Contributi all’edilizia: le agevolazioni 2015

In relazione alle agevolazioni fiscali legate ai contributi all’edilizia per l’anno 2015, con il suo messaggio 5336/2015 l’Inps ricorda che l’art. 29 del d.l. 23 giugno 1995 n. 244, successivamente convertito e modificato da legge 8 agosto 1995 n. 341, prevede che entro il 31 luglio di ogni anno il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali confermi o ridetermini la misura dello sgravio legato ai contributi all’edilizia, mediante decreto assunto di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

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La normativa prevede anche che entro il 30 agosto, e fino all’adozione del decreto, si applichi la riduzione già determinata per l’anno precedente, salvo conguaglio.

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Occupazione cresce, ma cala la qualità professionale

Secondo quanto affermano ultimi dati Istat, in Italia cresce l’occupazione. Un dato accolto con enorme ottimismo, visto e considerato che il lavoro è uno degli elementi in grado di rappresentare la colonna fondamentale della crescita del Pil, ma che meriterebbe un maggiore approfondimento, al fine di non soffermarsi sul solo dato – pur positivo e di gradevole accoglimento – di sintesi.

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A far le pulci al report Istat è stato il Corriere della Sera, che ha sottolineato come il Jobs Act di Matteo Renzi abbia sicuramente contribuito a ottenere questo risultato, rimuovendo le remore all’assunzione stabile che in passato potevano costituire un evidente disincentivo per i datori di lavoro. E così, l’aumento dei posti di lavoro nell’ultimo anno ha sostanzialmente dimezzato la perdita dei posti provocata dalla crisi del 2012, che ha riguardato quasi mezzo milione di persone: il saldo rispetto a tre anni fa è ancora negativo, ma oggi si è assottigliato a “soli” 205 mila occupati in meno.

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Lavorare viaggiando: ecco i mestieri che lo permettono

Sarà che l’estate è la stagione migliore per conoscere posti nuovi, sarà che lo stress da rientro in ufficio tende a creare più malinconia, ma molte persone in questo periodo sognano di lavorare viaggiando.I più riescono a viaggiare esclusivamente durante le ferie, ma alcuni lo fanno  anche per lavoro. E se vi state interrogando su come farlo, in questo articolo troverete un elenco di attività utili per chi vuole lavorare viaggiando.

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Lavorare viaggiando: turismo e ristorazione

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Occupati in crescita, disoccupati in calo. E’ tempo di festeggiare?

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Le stime che certificano la piccola crescita del numero degli occupati devono essere salutate con entusiasmo o con cautela? E’ giusto cedere all’ottimismo di chi marca l’accento sull’apparente “cambio di passo” o è più saggio non “infiammarsi” per gli incrementi da prefisso telefonico? I dati forniti ieri dall’Istat hanno esacerbato la distanza tra ottimisti e disillusi, fornendo l’ennesima istantanea di un Paese spaccato in cui il lavoro resta un’emergenza da affrontare.

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Partiamo dai dati relativi al secondo trimestre del 2015 che documentano un aumento dello 0,8% del numero degli occupati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In pratica, secondo l’Istat, tra aprile e giugno, 180 mila persone (di cui 130 mila italiani e 50 mila stranieri) avrebbero trovato un impiego nel nostro Paese. Ma attenzione: se le cose sono andate decisamente meglio agli over 50 (+5,8% su base annua), a soffrire sono stati invece i più giovani: sia tra i 15-24enni che tra i 25-49enni, infatti, il numero degli occupati è risultato in calo (rispettivamente del 2,2 e dell’1,1%) rispetto all’anno precedente.

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Retribuzioni: crescono (di poco) solo quelle dei lavoratori privati

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Quanto guadagnano gli italiani? Sostanzialmente sempre lo stesso, stando all’ultima rilevazione dell’Istat, relativa allo scorso mese di luglio. I dati hanno, infatti, documentato un incremento della retribuzione oraria pari allo 0,1% rispetto al precedente mese di giugno e all’1,2% su base annua.

