CornerJob, la APP per smartphone per aiutarti nella ricerca di lavoro

La disoccupazione giovanile è ancora un grave problema dell’Italia di oggi. Se anche tu fai parte della schiera di ragazzi che si stanno affacciando ad un mondo del lavoro arido e con poche prospettive, avrai di certo notato quanto difficile sia anche ottenere un semplice colloquio. Figuriamoci un’assunzione a tempo indeterminato!

E se parlassimo un po’ del contratto a tempo indeterminato?

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Con l’introduzione del Jobs Act i contratti a tempo indeterminato sono diventati più frequenti, ma anche meno vincolanti. Snocciolare i dati è utile ma noioso e chi vuole può andarseli a guardare autonomamente. E poi, non ci sono solo i dati, ci sono anche e soprattutto le situazioni reali di vita vissuta. E’ di pochi giorni fa il caso della cartiera Paolo Pigna di Tolmezzo che, così come riportato da diversi media, dopo aver assunto con contratto a tempo indeterminato pochi mesi prima, a causa di una “riorganizzazione della turnistica dovuta a un persistente calo di lavoro” ha fatto marcia indietro licenziando il lavoratore titolare del contratto (assieme ad altri, in situazioni differenti).

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Tutto assolutamente legale, tutto assolutamente permesso, nessuna violazione alle regole, di nessun tipo. Ma una “scelta irrazionale”, almeno secondo il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Può essere (oppure no), di sicuro c’è solo che, in questo caso, il tempo indeterminato è durato esattamente come un tempo determinato. Ma andiamo avanti, perché non è certo questa l’unica criticità del nuovo contratto a tempo indeterminato. Sfruttando un caso al quale avevamo assistito, riguardante un passaggio di consegne tra aziende per un appalto, con relativo trasferimento di lavoratori da una all’altra, ma con l’inconveniente che non c’era posto per tutti, ed avendo notato che gli assunti a tempo determinato avrebbero potuto usufruire degli sgravi fiscali contrariamente a quelli assunti a tempo indeterminato, in un nostro precedente articolo, una domanda abbastanza secca l’avevamo posta ad uno dei massimi giuslavoristi italiani, Pietro Ichino.

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Come migliorare il rendimento sul lavoro attraverso il wellness

In particolare negli ultimi anni, complici la crisi economica ed i tanti cambiamenti verificatisi nel mercato del lavoro, i problemi connessi con la vita professionale sono andati crescendo: aumentare il rendimento contenendo la spesa è sempre più frequentemente l’unico obbiettivo perseguito da imprese ed aziende, con tutte le conseguenze che ne derivano per il benessere e la salute dei lavoratori.

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Come riuscire quindi a “mantenersi a galla”, evitando che lo stress e le ansie derivanti da grandi carichi di lavoro o pesanti responsabilità finiscano per sommergerci?
La pratica del wellness può rappresentare un’ottima strategia per affrontare queste problematiche ed aiutarci a migliorare il nostro profitto sul posto di lavoro.

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Cosa fare dopo la laurea: il lavoro nell’area della formazione

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Il concetto di formazione professionale ha subito un cambiamento profondo negli ultimi anni; mentre prima era considerata come una spesa a carico del datore di lavoro, oggi la formazione rappresenta un vero investimento da parte delle aziende, un investimento volto a favorire lo sviluppo della produzione e il raggiungimento degli obiettivi aziendali. Il concetto di formazione è stato inoltre sdoganato dall’essere considerato uno strumento esclusivamente a favore dei giovani; oggi la formazione interessa molto anche i professionisti, i manager esperti e tutti i lavoratori adulti che provano il desiderio di arricchire le proprie competenze.

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Il mercato del lavoro offre sempre meno opportunità di assunzione e proprio per questo non si deve sottovalutare l’ipotesi di rimettersi sui libri per approfondire le proprie conoscenze e renderle maggiormente spendibili nel mondo del lavoro. A prescindere dai desideri personali e dalle ambizioni di carriera, oggi la formazione può essere di due tipi: specialistica oppure finalizzata allo sviluppo della personalità. Vediamo nello specifico di cosa si tratta.

Formazione specialistica

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Crisi e lavoro: a Trieste persi 16mila contratti in cinque anni

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La crisi del lavoro non risparmia nessun territorio italiano. Ne è testimone la situazione in cui si trova un territorio “di confine” come quello della provincia di Trieste. Secondo l’ultimo bollettino emanato dalla Cgil Friuli-Venezia-Giulia, dall’inizio della crisi del 2008 hanno perso il lavoro circa 8.000 persone a cui ora se ne aggiungono altre 1.400. La disoccupazione è cresciuta del 50%, mancano all’appello più di 16mila contratti rispetto a cinque anni fa e la formula del tempo indeterminato è in netto calo (-61% dal 2008). La prima metà del 2014 è stata tragica, con l’84% di nuovi avviamenti in meno rispetto all’anno scorso. Sindacati e enti locali sono concordi nel definire la crisi “stabilmente grave”. Le continue chiusure di attività produttive in provincia sono causa dell’esplosione della Cassa integrazione straordinaria. E sarebbe potuta andare peggio se non si fosse riusciti a salvare la Ferriera, operazione che ha garantito il mantenimento di 700 posti di lavoro.

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Lavoro over 40, la lettera dell’Associazione alle istituzioni

A seguito del nostro articolo “ Over 50 disoccupati: il Ministro Poletti pensa ad un contratto ad hoc” di ieri abbiamo ricevuto una interessante email da parte della Presidenza di “Associazione Lavoro Over 40“, che volentieri pubblichiamo.

Eccola qui in maniera integrale:

In questi giorni abbiamo registrato un crescente interesse per il problema della disoccupazione in età matura ( Over40/50/60). Non sappiamo se sia un fuoco di paglia elettorale oppure un sincero interesse per risolvere questo annoso problema.

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Lavorare come infermiere in Germania

La situazione economica in Italia sta spingendo un numero sempre crescente di persone a cercare lavoro all’estero. Se trovare un’occupazione può essere complesso per chi non ha una qualifica specifica, diverso è il caso di chi è in possesso di titoli e di esperienza relativa ad un lavoro qualificato, come per esempio gli infermieri e gli addetti alle professioni sanitarie in genere.

La Germania è ridiventata meta dell’emigrazione dal nostro paese anche grazie alla crescente richiesta di personale nel settore sanitario dove il numero di precari è praticamente prossimo allo zero. Per questo motivo le strutture sanitarie in Germania hanno deciso di offrire percorsi formativi ai professionisti stranieri con corsi di lingua che comprendono anche la sistemazione ed il vitto. Ma quanto si può guadagnare? Diversamente dalla Germania, dove la qualifica di infermiere è data da un corso professionale, in Italia essa è un titolo universitario, per il quale la Germania riconosce stipendi di diverse migliaia di euro mensili (anche fino a 5.000 euro lordi), anche se la media si attesta sui 2.500 euro lordi.

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