
Abbiamo già affrontato il tema del lavoro precario e dei suoi effetti sulla psiche del lavoratore . Oggi invece vogliamo focalizzarci su un altro aspetto tipico delle formule contrattuali che non danno sicurezza a chi ne è coinvolto: l’efficienza lavorativa. La domanda è: un lavoratore precario è meno produttivo di un lavoratore con il posto fisso? Cerchiamo di capirne di più.
Timore
Giornalista, ho iniziato ad occuparmi di lavoro dopo averlo cercato per anni.
Mettere in luce i lati nascosti dell’intero sistema, soprattutto quelli positivi (sì, ce ne sono e anche tanti), la considero una vera e propria missione.


A tempo determinato, co.co.co, co.co.pro o con una partita IVA “fasulla”. Sono tante le tipologie di lavoro precario. Soprattutto in questo periodo di crisi i contratti danno sempre meno garanzie al lavoratore. A parte le ovvie conseguenze pratiche, come l’incertezza di un’entrata economica e l’impossibilità di poter fare un qualsiasi tipo di progetto almeno di medio termine, esistono anche importanti conseguenze psicologiche dovute ad una situazione di lavoro precario. Oggi proviamo a vederci un po’ più chiaro, cercando di capire quali sono quelle più importanti.
In una Società come la nostra che pubblicizza e si specchia nella crisi quotidianamente, quasi come se provasse un’insolita felicità a manifestarla continuamente, è giusto dare spazio invece ai settori di produzione che la modernità ha reso prosperi.


Lavorare ed intanto spendere i soldi degli altri? Si può ed addirittura si viene pagati per farlo. Ecco otto lavori perfetti per chi ama spendere i soldi degli altri. Certo, per questo genere di acquisti una precisazione è d’obbligo: tutto ciò che viene acquistato è ovviamente di proprietà altrui. Ciò che rimane è il piacere dell’acquisto e la soddisfazione di poter spendere i soldi degli altri, guadagnandoci su. O meglio e più precisamente di poterli gestire, perché tutto il budget deve essere ottimizzato, senza sprecare neppure un centesimo.