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Con variazioni che – è doveroso sottolinearlo – hanno coinvolto solo i lavoratori del settore privato il cui indice di retribuzione contrattuale è salito, in un anno, dell’1,7%. Mentre i dipendenti pubblici (a causa del “blocco” che si protrae da anni) hanno continuato a intascare sempre la stessa cifra. Nel dettaglio: le cose sono andate un po’ meglio ai lavoratori privati impiegati in agricoltura (le cui retribuzioni sono cresciute del 4% rispetto a luglio dell’anno scorso) e a quelli che si muovono nel settore dell’energia, dell’estrazione e lavorazione dei minerali e a chi lavora la plastica e la gomma (+3%). Nessun aumento, invece, per chi si occupa di credito e assicurazioni, per chi lavora nel comparto dell’alimentare e del tabacco e (come già detto) per tutti i dipendenti della Pubblica amministrazione. 

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Il lavoro si trova in Rete

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E chi lo ha detto che per trovare lavoro, occorre necessariamente mettersi in coda dietro la porta del selezionatore del personale di turno? La Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro ha recentemente dimostrato che a giocare un ruolo sempre più importante, nell’offerta di un impiego, è la Rete. Che può offrire interessanti opportunità sopratutto ai più giovani.

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Stando all’indagine, infatti, nel 2014, il 10% di under 30 in più avrebbe trovato lavoro grazie a Internet. E con il semplice inserimento del proprio curriculum vitae aggiornato (magari accompagnato da un’efficace lettera di presentazione) sarebbe riuscito a centrare l’obiettivo più faticoso: quello di “sfilarsi” dalla schiera degli inoccupati. Ma non si creda che Internet rappresenti la “panacea” per ogni male. La selezione può risultare spietata anche in Rete dove – come hanno puntualizzato i consulenti del lavoro – ad avere maggiori chance sono i laureati, il cui tasso di disoccupazione, pari al 7,8%, risulta quasi del 9% in meno rispetto a quello dei diplomati.

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Spesa: al Nord costa 831 euro in più

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A documentare la distanza tra il Nord e il Sud del Paese è anche la differenza tra il costo dei prodotti acquistati al di sopra o al di sotto della Capitale. Stando ai dati raccolti dall‘Istat in una recente pubblicazione, la spesa media mensile di una famiglia italiana, che nel 2014 si è attestata intorno ai 2.489 euro, risulta più onerosa al Nord.

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Se il signor Brambilla deve, infatti, spendere 2.790 euro al mese per soddisfare i bisogni della sua famiglia, il signor Esposito riesce, invece, a cavarsela con 1.959 euro. Con uno scarto del 42,4% che, a conti fatti, si traduce in un “risparmio” (per la famiglia meridionale) di 831 euro al mese.

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Consumi: si spende di più per la casa, meno per alimentari e vestiti

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Crescono le spese obbligate delle famiglie, mentre scendono quelle destinate ai beni commercializzabili. Dal 1995 a oggi, gli italiani hanno dovuto cambiare passo, adattandosi ai “marosi” della crisi che ha modificato (anche) le loro abitudini di acquisto. Come certificato dall’Ufficio Studi di Confcommercio che ha scattato una fotografia dettagliata sui consumi dei nostri connazionali.

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L’analisi ha rilevato che, nel corso degli ultimi 20 anni, i consumi obbligati (che riguardano, per intenderci, gli affitti e le spese legate alla manutenzione e alla riparazione della casa, oltre all’acqua, all’energia elettrica, alla sanità, alle assicurazioni e ai servizi finanziari, solo per citarne alcuni) sono passati dal 36,6% del 1995 al 41,9% del 2015. Di contro, i consumi dei beni commercializzabili (che coinvolgono, invece, gli alimentari, le bevande, il tabacco, l’alcol, ma anche il vestiario e le calzature, oltre a molti altri prodotti) sono scesi dal 46% del 1995 al 36,7% del 2015. In aumento, infine, la quota dei consumi dei servizi commercializzabili (dai servizi postali a quelli di trasporto; dai servizi alberghieri all’istruzione) che è passata dal 17,4% rilevato nel 1995 all’attuale 21,4%.

