Le imprese cercano professionisti digitali

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E chi lo avrebbe mai detto che nell’Italia che “vanta” un tasso di disoccupazione di poco inferiore al 12% (e che sfiora il 40% tra i giovani), ci fossero così tanti imprenditori rimasti a bocca asciutta? Stando alla panoramica fornita da Unioncamere e dal ministero del Lavoro, infatti, nel 2015, molte aziende private hanno faticato a reperire le risorse di cui avevano bisogno.

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image by Rawpixel.com

L’indagine – che ha coinvolto 100 mila imprese interpellandole sui loro fabbisogni occupazionali e formativi – ha sostanzialmente rilevato che gli imprenditori, nel 10,6% dei casi, non sono riusciti ad assumere personale sufficientemente formato. Di contro, due assunzioni su cinque, tra gli under 30, hanno premiato i candidati con elevate skill digitali ovvero coloro che hanno dimostrato di saper utilizzare al meglio i mezzi tecnologici che (com’è ormai noto a tutti) concorrono attivamente alla crescita dell’azienda. Più nello specifico: la Lombardia è la regione in cui si è registrata la maggiore richiesta di professionisti digitali (26,2%), seguita dal Lazio (12,2%) e dal Piemonte (9,3%).  

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Maria Saporito

Giornalista pubblicista, mi muovo con interesse nel poliedrico mondo della comunicazione cercando di trarre insegnamento e ispirazione da ogni singolo incontro. Insegnante nella scuola pubblica, ho perfezionato la mia formazione nella didattica dell’italiano agli stranieri.
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Cambia la bolletta elettrica: bene per le famiglie numerose, male per i single

cambia la bolletta elettrica

Dal primo gennaio 2016 prenderà il via la riforma delle tariffe voluta dall’Autorità per l’energia elettrica. Si tratta di un percorso che – recependo la direttiva Ue sull’efficienza energetica che ci allineerà agli altri Paesi del Vecchio Continente – si concluderà nel 2018. La riforma prevede infatti il graduale passaggio dall’attuale sistema progressivo delle tariffe e per gli oneri generali al sistema lineare. Un transito che, detto in soldoni, finirà per penalizzare chi consuma di meno e per agevolare chi consuma di più.

cambia la bolletta elettrica
image by Brian A Jackson

Con l’entrata a regime della riforma, il costo del 40% delle nostre bollette elettriche sarà uguale per tutti. Ogni utente pagherà, infatti, la stessa quota per i servizi che utilizza, a prescindere dai consumi. Il cambiamento promosso dall’Autorità mira a “sostenere la diffusione di consumi efficienti oggi penalizzati da costi eccessivi, semplificare e rendere più trasparente la bolletta e rendere quello che paghiamo più equo e realmente aderente ai costi dei servizi di rete”. Superando il vecchio sistema – introdotto 40 anni fa, a seguito degli shock petroliferi – che prevedeva che chi consumava di più, a parità di costi per il servizio, pagasse qualcosa anche per chi consumava di meno. 

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Maria Saporito

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I pensionati di domani? Lavoreranno di più e intascheranno di meno

pensionati di domani

Mala tempora currunt per i giovani lavoratori italiani costretti, molto spesso, a svolgere impieghi precari. E mala tempora sembrano profilarsi anche nella loro vecchiaia che rischia di non essere al riparo da pensieri e preoccupazioni. In un convegno organizzato ieri a Roma, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha inviato messaggi poco confortanti ai 35enni avvisandoli che potrebbero andare in pensione molto dopo i loro genitori intascando assegni ben più leggeri.

pensionati di domani
image by Lisa S.

L’istituto nazionale della previdenza sociale ha voluto proiettarsi nel futuro vaticinando scenari foschi per i nati nel 1980. Stando alle sue previsioni, infatti, gli attuali 35enni lavoreranno più a lungo (anche in rapporto alla speranza di vita che si è allungata) e percepiranno pensioni più basse del 25% rispetto a quelle che i nati nel 1945 intascano oggi. In pratica dovranno “faticare” fino (e a volte anche oltre) ai 70 anni, per portare a casa un assegno che si aggirerà intorno ai 1.593 euro. Mentre i 70enni di oggi, molti dei quali sono andati in pensione prima dei 60 anni, godono di una pensione media di 1.703 euro.

