresentato da un incentivo economico del valore compreso tra i 3 mila e i 12 mila euro. Una misura nata per favorire le stabilizzazioni, con assunzione, dei giovani Neet che stanno svolgendo o hanno già svolto tirocini avviati al 31 gennaio 2016.

tirocinanti
image by www.BillionPhotos.com

 

A introdurre e chiarire il benefit di cui sopra è il decreto direttoriale n. 16 del 3 febbraio 2016, pubblicato qualche giorno fa sul sito della pubblicità legale del ministero del lavoro, nel quale viene individuato il nuovo bonus quale parte integrante del programma Garanzia giovani, con specifico riferimento per i c.d. “Neet”, un acronimo con il quale – purtroppo – anche in Italia si è presa l’opportuna confidenza, e che riguarda i giovani che non lavorano (inoccupati, inattivi e/o disoccupati) e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione.

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Garanzia Giovani, novità dal Ministero e chiarimenti dall’Inps

Con il Decreto Direttoriale n. 385/II/2015 del 24 novembre 2015 vengono apportate alcune novità in merito agli incentivi legati all’assunzione dei giovani ammessi al Programma Garanzia Giovani. Sulla materia, l’Inps ha recentemente espresso alcuni importanti chiarimenti attraverso la sua circolare n. 32/2016, laddove viene confermato – tra gli altri spunti – che l’incentivo oggetto della misura Bonus Occupazione può essere fruito nel rispetto delle previsioni del regime de minimis, o oltre i limiti del de minimis se l’assunzione del giovane comporta un incremento occupazionale netto.

garanzia giovani
image by Goodluz

Proprio in tal proposito, l’Inps ricorda come l’incremento occupazionale netto debba intendersi come “l’aumento netto del numero di dipendenti dello stabilimento rispetto alla media relativa ad un periodo di riferimento; i posti di lavoro soppressi in tale periodo devono essere dedotti e il numero di lavoratori occupati a tempo pieno, a tempo parziale o stagionalmente va calcolato considerando le frazioni di unità di lavoro-anno”.

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Come sta andando (per davvero) il mercato del lavoro italiano?

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Il 2015 è stato un anno ricco di novità per il mercato del lavoro italiano. Dal decreto Poletti dall’anno precedente alla legge di Stabilità, passando per alcune code del Jobs Act, il panorama normativo sul sistema occupazionale italiano ha subito radicali mutamenti, creando le basi per un cambiamento delle relazioni professionali, e non solo. Ma, anche alla luce di tutto ciò, come è andato davvero il mercato italiano nel 2015? E cosa ci si attende dal 2016 recentemente cominciato?

mercato del lavoro
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Un biennio di grandi novità

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Licenziamento per insubordinazione: le volgarità verso il datore di lavoro non sempre lo giustificano

licenziamento per insubordinazione

Rivolgersi al datore di lavoro con frasi volgari o espressioni potenzialmente offensive potrebbe non essere la migliore strategia comunicativa. Tuttavia, ciò non significa che debba essere necessariamente giustificabile il licenziamento. A saperlo bene è ora Massimo Ciurli, un operaio di Pontedera, delegato sindacale della Cisl, che nell’ottobre del 2013 fu suo malgardo protagonista di un licenziamento per insubordinazione grave. La sua colpa? Aver rivolto al datore di lavoro l’espressione “Mi hai rotto il c….”. Non certo un complimento, ma – in alcuni contesti – non comunque sufficiente per costituire valido motivo di licenziamento.

licenziamento per insubordinazione
image by Dean Drobot

In particolare, si legge sulle pagine del quotidiano Il Tirreno, che ha seguito la vicenda, il giudice del lavoro di Pisa Franco Piragine ha ritenuto la condotta del lavoratore originata “dall’esasperazione provocatagli dal comportamento aziendale” sostenendo quindi che “la frase era priva di valenza ingiuriosa nell’attuale contesto sociale”. Pare insomma che l’operaio volesse usufruire di un permesso, e non trovando il modulo per richiederlo avesse chiesto supporto al capo officina e al datore di lavoro, i quali non avrebbero riscontrato la sua richiesta con puntualità. Esasperato dal rimbalzo tra i due, si sarebbe rivolto poi rivolto al datore di lavoro con l’espressione offensiva sopra accennata.

