Bustarella ad un impostore per far lavorare le figlie alle poste. Ecco la sentenza in Cassazione

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La sentenza della Cassazione n. 35352 del 30-09-2010 ha riguardato una falsa promessa di un posto di lavoro dietro pagamento di una cospicua somma di denaro. La vicenda ha riguardato un padre che ha versato 30 mila euro a una persona in cambio di un posto di lavoro nelle poste per le proprie figlie.

L’accordo, che ha avuto esito negativo, ha portato ad un processo l’impostore che è stato condannato per truffa aggravata. La Corte è stata chiamata a esprimersi proprio sul concetto del buon costume. Un padre che paghi per comprare un posto di lavoro ai figli, commette una violazione del buon costume?

L’esame della Suprema Corte nel caso specifico ha portato alla seguente conclusione: non c’è stata nessuna violazione del buon costume, ma un vizio di volontà dovuto ad una frode in cui si millanta una cosa inesistente, nel caso di specie la promessa di un posto di lavoro.

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Otto per mille: quando il fisco toglie ai poveri per dare ai ricchi!

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 <img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-2121" alt="ottopermille" height="152" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2011/04/ottopermille.gif" style="margin: 3px; float: left;" width="240" width="400" height="253" /><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: verdana,geneva;">&Egrave; tempo di dichiarazione dei redditi e come ogni anno ci si domanda: a chi destinare l&#39;otto per mille dell&#39;Irpef?<br />    <br />  L&#39;otto per mille &egrave; il meccanismo con cui lo Stato italiano ripartisce, in base alle scelte dei contribuenti, l&#39;8&permil; dell&#39;intero gettito fiscale IRPEF fra lo Stato ed alcune confessioni religiose.<strong> I destinatari sono quindi pochissimi </strong>(a differenza del cinque per mille di cui parleremo in futuro e che riguarda migliaia di enti di volontariato ed associazioni sportive).<br />    <br />  Si pu&ograve; scegliere di destinare quindi allo Stato Italiano, che si impegna (ufficialmente, ma poi vedremo che non &egrave; cos&igrave;...) ad utilizzarlo per: fame nel mondo, calamit&agrave; naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali.</span></span></span>

<span style="color: #000000;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Oppure si pu&ograve; scegliere di destinarlo ad una confessione religiosa: Chiesa cattolica , Tavola Valdese, Unione Italiana delle Chiese Avventiste del Settimo Giorno , Assemblee di Dio in Italia , Unione delle comunit&agrave; ebraiche italiane , Chiesa Evangelica Luterana in Italia.</span></span></span>

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Disciplina del lavoro minorile

La disciplina del lavoro minorile è data dalla L. 977/1967, ridefinita dal D.Lgs 345/1999 che fissa un principio generale per il quale l’età minima di ammissione all’impiego deve coincidere con quella in cui cessano gli obblighi scolastici. La Costituzione Italiana all’art. 37 prevede che :” la Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme” e che “la legge stabilisce i limiti di età per il lavoro salariato.”

Per i minori esistono delle particolari restrizioni poste a tutela della salute fisica, psichica e del loro diritto alla studio e alla formazione. Per quanto riguarda il versante della formazione, la legge 144/99 ha introdotto l’obbligo formativo fino al diciottesimo anno di età.

Tale obbligo può venire assolto attraverso percorsi integrati di istruzione e formazione sia nel sistema scolastico, sia nel sistema della formazione professionale di competenza regionale, sia nell’esercizio dell’apprendistato.

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Lavoro nero e lavoro irregolare

Sei un lavoratore in nero quando svolgi una qualsiasi prestazione lavorativa, in qualunque ambito a meno che non sia un’azienda familiare o uno stage e sei privo di un contratto di lavoro o di un contratto per fornire un servizio,oppure non hai una busta paga e vieni pagato in contanti risultando disoccupato.

Il lavoro irregolare invece può assumere diverse forme: lavoro grigio, lavoro parzialmente irregolare e lavoro elusivo.