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Vacanze: a settembre ci andranno 4 milioni di italiani

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E chi lo ha detto che le vacanze vanno consumate nel canonico mese di agosto? Stando a quanto rilevato da Federalberghi, cresce, anzi, tra gli italiani, la tendenza a concedersi il meritato (e a lungo sospirato) break a settembre quando i prezzi si fanno più contenuti e le strutture sono meno affollate. Una soluzione che – stando alle previsioni dell’associazione di categoria – verrà scelta quest’anno da poco più di 4 milioni di italiani, circa un milione in più rispetto all’anno scorso.

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Quello che sta per arrivare potrebbe essere, insomma, un mese che coronerà i successi di una stagione turistica che ha già regalato qualche soddisfazione agli operatori del settore. Pur incardinandosi su basi diverse rispetto a quelle rilevate nelle passate stagioni: I cambiamenti culturali ed economici – ha osservato il numero uno di Federalberghi, Bernabò Bocca – hanno modificato il modo di fare vacanza anche per gli italiani. La durata della vacanza principale si accorcia e ad essa si aggiungono vacanze più brevi e week end nel corso dell’anno. Inoltre, anche se agosto rimane il mese preferito dagli italiani, si registra una crescita dell’attenzione verso altri periodi dell’anno”.

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Consumatori: Istat certifica aumento fiducia, ma non tutti ci credono

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La fotografia consegnata ieri dall’Istat autorizzerebbe a credere che qualcosa stia cambiando nella percezione degli italiani. Stando alla rilevazione dell’istituto di statistica nazionale, infatti, la fiducia dei consumatori sarebbe aumentata, ad agosto, passando dal 106,7 rilevato nel precedente mese di luglio all’attuale 109. Mentre l’indice di fiducia delle imprese avrebbe subito una lieve frenata d’arresto passando dal 104,3 di luglio al 103,7 di agosto.

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Focalizzando l’attenzione sui consumatori, l’Istat ha documentato un aumento della fiducia economica (da 128,2 a 132,3), di quella personale (da 99,5 a 101,4) di quella corrente (da 101,7 a 104) e di quella futura (da 114,7 a 117,4). In pratica: gli italiani starebbero iniziando a recuperare le speranze e aprirebbero, per questo, con minore fatica il portafogli quando vanno a fare la spesa. E interpellati sull’attuale situazione economica, avrebbero espresso giudizi più rosei, anche in riferimento alle attese future e all’andamento dell’occupazione.

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Mutui e finanziamenti: le banche adesso ne concedono di più

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Le banche hanno iniziato ad allentare i cordoni della borsa? Secondo l’Abi sì. I primi 7 mesi del 2015 avrebbero, infatti, segnato un cambiamento di rotta, con gli istituti di credito meno restii a concedere finanziamenti e ad erogare mutui.

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L’ultima rilevazione dell’Associazione bancaria italiana ha certificato, tra gennaio e luglio di quest’anno, un incremento del 16% (rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso) dei finanziamenti concessi alle imprese e una crescita del 24,3% delle operazioni di credito al consumo, che hanno permesso agli italiani di ottenere prestiti per l’acquisto di beni a lungo desiderati. Ma è in riferimento ai mutui erogati che l’Abi ha documentato un vero e proprio boom, con una crescita dell’82,2% (sempre su base annua) che avrebbe consentito a molti connazionali di trasformare in realtà il sogno di comprare una casa tutta loro.

