<span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000"><strong>L’Europa censura l’Italia sui contratti flessibili nelle amministrazioni pubbliche</strong>. A dicembre la Corte di Giustizia europea ha infatti deliberato due provvedimenti che potrebbero dare un duro colpo all’apparato tricolore delle norme lavorative sui precari della Pubblica Amministrazione, potendo potenzialmente indurre il nostro Paese a intervenire frettolosamente in materia al fine di rispettare le intuizioni giunte dalla Corte continentale. </span></span></span>
Roberto Rais
Lo stipendio va fissato nella comunicazione di assunzione
Lo stipendio deve essere stabilito necessariamente nel momento della comunicazione dell’assunzione e, pertanto, non deve essere suscettibile di aleatorietà, che spesso ha contribuito a generare delle cattive pratiche all’interno del mercato del lavoro italiano. Chi assume nuova manodopera, infatti, deve necessariamente indicare l’importo della retribuzione annua che erogherà al neoassunto, il suo livello di inquadramento e il Contratto collettivo nazionale del lavoro che verrà applicato in azienda.
Lavorare in Germania: buone prospettive per tutto il 2014
<span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4002" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/12/risorse-umane.jpg" style="margin: 3px; width: 160px; float: left; height: 83px" width="620" height="320" />Se la vostra intenzione è quella di <strong>lavorare all’estero </strong>e, magari, in un mercato occupazionale più ampio e dinamico <strong>come quello della Germania</strong>, sappiate che <strong>il 2014 potrebbe essere l’anno giusto per soddisfare le vostre esigenze professionali</strong>. Stando a quanto afferma un sondaggio condotto dal quotidiano Bild, infatti, nel corso dell’anno appena cominciato l’economia tedesca dovrebbe “crescere” di almeno 210 mila posti di lavoro, una buona parte dei quali indirizzata nei confronti di lavoratori provenienti da oltre confine.</span></span></span>
Dalla provincia BAT 240 assegni per tirocini
La provincia di Barletta – Andria – Trani (BAT) ha stanziato dei contributi straordinari, consistenti in 240 assegni, destinati a tutte quelle imprese aventi sede nel territorio provinciale ed all’interno delle quali operino soggetti tirocinanti in regime di inserimento o reinserimento lavorativo, per un periodo non inferiore ai sei mesi. Cerchiamo dunque di comprendere quali siano le principali caratteristiche di tale bando ed in che modo poter disporre di maggiori informazioni. Le risorse sono indirizzate verso tre azioni distinte. Le elenchiamo di seguito.
In una famiglia su quattro c’è un Neet
In una famiglia su quattro, tra quelle in cui è presente un giovane tra i 15 e i 29 anni, c’è un Neet. Una persona cioè, che non studia e non lavora. Della straordinaria (e preoccupante) diffusione dei “Neet” abbiamo già parlato a più riprese sul nostro magazine. Ebbene, a conferma dell’incredibile escalation di questo drammatico fenomeno è giunto il report “Famiglie e lavoro” curato da Italia Lavoro e relativo all’anno appena conclusosi. Stando al dossier IL, i Neet (ovvero, i giovani che non lavorano, né studiano, né frequentano un percorso di formazione) sarebbero presenti in 1.967.888 famiglie, riguardando pertanto il 28,9% di tutti i nuclei familiari che hanno al proprio interno un componente di età compresa tra i 15 e i 29 anni.
Norme sul lavoro: ecco le novità sui controlli e sulle sanzioni
<span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="color: #000000"><span style="font-size: 14px"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3764" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/10/lavoratori_industria.jpg" style="margin: 3px; width: 160px; float: left; height: 120px" width="640" height="480" />Il <strong>Ministero del Lavoro </strong>ha introdotto una serie di nuove linee guida finalizzate a inasprire i controlli e le sanzioni in capo a quelle imprese che non rispetteranno la normativa sul lavoro. L’obiettivo (dichiarato) dell’esecutivo è quello di recuperare dei soldi per potenziare ulteriormente le attività delle Direzioni territoriali del lavoro, rigenerando pertanto le stesse azioni di verifica, monitoraggio e penalizzazione. <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="color: #000000"><span style="font-size: 14px">Tra le principali novità, il Ministero è sembrato propenso ad applicare <strong>aumenti delle ammende tra un minimo del 30%</strong> (per coloro che impiegano lavoratori in nero)<strong> e ben 10 volte l’attuale contravvenzione </strong>(in capo a coloro che non concedono il riposo settimanale). In termini assoluti, le sanzioni sui dipendenti in nero passano per ogni unità da un minimo di 1.500 euro a un massimo di 12.000 euro, al nuovo range compreso tra un minimo di 1.950 euro e un massimo di 15.600 euro. Se inoltre più di un terzo dei dipendenti risulta in nero, sul totale dell’organico, potrà essere disposta anche la chiusura dell’attività professionale. La sanzione per il mancato rispetto dei riposi settimanali, la sanzione sale da ex 130 – 780 euro, a 1.300 – 7.800 euro. Moltiplicata per 10 anche la sanzione per il mancato rispetto dei riposi giornalieri, che andava da 25 euro a un massimo di 100 euro, e che ora sarà compresa tra un minimo di 250 euro a un massimo di 1.000 euro.</span></span></span></span></span></span>
Imprese under 35: da Invitalia contributi a fondo perduto
Invitalia ha riaperto i termini per poter presentare le domande di agevolazione destinate ad ottenere alcuni benefici per supportare la nascita e la crescita delle imprese “giovani”, guidate da imprenditori di età compresa tra i 18 e i 35 anni. L’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa ha infatti reso disponibile uno stanziamento finalizzato ad erogare contributi a fondo perduto e mutui a tasso zero per poter sviluppare la propria attività o aprire una nuova impresa.
