Saldi: -15% la prima settimana, consumi non ripartono

Non ripartono perché non ci sono soldi. Nemmeno i saldi ormai, almeno stando ad un’indagine condotta da Fismo-Confesercenti, riescono a dare una spinta ai consumi. Spendere meno, quando proprio di euro da spendere non ce le sono più, non è comunque possibile. Il calo medio nazionale nella prima settimana di vendite a prezzo più basso è del 15%, anche se resistono alcune città, come ad esempio Milano, dove i consumi sono sostenuti dalla grande affluenza di turisti stranieri. A Bologna “tengono” solo i prodotti che vengono venduti a prezzi più bassi. A Bari il calo è di circa il 25%.  Eppure, i saldi di quest’anno, fa notare Confesercenti, sono partiti già dalla prima settimana con un sostanziale dimezzamento dei prezzi quasi ovunque. Il crollo del potere d’acquisto però, causato dalla crisi, o meglio dalle nefaste conseguenze di quest’ultima, impone il risparmio più assoluto a gran parte degli italiani.

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Pause sul lavoro gratis: scontro tra azienda e sindacato nel bellunese

La vicenda, portata alla ribalta delle cronache dal Corriere delle Alpi, vede contrapposte un’azienda del bellunese, la Joint & Welding di Sedico e la Fiom. In mezzo, gli operai, a quanto pare quasi tutti vicini all’azienda.  La storia ha a che fare con le pause sul lavoro, trasformate, almeno momentaneamente, da retribuite in gratuite. La crisi ha colpito anche l’impresa di Eddi Dalla Rosa. La sua attività consiste nel produrre laminati in metallo e per portarla avantri si avvale di una trentina di dipendenti. Il calo del fatturato ha portato l'azienda ad una sorta di punto di non ritorno. Una volta arrivati "lì", o si chiude o si trova qualche espediente utile ad andare avanti.

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Giubileo, l’intervista: la riforma del Lavoro? Luci e ombre

Lo avevamo intervistato un paio di mesi fa. Siamo andati nuovamente a sentire il suo parere, a pochi giorni dalla "mini-riforma" del lavoro messa in piedi dal Governo Letta e contenuta nel Decreto "Fare". Quest'ultimo, secondo quanto annunciato, dovrebbe dare una forte spinta in avanti all'occupazione e indietro alla disoccupazione (soprattutto quella giovanile). Il sociologo Francesco Giubileo, ricercatore specializzato e firma della Nuvola del Corriere, spiega a Biancolavoro che sì, qualche luce sicuramente c’è, ma sugli effetti concreti del decreto restano comunque molte ombre. Una portata limitata e i contratti di lavoro che cambiano "in peggio per i lavoratori", tra le ombre. Per quanto riguarda gli elementi positivi, sicuramente un occhio di riguardo va alla sperimentazione di un piccolo reddito di cittadinanza, o meglio "di inclusione", anche se "per pochi e di breve durata" e l'ottenimento di significative risorse comunitarie.

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Aumento Iva: carburanti su di 1,5 centesimi. L’allarme dell’UP

 <span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-size: 14px;">Se non </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3532" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/06/Carburanti.jpg" style="width: 160px; height: 120px; margin: 3px; float: left;" width="620" height="465" /></span></span></span><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-size: 14px;">si riuscir&agrave; a <strong><a href="http://urbanpost.it/governo-il-balletto-delliva" target="_blank" rel="noopener noreferrer">scongiurare l&rsquo;aumento dell&rsquo;Iva</a></strong>, dal 21 al 22% previsto per </span></span></span><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-size: 14px;">luglio, <strong>il</strong></span></span></span><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-size: 14px;"><strong> prezzo dei carburanti schizzer&agrave; in alto di 1,5 centesimi</strong>. E&rsquo; questo l&rsquo;allarme</span></span></span><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-size: 14px;"> lanciato oggi dal presidente dell&rsquo;Unione Petrolifera, Alessandro Gilotti, alla presentazione della consueta relazione annuale. &ldquo;Oltre una certa soglia non si pu&ograve; pi&ugrave; andare e il continuo aumento delle tasse (tra accise e Iva) visto nel 2011 e nel 2012 ha depresso irrimediabilmente i consumi&quot;. E non solo quelli. L&rsquo;inarrestabile aumento del prezzo dei carburanti, prodotto in gran parte dalla maggiore tassazione, &ldquo;massacrando&rdquo; i consumi, ha s&igrave; aumentato il gettito fiscale di oltre 5 miliardi per il 2012, ma l&rsquo;inizio del 2013 &egrave; per&ograve; in senso completamente contrario.</span></span></span>

