Lauree umanistiche nel mirino, studiare Dante non paga

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E’ giusto studiare ciò che piace o è più saggio optare per un corso universitario che assicuri (al netto degli imprevisti che vanno sempre contemplati) una certa stabilità economica e lavorativa? E’ questo il dubbio che attanaglia, da sempre, i diplomati in procinto di scegliere la facoltà in cui iscriversi. Divisi tra i consigli di chi dice che è meglio puntare sul pratico e chi, invece, considera imprescindibile investire tutto su una passione che, prima o poi, pagherà.

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A riprendere (a modo suo) l’argomento è stato il vicedirettore de Il Fatto Quotidiano, Stefano Feltri, che ha infiammato l’ultima polemica culturale dell’estate bocciando le lauree che non garantiscono un futuro lavorativo. “Fare studi umanistici non conviene – ha sentenziato il giornalista – è un lusso che dovrebbe concedersi soltanto chi se lo può permettere”. Di più: studiare quello per cui si è portati è roba da ricchi o da “sfaticati” – ha rincarato Feltri – che ha tracciato un solco tra i ragazzi meno brillanti e competitivi, che scelgono le materie umanistiche, e quelli più svegli e intraprendenti, che puntano sulle discipline economiche. 

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Buoni lavoro: dall’esordio in sordina all’exploit del 2014

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C’è chi incassa con regolarità lo stipendio, chi può ancora confidare su un salario e chi deve, invece, fare leva su forme alternative di pagamento. Come i “voucher” o “buoni lavoro” che altro non sono se non strumenti attraverso i quali i datori di lavoro possono assumere – in maniera temporanea, occasionale e discontinua – risorse utili a rispondere alle esigenze di un determinato periodo, senza dover far firmare alcun contratto.

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Qualche esempio? Nelle campagne in cui la vendemmia è attualmente in piena attività, può essere utile “arruolare” un certo numero di braccianti che aiutino a velocizzare i tempi di raccolta dell’uva. Per loro, l’imprenditore agricolo può predisporre un pagamento sotto forma di “voucher”, che assicura la totale trasparenza fiscale, previdenziale e assicurativa (essendo “benedetto” da Inps e Inail) fornendo un antidoto al “lavoro nero”.

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Caro scuola: in arrivo aumenti dell’1,7% per zaini, penne e quaderni

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Della questione ci siamo già occupati qualche giorno fa quando, riportando i dati raccolti dall’Osservatorio nazionale Federconsumatori, abbiamo prefigurato un vero e proprio “salasso” per i genitori che dovranno rifornire i figli di tutto l’occorrente per tornare sui banchi di scuola. La spesa media di 514 euro prevista dall’Osservatorio per il cosiddetto “corredo scolastico” è stata rivista leggermente al ribasso dal Codacons che, vaticinando un esborso medio di 498,5 euro, ha stimato un aumento dei prezzi pari all’1,7% rispetto all’anno scorso.

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“Tra corredo e libri di testo – si legge nella nota diffusa dal Codacons – la spesa complessiva può raggiungere e superare i 1.100 euro a studente, una vera e propria stangata per le tasche degli italiani. Tuttavia anche sulla spesa scolastica è possibile risparmiare sensibilmente e abbattere i costi del 40% seguendo alcuni consigli utili”. Quali? In primis “diffidando” dei prodotti pubblicizzati alla tv che spesso, per il solo fatto di recare il logo del personaggio più “gettonato” tra i giovanissimi, costano molto più degli altri. La capacità di resistere alla moda del momento può portare a un risparmio del 40%.

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Assunzioni: il 2015 premierà ingegneri e analisti software

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Chiariamolo subito: i numeri che stiamo per dare non sono frutto di una rilevazione statistica, ma di una previsione elaborata da Unioncamere e ministero del Lavoro che vaticinano, per il 2015, oltre 910 mila assunzioni tra industria e servizi. Un numero importante che, se venisse confermato dalla realtà, segnerebbe un aumento di 119 mila posti di lavoro in un anno.