Lavorare fino a 70 anni? Non è un diritto!
Lavorare da dipendente fino ai 70 anni è una possibilità, ma non un diritto, né, quindi può essere una pretesa. A sancirlo è una interessante sentenza da parte del Tribunale di Roma, che ponendosi sulla stessa linea di una ulteriore pronuncia dei giudici di Genova, e del secondo grado di Torino, ha interpretato in modo univoco quanto stabilito dall’art. 24 del decreto legge 201/ 2011, laddove vengono previste alcune vie privilegiate per accontentare coloro che desiderano rimanere in servizio anche oltre il momento della maturazione dei requisiti utili per poter andare in pensione.
Per comprendere in che modo i giudici romani siano arrivati alla conclusione introdotta in apertura di articolo, procediamo tuttavia per ordine. Nella sentenza capitolina, un lavoratore licenziato nel corso del 2013 contestava il provvedimento di cessazione del rapporto di lavoro poichè, nonostante il raggiungimento dell’età minima richiesta per il collocamento a riposo, aveva comunicato all’azienda l’intenzione di rimanere in servizio fino al compimento del 70mo anno di età, come disposto dall’art. 24 del decreto.
Co.co.pro. disoccupati: ancora pochi giorni per richiedere le indennità
Scade il 31 dicembre 2013 il termine utile ai collaboratori a progetto, per poter richiedere l’indennità di disoccupazione. Una sorta di ammortizzatore sociale per i co.co.pro., con requisiti parzialmente differenti da quelli sperimentati nel recente passato, e con differenti modalità di calcolo dell’importo una tantum che gli stessi potranno ricevere una volta accolta la richiesta. Ma andiamo con ordine, e vediamo quali sono le principali caratteristiche della l. 92/2012, ad integrazione e sostituzione di parte degli elementi già previsti dalla l. 191/2009.
Madri lavoratrici: nuovi strumenti di tutela dal governo
Con la circolare 21490 del 9 dicembre 2013, a firma del Ministero del Lavoro, vengono introdotte alcune innovazioni in materia di convalida e risoluzione consensuale delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri. In particolare, le novità ministeriali puntano a disciplinare nel migliore dei modi l’annoso fenomeno delle dimissioni di una madre o di un padre lavoratore, e – più in generale – la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro di tali lavoratori alla luce delle novità di cui alla l. 92/12.
Licenziamenti e reintegri: cosa è successo dopo la riforma Fornero
La riforma Fornero ha modificato lo Statuto dei Lavoratori intervenendo (anche) sull’art. 18, uno dei pilastri relativi alla gestione e alla cessazione dei rapporti di lavoro. In questo nostro odierno approfondimento, cerchiamo di comprendere quale sia lo stato attuale dell’articolo, e in che modo le sue disposizioni siano state applicate dai tribunali.
Cassa integrazione in deroga: le linee guida per il 2014
Anche se la cassa integrazione in deroga dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) sparire entro il 2016 (e già ora non riguarda i professionisti), per far posto ai fondi di solidarietà bilaterali, l’istituto svolge ancora oggi un ruolo pressochè irrinunciabile all’interno del più ampio ventaglio di strumenti di sostegno al reddito delle persone che hanno perso il proprio posto di lavoro, e si trovano in difficoltà occupazionali di rilevanza accertata.
Pertanto, come largamente atteso, il Ministero del Lavoro ha diramato le nuove linee guida che regoleranno l’accesso alla cassa in deroga nel corso del 2014, a partire dalle sue causali di accesso, inerenti situazioni aziendali di difficoltà derivanti da eventi transitori e non imputabili nè all’impresa nè ai lavoratori, situazioni temporanee di mercato, crisi aziendali, ristrutturazioni o riorganizzazioni (non rientrano, pertanto, i casi di cessazione dell’attività aziendale).
