Insegnanti precari senza stipendio: sindacati sul piede di guerra

insegnanti precari

Immaginate di essere un insegnante precario costretto a viaggiare ogni giorno per raggiungere l’istituto in cui siete riusciti a racimolare qualche ora di supplenza. E immaginate che il vostro lavoro e gli sforzi che fate per svolgerlo non venga retribuito da tre mesi. E’ questa la situazione in cui si trovano (con sfumature diverse) circa 30 mila insegnanti precari che dal primo settembre non percepiscono lo stipendio. I sindacati sono già sul piede di guerra e preannunciano azioni legali, se la situazione non dovesse sbloccarsi entro tempi strettissimi. E mentre i precari senza stipendio incassano la solidarietà dei colleghi e della gente comune (su Internet sono state aperte delle petizioni), della loro sofferenza non si fa minimo accenno nei dibattiti parlamentari.

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image by Maglara

Ma cosa ha causato il ritardo dei pagamenti? Venirne a capo non è semplicissimo. Sul banco degli imputati siedono sia il ministero dell’Istruzione che quello dell’Economia che si rimpallano le responsabilità. Secondo alcuni, alla base del “disguido”, ci sarebbe un calcolo sbagliato dei tecnici del Mef che si sarebbe tradotto nella momentanea indisponibilità di fondi. Tanto quanto basta a far infuriare i diretti interessati e i sindacati che hanno posto un vero e proprio ultimatum. La deadline è stata fissata per il 20 dicembre, data oltre la quale – hanno annunciato dall’Anief – partiranno una serie di contenziosi destinati a intasare i tribunali italiani. “A questo punto – ha detto il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico – intervenga immediatamente il Governo, il premier Matteo Renzi, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini: cerchino di evitare, nel brevissimo tempo, un contenzioso già scontato nel suo esito. Perché questo modo di procedere è in palese violazione dell’articolo 36 della Costituzione”.

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Maria Saporito

Giornalista pubblicista, mi muovo con interesse nel poliedrico mondo della comunicazione cercando di trarre insegnamento e ispirazione da ogni singolo incontro. Insegnante nella scuola pubblica, ho perfezionato la mia formazione nella didattica dell’italiano agli stranieri.
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Sciopero grande distribuzione: si chiede il rinnovo del contratto

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Chi vuole sapere se sabato faticherà a riempire il carrello della spesa, farà bene a capire a quale associazione aderisce il suo supermercato di fiducia. Lo sciopero della grande distribuzione previsto tra due giorni coinvolgerà, infatti, i punti vendita aderenti a Federdistribuzione, alla distribuzione cooperativa e a Confesercenti. Ma non quelli affiliati a Confcommercio i cui dipendenti hanno già ottenuto un aumento di 85 euro in busta paga.

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La mobilitazione di sabato – che sfocerà in una grande manifestazione organizzata a Milano, a cui parteciperanno anche i leader Susanna Camusso (Cgil), Gigi Petteni (Cisl) e Carmelo Barbagallo (Uil) – arriva a poco più di un mese di distanza dal primo sciopero indetto lo scorso 7 novembre. Alla base della protesta: la richiesta del rinnovo del contratto nazionale fermo da oltre 20 mesi. I sindacati lamentano l’atteggiamento dilatorio delle federazioni che starebbero, a loro avviso, ostacolando il raggiungimento di un’intesa. Le trattative sembrano infatti essersi “impigliate” su alcuni punti fondamentali come quelli che riguardano gli orari di lavoro, la riduzione delle maggiorazioni domenicali, del notturno e degli straordinari, ma anche l’eliminazione delle retribuzioni nei primi tre giorni di malattia e le condizioni normative e retributive sfavorevoli per i neo-assunti. Senza considerare gli scatti di anzianità, la diminuzione del trattamento di fine rapporto e l’eliminazione di alcuni livelli di inquadramento. Il timore dei sindacati è che le associazioni stiano cercando di “depotenziare” i diritti e i salari dei loro dipendenti.

