Con l’introduzione del Jobs Act i contratti a tempo indeterminato sono diventati più frequenti, ma anche meno vincolanti. Snocciolare i dati è utile ma noioso e chi vuole può andarseli a guardare autonomamente. E poi, non ci sono solo i dati, ci sono anche e soprattutto le situazioni reali di vita vissuta. E’ di pochi giorni fa il caso della cartiera Paolo Pigna di Tolmezzo che, così come riportato da diversi media, dopo aver assunto con contratto a tempo indeterminato pochi mesi prima, a causa di una “riorganizzazione della turnistica dovuta a un persistente calo di lavoro” ha fatto marcia indietro licenziando il lavoratore titolare del contratto (assieme ad altri, in situazioni differenti).

Tutto assolutamente legale, tutto assolutamente permesso, nessuna violazione alle regole, di nessun tipo. Ma una “scelta irrazionale”, almeno secondo il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Può essere (oppure no), di sicuro c’è solo che, in questo caso, il tempo indeterminato è durato esattamente come un tempo determinato. Ma andiamo avanti, perché non è certo questa l’unica criticità del nuovo contratto a tempo indeterminato. Sfruttando un caso al quale avevamo assistito, riguardante un passaggio di consegne tra aziende per un appalto, con relativo trasferimento di lavoratori da una all’altra, ma con l’inconveniente che non c’era posto per tutti, ed avendo notato che gli assunti a tempo determinato avrebbero potuto usufruire degli sgravi fiscali contrariamente a quelli assunti a tempo indeterminato, in un nostro precedente articolo, una domanda abbastanza secca l’avevamo posta ad uno dei massimi giuslavoristi italiani, Pietro Ichino.
Over 50 disoccupati: il Ministro Poletti pensa ad un contratto ad hoc