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Lavoro: in Europa 1.7 milioni di posti liberi

Se circa due mesi fa l’Ue spiegava che nel campo dell’Ict vi erano 400.000 offerte di lavoro insoddisfatte, con prospettiva fortemente crescente da qui a due anni, considerando la totalità degli ambienti lavorativi il numero delle offerte in attesa che qualcuno le prenda in considerazione sarebbe addirittura quadruplo. Già, ma chi, in un’epoca storica così travagliata e afflitta da una crisi economica drammatica si permette il lusso di ignorare la possibilità di un posto di lavoro? Probabilmente nessuno, o quasi.

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Grecia: Governo chiude tv di Stato. 2700 lavoratori “sospesi”

Per capire quanto una crisi possa colpire nel profondo un Paese, è bene dare un’occhiata anche a ciò che accade all’estero. La Grecia, è una nazione in gravissima difficoltà, duramente colpita dalla recessione; ma i 2700 dipendenti della tv di Stato certo non potevano aspettarsi un provvedimento tanto drastico. Attualmente sono stati tutti sospesi. Il Governo greco infatti, ha deciso di chiudere le trasmissioni e conseguentemente la Ert, dalla mezzanotte di oggi.  La decisione ha una portata enorme. E’ come se in Italia l’attuale esecutivo guidato da Enrico Letta “spegnesse” la Rai, sospendendo tutti i suoi dipendenti. Ovviamente la cosa ha scatenato un putiferio; sindacati e lavoratori sono sul piede di guerra, intenzionati a continuare la messa in onda delle trasmissioni.

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Lavoro: quei 150.000 posti che non cerca nessuno

Pare che, in Italia, ci siano, o comunque c’erano nel 2012, ben 150.000 posti di lavoro liberi. Pare anche che questi posti nessuno voglia occuparli, o perlomeno che nessuno o quasi, cerchi nei settori di riferimento. L’indagine, basata su dati Istat,  starebbe ad indicare, tra le altre cose, la poca o nulla propensione degli italiani, giovani o meno, disoccupati e/o scoraggiati, a cimentarsi in determinati impieghi. Pare, inoltre, che il motivo risieda anche nella natura degli impieghi stessi, che richiedono turni di lavoro in notturna o durante i giorni festivi e una certa dose di lavoro fisico. Insomma, bisogna fare fatica e mettersi in testa che, magari, alle gite fuori porta della domenica, se si vuol lavorare, bisognerà rinunciarci. Stiamo parlando di lavori come il falegname, il sarto, il panettiere, ma anche il barista, il macellaio, l’installatore. Ma sarà proprio così?

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Istat: consumi in forte calo. Mai così dagli anni 90

Il rapporto annuale dell’Istat per il 2012 ha dipinto una situazione decisamente poco incoraggiante per il Bel Paese. I consumi degli italiani, sono crollati, drasticamente ed inesorabilmente. I dati che attestano la situazione vigente nello scorso anno sono inequivocabili. Meno 4,3% sulle quantità di beni e servizi acquistati. La riduzione più pesante dall’inizio degli anni 90. I motivi, come sempre in questi casi, sono molteplici, ma un ruolo fondamentale, secondo l’Istat, lo ha giocato “l’inasprimento fiscale”, assieme alla riduzione del “reddito d’attività imprenditoriale” . E così gli italiani hanno tagliato sulla casa, magari non sempre volontariamente, deprimendo inevitabilmente il mercato di settore. Compravendite al meno 22,6%, e abbassamento sostanziale del valore degli immobili.