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Maria Saporito

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Pensioni, la proposta di Boeri: Manteniamo tetto contante a mille euro

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Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, non le manda certo a dire. L’economista che ha accettato di occuparsi del sistema previdenziale italiano non teme di di esporsi, anche (e soprattutto, verrebbe da pensare) quando i suoi orientamenti non coincidono con quelli palesati dalla squadra di governo. L’ultima esternazione di Boeri si è tradotta in un vero e proprio appello: quello di non sforare il tetto massimo di mille euro in contanti, per il pagamento delle pensioni.

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Si tratta di una proposta che va in controtendenza con quanto previsto nell’ultima Legge di Stabilità che – lo ricordiamo – a brevissimo tornerà in Aula per il voto definitivo. Il Governo ha, infatti, pensato di innalzare da mille a 3 mila euro la soglia di moneta sonante utilizzabile, attirandosi i rimbrotti degli “ortodossi” della tracciabilità che pensano che la norma strizzi l’occhio agli evasori. Ma perché Boeri propone di mantenere, anche per il 2016, il tetto dei mille euro in contanti per le pensioni degli italiani? Perché, a suo giudizio, “c’è il rischio che i pensionati vengano truffati“. Non solo: secondo il numero uno dell’Inps, se si continuerà a corrispondere gli assegni pensionistici con i bonifici bancari, l’ente potrà risparmiare. Come ha fatto negli ultimi 3 anni durante i quali – grazie al ricorso a questa forma di pagamento – i costi operativi a carico dell’Inps sarebbero scesi del 20%. 

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Auto senza pilota: Baidu tallona Google

auto senza pilota

Immaginatevi un’automobile che si guida da sé. Una vettura capace di portarci a destinazione, come un taxi personale, ma senza un guidatore fisico. E’ lo scenario prefigurato da molti colossi mondiali della tecnologia, a partire da Google che, dal 2014, ha messo a punto un prototipo di auto senza pilota che promette di risolvere il problema dello stress al volante. La “fatica” di scalare le marce o di invertire la rotta verrà, infatti, demandata a qualcun altro. O meglio a sofisticati software ingegneristici ai quali stanno lavorando le risorse migliori di molte multinazionali del settore.

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All’americana Google ha risposto la cinese Baidu (il motore di ricerca più utilizzato dagli internauti con gli occhi a mandorla) che ha recentemente avviato un test su una Bmw serie 3, rigorosamente senza pilota. L’automobile, munita di un sistema di videocamere e sensori capace di “mappare” l’ambiente circostante, ha percorso circa 30 chilometri tra strade secondarie e autostrade, raggiungendo una velocità massima di 100 chilometri all’ora. Durante il tragitto, la Bmw targata Baidu ha effettuato sorpassi, inversioni a U e svolte, cimentandosi in tutte quelle manovre che tengono solitamente impegnato il guidatore.

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Maria Saporito

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Medici in sciopero: in arrivo il mercoledì nero della sanità

sciopero medici

Quella di domani, mercoledì 16 dicembre, è una giornata che gli italiani dalla salute malferma farebbero bene a segnare sul calendario. Salvo emergenze, infatti, sconsigliamo loro vivamente di uscire da casa per i controlli ambulatoriali o le visite specialistiche programmate perché il rischio di trovare tutto chiuso è molto alto. Lo sciopero della sanità – a cui aderiranno quasi tutte le sigle sindacali del comparto – farà incrociare le braccia a molti medici di famiglia, ospedalieri, specialisti e addetti degli ambulatori. Ma anche a dirigenti, tecnici e amministrativi. E il servizio andrà presumibilmente a rilento un po’ in tutti i reparti, fatta eccezione per quelli che devono garantire prestazioni costanti (pronto soccorso e rianimazione, per intenderci).

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Il “mercoledì nero” della sanità pubblica italiana rischia di far saltare 40 mila interventi, 190 mila visite specialistiche e 80 mila esami radiologici. Ma non le emergenze che – come è ovvio che sia – verranno affrontate con il tempismo che richiedono. Anche se non è difficile immaginare che la mobilitazione di domani (a cui, come già detto, aderiranno molti sanitari) finirà per creare problemi anche a chi sceglierà di rimanere con il camice addosso. Ma quali sono le ragioni alla base della protesta? A elencarle sono stati gli stessi sindacati che hanno parlato, innanzitutto, della difesa del servizio sanitario pubblico e del diritto del paziente a essere curato, in modo adeguato, in ogni regione d’Italia.

