Lavoro a chiamata, ecco le nuove regole

Sono profondamente cambiate (e presto subiranno nuove mutazioni) le regole per il lavoro a chiamata. Per convocare un lavoratore intermittente basta ad esempio un semplice sms o un'email, in aggiunta alle modalità più tradizionali, come l'invio di un fax al numero di competenza della Direzione Territoriale del Lavoro, che tuttavia andranno a scomparire entro pochi giorni. Cerchiamo allora di comprendere quali siano le novità contemplate dalla Riforma Fornero, e in che modo adempiere ai nuovi obblighi.

Cosa prevede la riforma Fornero

La riforma Fornero ha previsto nuove modalità di chiamata in attività di un lavoratore intermittente. Le nuove procedure sono entrate (ed entreranno) gradualmente in funzione, consentendo così ai datori di lavoro e alle strutture delle Direzioni Territoriali e del Ministero del Lavoro di poter adempiere alle ultime indicazioni.

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Posti di lavoro inesistenti in cambio di voti per il Consiglio Regionale

Offrire posti di lavoro (falsi) in cambio di voti (veri). È successo anche questo, purtroppo, all'interno dell'intricato rapporto tra lavoro e politica italiana. Ne è conseguito l'arresto del consigliere regionale calabrese Antonio Rappoccio, eletto nella lista del presidente della regione Scopelliti con l'accusa di associazione a delinquere, corruzione elettorale aggravata, truffa e peculato. Per attirare gli elettori, il consigliere aveva costituito una società e una cooperativa fittizie.

I fatti

I fatti, sopra sintetizzati, in maggior dettaglio sono i seguenti. Rappoccio prometteva dei posti di lavoro inesistenti in cambio di voti che agli avrebbero permesso di ottenere gli scranni desiderati al Consiglio regionale. Per convincere i suoi elettori che l'occasione di poter lavorare era più che concreta, Rappoccio aveva perfino fatto svolgere delle false prove scritte per selezionare il personale da assumere, avendo l'accortezza di rinviare la sessione orale (conclusiva) al dopo elezioni.

Una volta acquisiti e verificati i voti, però, di colloquio e di posto di lavoro non si è vista traccia. Quanto basta per aver fatto accendere ben più di qualche scintilla interrogativa sull'operato del neo consigliere regionale.

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Occupazione, contratti e retribuzioni: differenze tra i giovani italiani e giovani stranieri immigrati in Italia

Dai recenti dati Istat rielaborati dalla “Fondazione Leone Moressa”, si evidenzia che in Italia i giovani occupati stranieri sono 455 mila, il 14,2% di tutti gli occupati è tra i 15 e i 30 anni. I disoccupati sono invece poco meno di 100 mila ma in proporzione rappresentano l’11,8% di tutti i disoccupati di questa fascia di età. Da ciò si comprende che nel mercato del lavoro giovanile il peso degli occupati stranieri è superiore rispetto alla presenza di giovani stranieri tra le fila dei disoccupati.

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Imparare gli antichi mestieri con un corso di formazione per giovani

Uscire dalla crisi del mercato occupazionale italiano riscoprendo (anche) gli antichi mestieri di una volta. Una lunga serie di professioni che, con le innovazioni moderne, si sono parzialmente perse, e che invece necessitano di una rapida rivalorizzazione, al fine di elevarle nuovamente a eccellenze artigiane italiane diffuse in tutto il territorio nazionale.

Corso di formazione a Pisa. È questa la molla principale che ha fatto scattare, nella provincia di Pisa, il lancio di un bando per selezionare 20 ragazzi che parteciperanno a un corso di formazione gratuito che punta a valorizzare i vecchi mestieri e le antiche arti del territorio, contribuendo in tal modo a migliorare e allargare le competenze esperenziali delle nuove generazioni.

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Professione orientatore: chi è, cosa fa e come diventarlo

In Italia ci sono 150.000 profili che le aziende non riescono a ricoprire. Non sono nostre supposizioni, ma dati provenienti da Confindustria (Dichiarazione alla stampa di Emma Marcegaglia, presidente Confindustria, giugno 2011).

Se a tutto questo aggiungiamo il fatto che nel mercato del lavoro italiano ben il 30% dei posti di lavoro è intermediato informalmente (Indagine Isfol Plus 2010) – cioè con conoscenze, raccomandazioni, ecc. – e che abbiamo il 30% dei giovani tra i 15 ed i 24 anni senza lavoro (ISTAT, rilevazione delle forze lavoro luglio 2012), allora ci chiediamo: come è possibile far funzionare davvero il mercato del lavoro in Italia?