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Shopping online: arriva il Cyber Monday

Cyber Monday

La settimana si apre all’insegna del Cyber Monday ovvero della giornata dedicata agli sconti sulla Rete. Dopo il Black Friday che, secondo gli analisti, ha riscosso grande successo in America e non solo, gli appassionati di shopping online potranno approfittare oggi dei saldi promossi dai siti specializzati che sperano di invogliare all’acquisto dei regali di Natale.

Cyber Monday
image by Maglara

L’americano Cyber Monday è arrivato alla sua decima edizione, contagiando un po’ tutto il mondo. Stando alle previsioni di Demandware, la percentuale di regali di Natale acquistati online è destinata a crescere quest’anno del 31%. E con essa, anche la probabilità che gli internauti meno “navigati” inciampino in fregature. I tentativi di frode digitale, nel corso dell’ultimo anno, sono infatti raddoppiati. E l’avvicinarsi del Natale che, come già detto, intensificherà il traffico di acquisti su Internet non prefigura niente di buono. Anzi: gli esperti del settore avvertono che i professionisti del cyber crimine stanno sofisticando sempre più le loro tecniche arrivando a copiare noti siti di vendita online. Da qui l’invito a fare attenzione e ad inserire i dati che permettono il pagamento solo quando si è assolutamente certi dell’affidabilità del sito.

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Maria Saporito

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Orario di lavoro flessibile: i casi italiani

orario di lavoro

Di “smart working” abbiamo parlato più volte. La possibilità di lavorare da casa o da una qualsiasi altra postazione in orari differenti da quelli che scandiscono un’ordinaria giornata in ufficio (o in fabbrica) è un costume che va pian piano affermandosi anche in Italia. Le recenti esternazioni del ministro Poletti sull’orario di lavoro – che non va, a suo giudizio, considerato un totem – hanno ridestato l’attenzione su queste nuove modalità di impiego, spingendoci ad indagare su quanto siano effettivamente diffuse nel Bel Paese.

orario di lavoro
image by Twinschoice

Partiamo dalla Ducati presa ad esempio dallo stesso ministro del Lavoro dove ai dipendenti viene corrisposto un kit che li rende sostanzialmente autonomi. Una vera e propria rivoluzione rispetto alla vecchia catena di montaggio, con i lavoratori che possono gestirsi e organizzarsi da sé, senza doversi coordinare (se non quando strettamente necessario) con i colleghi. Una prassi che sembra interessare anche la Aermec spa (che produce, tra l’altro, banchi frigo per i supermercati) dove i dipendenti possono montare autonomamente i loro pezzi “affrancandosi” da turni rigidi e immodificabili. 

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Maria Saporito

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Tredicesime mangiate dalle tasse: in tasca resta meno del 15%

tredicesime

A fare i conti sono stati Adusbef e Federconsumatori secondo cui le tredicesime che gli italiani stanno per intascare concederanno loro scarse gratificazioni. Si dovrebbe trattare, stando ai calcoli delle associazioni a tutela dei consumatori, di un totale di 34,40 miliardi di euro di cui 9,2 miliardi destinati ai pensionati, 9,5 ai lavoratori pubblici e 15,7 ai dipendenti privati. Cifre importanti che però, tra tasse e “balzelli” vari, rischiano di subire una pesante riduzione.

tredicesime
image by Gelpi JM

Dei 34,40 miliardi iniziali, infatti, solo 5,2 miliardi dovrebbero rimanere nel portafogli degli italiani. Tutto il resto, secondo le due associazioni, verrà “mangiato” dalle tasse, dalle bollette, dai canoni e dalle tariffe che si profilano all’orizzonte. Detto in percentuale: solo il 14,8% delle tredicesime rimarrà nella disponibilità di pensionati e lavoratori, mentre l’85,2% verrà di fatto riconsegnato allo Stato. Per quanto – è doveroso precisarlo – il “salasso” che sta per impattare l’economia domestica dei contribuenti risulterà meno pesante di quello dell’anno scorso, con un risparmio finale stimato al 6,4%. A calare di poco (del 5,4%) saranno le Rc auto e i mutui i cui tassi d’interesse sono scesi del 4,9%. Del canone Rai si è parlato ampiamente: la proposta di “spalmarlo” in 10 rate mensili da 10 euro nelle bollette elettriche comporterà di fatto una lieve riduzione. Ma le buone notizie finiscono qui: a rimanere invariati sono, infatti, i bolli auto e moto e tutte le bollette per le utenze (luce, acqua, gas), mentre l’Imu aumenterà del 16,7% e la seconda rata della Tasi si farà più pesante del 10%. 