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Parla male dell’azienda e viene licenziata: è successo a Nichelino

parla male dell'azienda

Il caso della signora Daniela Ciampa ha fatto molto discutere. All’ex dipendente di Euroristorazione – la ditta incaricata di rifornire le mense scolastiche di Nichelino (in provincia di Torino) – è costato caro un post pubblicato su facebook. La signora Ciampa è stata, infatti, licenziata perché avrebbe screditato la sua azienda, condividendo (e commentando) il messaggio di un genitore che aveva denunciato la presenza di uno scarafaggio nella purea propinata ai bambini. Il sostegno manifestato dall’addetta di Euroristorazione ha fatto infuriare il suo capo, che ha alla fine deciso di allontanarla.

parla male dell'azienda
image by ChiccoDodiFC

Ma la signora Ciampa non ci sta: “Non ho commentato da dipendente, ma da madre ha spiegato – Mio figlio va a scuola a Nichelino e io pago il servizio”. “Nel post, avevo scritto che neanche a me sarebbe piaciuto mangiare un piatto di polenta con uno scarafaggio – ha continuato la dipendente licenziata – Non ho citato l’Euroristorazione e francamente, visto che il mio profilo ha tutte le restrizioni sulla privacy, non capisco come abbiano fatto a leggere un mio post”. Da qui la scelta di rivolgersi a un legale per presentare un ricorso al Tribunale del Lavoro. Una “mossa” che ha già incassato la solidarietà della Rete (su Internet sono state aperte le petizioni “Firmiamo.it” e “Io sto con Daniela”) e quella di alcuni politici che hanno voluto “metterci il cappello”. Tra i primi, il segretario provinciale del Pd, Fabrizio Morra, che ha definito il licenziamento della donna una misura sproporzionataE che, insieme ad altri colleghi, ha invocato l’intervento del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che sull’argomento potrebbe esprimersi già oggi.

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Canone Rai: chi lo paga e chi non

Canone Rai

La “rivoluzione” sul Canone Rai presenta ancora punti irrisolti. Con il 2016 che bussa già alla porta, i contribuenti italiani non hanno infatti ancora capito, fino in fondo, come e quando dovranno pagare la tassa su radio e tv. O meglio: se è ormai chiaro a tutti che l’importo di 100 euro verrà addebitato nella bolletta elettrica, non è altrettanto chiaro come l’ipotesi di “spalmarlo” in 10 rate mensili da 10 euro possa coincidere con la scadenza bimestrale della stessa bolletta della luce. Meno confusione sembra, invece, aleggiare a proposito della no-tax area che comprende pensionati a basso reddito e militari. Ma non solo.

Canone Rai
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Saranno, infatti, esonerati dal pagamento del Canone Rai gli over 75 che percepiscono poco più di 6 mila e 700 euro all’anno e i militari delle Forze Armate italiane, compresi quelli degli ospedali militari e delle case del soldato. Non solo: la no tax area si estenderà anche alle sale convegni e ai circoli ricreativi e coinvolgerà i militari della Nato. Così come gli agenti diplomatici e consiliari e i rivenditori e riparatori di televisioni e radio. Per tutti gli altri, il pagamento sarà invece obbligatorio, a meno che non si dimostri di non avere in casa un apparecchio tv. Nel qual caso, occorrerà collegarsi al sito dell’Agenzia delle Entrate e compilare l’apposita richiesta di esonero da spedire alla sede di Torino. Ancora: il pagamento della tassa scatterà solo nella prima casa (anche in affitto), ma non coinvolgerà gli studenti fuori sede. A “farla franca” saranno anche coloro che dimostreranno di avere, nelle loro abitazioni, solo computer e/o tablet, ma non i possessori di sole radio che – come gli altri che dispongono anche di tv – dovranno, invece, pagare l’intero importo.   

