Conciliazione facoltativa: come funziona dopo il Jobs Act

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Il decreto legislativo n.23 del 4 marzo 2015, uno dei due attuativi del Jobs Act finora emanati, ha disciplinato il nuovo contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti. Oltre alle novità in tema di licenziamenti, ha introdotto anche una  nuova procedura di conciliazione. Vediamo qual è. La nuova conciliazione, prevista dall’art. 6 del decreto, sarà facoltativa e attivabile da parte del datore di lavoro, che non dovrà più tentare quella obbligatoria prevista dalla legge n. 604 del 1966.

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Come funziona la nuova conciliazione facoltativa

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A ballare in permesso retribuito per assistenza. Per la Cassazione il licenziamento è giusto

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La sentenza n. 8784 dello scorso 30 aprile da parte della Corte di Cassazione ha affermato che rappresenta una giusta causa di licenziamento la condotta di quel lavoratore che, durante la fruizione di un permesso retribuito richiesto (e concesso) al datore di lavoro per l’assistenza alla madre affetta da grave patologia, aveva in realtà preferito partecipare ad una serata a base di danze.

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Queste le motivazioni della Corte.

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Blocco pensioni: ecco a quanto potrebbe ammontare il recupero

Come noto, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del blocco pensioni, ovvero il mancato adeguamento all’inflazione per il biennio 2012 – 2013, come stabilito dalla legge Fornero dello scorso governo Monti. Ne consegue che i pensionati che hanno subito il blocco della perequazione potrebbero (il condizionale è ancora d’obbligo) beneficiare di un gradito rimborso. Ma a quanto ammonta tale restituzione? Quali saranno le cifre che verranno erogate nei confronti dei pensionati?

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A fare qualche interessante calcolo è Il Sole 24 Ore che, qualche giorno fa, ha effettuato delle utili simulazioni su quanto – forse – accadrà.

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Lavorare nel digital marketing: intervista a Diego Mulfari

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Diego Mulfari, freelance in digital marketing e “artigiano del web”, come si autodefinisce, qualche anno fa è finito su tutti i giornali ed è ora conosciuto come il “figlio del primo imbianchino 2.0” (su Urban Post potete leggere la sua storia). Ha lasciato un lavoro da dipendente per aiutare l’azienda di suo padre caduta in difficoltà. L’ha risollevata digitalizzandola e contemporaneamente ha trasformato la sua passione in un’attività a tempo pieno. A Bianco Lavoro Magazine ha raccontato che cosa fa ora, elargendo utili consigli su come gestire una piccola azienda sul web e come è arrivato a farlo, migrando da dipendente ad autonomo attraverso piccoli passaggi graduali e molto mirati. Il suo segreto può essere riassunto in due parole: professionalità e motivazione. Ecco cosa ci ha detto.

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Hai lasciato il tuo lavoro per aiutare tuo padre o era già una tua intenzione?
In realtà ho avuto l’intuizione già nel 2010, quando lavoravo da dipendente in un ufficio marketing subito dopo l’università. Ho iniziato a scoprire il mondo di Google, di Adwords, ho capito che c’era un mercato da intercettare per quanto riguarda la ditta di mio padre. Ho visto che ogni mese c’era una ricerca organica per quanto riguarda “imbiancatura”, “imbiancatura milano” etc.. e quindi ho detto, perché non provare a posizionarci con un sito o un blog?

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Naspi al via, addio Aspi

Il 1 maggio 2015 ha rappresentato il punto di partenza della Naspi e, contemporaneamente, l’abbandono della “vecchia” Aspi. Pertanto, chiunque venga licenziato a partire da tale data, non avrà più il diritto all’Aspi e alla mini-Aspi, ma solamente alla nuova Naspi introdotta dal d.lgs. 22/2015, di attuazione del Jobs Act. Per tale motivo l’Inps ha attivato il canale telematico per l’invio delle domande, da trasmettersi anche attraverso patronati o chiamato il contact center, entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

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Vediamo quali sono i principali dettagli di tale nuovo modus operanti, come spiegati dall’Inps nel suo messaggio n. 2971 del 30 aprile 2015.

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Demansionamento, è onere del lavoratore provare i danni da dequalificazione

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Con la pronuncia n. 494 del 21 luglio 2014, la Corte d’Appello di Milano si è espressa sull’ipotesi di demansionamento e dequalificazione di un lavoratore, dichiarando che è onere del datore di lavoro quello di provare la mancanza di qualsiasi demansionamento, mediante la prova che una simile iniziativa sia giustificata dal legittimo esercizio dei propri poteri imprenditoriali o disciplinari.

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Ma vediamo più nel dettaglio quali sono state le motivazioni che hanno condotto i giudici a una simile scelta.

