Lavoratrici in pensione con 35 anni di contributi anche nel 2015

 <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4294" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/01/pensioni 2014.jpg" style="margin: 3px; width: 160px; float: left; height: 120px" width="660" height="495" />Una <strong>risoluzione parlamentare </strong>ha fatto chiarezza sulla possibilità, concessa in capo alle <strong>lavoratrici donne</strong>, di poter <strong>andare in pensione con 35 anni di contributi e 57 anni d’età, anche nel prossimo 2015</strong>, fruendo dell’opzione per il contributivo, una misura finora a esclusivo favore del gentil sesso nel settore pubblico e nel settore privato.</span></span></span>

 <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000">L’opzione permette infatti di poter conseguire il diritto all’accesso alla pensione di anzianità fino al 31 dicembre 2015, se si hanno almeno 35 anni di contributi e un’età anagrafica di almeno 57 anni per le dipendenti, e di 58 anni per le autonome. La condizione è intuibile: le lavoratrici dovranno optare per la liquidazione della pensione secondo le regole di calcolo contributivo, passando volontariamente al nuovo regime.</span></span></span>

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Roberto Rais

Giornalista e promotore finanziario abilitato, profondo conoscitore delle tematiche del lavoro. Si occupa in principali modo di legislazioni, normativa ed approfondimenti. Si muove a suo agio nelle tematiche giuridiche ed economiche.
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Asse.co, ecco il bollino per i datori di lavoro

 <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3993" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/11/consulente-lavoro.jpg" style="margin: 3px; width: 161px; float: left; height: 107px" width="600" height="400" />Si chiama “<strong>Asse.co</strong>.” (“<strong>Asseverazione di conformità dei rapporti di lavoro</strong>”), ed è un “bollino” che l’Ordine dei consulenti del lavoro rilascerà ai datori di lavoro, conferendo agli stessi la possibilità di poter diventare esenti dalle ispezioni del Ministero del lavoro, e di poter vantare uno strumento di favore nei confronti degli ispettori in sede di accertamento.</span></span></span>

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Nuovo Articolo 18 non retroattivo: la pronuncia della Cassazione

 <img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4052" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/12/Giustizia.jpg" style="width: 160px; height: 109px; margin: 3px; float: left;" width="2240" height="1520" /><span style="color:#000000;">L<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">a <strong>Corte di Cassazione</strong>, Sezione Lavoro, con la sentenza depositata pochi giorni fa, ha sancito <strong>l'irretroattività del nuovo <a href="news.biancolavoro.it/news/2374-il-jobsact-di-matteo-renzi-ok-per-l-ue-dubbi-in-italia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Articolo 18</a> </strong>che, in altri termini,<strong> non può avere efficacia sui rapporti di lavoro interrotti ancor prima dell'entrata in vigore della legge Fornero</strong>. Attraverso tale pronuncia infatti, la Suprema Corte ha respinto il ricorso che una società aveva presentato contro la sentenza della Corte d'Appello di Milano, la quale aveva già condannato l'impresa al pagamento di una somma pari ad alcune mensilità, oltre a disporre il reintegro del lavoratore, a titolo di risarcimento.</span></span></span>

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Contratti flessibili nelle amministrazioni pubbliche: l’Europa censura l’Italia

 <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000"><strong>L’Europa censura l’Italia sui contratti flessibili nelle amministrazioni pubbliche</strong>. A dicembre la Corte di Giustizia europea ha infatti deliberato due provvedimenti che potrebbero dare un duro colpo all’apparato tricolore delle norme lavorative sui precari della Pubblica Amministrazione, potendo potenzialmente indurre il nostro Paese a intervenire frettolosamente in materia al fine di rispettare le intuizioni giunte dalla Corte continentale. </span></span></span>

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Norme sul lavoro: ecco le novità sui controlli e sulle sanzioni