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Banche, risparmiatori sul lastrico: cosa dicono le associazioni che li tutelano

risparmiatori

Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e CariFe hanno, da giorni, guadagnato le prime pagine dei giornali. I loro titoli ad alto rischio hanno, infatti, ridotto molti risparmiatori sul lastrico, come accaduto a Luigino D’Angelo, il correntista di Civitavecchia che si è tolto la vita, dopo aver capito che i suoi 110 mila euro depositati in banca erano andati in fumo. In un’intervista rilasciata oggi al quotidiano La Repubblica, l’ex dipendente di Banca Etruria che lo avevo convinto a investire i suoi risparmi in obbligazioni subordinate ha dichiarato di sentirsi in parte responsabile della sua morte. Ed ha fornito particolari inquietanti sulla condotta delle banche, finite inevitabilmente nel “mirino” di molte associazioni a tutela dei consumatori.

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image by Mopic

Le indicazioni delle banche

Stando a quanto affermato dall’ex dipendente, ai correntisti inconsapevoli veniva fatto firmare un questionario nel quale c’era scritto che il rischio, per quel tipo di operazione, era minimo. Dicitura che veniva ripetuta nelle prime pagine di un altro corposo documento, ma non nelle successive nelle quali veniva, invece, precisato che si trattava di un’operazione ad alto rischio. Di più: Avevamo l’ordine di convincere più clienti possibili ad acquistare i prodotti della banca – ha aggiunto l’ex dipendente di Banca Etruria – Settimanalmente eravamo obbligati a presentare dei report con dei budget che ogni filiale doveva raggiungere. L’ultimo della lista veniva richiamato pesantemente dal direttore”. Parole che, se confermate dagli inquirenti, marcherebbero i contorni di un quadro fortemente compromesso (anche a livello dei controlli, che avrebbero forse dovuto essere più stringenti), con stuoli di risparmiatori “mal consigliati” indotti a investire in titoli pericoli. 

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Maria Saporito

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Erasmus per insegnanti: la proposta del ministro fa arrabbiare i sindacati

Erasmus per insegnanti

Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha incontrato ieri al Miur il suo omonimo giapponese, Hiroshi Hase. L’occasione le ha fornito il pretesto per lanciare una proposta destinata a far discutere: l’Erasmus per insegnanti. L’idea è quella di mettere un biglietto in mano ai docenti del Bel Paese e di convincerli a trasferirsi (per periodi più o meno lunghi) all’estero. La “Schengen dei docenti”, ha spiegato il ministro, servirà a stimolare il confronto tra colleghi di Paesi diversi.

Erasmus per insegnanti
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Lo stipendio resta basso

Un progetto interessante, che potrebbe portare un pizzico di “internazionalità” alla didattica italiana. Esattamente come gli studenti universitari che tornano con un bagaglio culturale ben più pesante, anche i docenti potrebbero, infatti, rientrare in classe con una marcia in più. Riuscendo a trasmettere ai loro studenti un know-how potenziato dal confronto con l’esperienza dei colleghi stranieri. Ma non tutti hanno tradito entusiasmo per l’annuncio del ministro. La quale, sia detto per inciso, ha ieri ammesso che uno dei nodi irrisolti della riforma della scuola è quello che riguarda lo stipendio degli insegnanti: “E’ ancora basso, come noi non vorremmo che fosse – ha riconosciuto la Giannini – Questo è un tema che ci sta a cuore”. Così come sta molto a cuore ai sindacati della scuola secondo i quali le priorità sono altre.

La reazione del sindacato

“Prima di investire nell’Erasmus anche per gli insegnanti – ha dichiarato il presidente dell’Anief e segretario della Cisal, Marcello Pacifico – il ministro dell’Istruzione provveda ad adeguare i loro stipendi alla media europea”. “Non basta dire che è un tema centrale, che sta a cuore al Governo – ha rincarato il sindacalista – se poi mette 8 euro lordi di aumento nella Legge di Stabilità per il rinnovo del contratto fermo dal 2009 e divorato dall’inflazione di quasi 10 punti”. “Se si vuole davvero guardare all’Europa e ai Paesi moderni – ha continuato, nel suo ragionamento, Pacifico – allora si prendano in considerazione, anche nei fatti, l’esempio di chi investe pesantemente nella formazione dei propri giovani e nel giusto compenso dei loro formatori. Ci sono Paesi, come la Germania, dove le buste paga degli insegnanti sono quasi il doppio di quelle dei docenti italiani e si può andare in pensione dopo 24 anni di contributi”.