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Diritto di precedenza assunzioni: necessaria la richiesta, pena la perdita

Il lavoratore che vanta il diritto di precedenza assunzioni deve manifestare, per iscritto, la volontà espressa di volersi avvalere di tale previsione entro sei mesi dalla cessazione del rapporto, o tre mesi se il rapporto è stagionale. In mancanza, o nelle more dell’espressione per iscritto della volontà di avvalersi del diritto di precedenza, il datore di lavoro può ben assumere altri lavoratori o trasformare altri rapporti a termine e fruire degli incentivi: è quanto emerge dal recente interpello 7/2016 del Ministero del lavoro.

diritto di precedenza assunzioni
image by Micolas

Rispondendo a esplicita domanda di Confindustria, il Ministero ha dunque fornito un importante chiarimento che, probabilmente, chiude la discussione rispetto a un margine di aleatorietà rimasto aperto dopo la Legge di Stabilità. In particolare, la domanda di Confindustria era relativa alla possibilità se un datore di lavoro potesse fruire dell’incentivo dell’esonero contributivo ai fini dell’assunzione/trasformazione a tempo indeterminato, nell’ipotesi in cui un altro lavoratore cessato da un contratto a termine o con rapporto a termine ancora in corso non abbia esercitato il diritto di precedenza prima dell’assunzione con incentivo.

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Cig apprendisti, i chiarimenti del Ministero sulla deroga

cig apprendisti

Con la circolare 4/2016 il Ministero del Lavoro è intervenuto sul tema della Cig apprendisti e più in generale dell’apprendidato non professionalizzante, spiegando che le attuali normative (principalmente, il decreto n. 83473/2014 e il più recente d.lgs n. 148/2015), sono complementari e non sovrapponenti. Quanto sopra si traduce, spiega poi il Ministero, in una perfetta integrazione del contenuto normativo, con gli ammortizzatori in deroga che intervengono nei casi non previsti dalla legislazione vigente introdotta con il Jobs Act per poter fornire tutela a lavoratori che altrimenti ne sarebbero privi.

cig apprendisti

Con la stessa occasione fornita dalla circolare 4/2016 il Ministero ricorda poi che la legge di Stabilità 2016 (all’art. 1, comma 304, della legge n. 208/2015) ha rifinanziato, per l’intero 2016 e con un plafond di 250 milioni di euro, lo strumento degli ammortizzatori in deroga, precisando che la Cig in deroga può essere concessa o prorogata per un periodo non superiore a tre mesi nell’arco di un anno, e che la mobilità in deroga non può essere concessa ai lavoratori che, alla data di decorrenza del trattamento, ne abbiano già beneficiato per almeno tre anni, anche non continuativi.

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Come chiedere il bonus 600 euro per asili nido e baby sitter

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Da qualche giorno è finalmente possibile domandare all’Inps il contributo 2016 per pagare l’asilo nido o la baby sitter, quale sistema alternativo alla fruizione del congedo parentale. Il sistema, che è stato introdotto in via sperimentale nello scorso triennio, è poi stato prorogato per tutto il 2016 dall’ultima legge di Stabilità, che lo ha esteso, per la prima volta, anche alle lavoratrici autonome e alle imprenditrici. Ma come funziona il bonus 600 euro? E come poterne fare richiesta?

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image by antoniodiaz

Bonus 600 euro: chi può richiederlo

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Lavori usuranti: normativa e nuova modulistica pensionamento agevolato

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I soggetti che svolgono lavori usuranti  possono ottenere l’accesso al pensionamento di anzianità in maniera agevolata rispetto a quello previsto per la generalità dei lavoratori dipendenti. Vediamo insieme quali sono i requisiti soggettivi e oggettivi utili per poter beneficiare di tale agevolazione, in cosa consistono le agevolazioni, e come ottenere la nuova modulistica appena rilasciata dall’Inps, e utile per poter formalizzare la richiesta di accesso agevolato alla pensione di anzianità.

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Lavori usuranti: i requisiti per richiedere il pensionamento agevolato

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Nuove dimissioni, ecco come funzionano

Le nuove dimissioni e le risoluzioni consensuali possono essere comunicate al proprio datore di lavoro anche online, registrandosi al sito internet cliclavoro.it e richiedendo il Pin all’Inps. Se invece non si vuol ricorrere alla procedura online, ci si può comunque rivolgere a un soggetto abilitato come i patronati, i sindacati, gli enti bilaterali e le commissioni di certificazioni. Ma come funziona?

nuove dimissioni

A disciplinare la normativa sulle nuove dimissioni e le risoluzioni consensuali è il decreto 15 dicembre 2015, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 7 dell’11 gennaio scorso, che ha approvato il modulo per le dimissioni e le risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro, unitamente a quanto necessario per poter compilare e trasmettere la comunicazione in via corretta, al datore di lavoro e alla direzione territoriale del lavoro.

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