Assunzioni donne: il punto sulle agevolazioni post-Fornero
L’art. 4 della legge 92/2012 impatta sul regime di assunzioni agevolate delle donne prevedendo una serie di benefit di natura contributiva (e non solo) sui quali abbiamo il piacere di soffermarci al fine di rispondere a una lunga serie di interrogativi giunti in redazione nelle ultime settimane.
Iniziamo con il ricordare come la riforma Fornero preveda che possano ottenere le agevolazioni già previste per le assunzioni di over 50 anche tutte quelle aziende che optino per l’assunzione di donne di qualsiasi età, purchè prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali europee e in quelle aree che sono state individuate dal Ministro del lavoro in accordo con quello dell’Economia.
Inps “trasforma” in dipendenti gli associati in partecipazione con apporto di lavoro
Qualche giorno fa l’Inps ha diramato una interessante circolare che interviene sul tema della stabilizzazione degli associati in partecipazione con apporto di lavoro, puntando in tal modo a promuovere l’occupazione mediante l’attesa stabilizzazione degli stessi in lavoratori subordinati a tempo indeterminato.
La circolare cerca pertanto di trasformare la figura degli associati con solo apporto di lavoro in lavoratori dipendenti, permettendo a questi ultimi di poter conseguire i vantaggi derivanti da tale forma contrattuale.
Niente cassa integrazione per i professionisti
Brutte sorprese per i professionisti: secondo quanto sancito dalla riforma degli ammortizzatori sociali in deroga (cioè, cassa integrazione e provvedimenti di mobilità), i trattamenti sono applicabili esclusivamente ai lavoratori dipendenti delle imprese. Ne deriva che, secondo il tenore letterale della revisione normativa, rimangono fuori i dipendenti degli studi professionali, per quella che il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, ha definito una scelta “incomprensibile e ingiustificata”.
Fondi pensione: dagli aperti ai chiusi, ecco come funzionano
<span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: rgb(0,0,0)"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3876" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/11/pensionati.jpg" style="margin: 3px; width: 160px; float: left; height: 105px" width="800" height="527" />Recentemente abbiamo introdotto il concetto di “<strong>fondo pensione</strong>”, indicando come questo secondo pilastro stia diventando un perno fondamentale per la buona riuscita della costruzione di un proprio piano di previdenza, che possa ridurre o azzerare il gap stimato tra i redditi conseguiti dal lavoratore, e quelli che otterrà una volta cessata l’attività lavorativa.</span></span></span>
Fondi pensione: renderli obbligatori è una buona scelta?
Rendere i fondi pensione integrativi uno strumento obbligatorio, magari accompagnato dall’abbattimento fiscale sulla loro contribuzione, potrebbe essere la soluzione più idonea per permettere ai giovani di ridurre il gap previdenziale in fase di continuo allargamento. Ad esserne convinto è il leader della Cgil, Raffaele Bonanni, secondo cui “se si vuole andare incontro ai giovani diventa obbligatoria o semi-obbligatoria la previdenza integrativa”.
File sharing su pc ufficio? La Cassazione respinge il licenziamento
Secondo quanto affermato dalla sentenza 2639/2013 della Corte di Cassazione, chi installa un programma di file sharing per poter condividere e scaricare file sul personal computer dell’ufficio non va incontro al licenziamento, poiché tale provvedimento sarebbe del tutto “sproporzionato” rispetto al comportamento agito dal proprio dipendente.