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Maria Saporito

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Influencer marketing: quando compro perché mi fido degli opinion leader

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La Rete, si sa, può dispensare ogni genere di informazione e condizionare i nostri comportamenti da consumatori. Soprattutto quando promuove l’influencer marketing ovvero quella particolare forma di marketing che sfrutta le potenzialità persuasive dei cosiddetti opinion leader. La faccenda potrebbe sembrare complicata, ma non lo è affatto perché di altro non parliamo se non dell’abitudine, ampiamente diffusa, di acquistare un bene o un servizio “sponsorizzato” da qualcuno di cui ci fidiamo. E verso il quale nutriamo una certa stima.

inluencer marketing
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ScribbleLive e Forbes, in collaborazione con LinkedIn, hanno approfondito la questione consegnando l’annuale report sui 50 direttori di marketing più influenti del mondo. Nell’elenco compaiono nomi eccellenti: a troneggiare su tutti è Phil Shiller della Apple, seguito da Kevin Hochman della KFC, da Kevin Crull di Sprint, da Olivier Francois della Fiat-Chrysler e da Beth Comstock della General Electric. Sono loro, secondo lo studio, i capi marketing che riescono a orientare, più degli altri, gli acquisti dei clienti. L’indagine ha preso le mosse da un accurato screnning delle loro dichiarazioni e delle idee che hanno espresso sulla Rete documentandone il forte seguito presso gli internauti. In pratica: le loro esternazioni non sono state semplicemente condivise, ma hanno, molto spesso, rappresentato il volano per l’acquisto dei beni o dei servizi offerti dai loro brand.

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Addobbi al naturale: così l’albero di Natale diventa green

addobbi al naturale

Quello dell’Immacolata è tradizionalmente il giorno deputato alla preparazione dell’albero di Natale. Ma come allestirlo? I più scenografici non rinunceranno certo alle luminarie a intermittenza o alle ampie sfere luccicanti, ma chi ha in mente (o a cuore) di curarsi un po’ di più dell’ambiente che lo circonda, può optare per gli addobbi al naturale.

addobbi al naturale
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Secondo una recente ricerca realizzata dalla Coldiretti e da Ixè, nella giornata di ieri quasi 9 italiani su 10 (pari all’87% del campione) hanno allestito l’albero di Natale dentro o fuori casa. Una percentuale in aumento del 3% rispetto all’anno scorso, che certifica – secondo Coldiretti – un ritrovato clima di fiducia. Ma attenzione perché in pochi hanno acquistato o acquisteranno un albero completamente nuovo e solo il 14% sceglierà un abete vero rivolgendosi a uno dei vivai o dei fiorai della zona. Con una spesa media stimata dalla Coldiretti in 32 euro. Una cifra abbastanza contenuta, legata alla preferenza per un albero non troppo alto (inferiore al metro e mezzo), che risulti più facile da trasportare e da sistemare in casa.

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Ferie alla Camera: 10 giorni di stop in attesa del Natale

ferie alla Camera

Non se la passano poi così male i deputati della Repubblica italiana, visto che il Ponte dell’Immacolata durerà, per loro, 10 lunghi giorni. Le ferie alla Camera di metà dicembre – di cui hanno parlato tutti i principali organi d’informazione – sembrano configurare l’ultimo benefit parlamentare. O se si preferisce, l’ennesimo privilegio della casta politica.

