Danimarca, Germania, Cipro, Austria, Finlandia, Svezia, Islanda, Norvegia, Svizzera, Montenegro, Macedonia e, ovviamente, Italia. Un elenco europeo in fase di riduzione che, in evidenza, ha come unico tratto comune la totale assenza di un salario minimo. Le cose potrebbero tuttavia cambiare radicalmente nei prossimi anni, visto e considerato che tra le scrivanie del Parlamento Europeo circola una richiesta che prevede l’introduzione di un salario minimo per tutti i cittadini del vecchio Continente, ad azzeramento delle evidenti disparità che sussistono tra i territori dove non è presente alcun supporto minimo mensile stabilito per legge, e il Lussemburgo, dove il salario minimo è fissato nell’invidiabile cifra di 1.801,49 euro.
Attraverso una serie di iniziative in fase di predisposizione, pertanto, sembra che il Parlamento Europeo abbia rotto gli ultimi indugi e si prepari a intervenire in maniera più incisiva sul mondo del lavoro europeo. Un mondo del lavoro che, dall’inizio della crisi (nel 2008) ad oggi ha visto andare in fumo oltre 6 milioni di posti, e che secondo quanto ribadiscono gli obiettivi stabiliti per il 2020, necessita di creare almeno 17,6 milioni di occupati.
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