Un paese senza disoccupati né mutui da pagare, dove tutti hanno uno stipendio garantito. Un’utopia? A quanto pare no: esiste un piccolo centro abitato nei pressi di Siviglia, in Andalusia, dove tutto questo è realtà. Marinaleda conta all’incirca 2.700 abitanti, ognuno con un lavoro e una casa. Miracolo economico, strategia anti-crisi o isolamento anacronistico? Fatto sta che la politica economica del sindaco Juan Manuel Sànchez Gordillo resiste da più di 30 anni ed è passata indenne anche attraverso la crisi economica mondiale. Il principio ispiratore si fonda sulla cooperazione. L’obiettivo da realizzare è un’utopia, nel senso letterale del termine: è scritto a caratteri cubitali perfino sullo stemma della città: “Marinaleda, un’utopia verso la pace”.
Natalia Piemontese
Lavorare in Google: i cinque requisiti fondamentali
Volete lavorare per Google? Beh, sappiate che per avere qualche chance è necessario possedere cinque requisiti fondamentali. “Solo cinque?”, si chiederà forse qualcuno; sì, almeno stando all’intervista ufficiale rilasciata al New York Times dal responsabile delle risorse umane della multinazionale, Laszlo Bock. Il mito, alquanto affascinante, che circola nell’ambiente è uno solo: per farsi assumere bisogna dire la cosa giusta al momento giusto. Il problema è che “quel giusto” deve rapportarsi a parametri che cambiano di continuo. Potrebbe venire spontaneo pensare che Google apprezzi senz’ombra di dubbio una mente brillante ma con un pizzico di pazzia creativa, abilità fuori dal comune e intuizioni geniali e strabilianti. A quanto pare, no. I cinque requisiti fondamentali per lavorare in Google sono ben altri. Eccoli qui.
Professionisti: arriva la formazione interdisciplinare
È stata siglata il 14 febbraio scorso a Roma l’intesa per la formazione e l’aggiornamento interdisciplinare di tutti i professionisti operanti nell’area economico-giuridica. Una novità nell’ambito degli obblighi formativi, perché per la prima volta si prevede uno scambio di conoscenze e competenze tra i liberi professionisti interessati, per contribuire allo sviluppo del Paese e colmare lacune e inefficienze della Pubblica Amministrazione. Attraverso il coinvolgimento della Magistratura, delle istituzioni e degli esponenti del mondo accademico e giornalistico si discute di reati contro la Pubblica Amministrazione e di fede pubblica e si tenta di ridefinire quel perimetro di certezza e sicurezza che ruota intorno a queste figure professionali, il quale troppo spesso è stato violato da lacunosità, criticità e abusi tecnici, stando alle repliche dei diretti interessati.
Formazione permanente: costo o investimento?
Si chiama formazione permanente ed è quell’aggiornamento specialistico-professionale che diventa obbligatorio per poter continuare a svolgere la propria attività e mantenere l’abilitazione al lavoro. Ma se all’interno della carriera professionale è un investimento necessario e utile (se efficiente e ben organizzato), si può dire altrettanto quando da disoccupati lo si percepisce più come un’incombenza e un costo?
Donne e lavoro: la difesa dei diritti attraverso i consultori giuridici
Donne e lavoro. Tra crisi e licenziamenti di massa, discriminazioni nella carriera, mobbing e infortuni, le donne (in certi casi in misura maggiore rispetto agli uomini), soprattutto in questi ultimi anni, si trovano a dover far fronte ad una miriade di problemi legati ai loro diritti. I consultori giuridici aiutano a tutelare questi ultimi. Un modello a quanto pare efficace e ben organizzato sembra provenire dalla Svizzera. Qui la cultura della consulenza giuridica al femminile sembra già ben diffusa. Si tratta di un servizio che viene offerto a tutte le donne che si trovano a fronteggiare difficoltà lavorative, che spaziano dalla disparità del trattamento salariale alle molestie sessuali sul posto di lavoro, o che vogliono conoscere leggi e normative legate alla loro attività professionale, ad esempio inerenti all’assunzione, alle pari opportunità, al congedo di maternità, al diritto a frequentare corsi di perfezionamento o a stabilire il periodo delle ferie.