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Orario di lavoro, Poletti: E’ un parametro vecchio

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Diciamo la verità: in qualsiasi modo la si pensi, al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, va riconosciuto il merito di parlare sempre chiaro. Rifuggendo le formule del politichese dietro cui si trincerano coloro che non vogliono esporsi fino in fondo. Dopo l’uscita sui laureati agée – “Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21”, aveva dichiarato qualche giorno fa il ministro – Poletti è tornato a far parlare di sé con un intervento a gamba tesa sull’orario di lavoro che ha suscitato la reazione stizzita dei sindacati.

orario di lavoro
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L’occasione gliel’ha fornita un convegno sul Jobs Act organizzato ieri alla Luiss di Roma, nel corso del quale il responsabile del Lavoro ha confermato la sua sete di riformismo. “Oggi le tecnologie ci consegnano più libertà – ha osservato – Il lavoro è un po’ meno cessione di energia meccanica ad ore e sempre più risultato”. “Dovremmo immaginare contratti che non abbiano come unico riferimento l’ora di lavoro – ha puntualizzato il ministro – ma misurare l’apporto dell’opera. L’ora di lavoro è un attrezzo vecchio“. La proposta che Poletti ha consegnato ai ricercatori della Luiss è insomma quella di inserire nei contratti nuovi criteri per la definizione della retribuzione basandosi, ad esempio, sul raggiungimento dei risultati. Un ragionamento, il suo, che mira a prospettare nuove forme di partecipazione dei lavoratori all’impresa, mettendo da parte il monte ore che da sempre scandisce il loro compenso.

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Gioca al computer al lavoro: dipendente di Palermo nei guai

gioca al computer

Immaginate di essere in coda in un qualsiasi ufficio pubblico. E di rendervi conto che a rallentare il deflusso della fila sia un dipendente che, anziché svolgere il suo lavoro, si sta concedendo una pausa davanti al computer. E’ ciò che è accaduto a un giovane cittadino di Palermo che si era rivolto a uno sportello comunale per richiedere il rilascio del pass della Ztl. E che si è imbattuto nella vista di un dipendente intento a giocare al solitario al computer.

gioca al computer
image by Makkuro GL

Il giovane ha (ben)pensato di immortalare la scena e di postare l’immagine su facebook suscitando l’indignazione generale e l’imbarazzo dell’amministrazione. “Non possiamo che scusarci con gli utenti per questo gravissimo episodio, che non sarà lasciato passare sotto silenzio – ha dichiarato l’assessore ai Sevizi Anagrafici del Comune di Palermo, Giusto Catania – E assieme ai cittadini che subiscono disservizi e ritardi, i tantissimi dipendenti comunali che svolgono con dedizione e serietà il proprio lavoro sono anch’essi vittime di comportamenti di questo tipo, che gettano un’ombra inaccettabile sull’intera categoria”. 

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Lavorare in campagna: in arrivo 21 miliardi di euro per giovani e non

lavorare in campagna

Nuove interessanti opportunità si profilano per i giovani italiani che sceglieranno la campagna. Stando a quanto riferito dalla Coldiretti, infatti, il sì della Commissione europei a tutti i Piani di sviluppo rurale presentati dal Bel Paese frutterà un “gruzzoletto” di 21 miliardi di euro da spendere entro il 2020.

lavorare in campagna
image by gkuna

A beneficiarne non saranno solo i giovani alle prime armi: 4.960 milioni di euro andranno, infatti, a sostegno di imprese agricole già esistenti (che potranno essere ammodernate) e dell’agricoltura sociale. O verranno investiti per incentivare la sostenibilità delle produzioni e del biologico o per portare a termine interventi nazionali considerati di particolare importanza come quelli sul piano irriguo. Ma le occasioni più ghiotte dovrebbero presentarsi per i giovani under 40 che potranno beneficiare di fondi di 70 mila euro per avviare la loro attività. “C’è un intero esercito di giovani che sta prendendo in mano un settore considerato vecchio, saturo e inappropriato – ha osservato la delegata dei giovani Coldiretti, Maria Letizia Gardoni – per immaginare prospettive future e per costruire un Paese migliore per se stessi e per gli altri”.