Lavoro da insegnanti: nuove assunzioni e qualche novità
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3962" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/11/insegnante.jpg" style="width: 160px; height: 107px; margin: 3px; float: left;" width="1125" height="750" />Qualche settimana fa è stato finalmente approvato l’atteso<strong> decreto Scuola. </strong>Un provvedimento contraddistinto da una ondata preannunciata di <strong>nuove assunzioni </strong>(85 mila posti di lavoro, di cui 69 mila destinati agli insegnanti, e 16 mila riservati al personale tecnico – amministrativo), da spalmarsi <strong>nei prossimi tre anni,</strong> sulla base dei posti vacanti e disponibili in ognuno dei tre esercizi scolastici. Sempre secondo quanto previsto dal provvedimento, <strong>metà degli insegnanti sarà scelta tra i vincitori dell’ultimo “concorsone”</strong> e di quelli precedenti, mentre l’altra metà sarà soddisfatta dalla lista dei precari presenti nelle graduatorie ad esaurimento.</span></span></span>
Mini bond: cosa sono e come funzionano
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span face=""><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3950" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/11/Euromonete.jpg" style="width: 160px; height: 120px; margin: 3px; float: left;" width="1024" height="768" />I <strong>mini bond</strong> sono un nuovo strumento introdotto nel nostro ordinamento dal c.d. “Decreto Sviluppo 2012”, il quale puntava a <strong>rendere disponibile un servizio alternativo di reperimento di capitale extra bancario per le piccole e medie imprese</strong> che possedessero i requisiti utili per accedere a tale alternativa. Tuttavia, nonostante le buone ambizioni del governo, le emissioni di queste obbligazioni per società non quotate sono state circa una ventina, per complessivi 20 miliardi di euro. Considerato che a ricoprire la figura di emittenti sono state soprattutto società con operazioni da 100 milioni di euro (e, pertanto, non proprio il profilo ideale di pmi tricolore), ne deriva che lo strumento è stato appannaggio di un ristretto gruppo di imprese.</span></span></span></span>
Lo stipendio deve essere stabilito necessariamente nel momento della comunicazione dell’assunzione e, pertanto, non deve essere suscettibile di aleatorietà, che spesso ha contribuito a generare delle cattive pratiche all’interno del mercato del lavoro italiano. Chi assume nuova manodopera, infatti, deve necessariamente indicare l’importo della retribuzione annua che erogherà al neoassunto, il suo livello di inquadramento e il Contratto collettivo nazionale del lavoro che verrà applicato in azienda.
In una famiglia su quattro, tra quelle in cui è presente un giovane tra i 15 e i 29 anni, c’è un Neet. Una persona cioè, che non studia e non lavora. Della straordinaria (e preoccupante) diffusione dei “Neet” abbiamo già parlato a più riprese sul nostro magazine. Ebbene, a conferma dell’incredibile escalation di questo drammatico fenomeno è giunto il report “Famiglie e lavoro” curato da Italia Lavoro e relativo all’anno appena conclusosi. Stando al dossier IL, i Neet (ovvero, i giovani che non lavorano, né studiano, né frequentano un percorso di formazione) sarebbero presenti in 1.967.888 famiglie, riguardando pertanto il 28,9% di tutti i nuclei familiari che hanno al proprio interno un componente di età compresa tra i 15 e i 29 anni.
Invitalia
Lavorare da dipendente fino ai 70 anni è una possibilità, ma non un diritto, né, quindi può essere una pretesa. A sancirlo è una interessante sentenza da parte del Tribunale di Roma, che ponendosi sulla stessa linea di una ulteriore pronuncia dei giudici di Genova, e del secondo grado di Torino, ha interpretato in modo univoco quanto stabilito dall’art. 24 del decreto legge 201/ 2011, laddove vengono previste alcune vie privilegiate per accontentare coloro che desiderano rimanere in servizio anche oltre il momento della maturazione dei requisiti utili per poter
Scade il 31 dicembre 2013 il termine utile ai collaboratori a progetto, per poter richiedere l’indennità di disoccupazione. Una sorta di ammortizzatore sociale per i co.co.pro., con requisiti parzialmente differenti da quelli sperimentati nel recente passato, e con differenti modalità di calcolo dell’importo una tantum che gli stessi potranno ricevere una volta accolta la richiesta. Ma andiamo con ordine, e vediamo quali sono le principali caratteristiche della l. 92/2012, ad integrazione e sostituzione di parte degli elementi già previsti dalla l. 191/2009.
Con la circolare 21490 del 9 dicembre 2013, a firma del Ministero del Lavoro, vengono introdotte alcune innovazioni in materia di convalida e risoluzione consensuale delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri.
La riforma Fornero ha modificato lo Statuto dei Lavoratori intervenendo (anche) sull’art. 18, uno dei pilastri relativi alla gestione e alla cessazione dei rapporti di lavoro.
L’art. 4 della legge 92/2012 impatta sul regime di assunzioni agevolate delle donne prevedendo una serie di benefit di natura contributiva (e non solo) sui quali abbiamo il piacere di soffermarci al fine di rispondere a una lunga serie di interrogativi giunti in redazione nelle ultime settimane.
Brutte sorprese per i professionisti: secondo quanto sancito dalla riforma degli ammortizzatori sociali in deroga (cioè, cassa integrazione e provvedimenti di mobilità), i trattamenti sono applicabili esclusivamente ai lavoratori dipendenti delle imprese.
Rendere i fondi pensione integrativi uno strumento obbligatorio, magari accompagnato dall’abbattimento fiscale sulla loro contribuzione, potrebbe essere la soluzione più idonea per permettere ai giovani di ridurre il gap previdenziale in fase di continuo allargamento. Ad esserne convinto è il leader della Cgil, Raffaele Bonanni, secondo cui “se si vuole andare incontro ai giovani diventa obbligatoria o semi-obbligatoria la previdenza integrativa”.