Doppio Mobbing: quando la pressione cresce al lavoro e in famiglia

Si tratta di un fenomeno molto frequente ma ancora pressoché sconosciuto ai non addetti ai lavori: il doppio mobbing. Ostilità e ingiustizie sul luogo di lavoro che fanno crescere la pressione in modo inevitabile anche in famiglia. Il pensiero di andare in ufficio scatena cefalee e tachicardie, la comunicazione con i colleghi o con il capo è sempre ostile e immorale, il ricordo dei comportamenti aggressivi e umilianti subiti per tutto il giorno genera insonnia e attacchi di panico. Per una donna che subisce il mobbing sul posto di lavoro viene spontaneo riversare in famiglia tutto questo carico di angosce, frustrazioni e tristezza. Marito, figli e genitori diventano valvole di sfogo del proprio malessere e rappresentano l’unica risorsa alla quale potersi aggrappare in un momento così delicato. Ovviamente la risposta positiva e rassicurante dei familiari non tarda ad arrivare. Soprattutto in Italia, emblema della famiglia “chioccia” e protettiva, ogni membro si fa coinvolgere dalla situazione e scatta in modo immediato un meccanismo di comprensione e difesa nei confronti della vittima dei soprusi. Ma è una situazione che da un punto di vista psicologico logora nel tempo in maniera sorda e inevitabile.
Lavoro, le riforme del nuovo ministro Giuliano Poletti
Fa parte della formazione del nuovo governo Renzi, è il responsabile del Lavoro e delle Politiche Sociali e si chiama Giuliano Poletti. E punta su collaborazione e dialogo con il Parlamento e con le forze sociali per attuare le riforme necessarie a risolvere le emergenze del Paese. Sul tavolo delle questioni da risolvere c’è di sicuro la questione della disoccupazione. Il tasso di occupazione ha registrato alla fine del 2013 un calo percentuale del 1,9% e quello giovanile è in picchiata, arrivando al 41,6% di disoccupati. Da risolvere anche le 160 vertenze di aziende in crisi, che necessitano di una soluzione urgente di concerto con il Ministero dello Sviluppo. Per non parlare del problema degli “esodati”, scaturito dalla riforma sulle pensioni da parte dell’ex ministro Fornero.
Sicurezza sul lavoro: 250mila le donne colpite ogni anno da infortuni
Si è tenuto lo scorso lunedì 17 febbraio il convegno organizzato dall’Anmil a Roma, sul tema della sicurezza sul lavoro e in particolare sulla condizione delle 250mila donne lavoratrici che ogni anno rimangono vittime di infortuni e malattie professionali. Di queste, all’incirca 2000 riportano conseguenze talmente gravi e permanenti da essere dichiarate “disabili”(secondo i parametri stabiliti dall’Inail). Aspetto rilevante è che ben il 35% degli infortuni ai danni di donne lavoratrici avviene “in itinere” vale a dire nel percorso casa-lavoro (e viceversa). In pratica nel momento in cui i pensieri di famiglia, figli e gestione del mènage raggiungono il loro apice e si concentrano tutti gli stress della giornata legata al difficile ruolo multi-tasking a cui si è chiamate per conciliare casa e lavoro. Infine il 23,5% di loro (under 50) dichiara di essersi dovuta” licenziare” e di aver incontrato dopo l’incidente una duplice discriminazione, come disabile e come donna nonché di dover convivere nel 42% dei casi con ansia, incubi ricorrenti e senso di colpa generalizzato nei confronti di genitori, marito e figli.
Quanto guadagnano le donne? Gender pay gap, Usa ed Europa a confronto (2’ parte)
Quanto guadagnano le donne? Partendo da un appello del Presidente Obama, vi abbiamo parlato del Gender pay gap in Usa, risultato essere straordinariamente stratificato per professione e per area geografica, ma in Europa com’è la situazione? E in Italia? Come dimostrano i dati statistici dei rapporti sull’argomento stilati dall’Unione Europea, il divario salariale tra uomini e donne in Europa si aggira intorno al 16%. Questo significa a conti fatti che una donna dovrebbe lavorare due mesi in più all’anno per poter eguagliare la retribuzione del collega uomo. Nel caso specifico dell’Italia, il gender pay gap (il divario salariale tra i sessi, per l’appunto) è pari all’incirca al 5%, che paragonato al 16% europeo sembrerebbe porre il Bel Paese in un’aura di virtuosità e di esemplarità. Purtroppo non è così e il dato va interpretato alla luce del fatto che l’Italia è invece un Paese dall’elevato tasso di disoccupazione femminile rispetto ai limitrofi d’oltralpe.