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Meno ore in aula e più laboratori: l’alternanza scuola-lavoro non piace ai sindacati

alternanza scuola-lavoro

Di alternanza scuola-lavoro si parla da tempo. L’idea di cementare un rapporto tra gli studenti e il mercato dell’occupazione sembrava convincere tutti. Ma così non è perché molti punti restano ancora da chiarire. E a sollevarli è stato il sindacato Anief che guarda con sospetto ai contenuti della legge delega sulla “Revisione dei percorsi di istruzione professionale e attuazione dell’alternanza scuola lavoro”.

alternanza scuola-lavoro
image by Lucky Business

E già perché se si vuole che i nostri studenti inizino a muovere i primi passi nel mondo del lavoro, occorre che venga ristrutturata l’intera offerta formativa. Con l’inevitabile conseguenza che le ore destinate alla didattica tradizionale (quelle che, per intenderci, si trascorrono in classe) subiscano una contrazione, mentre quelle da dedicare ai laboratori vengano incrementate. Un’ipotesi che non piace al sindacato Anief secondo il quale “ritoccare al ribasso” il monte ore dell’insegnamento tradizionale non è una buona idea. Ma non solo: l’Associazione sindacale professionale solleva questioni anche sul piano della sicurezza e chiede che la nuova figura dello studente-lavoratore venga regolamentata con un apposito statuto.  

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Assenze per malattia: i più cagionevoli stanno in Lombardia

assenze per malattia

Il 2014 non è stato un anno di buona salute. Stando ai dati forniti dall’osservatorio statistico dell’Inps, infatti, le giornate di malattia chieste dai lavoratori italiani hanno raggiunto quota 109 milioni. Un numero importante che ha coinvolto tanto il settore pubblico quanto quello privato. Nello specifico: i certificati medici presentati dagli autonomi sono stati quasi 11 milioni e 500 mila mentre quelli esibiti dai dipendenti statali poco più di 6 milioni.

assenze per malattia
image by Pop Paul-Catalin

Ma c’è di più: nel 2014, rispetto all’anno precedente, i certificati medici dei lavoratori pubblici sono aumentati dello 0,8%, mentre quelli dei lavoratori privati sono scesi del 3,2%. Andamenti diversi che non fanno il paio con il dato che certifica invece la diffusa e generalizzata tendenza ad ammalarsi di più il lunedì: è capitato al 30,2% dei lavoratori privati e al 27,2% di quelli pubblici. E se si pensa che le assenze per malattia  non segnino una distinzione di genere, occorre dare un’occhiata più attenta ai dati forniti dall’Inps. Che hanno sostanzialmente rilevato che, nel settore privato, ad ammalarsi di più sono stati gli uomini (56,1%); mentre nel settore pubblico, a cedere con più frequenza a influenze et similia sono state le donne (69%). 

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Precari del Jobs Act: quando i diritti sono a intermittenza

precari del Jobs Act

La tanto chiacchierata riforma del lavoro – meglio conosciuta come Jobs Act – doveva, nelle intenzioni del governo, centrare un obiettivo importante: quello di favorire le assunzioni a tempo indeterminato. Lo ha fatto ? In parte sì: i dati disponibili riferiscono di un incremento delle assunzioni e delle trasformazioni dei contratti a tempo indeterminato, ma le cose potrebbero presto cambiare perché gli sgravi fiscali previsti per le imprese che assumono, appunto, a tempo indeterminato verranno a breve dimezzati. E c’è di più: a conti fatti, poco è stato fatto per riordinare le tante forme contrattuali vigenti in Italia, con la conseguenza che quella dei precari continua a essere una schiera più che nutrita.

precari del Jobs Act
image by talitha_it

A far ben sperare era stato il decreto legislativo 81/2015 secondo il quale Il contratto a tempo indeterminato costituisce la forma comune del rapporto di lavoro”. Ma non l’unica ovviamente. E infatti, stando a quanto osservato da esperti di diritto del lavoro e giuslavoristi, il Jobs Act prevede ancora la possibilità di assumere liberamente a tempo determinato, senza che il datore debba fornire particolari motivazioni. Gli unici limiti posti sono quello temporale (un rapporto a tempo determinato non può durare più di 36 mesi) e quello relativo alla percentuale che non può superare il 20% dell’organico. Ma non sempre: in caso di sostituzioni o di assunzioni di lavoratori sopra i 50 anni, ad esempio, il datore può sforare tale quota.