ferie alla Camera
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Niente sedute, nell’Aula di Montecitorio, dal 4 al 14 dicembre. Uno stop che, secondo i tecnici del Palazzo, non deve stupire né tanto meno indignare perché quando in Commissione Bilancio si discute della Legge di Stabilità (come sta avvenendo in queste settimane), è prassi che le sedute in Aula vengano sospese. Una tesi, questa, sostenuta anche dalla presidente Laura Boldrini, che ha rigettato con forza l’accusa di lassismo scagliata da molti cittadini ed esponenti delle opposizioni. Se è vero, infatti, che per 10 giorni gli scranni rimarranno vuoti, è altrettanto vero che molte commissioni si daranno da fare. Oltre alla già citata commissione Bilancio (che, precisano i membri, può riunirsi anche di domenica), lavoreranno questa settimana anche quelle delle Finanze, degli Affari Costituzionali e delle Attività produttive. Esattamente come alcune commissioni bicamerali: il Copasir, la commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e quella sulla morte di Aldo Moro, solo per citarne alcune. 

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Reddito di cittadinanza: in Finlandia si parla di concederlo a tutti

reddito di cittadinanza

La proposta ha già suscitato grandi discussioni. Ad avanzarla è stata la Kela – l’ente di previdenza sociale della Finlandia (il corrispettivo della nostra Inps, per intenderci) – che suggerisce di erogare un assegno di 800 mila euro mensili a tutti i finnici, a prescindere dal loro reddito e dal fatto che lavorino o meno. L’assegno esentasse segnerebbe dunque la concessione indiscriminata del reddito di cittadinanza a tutti gli adulti finlandesi ai quali verrebbe, però, chiesto di rinunciare ai sussidi sociali fin qui percepiti.

reddito di cittadinanza
image by vinnstock

L’idea della Kela è, infatti, quella di alleggerire il peso del welfare sulle casse dello Stato, “barattando” i sussidi erogati (molti dei quali onerosi) con un “basic income” (reddito di cittadinanza) che dovrebbe garantire la sopravvivenza a tutti. Non solo: i supporter della misura sperano di contrastare anche il fenomeno della disoccupazione (il tasso in Finlandia ha raggiunto il 10%), spingendo i finlandesi che hanno fin qui rifiutato di fare lavori stagionali perché “coperti” dai sussidi statali a comportarsi diversamente. Il rischio, a questo punto, secondo i più riottosi, è che la qualità del lavoro venga pesantemente compromessa. I datori potrebbero, infatti, approfittare della necessità di lavorare dei loro connazionali per offrire mansioni sempre più precarie e mal retribuite. 

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Cala il prezzo del petrolio. E quello della benzina?

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I Paesi dell’Opec, che si sono incontrati venerdì scorso a Vienna, non hanno raggiunto un accordo sull’ipotesi di porre un limite alla produzione di petrolio. Il risultato? Il prezzo dell'”oro nero” è calato significativamente raggiungendo il minimo storico da febbraio 2009. Per gli amanti dei numeri: il prezzo del Wti (West Texas Intermediate) di New York si è mantenuto sotto i 38 dollari al barile, mentre quello del Brent (che regola il mercato europeo) sotto i 41 dollari al barile.

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Le posizioni dei Paesi esportatori sono contrastanti. L’Arabia Saudita, che detiene il primato mondiale, non sembra disposta a ridurre la propria produzione e Paesi come l’Iran hanno espressamente detto di essere orientati a incrementare l’offerta. Mentre il Venezuela propone di allentare i rubinetti, senza incassare però il sostegno degli altri Stati membri. Un disaccordo che si è tradotto nella possibilità, per i Paesi Opec, di continuare a produrre un massimo di 30 milioni di barili al giorno

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Meno inesattezze su Wikipedia: arriva Ores

Wikipedia

Chi non ha mai consultato Wikipedia? L’enciclopedia virtuale più famosa del mondo è la spiaggia a cui si rivolgono internauti di ogni tipo. Per avere informazioni sull’ultimo “acciacco” della nonna o per acquisire qualche nozione basica sul pittore fiammingo in mostra nella nostra città. Il ricorso compulsivo all’enciclopedia online non ci mette, però, al riparo da figuracce. La piattaforma “open suorce” consente, infatti, a chiunque di entrare e modificare le voci enciclopediche che, molto spesso, vengono inquinate da “bufale” e inesattezze che ne compromettono l’affidabilità.