Quanto guadagnano le donne? Gender pay gap, Usa ed Europa a confronto (1’ parte)
L’argomento è di quelli che fanno discutere in continuazione. Quanto guadagnano le donne nei confronti dei loro colleghi maschi? L’ultimo ad esprimere la propria opinione, alquanto considerevole, è stato il Presidente Obama solo pochi giorni fa. Il leader statunitense ha lanciato un esplicito appello affinché gli stipendi delle donne siano più alti. Nel senso che perlomeno arrivino ad eguagliare quelli dei loro colleghi uomini, a parità di lavori svolti. La media statunitense per quanto concerne gli stipendi vede la donna pagata 77 centesimi contro il dollaro guadagnato dall’uomo per lo stesso ruolo ricoperto. Vale a dire che, a parità di mansioni svolte e responsabilità, la donna guadagna a prescindere il 23% in meno di un uomo di egual livello professionale. Quindi, se siete donne ed avete intenzione di emigrare in Usa a cercar fortuna, sappiate che, come in Europa, anche lì, a parità di mansione, il vostro stipendio sarà quasi sempre minore rispetto a quello di un uomo. Con varie differenze dovute alla professione ed alla posizione geografica.
La protesta degli imprenditori: in 60mila a Roma
Si è tenuta ieri a Roma la manifestazione di protesta che ha visto su un fronte comune gli imprenditori di tutta Italia. Secondo le stime sono stati quasi 60mila a mobilitarsi per chiedere al nuovo governo provvedimenti urgenti in materia di politica economica. L’organizzazione pre-evento preannunciava già il risultato: 400 pullman prenotati in partenza da tutte le regioni, 7000 posti in treno e 2000 in aereo. Per aderire all’iniziativa promossa da R. ETE. Imprese Italia che riunisce Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Casartigianato (le organizzazioni delle imprese, del terziario e dell’artigianato).
Donne imprenditrici contro la crisi: Italia e Spagna in prima linea
Donne imprenditrici per combattere la crisi. Scelta o necessità? Un caso emblematico è rappresentato dalla Spagna, dove negli ultimi cinque anni sono state aperte 800.000 nuove imprese, tutte al femminile. Ma anche i dati relativi all’Italia sono sorprendenti. Quelli sulla disoccupazione degli ultimi anni invece non sono mai stati incoraggianti. In Spagna ancora oggi si stima che un cittadino su quattro sia senza lavoro, uno su due se si parla di giovani. Per le donne la percentuale sale: il 55% di loro risulta disoccupata. Ed ecco allora che la difficoltà diventa ingegno, il rischio diventa sfida e la caparbietà, intraprendenza. Storie vere di donne lavoratrici licenziate dall’oggi al domani o casalinghe, in alcuni casi per scelta, che si sono trovate a riorganizzare il ménage familiare a fronte di un marito all’improvviso disoccupato.
Expo 2015: l’Europa coltiva il proprio futuro per un mondo migliore
L’Unione Europea ha firmato ufficialmente per la propria presenza all’Expo 2015 che si terrà a Milano. Lo slogan del padiglione UE è emblematico: “Coltivare insieme il futuro dell’Europa, per un mondo migliore”. Il verbo è preso in prestito dall’agricoltura e di sicuro non è un caso. Il tema scelto per questa edizione italiana dell’Esposizione Universale infatti è “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Focus speciale dunque sull’alimentazione, sul diritto alla nutrizione (con un occhio di riguardo nei confronti degli 840 milioni di persone che nel mondo ancora soffrono per la fame), sulla sicurezza del cibo (intesa come certezza che la quantità mondiale disponibile sia sufficiente per i quasi 9 miliardi di esseri umani) e sulla qualità stessa degli alimenti e dell’acqua potabile.