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Risultati particolarmente gratificanti dovrebbero interessare il settore manifatturiero con 186.600 entrate attese (31.300 in più rispetto al 2014). In pratica: un’impresa su 5 (soprattutto quelle che hanno investito molto su innovazione e qualità) dovrebbe assumere. E se vi state chiedendo quali saranno le figure professionali più ricercate, sappiate che, secondo lo studio di Unioncamere, si profilano tempi buoni per tecnici di vendite e distribuzioni (per i quali si prevedono 10.170 assunzioni), per ingegneri (9.340 assunzioni) e per analisti e progettisti software (8.050). Ma non dovrebbe andare male neanche agli operai specializzati, come gli addetti alle catene di montaggio automatizzate, per i quali si potrebbero aprire interessanti possibilità.  

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Pil: andamento lento, +0,2% in tre mesi

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Continua la crescita da “prefisso telefonico” della nostra economia che, nel secondo trimestre del 2015, non è riuscita ad andare oltre un modesto +0,2%. In pratica, la ricchezza prodotta dal nostro Paese, tra aprile e giugno, ha superato di pochissimo quella prodotta tra gennaio e aprile; mentre rispetto allo stesso periodo del’anno precedente, il Pil italiano ha guadagnato lo 0,5% in più.

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Il valore congiunturale rilevato dall’Istat nel secondo trimestre del 2015 risulta in leggera flessione rispetto al +0,3% registrato nei tre mesi precedenti. Mentre il +0,5% su base annua supera il +0,1% rilevato nel primo trimestre dell’anno. Detta altrimenti: se è vero che, rispetto al 2014, i cambiamenti in positivo ci sono, è altrettanto vero che i ritmi della presunta ripresa appaiono talmente lenti da far dubitare che, a fine dell’anno, si arrivi all’obiettivo dello 0,7% che il governo si prefigge di centrare. 

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Call center, contratti con subordinazione non presunta

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L’abrogazione dei contratti di lavoro a progetto, contenuta nel d.lgs. 81/2015, ha prodotto una serie di rilevanti effetti per il settore dei call center. Con tale misura, infatti, si prevede che dal 25 giugno non possano più essere stipulati nuovi contratti di collaborazione a progetto, con solo mantenimento di quelli già in essere a tale data, che potranno essere eseguiti fino alla scadenza.

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Ma cosa vuol dire questa abrogazione, di carattere generale?

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Imprese straniere: è boom di quelle cinesi

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Nell’Italia che continua a fare i conti con la crisi, a dimostrare una buona vocazione imprenditoriale sono stati i cittadini stranieri. Come certificato dall’ultima indagine condotta dalla Cgia di Mestre, infatti, tra il 2013 e il 2014, l’imprenditoria straniera in Italia (ossia il numero di attività economiche gestite da cittadini non italiani) è aumentata del 4,1% raggiungendo quota 733.500.

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E a tradire una grande “intraprendenza” sono stati i cinesi – a cui la Cgia ha, infatti, voluto dedicare un approfondimento – che , tra il 2013 e il 2014, hanno fatto registrare un aumento del 5,1%, con quasi 69.500 imprese all’attivo in Italia. Ma non si è trattato della crescita percentuale più importante. Anzi: dal 2013 al 2014, è stato il Bangladesh a far segnare l’aumento più vistoso, con un +19% che ha portato a 34.100 il numero delle imprese guidate nel Bel Paese. E sono cresciuti molto anche gli imprenditori nigeriani la cui quota, tra il 2009 e il 2014, è aumentata del 59,4%  (un vero e proprio exploit) e, tra il 2013 e il 2014, del 12,4% per un totale di 12.071 attività.

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Errori al colloquio: 10 modi in cui stai sabotando il tuo

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Ognuno di noi si è trovato almeno una volta nella vita di fronte ad un colloquio di lavoro andato male. Gli errori al colloquio sono frequenti: quante volte la famigerata frase “le faremo sapere”non ha avuto in realtà alcun seguito?

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Siamo sicuri che lo svolgersi del colloquio ci abbia davvero reso giustizia? Purtroppo capita spesso che parecchie persone si tirino la nota “zappa sui piedi” da soli, senza l’aiuto di nessuno! Errori inconsapevoli che però non fanno altro che inviare segnali negativi all’interlocutore e farci compiere passi falsi in grado di auto-sabotare il nostro tanto atteso colloquio di lavoro.