Wikipedia
image by Evan Lorne

Ne sono ben consapevoli i ricercatori della Wikimedia Foundation che hanno pensato di mettere a punto un sistema di auto-correzione per far guadagnare quota alla credibilità dell’enciclopedia virtuale. Il software, ideato da Aaron Halfaker, si chiama Ores (Objective revision evaluation service) e altro non è se non un sistema di intelligenza artificiale che scandaglia le modifiche dannose separandole da quelle apportate dai benintenzionati. Come lo fa? Sfruttando un complesso sistema di algoritmi che permette di incrociare i dati linguistici delle voci enciclopediche con quelli presenti in testi considerati lacunosi.

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Il duro lavoro dei gamer: si può andare in pensione a 23 anni

pro-gamer

La notizia del giovane sudcoreano che ha deciso di allontanarsi dalle scene dell’agonismo videoludico all’età di 23 anni ha fatto il giro del mondo. Lee “Flash” Young-ho è, infatti, il campione di “StarCraft” (videogame di strategia in tempo reale) che rischia di passare alla storia non solo per i suoi primati mondiali, ma anche per la scelta di andare in pensione poco più che ventenne. In un’età in cui i suoi coetanei cercano, di solito con fatica, di guadagnarsi la prima, stentata paghetta.

pro-gamer
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Voglia di staccare la spina

Lee “Flash” Young-ho è quello che si definisce un pro-gamer ovvero un videogiocatore professionista che ha speso nove anni della sua breve vita (l’esordio è avvenuto all’età di 14 anni) davanti a una consolle. Inanellando una serie impressionante di successi che gli hanno procurato la fama di “God” (Dio) tra i suoi fan e un conto in banca di tutto rispetto. I 14 tornei internazionali vinti gli hanno, infatti, permesso di mettere da parte qualcosa come 460 mila euro. Fino ad oggi. E già, perché il giovane sudcoreano ha annunciato di voler staccare letteralmente la spina, fornendoci il pretesto per indagare su una figura – quella del gamer appunto – che si fa fatica a considerare un vero e proprio lavoro. Ma che in fondo lo è.

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Come cambia il Natale degli italiani? Ce lo dice Coldiretti

Natale

Il primo Natale ai tempi dell’Isis sembra destinato a modificare le abitudini degli italiani. Almeno di quel 18% che, secondo Coldiretti/Ixè, per paura degli attentati terroristici, eviterà di frequentare determinati luoghi.

Natale
image by E. O.

L’indagine diffusa nei giorni scorsi ha, infatti, rilevato che 3,8 milioni di connazionali eviteranno di andare nei centri commerciali (considerati “bersagli” facili) e che 2,9 milioni rinunceranno addirittura a fare una passeggiata per le vie del centro illuminate a festa. Il terrorismo che ha ferito anche il “cuore” dell’Europa sembra insomma aver colpito nel segno. Convincendo alcuni italiani ad essere più prudenti e a cedere parte della loro libertà personale anche (e soprattutto) in periodo natalizio. Da qui la scelta, operata da molte famiglie del Bel Paese, di ricorrere allo shopping online che consentirà di fare il regalo giusto (confrontando prezzi e offerte sulla Rete) rimanendo a casa. 

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Maria Saporito

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Gli italiani cercano ancora il lavoro ideale?

scelta lavoro

In tempi come questi, ci hanno spiegato che è bene non rifiutare nulla (o quasi), ma le persone interpellate da Jobrapido hanno dimostrato che, anche in ambito lavorativo, non smettono di sognare. O per lo meno di puntare a ciò che piace loro di più. La recente indagine realizzata dal motore di ricerca del lavoro (che ha coinvolto 8 mila iscritti alla community) ha certificato che più del 30% degli utenti sceglie il lavoro in base all’ambito in cui opera l’azienda, nella speranza di coniugare la professionalità con la passione personale.

scelta lavoro
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Il 25% punta invece a un lavoro che garantisca stabilità (o per lo meno la prefiguri), il 24% opta per un impiego che non sacrifichi troppo la sfera privata, mentre l’8% si lascia “ispirare” dalla retribuzione prediligendo le occupazioni che promettono compensi rotondi. La ricerca ha inoltre rilevato che, nel mare magnum degli annunci, i candidati scelgono, nel 57% dei casi, l’azienda che offre la posizione più incline alle loro attitudini; nel 20% dei casi, quella più vicina a loro e nell’11% dei casi, quella che gode della migliore reputazione. E se il 75% dei candidati, prima di presentarsi al colloquio di lavoro, cerca di prepararsi reperendo informazioni sulla Rete (soprattutto attraverso i siti aziendali e i social media), solo il 19,3% si affida invece ai contatti personali.