 <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="color: #000000"><span style="font-size: 14px"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3764" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/10/lavoratori_industria.jpg" style="margin: 3px; width: 160px; float: left; height: 120px" width="640" height="480" />Il <strong>Ministero del Lavoro </strong>ha introdotto una serie di nuove linee guida finalizzate a inasprire i controlli e le sanzioni in capo a quelle imprese che non rispetteranno la normativa sul lavoro. L’obiettivo (dichiarato) dell’esecutivo è quello di recuperare dei soldi per potenziare ulteriormente le attività delle Direzioni territoriali del lavoro, rigenerando pertanto le stesse azioni di verifica, monitoraggio e penalizzazione. <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="color: #000000"><span style="font-size: 14px">Tra le principali novità, il Ministero è sembrato propenso ad applicare <strong>aumenti delle ammende tra un minimo del 30%</strong> (per coloro che impiegano lavoratori in nero)<strong> e ben 10 volte l’attuale contravvenzione </strong>(in capo a coloro che non concedono il riposo settimanale). In termini assoluti, le sanzioni sui dipendenti in nero passano per ogni unità da un minimo di 1.500 euro a un massimo di 12.000 euro, al nuovo range compreso tra un minimo di 1.950 euro e un massimo di 15.600 euro. Se inoltre più di un terzo dei dipendenti risulta in nero, sul totale dell’organico, potrà essere disposta anche la chiusura dell’attività professionale. La sanzione per il mancato rispetto dei riposi settimanali, la sanzione sale da ex 130 – 780 euro, a 1.300 – 7.800 euro. Moltiplicata per 10 anche la sanzione per il mancato rispetto dei riposi giornalieri, che andava da 25 euro a un massimo di 100 euro, e che ora sarà compresa tra un minimo di 250 euro a un massimo di 1.000 euro.</span></span></span></span></span></span>

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Fondi pensione: dagli aperti ai chiusi, ecco come funzionano

 <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: rgb(0,0,0)"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3876" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/11/pensionati.jpg" style="margin: 3px; width: 160px; float: left; height: 105px" width="800" height="527" />Recentemente abbiamo introdotto il concetto di “<strong>fondo pensione</strong>”, indicando come questo secondo pilastro stia diventando un perno fondamentale per la buona riuscita della costruzione di un proprio piano di previdenza, che possa ridurre o azzerare il gap stimato tra i redditi conseguiti dal lavoratore, e quelli che otterrà una volta cessata l’attività lavorativa.</span></span></span>

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File sharing su pc ufficio? La Cassazione respinge il licenziamento

Secondo quanto affermato dalla sentenza 2639/2013 della Corte di Cassazione, chi installa un programma di file sharing per poter condividere e scaricare file sul personal computer dell’ufficio non va incontro al licenziamento, poiché tale  provvedimento sarebbe del tutto “sproporzionato” rispetto al comportamento agito dal proprio dipendente.

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Lavoro da insegnanti: nuove assunzioni e qualche novità

 <span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3962" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/11/insegnante.jpg" style="width: 160px; height: 107px; margin: 3px; float: left;" width="1125" height="750" />Qualche settimana fa è stato finalmente approvato l’atteso<strong> decreto Scuola. </strong>Un provvedimento contraddistinto da una ondata preannunciata di <strong>nuove assunzioni </strong>(85 mila posti di lavoro, di cui 69 mila destinati agli insegnanti, e 16 mila riservati al personale tecnico – amministrativo), da spalmarsi <strong>nei prossimi tre anni,</strong> sulla base dei posti vacanti e disponibili in ognuno dei tre esercizi scolastici. Sempre secondo quanto previsto dal provvedimento, <strong>metà degli insegnanti sarà scelta tra i vincitori dell’ultimo “concorsone”</strong> e di quelli precedenti, mentre l’altra metà sarà soddisfatta dalla lista dei precari presenti nelle graduatorie ad esaurimento.</span></span></span>

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Mini bond: cosa sono e come funzionano

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 <span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span face=""><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3950" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/11/Euromonete.jpg" style="width: 160px; height: 120px; margin: 3px; float: left;" width="1024" height="768" />I <strong>mini bond</strong> sono un nuovo strumento introdotto nel nostro ordinamento dal c.d. “Decreto Sviluppo 2012”, il quale puntava a <strong>rendere disponibile un servizio alternativo di reperimento di capitale extra bancario per le piccole e medie imprese</strong> che possedessero i requisiti utili per accedere a tale alternativa. Tuttavia, nonostante le buone ambizioni del governo, le emissioni di queste obbligazioni per società non quotate sono state circa una ventina, per complessivi 20 miliardi di euro. Considerato che a ricoprire la figura di emittenti sono state soprattutto società con operazioni da 100 milioni di euro (e, pertanto, non proprio il profilo ideale di pmi tricolore), ne deriva che lo strumento è stato appannaggio di un ristretto gruppo di imprese.</span></span></span></span>