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Cig: le risorse arriveranno a breve, ma per poco. Il governo studia una riforma

Le parole odierne pronunciate dal Ministro Enrico Giovannini sulle risorse per la cassa integrazione in deroga hanno aperto uno spiraglio concreto che per giunta potrebbe concretizzarsi già domani (assieme allo slittamento della prima rata Imu sull’abitazione principale). Spiraglio che però, a quanto pare, durerà poco, se non verrà cambiato il sistema. Il contenuto dell’ultimo intervento del titolare del dicastero del lavoro al Senato, è inequivocabile.  Il governo sta operando una “valutazione attenta delle risorse disponibili per il brevissimo termine”, ma poi l’ammortizzatore sociale non potrà proseguire la sua opera così com’è strutturato ora perché “non si può rifinanziare lo strumento senza rivisitarlo”. Insomma, per evitare il tracollo, le risorse per la cassa integrazione in deroga verranno probabilmente trovate nel brevissimo termine, ma in seguito tutto dovrà essere modificato.

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Equitalia, l’Ad Mineo ai suoi : “C’è disagio esteso, valutate caso per caso”

“Bisogna valutare caso per caso, persona per persona, non possiamo permetterci un comportamento non adeguatamente orientato alla sensibilità“ Con la sua  lettera un po’ a sorpresa, indirizzata ai dirigenti delle sedi territoriali, l’Ad Benedetto Mineo ha tentato un’operazione dai forti risvolti mediatici, ma il cui  obiettivo primario sembra essere quello di riavvicinare le persone alle istituzioni. Due mondi che, in effetti, sembrano a tratti parlarsi ben poco. Mineo infatti, con le sue parole, ha tracciato la linea che dovrà essere seguita dai dipendenti di Equitalia da qui in avanti. Un compito, per questi ultimi, decisamente complicato. Difficile infatti  ”valutare una persona” in modo affidabile.  Eppure per chi è chiamato a riscuotere i debiti contratti con lo Stato da parte dei cittadini, d’ora in poi un simile approccio sarà d’obbligo.

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Banche: senza conto corrente 15 milioni di italiani

Poca fiducia, ma anche e forse soprattutto ragioni culturali. Così il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi ha commentato il risultato dello studio effettuato dall’associazione da lui presieduta: 15 milioni di italiani sarebbero privi di un conto corrente bancario. A termine di paragone, in Germania sarebbero poco più di un milione. Secondo Bortolussi, le ragioni di una tale situazione sono diverse: “Non possiamo disconoscere, ad esempio, che molte persone di una certa età e con un livello di scolarizzazione molto basso preferiscono ancora adesso tenere i soldi in casa, anziché affidarli ad una banca”, ha infatti spiegato il segretario della Cgia. In pratica, i classici soldi nascosti sotto il materasso.

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Lavoro, Cisl: A rischio 178.000 posti. Ipotesi staffetta generazionale

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Nuova emergenza posti di lavoro. E' quanto sostiene il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, secondo il quale 178.000 persone rischiano di non rientrare più al loro posto di lavoro, dopo la fine della cassa integrazione. Per la precisione si tratta di quella a zero ore, che coinvolge attualmente oltre 600.000 lavoratori. Un vero e proprio esercito. Le parole di Bonanni derivano da un’analisi fatta dalla Cisl su dati provenienti dall’Inps. Secondo il segretario del sindacato, l’intervento più urgente dovrebbe riguardare le politiche per la crescita; sostanzialmente, “non è il momento di rivedere le regole del lavoro, appena riformate lo scorso anno”, ma di adottare provvedimenti mirati a stimolare le assunzioni.