Una soluzione potrebbe venire da un reale potenziamento sei servizi di orientamento di base, come già indicato un paio di anni fa dal Governo (“Italia 2020 – Piano di azione per l’occupabilità dei giovani”, M.Gelmini, G. Meloni, M. Sacconi, 16 giugno 2010.). Già, potenziare i servizi di orientamento, ma con quali risorse umane?

Gli orientatori in Italia sono dei perfetti sconosciuti. Il loro “oscuro” operato permette ogni giorno a centinaia di studenti e lavoratori di scegliere consapevolmente il proprio percorso di studi o di imparare a cercare lavoro, ma per loro non esiste né un Ordine professionale, né tantomeno un percorso di formazione universalmente riconosciuto.

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Mobilità estesa gli apprendisti

<style type=”text/css”> <!– @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } –> </style> </p> <p style=”margin-bottom: 0cm;”> <span style=”color:#000000;”><span style=”font-size: 16px;”><span style=”font-family: verdana,geneva,sans-serif;”><img class=” alignright size-full wp-image-2079″ alt=”” src=”https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2011/04/formazione2.jpg” style=”width: 160px; height: 108px; margin: 3px; float: right;” width=”450″ height=”303″ />Anche gli apprendisti possono andare in mobilit&agrave;. A sancirlo sono le ultime novit&agrave; sulle …

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Rientrare in Italia? Incentivi, vantaggi e qualche consiglio

email pervenuta a La Posta di Bianco Lavoro

Sono italiana residente all'estero (Grecia) per motivi familiari, ed ora, alla tenera eta' di 52 anni, cerco disperatamente un lavoro in Italia per rientrare!

Sono diplomata in ragioneria, esperienza decennale in Italia come responsabile amministrativa e, in Grecia ventennale, come insegnante di italiano ai Greci (socia in istituto privato 50%).

Ora mi trovo nelle condizioni di voler rientrare in Italia per motivi personali e quindi invio ormai da tempo cv e candidature per posti di lavoro disponibili, senza alcun riscontro!

Non so se dipenda dall'eta', dal fatto che sono residente all'estero o da quale altra discriminazione!

Le mie domande? Esistono agevolazioni per italiani iscritti all'AIRE (anagrafe italiani residenti all'estero) che desiderino rientrare in patria?

Esistono posti di lavoro riservati a questa categoria di persone? Non chiedo un posto da responsabile o altolocato ma un semplice lavoro serio e possibilmente duraturo!

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Sono più svantaggiati gli under 35 o gli over 40? Le donne o gli uomini? Favorire tutti per non favorire nessuno.

email pervenuta a La Posta di Bianco Lavoro

Innanzi tutto penso che creare delle etichette (come, ad esempio, le donne sono penalizzate, i giovani sono penalizzati, ecc..) finisce, a torto o a ragione, per creare nella testa dei governanti la convinzione di aiutare, seppure in buona fede, quelle categorie di persone, dimenticando che così si penalizzano tutte le altre.

Ad esempio, il fatto di considerare una persona come me che, per motivi di crisi, è stata licenziata a 48 anni, un handicap viene invece visto da chi ci governa un fatto non urgente da risolvere, in quanto prima bisogna aiutare le categorie più svantaggiate e fare leggi ad hoc solo per loro.

E questo a me non sta bene; io ho quasi 50 anni e mi si vieta di essere assunto, in quanto il governo presume che alla mia età la maggior parte delle persone uomini lavorino.

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I contratti di apprendistato nella nuova riforma del lavoro

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Nel decreto legislativo 167/2011(Testo Unico sull’apprendistato) ”l’apprendistato” è definito come contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione ed occupazione dei giovani.In sostanza vi sono tre tipologie contrattuali previste,con il Testo unico se ne aggiunta una quarta per particolari categorie di lavoratori.

Quali sono e che cosa prevedono nello specifico le quattro tipologie di contrattuali riguardanti l’apprendistato?

1) La prima tipologia contrattuale riguarda il “Contratto di apprendistato per la qualifica o diploma professionale”, riservata ai giovani tra i 15 e i 25 anni, permettendo loro di completare il ciclo di studi e di essere assunti in qualsiasi settore . La durata è determinata in base alla qualifica o diploma da conseguire. La Regolamentazione è rimandata alle Regioni o Province autonome, sentite le organizzazioni dei datori di lavoro e di rappresentanti dei lavoratori.

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Ministero dell’ambiente: sbocchi professionali nella green economy

Il convegno svolto il 17 luglio nella sala convegni del CNR Brunelli ha evidenziato l'incremento negli ultimi anni delle azioni di assistenza tecnica finanziate dai fondi comunitari riguardanti le professionalità tecniche relative al settore della sostenibilità ambientale.