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Stipendi insegnanti in Europa ed in Italia

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I giovani sono il futuro, la loro formazione lo strumento con il quale plasmeranno il mondo. Coloro che sono addetti a fornire questa formazione, ossia gli insegnanti, svolgono dunque un ruolo fondamentale all’interno della nostra società, tuttavia il reale riconoscimento di questo compito latita tanto che spesso il mestiere dell’insegnante viene sottostimato.

 <span style="font-size:14px;"><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Ci sono naturalmente molteplici differenze tra i diversi Paesi, ma anche alcuni tratti comuni. In Italia la situazione non &egrave; particolarmente buona, sia a causa di uno stipendio tra i pi&ugrave; bassi di tutta Europa sia a causa della mancanza di incentivi e possibilit&agrave; di svolgere al meglio la propria funzione.</span></span>

<span style="font-size:14px;"><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Analizziamo in dettaglio la situazione degli insegnanti europei riprendendo &ldquo;Key Data on teachers and School leaders in Europe&rdquo;, uno studio pubblicato lo scorso maggio da Eurydice,La rete di informazione dell&rsquo;istruzione in Europa, che &egrave; stato per diverso tempo al centro del dibattito in Francia ed &egrave; stato recentemente ripreso da Il Fatto Quotidiano. I dati, che riguardano solamente i docenti di ruolo, si riferiscono all&rsquo;anno accademico 2011/2012.</span></span>

ORARIO DI LAVORO

 <span style="font-size:14px;"><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">L&rsquo;orario medio di servizio degli insegnanti europei &egrave; di circa 35-40 ore settimanali. Gli insegnanti spendono la maggior parte delle loro attivit&agrave; lavorative in classe, ma i loro compiti non riguardano solo la lezione con gli studenti. Nella maggior parte dei Paesi europei l&rsquo;orario di servizio include tutte le ore di disponibilit&agrave; del docente; solo in alcuni Paesi (la Comunit&agrave; francese e tedesca del Belgio e Liechtenstein) vengono conteggiate solamente le ore di lezione. Tuttavia le differenza tra nazione e nazione sono tante: eccole sintetizzate in un grafico:</span></span>

Nello studio si sottolinea inoltre che in alcuni Paesi, come la Germania, l’ammontare di ore di lavoro richiesto agli insegnanti diminuisce con l’aumentare dell’età, ma questa pratica non è molto diffusa in Europa.

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Founder Bianco Lavoro – Direttore del Master in Risorse Umane e del Master in Coaching Bianco Lavoro 📚 | Scrittore ✍️ | Speaker per università ed eventi 🎤 | Imprenditore internazionale attivo in 🇮🇹🇸🇰🇦🇪🇪🇸 | 30 anni di esperienza professionale 💼 –

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Bonus per assunzioni over 50 e donne

 <span style="font-size:14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-1796" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2011/02/frnch.jpg" style="width: 159px; height: 118px; margin: 3px; float: left;" width="400" height="296" />Il governo ha stanziato nuove risorse per favorire le assunzioni di over 50 e donne. Cerchiamo allora di comprendere come, e in che misura, l&rsquo;esecutiva punta a contribuire all&rsquo;incremento dell&rsquo;occupazione in due fasce lavorative particolarmente &ldquo;deboli&rdquo;.</span></span></span>

A chi spetta l’incentivo
L’incentivo spetta ai datori di lavoro (sia imprese che professionisti), incluse le cooperative di lavoro, mentre non spetta per i rapporti di lavoro ripartito, domestico, intermittente e accessorio (voucher). Le assunzioni agevolate saranno quelle disciplinate da un contratto a tempo indeterminato o a termine, e anche in caso di part-time; l’agevolazione è inoltre prevista anche in caso di trasformazione a tempo indeterminato di un precedente rapporto a termine agevolato (la cosiddetta stabilizzazione), e per le assunzioni a scopo di somministrazione.