Il “lavoro grigio”, è un lavoro che formalmente è regolare, ma che contiene in sé elementi di irregolarità:

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Studiare e lavorare contemporaneamente: i diritti sul posto di lavoro

Sono sempre di più i ragazzi che scelgono di studiare e lavorare contemporaneamente, per potersi pagare gli studi e poter avere un’indipendenza economica .

La Corte di Cassazione con sentenza del 25/10/2005 descrive quali sono i diritti dei lavoratori con riferimento al diritto allo studio:

1) allo studente lavoratore deve essere data la possibilità di sostenere esami e per conseguire tale scopo, lo studente ha il diritto a ottenere turni di lavoro tali da permettergli la frequenza ai corsi e la conseguente preparazione di esami finali.

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Lavoro e maternità: diritti delle donne autonome e precarie

Analizzando i cambiamenti intervenuti in materia dal punto di vista legislativo, vediamo in che modo le madri lavoratrici autonome sono tutelate. Con la legge 546/1987, è stato introdotto anche nel nostro paese il diritto all’indennità di maternità sostitutiva della retribuzione, per le lavoratrici autonome.

Il testo di legge prevedeva per le lavoratrici autonome la possibilità di percepire durante i cinque mesi di astensione obbligatoria dal lavoro, un compenso pari all’80% della retribuzione convenzionale per il loro settore d’impiego. Tuttavia in questa normativa non era stato previsto, il caso di parto prematuro e la possibilità di usufruire dell’indennità concernente i due mesi antecedenti il parto.

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Offese ed insulti sul lavoro: lista di 7 sentenze della Cassazione

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Nel contesto lavorativo può capitare di perdere la pazienza, purtroppo nei casi peggiori può accadere che dalle discussioni si arrivi agli insulti e alle minacce , anche se è sempre consigliabile affrontare i problemi confrontandosi in modo civile. Tuttavia la Cassazione ha stabilito attraverso diverse sentenze che gli insulti o alcune parole di troppo, in …

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Come sono cambiate le normative del lavoro: dalla Legge Biagi ad oggi

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La Legge Biagi in Italia ha identificato alcune linee guida, nell’ambito della “Strategia europea per l’occupazione” definita a Lisbona, e in merito ad alcuni aspetti che è importante approfondire. In particolare si è voluto realizzare un mercato del lavoro in grado di incrementare le occasioni di lavoro e garantire a tutti un equo accesso a un’occupazione regolare e di qualità.

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Freelance: mettersi in regola con il fisco

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Essere freelance: cosa vuol dire? Essere freelance è una condizione che per qualcuno può essere vantaggiosa, ma per moltissimi non lo è. Tutto dipende da quanto si guadagna e dal regime fiscale che viene applicato.

Il freelance è un libero professionista o un lavoratore autonomo che eroga prestazioni lavorative per vari soggetti. Spesso si preferisce affidare un lavoro ad un freelance perché i pagamenti sono, a parte l’IVA che è obbligatoria, esenti da contributi e altri indennizzi. Si, perché il freelance è colui o colei che esercita un’attività lavorando per più committenti, spesso senza alcun contratto che regolamenti la sua situazione lavorativa. E quando il contratto c’è, si tratta di contratti atipici, come ad esempio quello a progetto, che non copre maternità, malattia, incidenti sul lavoro, ferie. Il contratto a progetto presenta come unico elemento positivo il pagamento dei contributi lavorativi da parte del committente e la possibilità di iscrizione alla gestione separata INPS se si supera la soglia dei 5000 euro l’anno. Altrimenti, tasse e contributi, sono a carico del lavoratore.

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Lavorare nei Paesi della Comunità Europea

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Gli italiani che intendono accedere al mercato del lavoro in un altro paese della Comunità Europea possono rispondere a qualsiasi offerta di lavoro proveniente da tali paesi, compresi i posti della pubblica amministrazione.