I dati presentati dal Ministero dell'Ambiente parlano di una crescita europea tra il 2000 e il 2012 passata da 2,5 a quattro milioni di occupati nei settori verdi (Ecorys).

Anche gli investimenti nell'energia hanno dimostrato tra il 2004 e il 2011, un aumento fino a trenta miliardi in Europa, ma anche in Cina, India e Brasile.

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Dimissioni: come funzionano nella nuova riforma del lavoro

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Nel corso delle ultime settimane abbiamo dedicato ampio spazio alla riforma del mercato del lavoro. Nel dettaglio, ci siamo soffermati a lungo nell’evidenziare i pro e i contro sulla disciplina riformatrice dei contratti di lavoro, sulla revisione delle tutele per i singoli lavoratori, e sulle modifiche sostanziali alle modalità di cessazione del rapporto di lavoro per volere dell’azienda. Cerchiamo oggi di integrare un percorso esplicativo già avviato da tempo sulle nostre pagine, andando a comprendere in che modo varia la disciplina sulle dimissioni.

Il principio ispiratore della riforma. In merito, ad ispirare la riforma è stato un principio fondamentalmente sottoscrivibile, e ben riassunto dalla recente circolare n. 18 / 2012 del ministero del lavoro, con cui vengono fornite alcune utili indicazioni e precisazioni alla riforma Fornero. In particolare, la nuova procedura sulle dimissioni – invero, più complessa e lunga della precedente – sembra essere finalizzata a contrastare “pratiche volte ad aggirare la disciplina di tutela del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo”. Ovvero, in parole meno sintetiche, volta a evitare che il datore di lavoro possa chiudere una relazione con un proprio dipendente evitando di essere assoggettato a quanto previsto nell’ipotesi di licenziamento illegittimo (uno dei pochi aspetti non interessati dalla riforma), mediante una formale dimissione volontaria da parte del lavoratore.

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Vuoi avere successo? Rispondi a queste 10 domande

Un alto Quoziente Intellettivo (QI) assicura il successo? Non sempre.

Avete mai preso in considerazione il vostro QS (Quoziente di successo)? Ecco 10 domande per scoprirlo.

L'orientatore americano Geoffrey James consiglia di porsi queste 10 domande che sono state pubblicate su inc.com ed ho qui tradotto, adattato e vi propongo.

Se la risposta a tutte loro è “si” il vostro successo è garantito:

1. La mia programmazione dei tempi è realistica? Grandi successi solitamente richiedono molto più tempo di piccoli successi, perciò è necessario pianificare adeguatamente ed avere sempre un timetable realistico.

2. Il mio piano è ben strutturato? Per ottenere successo è necessario programmare e seguire un passo alla volta; un buon piano strutturato segnala di volta in volta il passo successivo.

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Diritti dei malati oncologici nel lavoro

Le patologie oncologiche negli ultimi anni hanno registrato un vertiginoso aumento in quasi tutto il mondo. Sempre di più sono le persone che si trovano ad affrontare questa malattia che spesso colpisce nel pieno della vita e dell’attività lavorativa di un soggetto, creando notevoli disagi sia sul piano psicologico e sia su quello della vita familiare e lavorativa.

Essere malati di cancro, significa continuare ad avere il diritto di lavorare, quando la malattia lo consente, in ogni caso è indispensabile avere delle tutele in questo senso. Tenendo presente che il lavoro in molti casi può essere anche un mezzo terapeutico per lottare e restare attivi nella società in cui si vive.

A chi può rivolgersi un lavoratore affetto da tale patologia che desideri essere informato in tal senso sui propri diritti?

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Licenziamento per motivi economici

 <span style="color:#000000;"><span style="font-size: 16px;"><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><img class=" alignright size-full wp-image-2165" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2011/04/contratto.png" style="width: 160px; margin: 3px; float: right; height: 72px;" width="555" height="250" />Tra le tante novit&agrave; apportate dalla riforma del lavoro, vi &egrave; anche quella relativa all&#39;introduzione di una nuova procedura di licenziamento economico che passa attraverso una fase conciliativa. Cerchiamo pertanto di comprendere, in sintesi, quali siano i procedimenti utili per la cessazione della fine del rapporto di lavoro per motivi disciplinari, giusta causa e giustificati motivi soggettivi e, infine, di comprendere in maniera pi&ugrave; approfondita in che modo &egrave; resa disponibile la nuova procedura di licenziamento economico.</span></span></span>

Come si licenzia per giusta causa, giustificato motivo soggettivo o causa disciplinare

Immaginiamo che il dipendente di un'azienda abbia commesso gravi fatti illeciti, tali da violare il contratto che lo lega al datore di lavoro, minando in maniera definitiva il rapporto tra le parti. In questo caso, poco varia rispetto a quanto era previsto con la riforma antecedente la revisione Fornero: l'azienda contesterà l'addebito al dipendente, il quale avrà ben modo di cercare di difendersi presso le sedi competenti. Di seguito, l'azienda procederà all'intimazione del licenziamento, ponendo così le basi concrete per la cessazione del rapporto del lavoro.