Quanto pesa l’incentivo
L’incentivo consiste nella riduzione al 50% dei contributi a carico previdenziali del datore di lavoro. In proposito, il ministero ha chiarito come il bonus sia riferibile non solamente “ai contributi sociali dovuti all’Inps, bensì anche ai premi assicurativi dovuti all’Inail”: ne consegue che, in altri termini, la riduzione della metà non è relativa solamente ai contributi Inps, ma anche ai premi assicurativi dell’istituto nazionale, per i neoassunti. Per quanto invece attiene la durata dell’incentivo, questa dipende principalmente dalla forma di contratto di lavoro. Più esattamente:

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Roberto Rais

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Congedi parentali ad ore: c’è ancora da attendere

È una delle novità previste per questo 2013, come aveva già sancito la legge di stabilità lo scorso dicembre, apportando una modifica legislativa in materia di congedo parentale. A partire da quest’anno è possibile fruire di questo tipo di congedo anche a ore, invece che a giornate intere, per consentire un’organizzazione più flessibile delle esigenze lavorative e familiari e gestire meglio la retribuzione mensile.

Cosa è il congedo parentale.

Quello parentale (diverso da quello di paternità e maternità) è il congedo che ogni genitore lavoratore può chiedere nei primi otto anni di vita del proprio figlio.

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Natalia Piemontese

Laureata con Master in Risorse Umane, si occupa di lavoro, startup, freelancer e nuove idee di business. Con una grande convinzione: “ognuno ha un talento, l’importante è scoprirlo, svilupparlo e condividerlo con gli altri!”
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Sgravi fiscali per chi assume ex-detenuti: lo prevede il cosiddetto decreto svuota carceri

Dopo i provvedimenti atti a contrastare la disoccupazione dei giovani non specializzati, arrivano le agevolazioni per chi assume un ex-detenuto: nella ratio del governo, un modo per favorire le categorie più svantaggiate dei senza lavoro, che più di altri possono incontrare difficoltà di inserimento in questo delicato periodo di crisi.

Con il via libera del Senato (195 voti a favore e 57 contrari tra Lega, Fratelli d’Italia e M5S), lo scorso 8 agosto è stato approvato in via definitiva il cosiddetto decreto svuota carceri, che quindi diventa legge delle Stato. L’obiettivo del legislatore è quello di trovare soluzioni al sovraffollamento delle carceri, liberando all’incirca 10.000 posti letto entro il 2016. Per questo propone l’adeguamento, il potenziamento e la messa a norma delle strutture carcerarie e l’introduzione di alcune misure che possano rappresentare un’alternativa alla detenzione e svolgersi al di fuori degli istituti penitenziari.

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Decreto lavoro Letta: i dettagli della micro-riforma

Si è tenuto a Bruxelles la scorsa settimana il vertice europeo che ha visto al centro dell’attenzione generale l’elaborazione di un pacchetto lavoro, fortemente voluto dal Presidente del Consiglio Letta per aumentare e migliorare il funzionamento del mercato del lavoro. Misure e provvedimenti per contrastare la disoccupazione giovanile, favorire l’occupazione degli over 50 e aiutare le famiglie in difficoltà, con una carta anti-povertà per i più bisognosi, soprattutto nel sud Italia. Ecco i dettagli.Tutte le imprese che decideranno di assumere un giovane disoccupato e non specializzato potranno usufruire di sgravi fiscali equivalenti, nella fattispecie, a 650 euro mensili (vale a dire un terzo della retribuzione lorda mensile). La decontribuzione si protrae per 18 mesi per tutti i nuovi assunti a tempo indeterminato, per 12 mesi se il contratto già in essere viene trasformato in modo definitivo e stabile in uno indeterminato.

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Decreto Lavoro: dubbi e perplessità permangono, anche per il Ceo di Gi-Group Colli-Lanzi

Il Decreto Lavoro approvato in questi giorni spinge alla riflessione su alcuni temi apicali e induce a diverse considerazioni.

Anche il Ceo di Gi Group Colli-Lanzi delinea la propria posizione e sostiene che il provvedimento ha sicuramente degli aspetti positivi da sottolineare ma anche molte questioni fondamentali che sono rimaste in ombra.