10 modi di auto-sabotarsi senza accorgersene: i più frequenti errori al colloquio

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Regimi agevolati, i “minimi” ancora i più attraenti

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Non costituisce particolare sorpresa, ma leggere il dossier del Ministero dell’Economia è comunque una sorta di “primizia” statistica e ufficiale sul maggiore livello di attrattività del “vecchio” regime dei minimi, rispetto a quanto non sia il “nuovo” forfettario. In tema di regimi agevolati, su 10 nuove partite IVA  aperte nel corso del mese di giugno infatti, il Ministero riconosce che quasi 7 siano andate ad abbracciare con convinzione il regime dei minimi, e circa 3 quello del forfettario.

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Ma quali sono le specifiche statistiche elaborate dal Ministero?

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Precari, ecco i dati semestrali sui nuovi rapporti di lavoro

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L’Inps, nel tracciare una mappa sulla situazione dei lavoratori precari (e non) in Italia,  ha recentemente diramato il suo nuovo Osservatorio sul Precariato, aggiornando le statistiche alla fine del primo semestre 2015, periodo nel quale – rispetto al corrispondente periodo del 2014 – risulta essere aumentato il numero dei nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel settore privato (+ 252.177), con stabilità dei contratti a termine, e riduzione delle assunzioni in apprendistato (- 11.500).

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Sempre nel primo semestre, inoltre, la variazione netta tra i nuovi rapporti di lavoro e le cessazioni, pari rispettivamente a 2.815.242 e 2.177.002, è di 638.240; nello stesso periodo dell’anno precedente è invece stata di 393.658.

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Imprenditoria femminile: le donne puntano su viaggi e tempo libero

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Sì, è vero, solo pochi giorni fa avevamo posto l’accento sul divario che intercorre tra gli uomini e le donne nel contesto lavorativo. Denunciando un gap retributivo (e non solo) che segna una differenza di trattamento ancora troppo evidente. Eppure le donne italiane non sembrano darsi per vinte e, nonostante il contesto tenti di disincentivare la loro intraprendenza, riescono, in molti casi, a centrare l’obiettivo e a diventare imprenditrici.

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L’ultima fotografia è quella scattata dall’Osservatorio per l’imprenditoria femminile di Unioncamere che, a fine giugno 2015, ha contato più di un milione e 300 mila donne a capo di un’azienda. La cifra sembrerebbe interessante, ma corrisponde, in realtà, al solo 21,6% del campione totale. Come dire che su 10 imprese italiane, solo due sono gestite da donne. Le quali si sono specializzate in ben precisi settori.

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Congedo parentale illimitato, ecco come funziona la novità Netflix

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Non è ancora arrivata in Italia, ma Netflix è comunque già nota anche da noi per i servizi di trasmissione di contenuti multimediali negli Stati Uniti, dove è tutt’oggi uno dei massimi leader nella fornitura di film e serie TV on demand. Tuttavia, oggi parliamo di Netflix non per il suo apprezzato servizio (in corso di espansione in altri mercati, tra qui quello tricolore), quanto per il fatto che la società ha introdotto per i suoi dipendenti il congedo parentale illimitato.

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Ma come funziona?

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Imprese: la ripresa arranca, a crescere sono solo gli investimenti

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Con le vendite in calo e l’occupazione in costante sofferenza, il 2014 non è stato un buon anno per le oltre 2 mila grandi e medie imprese, con sede in Italia, monitorate dall’ufficio Ricerche & Studi di Mediobanca. Che ha passato in rassegna i dati di aziende dell’industria e dei servizi (pubbliche e private) per concludere che la fine della crisi appare ancora lontana.

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Nello specifico: nel 2014, le vendite sono calate del 2,2%, per colpa soprattutto dei cattivi risultati registrati nel mercato interno (dove la flessione si è attestata al 4,3%). Segno meno anche alla voce occupazione, scesa in un anno dell‘1,1%. E la situazione appare ancora più compromessa, se si prende in considerazione l’arco di tempo che va dal 2008 al 2014 durante il quale – secondo lo studio – la quota degli occupati è diminuita del 5,8%. 

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Inps: nel 2015 quattro assunzioni su dieci a tempo indeterminato

L’osservatorio mensile Inps sul precariato ha registrato un  aumento dei contratti di lavoro stabili, ovvero quelli caratterizzati dalla formula a tempo indeterminato. Secondo l’ente previdenziale, si tratta di quattro assunzioni su dieci. I dati si riferiscono ai contratti attivati nel primo semestre 2015 e mettono in luce, tra le altre cose, un saldo tra questi ultimi e quelli chiusi, di 638.240. Un numero decisamente positivo se rapportato a quello relativo allo stesso periodo dell’anno precedente, 393.658. In ogni caso il dato che più colpisce, è quello  che vede “l’aumento della quota di assunzioni con rapporti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati/variati”.