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Istat: Inflazione più pesante per famiglie con redditi bassi

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Il potere d’acquisto in tempi di crisi si contrare per la maggior parte dei consumatori ma, stando agli ultimi dati Istat, a sentire  in modo più grave gli effetti dell’inflazione sono le famiglie con i redditi più bassi, che “s’impoveriscono” maggiormente rispetto alle altre. In 7 anni, tra il 2005 e il 2012 l’inflazione è aumentata in modo differente per le famiglie più povere, rispetto a quelle con redditi più alti. Per le prime si è attestata al +20,2%, per le seconde al +16%. L’indice dei prezzi al consumo armonizzato per l’Unione Europea  (Ipca) è stato invece calcolato  al 17,5%. Quindi, per le famiglie con redditi più bassi, l’inflazione ha superato di quasi 3 punti la media europea.

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Imu, Squinzi: Ora è più importante ridurre le tasse sul lavoro

La battaglia sull’Imu non sembra appassionare più di tanto Giorgio Squinzi. Il presidente di Confindustria infatti ritiene molto più importante (e urgente, Nda) “ridurre le tasse sul lavoro”. Dell’Imu insomma, se ne può parlare anche in un secondo tempo. Eppure l’argomento infiamma il mondo politico da un buon numero di mesi. Ed il neo primo …

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Ecco come risparmiare sulla spesa: arrivano i tutor della Coldiretti

Mantenere un'ottima qualità di vita, senza per forza dover sborsare cifre considerevoli. E’ questo l’obiettivo dei tutor della spesa messi a disposizione dalla Coldiretti. Con la crisi perdurante gran parte degli italiani è stata costretta a ridurre il budget disponibile anche per le necessità primarie, come quelle alimentari. Ciò ha significato un calo di quantità acquistate, ma spesso ci si è orientati anche su prodotti di minore qualità, per cause di forza maggiore. Eppure l’Italia è la patria mondiale del buon cibo. Sfruttare una  simile risorsa è doveroso, ma è anche utile. Il messaggio che passa attraverso la nuova iniziativa della Coldiretti sembra essere proprio questo. Un progetto molto articolato, che coinvolge diversi ambiti. Quello alimentare prima di tutto, ma anche quello dell’igiene della casa e della persona o dei trasporti. La parola d’ordine è “consapevolezza” unita necessariamente ad una buona dose di attenzione.

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Aumentare la flessibilità? “Se si fa solo quello è inutile”: intervista al sociologo Francesco Giubileo

Abbiamo un “debito pubblico altissimo e praticamente nessun margine di miglioramento in capacità produttiva” .Se a questo ci aggiungiamo i rischi legati a previdenza e sanità (in termini di costi da sostenere), è abbastanza facile capire come le risorse economiche da dedicare al mondo del lavoro in Italia siano decisamente contingentate. Il sociologo Francesco Giubileo nell’intervista concessa a Bianco Lavoro, non ha lasciato molte speranze. Ha però avanzato qualche soluzione, piuttosto coraggiosa.

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Iva, Cgia: Aumento al 22% costa 103 euro a famiglia

 <span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3425" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/04/100euro.jpg" style="width: 160px; height: 89px; margin: 3px; float: left;" width="557" height="309" />Hanno </span><span style="color:#008080;">provato ad evitarlo</span><span style="color: rgb(0, 0, 0);">, ma almeno per ora non ci sono riusciti. L&rsquo;aumento dell&rsquo;Iva, che passer&agrave; <strong>dal 21% al 22% il prossimo luglio</strong>, graver&agrave; sul bilancio familiare annuo di un nucleo medio composto da 4 persone per circa 103 euro. 88 se a vivere sotto lo stesso tetto si &egrave; in tre. A farlo notare, come spesso accade, &egrave; stata la <strong>Cgia di Mestre</strong>. Il tentativo di scongiurare il ritocco non &egrave; ad oggi andato a buon fine probabilmente anche a causa della lunghissima <strong>incertezza politica</strong> di questi mesi, la quale ha influito in modo negativo anche sugli <a href="https://www.biancolavoro.it/news/1975-visco-incertezza-politica-frena-gli-investimenti" target="_blank" rel="noopener noreferrer">investimenti delle imprese</a>. Proprio oggi <strong>Enrico Letta</strong> ha presentato la sua<strong> squadra di governo</strong>, alla quale spetta un compito che definire difficile &egrave; veramente riduttivo.</span></span></span>