Tra gli aspetti da ritenere sicuramente positivi c’è l’attenzione rivolta all’emergenza della disoccupazione giovanile. Il Governo mira a stabilizzare la situazione occupazionale dei giovani under 29 e stanzia, per il raggiungimento di tale obiettivo, circa 800 milioni di euro. Altro punto da sottolineare è che le disposizioni della riforma Fornero sono state mantenute e pertanto rimane costante l’impegno a contrastare quelle forme di flessibilità cosiddette spurie, come ad esempio contratti a progetto e partite iva, che in realtà si tramutano in precariato.

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Sentenza della Cassazione: la minaccia sul posto di lavoro non determina il licenziamento in tronco

ferie durante il preavviso

Il 20 maggio scorso la Corte di Cassazione si è pronunciata con la sentenza n° 12232/2013 in merito al ricorso mosso da parte di un lavoratore, licenziato a suo dire ingiustamente, e ha affermato che, per accertare la legittimità del licenziamento causato da una minaccia che solo astrattamente costituisce reato, è necessario effettuare una valutazione autonoma e indipendente dal fatto che l’azione commessa sia rilevante dal punto di vista penale.

Tutto comincia quando un dipendente in azienda minaccia il collega di lavoro durante un acceso litigio, intimandogli: “ti metto in un pilastro”. Il lavoratore in questione viene licenziato in tronco.

Da qui la denuncia alla Corte territoriale. Detta Corte asserisce che la minaccia conseguente al litigio occorso non è stata seguita da “vie di fatto” e quindi non ha arrecato “grave perturbamento”, due condizioni necessarie per legittimare il licenziamento in tronco come previsto dal CCNL.

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Il reddito minimo garantito costa? Costa molto di più non averlo!

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Settimana scorsa è arrivata nella Redazione di Bianco Lavoro una lettera di una donna marchigiana, Loretta, (a cui abbiamo risposto privatamente) di cui riporto una parte: “ho potuto di recente finalmente tornare a cercare lavoro, mia zia mi ospita un paio di ore al giorno lasciandomi usare il suo PC e connessione. Per oltre tre mesi, senza un euro e con bollette arretrate, non avevo accesso al web che mi è stato sospeso. Ora con le email di offerte ricevute da voi mi sono candidata e fatto ben due colloqui di cui uno mi ha reso un contratto a termine con l'agenzia Manpower. Sono solo tre mesi per ora, ma un'ottima occasione per rimettermi in gioco. Vi ringrazio per non esservi dimenticati di me ed aver continuato a tenermi aggiornata.

Tempo fa, mi stavo occupando della selezione del personale per una grossa azienda sugli Appennini Emiliani, contattai Giuseppe, un montatore meccanico che era davvero idoneo per una delle posizioni, il posto di lavoro era molto fuori mano e non raggiungibile con i mezzi pubblici, ma sul CV c'era scritto “auto-munito”, quindi nessun problema. Quando lo contattai mi spiegò che dopo otto lunghi mesi da “disoccupato” la macchina era ferma, bollo ed assicurazione non pagati , niente soldi per la benzina e “fermo amministrativo” in prossimo arrivo. Era scoraggiato e depresso, non poteva andare nemmeno a fare il colloquio. Così lo accompagnai in azienda e risultò perfetto, poi il datore di lavoro gli fece un contratto di assunzione ed una lettera per la banca facendo in pratica da “garante” per un piccolo prestito di 1.200 euro per rimettere “in moto” l'auto e Giuseppe riprese a lavorare, saldò i debiti e tornò in pratica a “vivere”.

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Offende l’ex datore di lavoro su Facebook: condannata dal tribunale

