Freelance: mettersi in regola con il fisco

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Essere freelance: cosa vuol dire? Essere freelance è una condizione che per qualcuno può essere vantaggiosa, ma per moltissimi non lo è. Tutto dipende da quanto si guadagna e dal regime fiscale che viene applicato.

Il freelance è un libero professionista o un lavoratore autonomo che eroga prestazioni lavorative per vari soggetti. Spesso si preferisce affidare un lavoro ad un freelance perché i pagamenti sono, a parte l’IVA che è obbligatoria, esenti da contributi e altri indennizzi. Si, perché il freelance è colui o colei che esercita un’attività lavorando per più committenti, spesso senza alcun contratto che regolamenti la sua situazione lavorativa. E quando il contratto c’è, si tratta di contratti atipici, come ad esempio quello a progetto, che non copre maternità, malattia, incidenti sul lavoro, ferie. Il contratto a progetto presenta come unico elemento positivo il pagamento dei contributi lavorativi da parte del committente e la possibilità di iscrizione alla gestione separata INPS se si supera la soglia dei 5000 euro l’anno. Altrimenti, tasse e contributi, sono a carico del lavoratore.

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La disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti

La disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti è una particolare forma di prestazione Inps, che serve a tutelare i lavoratori che non possono far valere 52 contributi settimanali comprensivi di quota di disoccupazione negli ultimi due anni, come previsto nella disoccupazione ordinaria, ma che nell’anno solare precedente la domanda hanno lavorato almeno 78 giornate, comprese le festività e le giornate di assenza  per malattia, maternità ecc.

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I contratti di solidarietà

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I contratti di solidarietà sono dei contratti collettivi stipulati tra datore di lavoro e i sindaca il cui scopo è  quello di favorire l’occupazione.

Tali contratti sono disciplinati dalla L. 863/1984 di conversione del D.L. 726/1984 che prevede due diverse tipologie: contratti di solidarietà difensivi diretti a evitare la riduzione del personale; contratti di solidarietà espansivi finalizzati ad incrementare l’occupazione.

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Le dimissioni per giusta causa

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Le dimissioni per “giusta causa” costituiscono un fatto di gravità tale da impedire la prosecuzione del rapporto di lavoro, anche temporaneamente, per il periodo di preavviso o fino alla scadenza del termine apposto al contratto. Tutto ciò comporta che il lavoratore può dimettersi prima della scadenza del contratto a tempo determinato o del contratto a …

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Subordinazione e contratto a progetto, assolutamente non compatibili

Istruzioni pratiche per trasformare il contratto a progetto in lavoro subordinato a tempo indeterminato e, in caso di cessazione del rapporto, per ottenere il pagamento delle differenze.

Art. 62 e 69 Decreto Legislativo n. 276/2003 – La tutela del lavoro – Contratto a progettto

Come evidenziato da diversi interventi èuniversalmente noto che il contratto a progetto sia oggi utilizzato dalle aziende operanti in Italia con lo scopo di aggirare la normativa ordinaria prevista per l’assunzione del personale mediante contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

In estrema sintesi, le aziende propongono (o impongono) ai lavoratori la sottoscrizione di contratti a progetto in sostituzione di contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato con il fine di ottenere diversi benefici tra cui:

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Contratto a progetto: come funziona?

Ma il contratto a progetto cos’è? E che garanzie da? Abbiamo cercato di rispondere a queste due domande per capire meglio con cosa abbiamo a che fare. Il contratto a progetto è un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, le cui caratteristiche sono:

  • La riconducibilità a uno o più soggetti o programmi di lavoro che vanno gestiti in autonomia dal lavoratore in funzione del risultato, rispettando il coordinamento con il committente.

  • Il progetto da portare a termine deve essere portato a termine allo scadere del contratto.

Riguardo la disciplina che regola il lavoro a progetto, questa è finalizzata ad una maggiore tutela.

Con la Dlgs 276/2003, tutti i contratti stipulati dopo il 24 ottobre 2003 cessano se non sono finalizzati ad un progetto specifico. Decorsi i termini, il contratto può trasformarsi in lavoro intermittente, ripartito, distacco, somministrazione, appalto, oppure in contratto a termine o a tempo parziale. Riguardo invece la collaborazione coordinata e continuativa, che è molto simile al contratto a progetto, il collaboratore opera in autonomia con il datore di lavoro che in questo caso viene chiamato committente e si coordina a d esso. Questo tipo di collaborazione rientra nell’area di lavoro parasubordinato.

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