Più talenti, più posti di lavoro. L’Italia al 36° posto nella competitività mondiale
Adecco in collaborazione con Insead (Istituto di direzione aziendale internazionale) ha elaborato il primo indice di competitività dei talenti, il GTCI (Global Talent Competitiveness Index), presentando un interessante studio sulla capacità che un Paese possiede non solo di sviluppare talenti ma anche di attrarli e trattenerli, al fine di garantire e potenziare la propria competitività economica a livello globale. L’indagine è stata condotta su un campione di 103 Paesi in tutto il mondo, quelli considerati forti e in rapida espansione da un punto di vista economico, e che rappresentano l’86% della popolazione e il 97% del Pil mondiale.
Sempre più assunzioni tra gli Over 50: le aziende cercano professionisti dall’esperienza consolidata
L’attenzione si focalizza su professionisti che hanno più di cinquant’anni in grado di soddisfare le esigenze aziendali di breve periodo, con risultati immediati e ottimizzando tempo e risorse economiche. Obiettivi che nascono dal bisogno di contrastare un’incertezza occupazionale e produttiva che porta le aziende a rivolgersi a manager esperti dalle spiccate capacità di problem solving, rinunciando alla formazione dei neo-laureati e alla scommessa, troppo di lungo periodo, sullo sviluppo del potenziale di talenti brillanti ma ancora senza esperienza lavorativa.
Competenze reali e già comprovate che hanno la meglio quindi su potenzialità in via di sviluppo di giovani promesse del management.
La figura del Middle Manager: caratteristiche e prospettive di carriera
Si tratta di una figura manageriale che in azienda rappresenta l’anello di congiunzione tra il personale operativo e il top manager. Un ruolo cardine, di cui la crisi economica ha però sbiadito un po’ i contorni e indebolito le prospettive di carriera per il futuro. Perlomeno in Italia. Dall’altro capo del mondo in Cina, Brasile e India si dicono più ottimisti.
È quanto emerge da una ricerca condotta lo scorso settembre da Wyser, la società di middle search e selection di Gi Group, la prima multinazionale del lavoro in Italia, in collaborazione con OD&M Consulting. L’indagine s’intitola Exploring Middle Manager World ed ha coinvolto 1.450 Middle Manager di Italia, Bulgaria, Serbia, Cina, Brasile e India.
A seconda dell’area geografica nella quale si colloca, il Middle Manager svolge la propria attività professionale in modo più o meno dinamico ed ha un differente potenziale di sviluppo del proprio ruolo.
Detenuto deve pagare l’Imu sulla casa di proprietà, perché è il carcere la sua prima abitazione
È quanto si è visto comunicare un detenuto del carcere di Bollate (Milano). Per i due appartamenti dei quali risulta co-proprietario nel comune di Monvalle, in provincia di Varese, l’ufficio tributi rende noto che il pagamento Imu va effettuato su entrambi, considerati tutti e due alla stregua di una seconda casa, in quanto, data la variazione di residenza a causa della detenzione, il carcere va considerato come prima abitazione.
Il detenuto ha denunciato l’accaduto al Garante lombardo dei carcerati, mettendo in evidenza quella che ritiene un’ingiustizia a proprio carico. A dir il vero, la prassi vuole che i detenuti cambino automaticamente la residenza anagrafica, che corrisponde appunto con l’indirizzo del penitenziario, sin dall’inizio della detenzione.
Congedi parentali ad ore: c’è ancora da attendere
È una delle novità previste per questo 2013, come aveva già sancito la legge di stabilità lo scorso dicembre, apportando una modifica legislativa in materia di congedo parentale. A partire da quest’anno è possibile fruire di questo tipo di congedo anche a ore, invece che a giornate intere, per consentire un’organizzazione più flessibile delle esigenze lavorative e familiari e gestire meglio la retribuzione mensile.
Cosa è il congedo parentale.
Quello parentale (diverso da quello di paternità e maternità) è il congedo che ogni genitore lavoratore può chiedere nei primi otto anni di vita del proprio figlio.