 <span style="color:#000000;"><span style="font-size: 12px;"><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-2190" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2011/05/Facebook_PC.jpg" style="width: 160px; height: 120px; margin: 3px; float: left;" width="400" height="300" /><span style="font-size:14px;">Meglio pensarci bene prima di insultare qualcuno in un social network. Questo deve avere imparato una livornese di 26 anni condannata dal tribunale di Livorno a risarcire 4000 euro al suo ex datore di lavoro perch&eacute; rea di averlo pesantemente apostrofato dalle pagine di Facebook. L&#39;accusa? Diffamazione a mezzo stampa.<br />    I fatti. Raffaela Malanima, questo il nome dell&#39;infelice protagonista, era stata appena licenziata dal centro estetico presso il quale prestava servizio e, evidentemente amareggiata dall&#39;accaduto, aveva acceso il computer per sfogare la propria rabbia con la cerchia di conoscenti, alla maniera di oggi, tramite Facebook.</span></span></span></span><span style="font-size:14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Il risentimento si &egrave; dapprima appuntato sul centro estetico a suo dire connotato da una scarsa igiene. Il problema &egrave; che il commento &egrave; stato letto e a sua volta commentato da un &quot;amico&quot;, di quegli amici alla Facebook che magari non hai mai neanche visto dal vivo, il quale si stupiva del fatto che simili considerazioni venissero espresse nei confronti del proprio luogo di lavoro.<br />     &quot;Per fortuna non ci lavoro pi&ugrave; - la risposta della ragazza - da quell&#39;albanese di m...&quot;.</span></span></span>

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Regime dei Minimi 2013, come funziona e novità

Il secondo anno di vigenza è appena iniziato e, se si ripeterà il fenomeno dell’anno appena concluso, il nuovo regime dei contribuenti minimi nel 2013 sarà destinato a segnare un altro grande successo!

Poco più di un anno fa, infatti, il vecchio regime dei minimi previsto dall’articolo 1 commi da 96 a 117 della Legge n.244/2007 è stato completamente stravolto e modificato dall’attuazione del disposto normativo contenuto nel Dl 98/2011.

Così è nato il nuovo regime dei minimi, un potente strumento che, nonostante la terribile crisi economica, ha spinto moltissimi giovani a credere nuovamente nell’imprenditoria e a guardare al futuro con occhio ottimista.

Una vera e propria iniezione di fiducia quindi, che, a distanza di un anno possiamo affermare, ha consentito al Governo di perseguire almeno in parte il fine posto alla base della rivisitazione del regime fiscale.

Perché è stato modificato il Regime dei Minimi?

Mediante la modifica del regime dei minimi, il legislatore ha espresso la sua piena intenzione a voler perseguire un duplice obiettivo ossia:

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Srl a capitale ridotto e semplificate: tutti i chiarimenti dell’Assonime

 <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 14px; color: rgb(0, 0, 0);">La circolare n. 29 del 30 ottobre 2012 dell&rsquo;Assonime apporta alcune importanti interpretazioni sugli aspetti di maggiore rilevanza della nascita e della vita delle srl a capitale ridotto e di quelle semplificate. Stando a quanto affermato dall&rsquo;Assonime, l&rsquo;aspetto fondamentale del nuovo apparato normativo sulle srl &egrave; rappresentato dalla figura societaria della srl a capitale ridotto, per soci persone fisiche di ogni et&agrave;, con la srl semplificata che rappresenterebbe una variante della srl a capitale ridotto, limitata alla situazione in cui i soci abbiano meno di 35 anni di et&agrave;.</span>

Proprio per quanto concerne il superamento di tale soglia anagrafica, il nuovo comma 1 dell’art. 2463-bis c.c. prevede che nella società a responsabilità limitata semplificata tutti i soci, persone fisiche, devono avere una età anagrafica inferiore ai 35 anni. Nel caso di superamento di tale limite anagrafico, anche da parte di un singolo socio partecipante al capitale sociale, non può essere costituita alcuna nuova srl semplificata; se tuttavia il superamento avviene successivamente alla fase di costituzione, secondo Assonime “si deve ritenere che il superamento del requisito anagrafico non determini effetti sulla partecipazione del singolo socio o sull’organizzazione della società e che i presupposti che giustificano esclusione del socio, trasformazione o scioglimento della srls siano solo quelli indicati in generale per le srl dagli articoli 2473 bis e 2484 del codice civile” .

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Founder Bianco Lavoro – Direttore del Master in Risorse Umane e del Master in Coaching Bianco Lavoro 📚 | Scrittore ✍️ | Speaker per università ed eventi 🎤 | Imprenditore internazionale attivo in 🇮🇹🇸🇰🇦🇪🇪🇸 | 30 anni di esperienza professionale 💼 –

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