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Camere in affitto: le più care a Milano e Roma

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Andare all’università vuol dire, molto spesso, abbandonare il “nido” familiare. Con buona pace di mamma e papà, sempre più studenti scelgono, infatti, di congedarsi dalla città natale per continuare a formarsi. E i cambiamenti non sono da poco: a partire dall’alloggio che può costare più o meno caro. A fare una ricognizione è stato l’Ufficio Studi di Immobiliare.it, che ha monitorato il mercato delle 15 città universitarie più “gettonate” d’Italia. Scoprendo (tra l’altro) che l’affitto di una singola a Milano costa più del doppio di quello di una stanza a Catania.

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Ma andiamo con ordine: l’indagine di Immobiliare.it ha rilevato che i prezzi, a livello nazionale, si sono mantenuti sostanzialmente stabili, con una singola che costa mediamente 380 euro al mese e un posto letto in una doppia che ne costa, invece, 280. Ma le differenze non mancano: Milano si conferma, anche quest’anno, la città più cara, con un affitto per una singola di 490 euro e per una doppia di 335 euro. Per non parlare di chi “aspira” a trovare sistemazione nel centro della città: un posto vicino alla Madunina può arrivare a costare, infatti, ben 600 euro al mese.

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L’importanza dell’inglese nel mondo del lavoro

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In un mercato del lavoro sempre più competitivo sia a livello nazionale che internazionale costruirsi una carriera e perseguire i propri sogni professionali non è impresa semplice e richiede sforzi quotidiani e progressivi. Sia che siate alla ricerca delle prime opportunità di lavoro dopo la laurea o abbiate anni di esperienza alle spalle, una cosa è certa: dovrete dimostrare di conoscere l’inglese a livello professionale, acquisibile con ad esempio un corso di Business English Kaplan.

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Sapere l’inglese è una condizione imprescindibile per una carriera nel Bel Paese e all’estero perché la lingua di internet e delle innovazioni in qualsiasi settore. Può darsi che non ne abbiate bisogno oggi, ma domani di sicuro troverete quell’annuncio di lavoro che sarete costretti ad ignorare a cause delle mancate competenze linguistiche.

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Trasparenza dei salari: verso la condivisione delle informazioni oppure no?

Parlare apertamente del proprio stipendio, condividere le informazioni circa quanto si percepisce per il proprio lavoro: è sempre stato un tabù. Ma quando la stessa azienda per la quale si lavora non favorisce la trasparenza dei salari e i colleghi all’interno della stessa stanza d’ufficio non sanno nulla l’uno dell’altro, si può affermare di essere di fronte ad un problema da affrontare oppure è giusto che questo genere di informazioni rimanga top secret?

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Un caso da manuale arriva proprio da Google: big G è stato protagonista di una vicenda che ha avuto una eco non indifferente negli Stati Uniti. Una sua ex-dipendente Erica Baker aveva cominciato a scambiarsi informazioni riguardanti i salari con i colleghi e ad organizzare un vero e proprio foglio di lavoro con tutti i dati raccolti. Cosa che comunque le era costato già un richiamo ufficiale da parte del colosso aziendale, seppur velato visto che è illegale in America vietare ai dipendenti di un’azienda di parlare di questo genere di questioni tra di loro.

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Caro benzina: l’Italia al top della classifica europea

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Un litro di benzina costa mediamente 1,338 euro in Europa. Ma non in Italia dove gli automobilisti devono sborsarne 1,642. A fornire le cifre che dimostrano – incontrovertibilmente – come la nostra benzina sia tra le più “salate” del Vecchio Continente è stato il Codacons.

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L’analisi dell’associazione – che ha passato in rassegna i prezzi delle pompe nei vari Paesi comunitari – ha rilevato che in Italia a costare tanto è anche il gasolio, “venduto” a 1,465 euro al litro. Peggio di noi solo l’Olanda, che fa pagare 1,652 euro un litro di benzina e il Regno Unito dove i sudditi di Sua Maestà devono spendere 1,581 euro per un litro di gasolio. Ma i carburanti costano cari anche in Danimarca (1,553 la benzina e 1,298 il gasolio) e nella “malconcia” Grecia (1,531 la benzina e 1,162 il gasolio). Mentre a passarsela meglio sono i connazionali di Frau Merkel, che spendono 1,439 euro per un litro di benzina e quelli di Francois Hollande, che ne sborsano “solo” 1,372. 