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Sciopero ad oltranza, il licenziamento è comunque illegittimo

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Confermando un approccio interpretativo consolidato, la Corte d’Appello di Milano – con sentenza n. 536 del 21 luglio 2014 – si è espressa in maniera positiva sulla legittimità dello sciopero, al di là dalle modalità con cui viene posto in essere, e al di là della durata più o meno estesa (a patto, naturalmente, che sia finalizzato a tutelare un interesse collettivo dei lavoratori). Dunque, viene considerato illegittimo il licenziamento per giusta causa di un lavoratore in sciopero per assenza ingiustificata dello stesso del luogo di lavoro.

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Ecco le motivazioni della sentenza.

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Pensioni: le ragioni della bocciatura del blocco della rivalutazione

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 70 del 30 aprile 2015, ha bocciato la norma che per due anni (2012 e 2013) ha bloccato la rivalutazione delle pensioni sopra i 1.217 euro netti (1.405 euro lordi, pari a tre volte il minimo Inps). Una brutta notizia per il governo (che dovrà ora recuperare circa 5 miliardi di euro quale costo di tale sgradevole pronuncia della Consulta), e una sentenza che continuerà a far discutere nell’ambito delle eredità della legge Fornero.

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Ma in che modo il legislatore è arrivato a una simile decisione?

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Busta arancione Inps 2015: cosa è e come funzionerà

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Entro la fine dell’anno sarà disponibile per svariati milioni di persone la busta arancione Inps 2015,  sostanzialmente una simulazione dell’ammontare della prestazione pensionistica. In altri termini, un innovativo strumento che l’Inps sta per mettere a disposizione dei propri iscritti per cercare di comprendere a quanto ammonterà la pensione che verrà percepita nel momento in cui si deciderà di abbandonare il mondo del lavoro per potersi accomodare in quello della pensione.

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Ma chi riguarderà? E come funziona?

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Lavorare nell’azienda di famiglia. Due storie dei nostri giorni

Da avvocato a pastore, da ingegnere a falegname. Sono tante le storie di chi dopo aver intrapreso la strada dei propri sogni ha fatto dietro-front e capito che la felicità l’aveva già accanto. Sono storie vere di giovani che hanno deciso di riprendere in mano l’azienda di famiglia e lavorare con passione e impegno per portare avanti la tradizione.

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In piena crisi economica sono molte le aziende di famiglia che si sono viste costrette a chiudere i battenti. Schiacciate tra le aspirazioni dei giovani che si specializzano in altri settori e l’amarezza dei genitori che preferiscono “che i figli facciano altro”.

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Disoccupazione di lunga durata, Ocse: Italia al quarto posto

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Secondo gli ultimi dati rilevati dall’Ocse, l’Italia, nonostante sia uno dei Paesi più ricchi del mondo, è al quarto posto nell’area di riferimento per la disoccupazione di lunga durata. Una classifica nella quale sarebbe certamente meglio restare nelle posizioni più basse. Questa situzione, dovuta alla crisi economica, ha generato anche un forte calo del risparmio delle famiglie. Tra l’intera popolazione di disoccupati, quelli di lungo periodo, ovvero gli individui che non trovano lavoro (e lo cercano) da oltre un anno, sono passati da un già alto 45% del totale  ad un drammatico quasi 60%.

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Disoccupazione di lunga durata: quel terribile circolo vizioso

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Pensioni: illegittimo il blocco delle rivalutazioni in Legge Fornero

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco delle rivalutazioni delle pensioni di poco al di sopra dei 1400 euro lordi contenuto nella Legge Fornero voluto dal Governo Monti per fronteggiare l’emergenza finanziaria. Il provvedimento in discussione è quello contenuto nel cosiddetto “Salva Italia” del 2011, ovvero il decreto 201, poi convertito in Legge, all’interno del quale venne inserita la norma che bloccava le rivalutazioni delle pensioni al di sopra di un certo limite, ovvero tre volte il minimo Inps, per gli anni 2012 e 2013. Una norma che ai tempi fece sicuramente il suo effetto, generando per lo Stato un risparmio di oltre 3 miliardi di euro.

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La Corte dei Conti e un pensionato di Palermo, che si rivolse al Tribunale di competenza, si schierarono contro questo provvedimento, facendo finire il caso davanti ai Giudici della Consulta. Questi ultimi hanno ieri depositato la sentenza 70/2015 (risalente al 10 marzo), con la quale hanno giudicato illegittimi i mancati aumenti. Si apre così un nuovo caso: ora infatti starà all’attuale Governo Renzi decidere tempi e modalità di restituzione dei soldi ai quali i pensionati hanno dovuto rinunciare a causa della norma contenuta ne Dl 201/2011.