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Maria Saporito

Giornalista pubblicista, mi muovo con interesse nel poliedrico mondo della comunicazione cercando di trarre insegnamento e ispirazione da ogni singolo incontro. Insegnante nella scuola pubblica, ho perfezionato la mia formazione nella didattica dell’italiano agli stranieri.
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Se il dottore si fa un selfie in sala operatoria

selfie in sala operatoria

L’ultimo tabù sui selfie (gli autoscatti che spopolano tra grandi e piccini) sembrano averlo abbattuto alcuni medici e infermieri campani. I quali si sono immortalati, con tanto di camici e mascherine, poco prima di intervenire sui pazienti distesi sui lettini delle sale operatorie. La vicenda ha suscitato grande scalpore: in molti hanno puntato l’indice contro il comportamento dei sanitari “irrispettosi”, ma un’analisi più approfondita può forse indurci a giungere a conclusioni meno affrettate e severe.

selfie in sala operatoria
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L’ira dei rigoristi

Le foto “recriminate” – che sarebbero state scattate in più ospedali della Campania – hanno fatto insorgere il presidente dell’Ordine dei medici di Napoli, Silvestro Scotti, che ha definito “deprecabile” il comportamento dei colleghi. “Se riusciremo ad individuarli – ha detto – dovranno giustificare le loro azioni. Poi valuteremo eventuali sanzioni“. E già perché i medici con il “vizio” dell’autoscatto in sala operatoria potrebbero dover pagare il conto della loro leggerezza. L’ipotesi più accreditata è che ci si fermerà a dei semplici richiami, ma i più indisposti non escludono che si possa arrivare anche alle censure. Sia come sia, l’episodio che di certo non merita particolari elogi (basti pensare a quanto ci darebbe fastidio vedere l’immagine di un medico che ammicca alla fotocamera poco prima di operare un nostro familiare) può fornirci il pretesto per analizzare le dinamiche che si innescano in particolari situazioni.

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Maria Saporito

Giornalista pubblicista, mi muovo con interesse nel poliedrico mondo della comunicazione cercando di trarre insegnamento e ispirazione da ogni singolo incontro. Insegnante nella scuola pubblica, ho perfezionato la mia formazione nella didattica dell’italiano agli stranieri.
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I redditi non vanno più giù, ma il gap tra ricchi e poveri resta

reddito delle famiglie

I dati raccolti nei supplementi al Bollettino statistico della Banca d’Italia si sono concentrati sui bilanci delle famiglie italiane. E hanno rilevato che, nel 2014, il calo del reddito si è finalmente arrestato. Secondo i tecnici, infatti, il reddito medio di una famiglia italiana si è attestato sui 30.500 euro annui (corrispondenti a 2.500 euro al mese). Per quanto vada precisato che si tratta di una stima generale, visto che affinando il calcolo il reddito della famiglia tipo non è andato oltre i 25.700 euro all’anno (2.100 euro al mese).

reddito delle famiglie
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Si tratta comunque di una sostanziale buona notizia, che segna una frenata del calo dei redditi che si prolungava da troppo tempo. Ma com’è distribuita la ricchezza nel Bel Paese? Si direbbe in modo non troppo omogeneo. Le stime di Bankitalia hanno infatti certificato che il 10% delle famiglie italiane, nel 2014, poteva contare su un reddito alto che superava i 55 mila euro annui (circa 4.600 euro al mese), mentre il 22,3% degli italiani disponeva di un reddito basso, al di sotto dei 9.600 euro. Di contro, la percentuale di nuclei indebitati è fortunatamente scesa passando dal 27,7% del 2010 al 23% del 2014.

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Maria Saporito

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