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In parole povere, il 40.8% delle assunzioni si è rivelata essere a tempo indeterminato e l’aumento di cui sopra, nel settore privato, ha corrisposto a +252.177 assunzioni rispetto al 2014 (952.359 totali). Nel computo totale vanno considerate anche le trasformazioni di contratti a termine (rimasti stabili) e di quelli di apprendistato ( ceh vede le assunzioni in discesa) in contratti a tempo indeterminato. In questo caso l’aumento rispetto al 2014 è stato del 30.6% con una cifra totale di trasformazioni corripondente a  331.917 . Anche quest’ultima ha ovviamente contribuito al passaggio dal 33.6% di contratti stabili registrato nel primo semestre 2014, all’attuale 40.8%.

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Caro scuola: studiare costerà quasi mille euro

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Quello di tornare a scuola è un pensiero che molesta gli scampoli di vacanza di tutti gli studenti. Ma anche dei genitori che, a breve, dovranno mettere mano al portafoglio per rinnovare il corredo scolastico dei loro figli e per acquistare i libri e i dizionari sui quali studieranno tutto l’anno.

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A fare due conti è stato l’Osservatorio nazionale Federconsumatori che, per il 2015, ha stimato una spesa media a studente di poco inferiore ai mille euro. Nel dettaglio: il corredo scolastico e i “ricambi” costeranno mediamente 514 euro (l’1,5% in più rispetto all’anno scorso), mentre per i libri e i dizionari, mamma e papà dovranno spendere circa 531 euro (lo 0,2% in più del 2014). 

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Gender pay gap: se sei donna, guadagni di meno

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C’è chi dice che sostenere la causa delle donne sia un nostalgico retaggio da femministe in pensione. Ma i dati che certificano il divario salariale che intercorre tra un lavoratore e una lavoratrice indispettirebbero (a nostro avviso) anche chi, per il cosiddetto “gentil sesso”, non nutre alcun trasporto particolare. Si chiama gender pay gap e altro non è se non il (mal)costume di retribuire in maniera diversa persone che svolgono le stesse mansioni. Privilegiando – neanche a dirlo – gli uomini.

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Una consuetudine che, secondo un dossier realizzato da OpenPolis, in Europa, segna un divario del 16,4%, con punte particolarmente alte in Estonia (dove una lavoratrice guadagna il 29,90% in meno di un suo collega), in Austria (23%) e nella Repubblica Ceca (22,10%). Ma a posizionarsi male è anche la Germania di Frau Merkel che, a parità di mansioni, concede alle donne un salario “depotenziato” del 21,60%.

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Furti nei negozi: è boom, soprattutto al Nord

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Non sono dati rassicuranti quelli consegnati dalla Cgia di Mestre, che ha posto l’accento sulla continua crescita del numero di furti nelle attività commerciali e artigiane italiane. La ricognizione – che ha preso le mosse dai dati forniti dal ministero dell’Interno – ha, infatti, rivelato che, dal 2010 al 2013, l’attività dei ladri è andata sempre più intensificandosi, a danno di negozi e botteghe di ogni tipo.

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Il numero di furti certificati nel 2013 (ultimo anno disponibile) ha raggiunto le 104.393 unità. Una quota  importante, che la Cgia si è “divertita” ad analizzare per concludere che, in pratica, nell’anno preso in esame, sono stati commessi 286 reati al giorno, 12 ogni ora o, se si preferisce, uno ogni 5 minuti.

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Reddito di cittadinanza: la Finlandia “oltre” il lavoro?

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Sta tenendo banco da qualche decina di giorni su internet l’annuncio choc del neo governo finaldese, il quale ha parlato chiaramente di istituire un reddito di cittadinanza per tutti i residenti. Reddito di cittadinanza che sarebbe erogato nella sua forma più pura, ovvero a tutti, a prescindere dal bisogno, dall’età, dalla condizione occupazionale e anche da quella economica. Lo riceverebbe insomma, anche un milionario. La questione però, a quanto pare,  è un po’ più complessa di quanto inizialmente diffusosi sul web.

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Reddito di cittadinanza: tra i 440 e 1166 euro al mese

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