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Cultura e sicurezza: la risposta italiana al terrorimo

Cultura e sicurezza

La ricetta proposta dal premier Matteo Renzi per combattere la minaccia del terrorismo internazionale prevede due ingredienti principali: la sicurezza e la cultura. E’ su queste due direttrici che, secondo il presidente del Consiglio, bisogna muoversi per rispondere efficacemente a chi vorrebbe modificare il nostro stile di vita. Una ricetta che Renzi ha presentato ieri, in occasione dell’evento “Italia, Europa: una risposta al terrore” al Campidoglio, snocciolando una lunga lista di misure che prevede un investimento complessivo di 2 miliardi di euro.

Cultura e sicurezza
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80 euro alle forze dell’ordine

Nel dettaglio: il miliardo che il governo italiano intende destinare al potenziamento della sicurezza contempla innanzitutto lo stanziamento di 150 milioni di euro per la cyber security e di 50 milioni di euro per il rinnovo della strumentazione delle forze dell’ordine (delle macchine della polizia senza benzina o dei giubbotti antiproiettile scaduti sono piene le storie di cronaca interna). Ma non solo: nelle intenzioni del governo c’è anche quella di spingere per una riorganizzazione delle forze dell’ordine che attualmente sono cinque. Troppe secondo Renzi che ha, infatti, proposto di predisporre il passaggio del corpo della Forestale in quello dei Carabinieri. E poi più poliziotti nelle strade e meno negli uffici e uno stanziamento di 500 milioni di euro per la difesa italiana, per quelle che il premier ha definito le “esigenze strategiche”. E non finisce qui perché il “pacchetto sicurezza” annunciato ieri prevede anche l’estensione del bonus di 80 euro a tutte le donne e gli uomini impiegati nelle forze dell’ordine che intascano uno stipendio mensile inferiore ai 1.500 euro.

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Lire in euro: cambiare (di nuovo) si può

lire

Le lire rimaste nei cassetti o nei barattoli della cucina? Se non siete degli incalliti collezionisti e disponete di un discreto “gruzzoletto” in banconote del vecchio conio, forse sarà meglio convertirle in euro.

lire
image by LiliGraphie

Una recente sentenza della Corte Costituzionale ha infatti dato ragione a un gruppo di risparmiatori che erano rimasti con un “pugno di lire in tasca”, dopo che il decreto Salva Italia del 2011 – voluto dal super tecnico Mario Monti – aveva anticipato di tre mesi la data entro la quale tutte le lire in circolazione dovevano essere consegnate alla Banca d’Italia per essere convertite in euro. La “mossa” del Professore creò non pochi scompigli: le lire che gli italiani pensavano di poter tenere in casa fino al 28 febbraio del 2012 dovettero, infatti, essere riconsegnate entro il 6 dicembre del 2011. Ma non tutti ce la fecero rimanendo con una quantità – più o meno importante – di banconote divenute “cartastraccia”.

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Lavori del Web: opportunità e sfide dalla Rete

lavori del Web

La Rete corre alla velocità della luce aprendo scenari – anche professionali – fino a qualche anno fa inimmaginabili. Dai data scientist ai reputation manager, le opportunità non mancano. Anche se – è doveroso precisarlo – i nuovi professionisti del Web vengono ingaggiati, per il momento, solo dalle grandi aziende. O da quei pochi piccoli imprenditori che tradiscono una lungimiranza ai limiti della “spericolatezza”.

lavori del Web
image by docstockmedia

Una rassegna completa dei nuovi lavori del Web è impossibile fornirla, ma rifacendoci al materiale prodotto dall’Iwa Italy – che ha redatto delle vere e proprie schede sui nuovi profili professionali 2.0 – ci limiteremo a citare quelli che, a nostro avviso, risultano più interessanti e promettenti. Partendo dal Web community manager che si occupa di instaurare relazioni (per poi mantenerle nel tempo) tra i membri di una comunità virtuale e l’azienda o l’ente che rappresenta. Attraverso l’analisi attenta delle conversazioni che si consumano sui blog, sulle chat, sui social network o sugli stessi siti aziendali. Grandi prospettive sembrano aprirsi anche per i Data scientist che devono raccogliere, analizzare e interpretare dati per fornire indicazioni preziose al management dell’azienda. Come? Selezionando, nel mare magnum della Rete, cifre e statistiche che, a loro avviso, possono fornire utili orientamenti per lo sviluppo dell’impresa per cui lavorano.