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False partite IVA: ecco le nuove regole per scovare i “furbi”

 <span style="color:#000000;"><span style="font-size: 16px;"><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-1871" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2011/03/giovani.jpg" style="width: 160px; height: 95px; margin: 3px; float: left;" width="590" height="350" />Entra nella fase pi&ugrave; &ldquo;calda&rdquo; la stretta alle false partite IVA, una serie di provvedimenti finalizzati all&rsquo;emersione dei rapporti di collaborazione a progetto, o di lavoro subordinato, celati dalla titolarit&agrave; di una posizione IVA. Ma in cosa consiste la nuova disciplina predisposta dall&rsquo;esecutivo Monti? E su quali requisiti si basa l&rsquo;evidenza di una &ldquo;falsa partita IVA&rdquo;? Cerchiamo di comprendere cosa potrebbe cambiare con la riforma fortemente voluta dall&rsquo;attuale governo.</span></span></span>

Il concetto di presunzione. La principale novità – cardine della manovra riguarda il concetto di “presunzione”. In altri termini, il governo ritiene che le prestazioni lavorative rese da una persona titolare di posizione fiscale ai fini IVA siano considerate rapporti di collaborazione coordinata continuativa (co.co.co.), se ricorrono almeno due dei presupposti stabiliti dalla stessa innovazione legislativa. È fatta salva, ovviamente, la prova contraria da parte del committente, che in deroga al concetto di presunzione dovrà dimostrare concretamente, sulla fattispecie di riguardo, che non si tratti di un rapporto di collaborazione coordinata o di dipendenza, bensì di una vera e propria fruizione di un servizio da parte di un libero professionista. Una prova contraria che, a ben vedere gli altri punti della materia, non sembra essere alla portata di tutti.

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Nuove tasse per chi licenzia

Pochi giorni fa abbiamo affrontato in maniera piuttosto approfondita uno dei temi più “caldi” di questa nuova riforma del lavoro: la revisione del sistema degli ammortizzatori sociali, concretizzatosi con l'introduzione della Aspi e della Mini Aspi, a sostituzione dei vecchi e ordinari strumenti di supporto al lavoratore che si trovi in una situazione di disoccupazione. In quell'approfondimento, avevamo altresì anticipato la volontà di discutere, in via collegata, di un argomento altrettanto stringente: l'introduzione di nuove “tasse” per quelle aziende che licenziano. Una imposizione che contribuirà da una parte a sminuire la convenienza della cessazione del rapporto di lavoro per recesso da parte del datore, e dall'altra parte a finanziare il complesso sistema degli ammortizzatori sociali, così come revisionati dalla riforma Fornero.

Cosa è la tassa sui licenziamenti. Quanto ribattezzato come “tassa” sui licenziamenti, è un vero e proprio balzello che i datori di lavoro dovranno pagare per poter chiudere il rapporto di lavoro con il proprio dipendente. Una tassa che cresce al crescere dell'anzianità aziendale, e che potrebbe contribuire a rendere meno favorevole l'opzione dell'interruzione del rapporto di lavoro, in aggiunta all'attuale riformato schema dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

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I nuovi ammortizzatori sociali con la riforma del lavoro

 <span style="color:#000000;"><span style="font-size: 16px;"><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-2729" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2012/06/persone_ombre.jpg" style="width: 160px; height: 99px; margin: 3px; float: left;" width="600" height="371" />La riforma del lavoro, come noto, ha impattato fortemente anche sul fronte degli ammortizzatori sociali. Cerchiamo pertanto di comprendere in che modo si evolvono i supporti per chi ha perso un lavoro, e cosa cambia rispetto al periodo ante-riforma.</span></span></span>

La Aspi. Iniziamo ad esaminare quali sono le principali caratteristiche dell'Aspi, il nuovo ammortizzatore sociale che andrà applicato ai casi di nuova disoccupazione con decorrenza dal 1 gennaio 2013. Due sono i principali requisiti che l'ex lavoratore dovrà dimostrare di possedere per poter avere accesso alla fruizione di tale ammortizzatore: la titolarità di almeno due anni di anzianità assicurativa, e almeno 52 settimane di contribuzione nel biennio precedente all'inizio del periodo di disoccupazione.

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