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Caro rifiuti: negli ultimi 5 anni, rincari fino al 47%

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La spazzatura costa cara. Anzi carissima. A certificarlo l’ultimo studio confezionato dalla Cgia di Mestre che, per rendere il quadro comprensibile a tutti, ha fornito una serie di esempi concreti. Una famiglia di quattro persone che vive in un appartamento di 120 metri quadri ha dovuto sborsare, tra il 2010 e il 2015, una cifra sempre più alta per i rifiuti prodotti. Con un aumento del 25,5% che ha comportato una spesa maggiorata di 75 euro. E a fine dell’anno, la stessa famiglia, stando ai calcoli elaborati dagli studiosi di Mestre, dovrà pagare ben 368 euro di Tari (Tassa sui rifiuti).

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Ma andiamo avanti: rincaro del 23,5% anche per una famiglia di tre persone che condivide un appartamento di 100 mq. Un rialzo che si è tradotto in 57 euro in più per una tassa che, a fine anno, costringerà a versare quasi 300 euro alle casse del Comune di appartenenza. E la spazzatura è costata cara anche a una famiglie di 2 persone che vive in un appartamento di 80 mq: nel corso degli ultimi 5 anni, la tassa sui rifiuti è aumentata del 18,2% equivalente a 35 euro. E a fine anno, lo stesso nucleo dovrà destinare alla voce Tari 227,5 euro del suo budget.

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Cassa integrazione: in calo del 26,9% in un anno

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Il Report mensile sulla cassa integrazione compilato dall’Inps ha certificato, per lo scorso mese di luglio, un forte calo delle ore autorizzate. Il numero complessivo di 52,4 milioni è, infatti, significativamente più basso dei 71,7 milioni rilevati un anno prima, con una flessione che sfiora il 27%. Mentre rispetto al precedente mese di giugno, le ore di cassa integrazione autorizzate a luglio sono diminuite dell’8,7%.

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Ma, come è ormai noto a tutti, non esiste una sola tipologia di cassa integrazione e, per questo, l’Inps è entrata ancor più nei particolari. Le ore di cassa integrazione ordinaria concesse a luglio sono state 16,4 milioni, in calo del 19% rispetto alle 20,2 milioni dell’anno prima. Le diminuzioni più significative hanno interessato il settore dell’Industria (-16,8% in un anno) e quello dell’Edilizia (-24,2%).

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Fallimenti in calo: le nostre imprese iniziano a riprendere fiato?

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In un Paese irrimediabilmente segnato dal deficit demografico, a concedere qualche spiraglio sono gli ultimi dati consegnati da Movimprese, la rilevazione di InfoCamere sul tasso di nati-mortalità delle nostre imprese. Tra aprile e giugno del 2015, le nuove attività avviate sono state 97.811 e quelle cessate 59.831. Per un saldo positivo di 37.980 unità che segna uno dei risultati migliori degli ultimi 4 anni.

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“Guardando alla dinamica dei secondi trimestri dell’ultimo decennio – si legge nella nota diffusa da InfoCamere – quello del 2015 evidenzia un progressivo riposizionamento del sistema imprenditoriale, almeno in termini di vitalità anagrafica, verso i numeri degli anni ante-crisi. A fronte del record segnato dalle cessazioni, le iscrizioni fanno fatica a riprendere quota e segnano il secondo risultato meno brillante della serie. Ciò detto, il saldo realizzato nel secondo trimestre di quest’anno si colloca al quinto posto del decennio, e soprattutto migliore degli ultimi quattro anni”.

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