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La disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti

La disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti è una particolare forma di prestazione Inps, che serve a tutelare i lavoratori che non possono far valere 52 contributi settimanali comprensivi di quota di disoccupazione negli ultimi due anni, come previsto nella disoccupazione ordinaria, ma che nell’anno solare precedente la domanda hanno lavorato almeno 78 giornate, comprese le festività e le giornate di assenza  per malattia, maternità ecc.

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I contratti di solidarietà

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I contratti di solidarietà sono dei contratti collettivi stipulati tra datore di lavoro e i sindaca il cui scopo è  quello di favorire l’occupazione.

Tali contratti sono disciplinati dalla L. 863/1984 di conversione del D.L. 726/1984 che prevede due diverse tipologie: contratti di solidarietà difensivi diretti a evitare la riduzione del personale; contratti di solidarietà espansivi finalizzati ad incrementare l’occupazione.

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Le dimissioni per giusta causa

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Le dimissioni per “giusta causa” costituiscono un fatto di gravità tale da impedire la prosecuzione del rapporto di lavoro, anche temporaneamente, per il periodo di preavviso o fino alla scadenza del termine apposto al contratto. Tutto ciò comporta che il lavoratore può dimettersi prima della scadenza del contratto a tempo determinato o del contratto a …

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L’orario di lavoro e lo straordinario: norme e retribuzioni

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L’articolo 3 del Decreto Legislativo n. 66/2003 prevede che l’orario di lavoro deve essere di 40 ore settimanali, ma i Contratti Collettivi di Lavoro possono prevedere questo limite come media tra periodi di maggiore e minore prestazione lavorativa, così come possono prevedere un orario fisso settimanale inferiore a 40 ore.

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Subordinazione e contratto a progetto, assolutamente non compatibili

Istruzioni pratiche per trasformare il contratto a progetto in lavoro subordinato a tempo indeterminato e, in caso di cessazione del rapporto, per ottenere il pagamento delle differenze.

Art. 62 e 69 Decreto Legislativo n. 276/2003 – La tutela del lavoro – Contratto a progettto

Come evidenziato da diversi interventi èuniversalmente noto che il contratto a progetto sia oggi utilizzato dalle aziende operanti in Italia con lo scopo di aggirare la normativa ordinaria prevista per l’assunzione del personale mediante contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

In estrema sintesi, le aziende propongono (o impongono) ai lavoratori la sottoscrizione di contratti a progetto in sostituzione di contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato con il fine di ottenere diversi benefici tra cui:

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Contratto a progetto: come funziona?

Ma il contratto a progetto cos’è? E che garanzie da? Abbiamo cercato di rispondere a queste due domande per capire meglio con cosa abbiamo a che fare. Il contratto a progetto è un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, le cui caratteristiche sono:

  • La riconducibilità a uno o più soggetti o programmi di lavoro che vanno gestiti in autonomia dal lavoratore in funzione del risultato, rispettando il coordinamento con il committente.

  • Il progetto da portare a termine deve essere portato a termine allo scadere del contratto.

Riguardo la disciplina che regola il lavoro a progetto, questa è finalizzata ad una maggiore tutela.

Con la Dlgs 276/2003, tutti i contratti stipulati dopo il 24 ottobre 2003 cessano se non sono finalizzati ad un progetto specifico. Decorsi i termini, il contratto può trasformarsi in lavoro intermittente, ripartito, distacco, somministrazione, appalto, oppure in contratto a termine o a tempo parziale. Riguardo invece la collaborazione coordinata e continuativa, che è molto simile al contratto a progetto, il collaboratore opera in autonomia con il datore di lavoro che in questo caso viene chiamato committente e si coordina a d esso. Questo tipo di collaborazione rientra nell’area di lavoro parasubordinato.

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Il lavoro ripartito o job sharing, come funziona

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Il job sharing – o lavoro ripartito – è un contratto di lavoro atipico che è contraddistinto dalla condivisione dell’attività lavorativa tra due o più soggetti. In termini più concreti, i soggetti protagonisti di questo contratto si suddividono le fasce lavorative di un impiego full time, regolamentandosi come ritengono più opportuno. Si tratta dunque di …

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