Concessa carta di credito senza tasse né limiti di spesa: la banca rettifica e finisce in tribunale
È la storia vera di Dmitry Agarkov, quarantenne russo di Voronezh, che decide di modificare termini e condizioni del contratto di gestione della propria carta di credito, proponendone una senza tasse da pagare né limiti di spesa alla propria banca, la Tinkoff. Quest’ultima sottoscrive e rispedisce al mittente, salvo poi opporsi e denunciare l’uomo per frode. La questione è attualmente in discussione davanti al giudice, in Tribunale.
Proposta innocente o furbizia fraudolenta? Tutto inizia qualche mese fa, quando il signor Agarkov riceve a casa una lettera della propria banca, che gli propone una carta di credito. Leggendo attentamente il contratto, Agarkov trova che i tassi d’interesse e le condizioni di utilizzo non siano di suo gradimento. Detto fatto, decide di scannerizzare il contratto sul computer e di modificare i termini d’uso, proponendo l’abolizione di ogni tassa da pagare e nessun limite di spesa nonché penali da pagare in caso di ripensamenti e rescissione del contratto stesso da parte dell’istituto bancario.
Sgravi fiscali per chi assume ex-detenuti: lo prevede il cosiddetto decreto svuota carceri
Dopo i provvedimenti atti a contrastare la disoccupazione dei giovani non specializzati, arrivano le agevolazioni per chi assume un ex-detenuto: nella ratio del governo, un modo per favorire le categorie più svantaggiate dei senza lavoro, che più di altri possono incontrare difficoltà di inserimento in questo delicato periodo di crisi.
Con il via libera del Senato (195 voti a favore e 57 contrari tra Lega, Fratelli d’Italia e M5S), lo scorso 8 agosto è stato approvato in via definitiva il cosiddetto decreto svuota carceri, che quindi diventa legge delle Stato. L’obiettivo del legislatore è quello di trovare soluzioni al sovraffollamento delle carceri, liberando all’incirca 10.000 posti letto entro il 2016. Per questo propone l’adeguamento, il potenziamento e la messa a norma delle strutture carcerarie e l’introduzione di alcune misure che possano rappresentare un’alternativa alla detenzione e svolgersi al di fuori degli istituti penitenziari.
Un paese senza disoccupati né mutui da pagare, dove tutti hanno uno stipendio garantito. Un’utopia? A quanto pare no: esiste un piccolo centro abitato nei pressi di Siviglia, in Andalusia, dove tutto questo è realtà. Marinaleda conta all’incirca 2.700 abitanti, ognuno con un lavoro e una casa. Miracolo economico, strategia anti-crisi o isolamento anacronistico? Fatto sta che la politica economica del sindaco Juan Manuel Sànchez Gordillo resiste da più di 30 anni ed è passata indenne anche attraverso la crisi economica mondiale. Il principio ispiratore si fonda sulla cooperazione. L’obiettivo da realizzare è un’utopia, nel senso letterale del termine: è scritto a caratteri cubitali perfino sullo stemma della città: “Marinaleda, un’utopia verso la pace”.
Volete lavorare per Google? Beh, sappiate che per avere qualche chance è necessario possedere cinque requisiti fondamentali. “Solo cinque?”, si chiederà forse qualcuno; sì, almeno stando all’intervista ufficiale rilasciata al New York Times dal responsabile delle risorse umane della multinazionale, Laszlo Bock. Il mito, alquanto affascinante, che circola nell’ambiente è uno solo: per farsi assumere bisogna dire la cosa giusta al momento giusto. Il problema è che “quel giusto” deve rapportarsi a parametri che cambiano di continuo. Potrebbe venire spontaneo pensare che Google apprezzi senz’ombra di dubbio una mente brillante ma con un pizzico di pazzia creativa, abilità fuori dal comune e intuizioni geniali e strabilianti. A quanto pare, no. I cinque requisiti fondamentali per lavorare in Google sono ben altri. Eccoli qui.
È stata siglata il 14 febbraio scorso a Roma l’intesa per la
Si chiama formazione permanente ed è quell’aggiornamento specialistico-professionale che diventa obbligatorio per poter continuare a svolgere la propria attività e mantenere l’abilitazione al lavoro. Ma se all’interno della carriera professionale è un investimento necessario e utile (se efficiente e ben organizzato), si può dire altrettanto quando da disoccupati lo si percepisce più come un’incombenza e un costo?