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Licenziamento discriminatorio: la tutela ai tempi del Jobs Act

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Il decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23, uno dei due finora emessi in attuazione del Jobs Act (legge delega 10 dicembre 2014, n. 183) ha introdotto e regolamentato il nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti e all’art. 2 ha confermato la possibilità per il lavoratore di ottenere il reintegro in caso di licenziamento discriminatorio. Il licenziamento discriminatorio, secondo l’articolo 15 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970), è quello intimato a causa dell’adesione del lavoratore a un’organizzazione sindacale o per ragioni religiose, politiche, di sesso e di razza, o basato sull’orientamento sessuale o le convinzioni personali.

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La procedura

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Naspi e licenziamento disciplinare, quali relazioni?

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Rispondendo a un interpello della Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il 24 aprile 2015 ha diramato il documento di interpello n. 13/2015 in relazione alla possibilità di poter concedere la NASpI (la nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego) nei confronti di quei lavoratori licenziati per motivi disciplinari, anche nei casi in cui il lavoratore licenziato abbia accettato l’offerta economica propostagli dal datore nella conciliazione agevolata.

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Ecco i risultati dell’interpello.

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Bonus bebè per i dipendenti delle Poste

L’Inps ha dato il via a un concorso finalizzato a disciplinare l’assegnazione di 800 contributi di importo pari a 500 euro ciascuno, da erogarsi in favore di bambini nati nell’anno 2014. Il concorso è riservato ai soli figli dei dipendenti del Gruppo Poste Italiane S.p.A. sottoposti alla trattenuta mensile dello 0,40 %, di cui dall’art. 3 della Legge n. 208 del 27 marzo 1952, i quali potranno avere accesso a un gradito benefit per il sostentamento delle spese dei propri neonati, ovvero il cosiddetto bonus bebè.

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Ecco come funziona l’erogazione del beneficio.

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Reddito minimo: la proposta Inps dedicata agli over 55

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Secondo quanto dichiarato dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, l’istituto previdenziale presenterà presto – e comunque non oltre il mese di giugno – una proposta per poter introdurre un reddito minimo garantito per tutte le persone di età compresa tra i 55 e i 65 anni rimaste senza lavoro. Una proposta che ha accolto molto interesse, e che è supportata dalla necessità di poter individuare un concreto sostegno per una fascia d’età anagrafica che ha evidenti difficoltà a trovare (o ritrovare) un posto di lavoro.

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Ma cosa contiene la proposta dell’Inps?

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Andare in pensione: fortunato chi ci riuscirà

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Avete presente quando, non si sa come, un’assicuratrice simpatica e carina (non la vedete, ma sicuramente lo è), vi chiama sul cellulare (il cui numero non si sa come faccia ad avere) ed inizia a proporvi una miriade di soluzioni per la vostra “pensione integrativa”? Avete presente le frasi che utilizza? “Ormai lo dice anche il governo che la pensione è un miraggio” (Davvero? E quando l’avrebbe detto?), oppure “E’ necessario che c’incontriamo per discutere di una cosa molto importante per il tuo futuro” e anche “metti in cascina oggi per vivere più tranquillo domani”.

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Vediamo un attimo, tralasciando la prima (che, sottolineiamo, non è una dichiarazione del governo, di nessun governo), le altre due frasi qualche riflessione la inducono. Ed è pur vero che, ad esempio il Governo Monti, ai suoi tempi (piuttosto recenti) più volte ha spinto per convincere gli italiani a farsi una pensione integrativa. Già, certo, ma la domanda che attualmente viene prima di tutte le altre è : chi riuscirà davvero ad andare in pensione?

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Expo 2015 e il “rifiuto” di lavorarci dei giovani

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C’è chi ha detto che la percentuale di rinuncia sia stata addirittura dell’80%. Manpower4expo, in una nota ha dichiarato una percentuale del 46% di rinunce per le posizioni di area team leader e operatore grandi eventi, la prima per individui sopra i 29 anni la seconda per chi 29 anni ancora non li ha compiuti. Uno stipendio di circa 1300 euro netti (per le posizioni più alte) e tutte queste defezioni, ma sarà davvero così? Sul caso del lavoro in Expo 2015 e dei candidati che rinunciano le posizioni sui media si sono sprecate. Il notissimo critico televisivo Aldo Grasso in un video su Corriere.it ha parlato di “generazione non ancora abituata al lavoro, anche quello estivo”. Insomma, qualcuno magari ha trovato un altro lavoro nel frattempo (le procedure non sono immediate), ma qualcun altro invece voleva semplicemente andarsene in vacanza, sembra di capire.

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Expo 2015 e lavoro: la posizione degli interessati

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