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Se questo è un lavoro. Pagato per testare gli scivoli acquatici

 <span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3422" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/04/scivolo.jpg" style="width: 160px; height: 111px; margin: 3px; float: left;" width="400" height="277" />Sei mesi, durante i quali <strong>Sebastian Smith </strong><strong>girer&agrave; il mondo per testare</strong><strong> scivoli acquatici. Guadagner&agrave; circa 13mila euro.</strong> Non molto tempo fa avevamo pubblicato un&rsquo;offerta di lavoro piuttosto particolare. </span><span style="color:#008080;">In Australia cercavano guardiani </span><span style="color: rgb(0, 0, 0);">di parchi naturali ed altre posizioni similari, tutte a contatto con la natura. Tutte &ldquo;rimborsate&rdquo; con una cifra forfettaria di 100.000 dollari. Per Smith, lo studente inglese di Leeds che ha avuto la fortuna di essere stato scelto dal tour operator First Choice, gli introiti saranno molto minori, ma la particolarit&agrave; del lavoro forse &egrave; addirittura superiore a quella delle offerte australiane.</span></span></span>

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La Svizzera limita l’accesso ai lavoratori Ue fino a giugno 2014

Non trovi lavoro in Italia (visto l’altissimo tasso di disoccupazione e quello ancora più significativo relativo all’occupazione) e pensi di rifugiarti in Svizzera perché l’economia lì gira meglio? Ecco, da adesso e fino a fine maggio 2014 adottare una tale soluzione potrebbe risultare più complicata. Il governo di Berna ha infatti deciso di mantenere attiva la cosiddetta “Clausola di salvaguardia”, in vigore dal primo maggio 2012 per la Ue a 8 (di cui fanno parte Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca Slovacchia, Slovenia e Ungheria)  e di estenderla agli altri 17 paesi Ue. Il permesso a cui fa riferimento il provvedimento è quello di dimora, denominato di tipo “B”, della durata di cinque anni. Per poter contingentare la “libera circolazione delle persone” verso la Svizzera, le autorizzazioni concesse dovranno superare di almeno il 10%  la media degli ultimi tre anni.

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L’inevitabile circolo vizioso tra consumi e lavoro

Se i consumi non tirano, il lavoro ne risente. Lo abbiamo scritto più volte, l’ultima delle quali, sfruttando il giusto allarme riguardante il peso dello stallo politico lanciato dal governatore della Banca d’Italia Visco. Ed ecco la conferma. 31.000 imprese chiuse nel primo trimestre del 2013, secondo i dati Unioncamere che, uniti a quelli dell’Istat su fatturato e ordinativi, dipingono una situazione gravissima. Ogni mese, nel 2013, sono sparite mediamente 10.000 imprese. Rispetto allo stesso periodo del  2012 sono “nate” meno imprese e contemporaneamente ne sono cessate di più. Il dato, è il peggiore dal 2004 a questa parte. A pagare il prezzo maggiore sono stati gli artigiani. Più dei due terzi delle 31.000 imprese in meno infatti (21.185), sono di natura artigiana. Colpa delle troppe tasse? Probabilmente sì, come “gridato” più volte dalle associazioni di settore, ma anche del fatto che si produce necessariamente di meno.

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