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Il Telepass raddoppia: da gennaio caselli più salati

Telepass

L’anno nuovo porterà inattesi (e indesiderati) rincari ai possessori di Telepass. A denunciarlo Federconsumatori, che ha annunciato battaglie legali contro l’azienda. Dal prossimo 1 gennaio, infatti, il canone dei contratti verrà modificato all’insù, per una decisione presa unilateralmente dalla Telepass s.p.a (società che, lo ricordiamo, è controllata al 96,5% da Autostrade per l’Italia). Da qui la reazione dell’associazione dei consumatori secondo cui l’azienda starebbe abusando della sua posizione di monopolio.

Telepass
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La Telepass s.p.a. ha annunciato, nei giorni scorsi, l’intenzione di unificare i contratti Telepass Premium e Telepass Premium Extra. Un’operazione che porterà a un aumento delle tariffe permettendo, però, a tutti i clienti di usufruire del servizio di soccorso non solo sulla rete autostradale, ma anche su quella viaria ordinaria. “Abbiamo deciso di far confluire l’opzione Premium in quella Extra – hanno spiegato dall’azienda – e per premiare la fedeltà dei nostri clienti, per un anno pagheranno la stessa cifra. Alla fine del 2016, valuteranno se passare a Extra secondo il nuovo canone o ‘scendere’ al canone del Telepass classico”.  

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Le imprese italiane? Le più tartassate d’Europa

imprese tartassate

Il dato non stupirà gli imprenditori italiani che, da sempre, lamentano di versare troppo al Fisco. A dare loro ragione arrivano le stime del Rapporto “Paying taxes 2016” (che fa riferimento all’anno 2014), realizzato dalla Banca Mondiale e da Pwc, che “incorona” l’Italia primo Paese europeo per carico fiscale complessivo.

imprese tartassate
image by Creativa Images

In pratica, secondo lo studio, se la media mondiale del “total tax rate”(che comprende sia le tasse che i contributi) si attesta al 40,8% e quella europea si ferma al 40,6%, ben “meglio” fa invece l’Italia con un 64,8% che sbaraglia la concorrenza in tutto il Vecchio Continente. Dopo di noi, si posizionano la Francia (62,7%) e il Belgio (sotto il 60%), mentre più indietro troviamo la Spagna e la Germania (sotto il 50%). E la Croazia e il Lussemburgo che, con percentuali al di sotto del 20% dei profitti, risultano essere i Paesi europei con il Fisco più “amico” degli imprenditori. Il Rapporto ha tenuto conto di tre indicatori: il “total tax rate” appunto, il tempo da destinare agli adempimenti e il numero dei versamenti da effettuare (14 nel Bel Paese). Cosa è venuto fuori? Che un imprenditore italiano passa mediamente 269 ore all’anno (pari a 11 giorni) a pagare tasse e contributi. L’incrocio dei tre indicatori ha emesso una severa sentenza confinando l’Italia al 137° posto della classifica mondiale a 189.  

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Ricchi e poveri: il divario cresce sempre più

ricchi e poveri

E’ una fotografia che dovrebbe destare qualche riflessione quella scattata dalla onlus SocietàINformazione nel 13° Rapporto sui diritti globali intitolato “Il nuovo disordine mondiale”. L’indagine, promossa dalla Cgil (con la partecipazione, tra gli altri, di ActionAid, Arci, Legambiente e Antigone), ha messo in evidenza alcuni degli aspetti più allarmanti dell’attuale società globale, segnata da distanze – più economiche che geografiche – profonde.

ricchi e poveri
image by Enrique Ramos

Partiamo dai dati sulla povertà: secondo le stime fornite dall’Ue, le persone a rischio povertà ed esclusione, nel Vecchio Continente, sono 122,6 milioni (erano 116 milioni all’inizio della crisi). E gli Stati in cui la loro percentuale risulta particolarmente alta sono la Bulgaria (48%), la Romania (40,4%) e la Grecia (35,7%). Mentre in Italia, le persone a rischio povertà sono 17 milioni e 330 mila pari al 28,4% dell’intera popolazione. Una situazione tutt’altro che confortante che, secondo gli estensori del Rapporto, va spiegata anche alla luce del depotenziamento delle politiche a sostegno delle fasce più deboli. Dal 2008 al 2012, infatti, in Europa sono stati tagliati complessivamente circa 230 miliardi di euro in welfare, in ossequio alle logiche dell’austerity e del Fiscal Compact. Mentre a incassare sempre più sono state le banche centrali mondiali che, dal 2007, hanno visto aumentare la loro liquidità da 35 a 59 mila miliardi di dollari.

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