E chi lo ha detto che essere poveri significa soltanto disporre di poche risorse economiche? La povertà passa anche dall’accesso ad attività e servizi che aiutano a crescere come individuo; un accesso che viene negato a molti bambini e adolescenti italiani. Ad accendere un faro sulla povertà educativa dei minori ci ha pensato Save the Children che illustrerà oggi, a Roma, i risultati di un rapporto che snuda verità sconfortanti. E impone un’accelerazione a tutti quegli attori (istituzionali e non) che dovrebbero lavorare per rendere più dignitose le condizioni di vita dei più piccoli.

Stando ai dati raccolti nello studio, quasi il 25% dei quindicenni italiani non ha le competenze minime in matematica e quasi il 20% non le ha in lettura. Stime destinate a farsi ancora più alte al Sud e nelle Isole dove il 44,2% del campione monitorato fa fatica a confrontarsi con i numeri e il 44% non ha un buon rapporto con le lettere. E la situazione appare più compromessa nelle famiglie con un livello socio-economico e culturale basso dove la matematica è percepita come uno scoglio invalicabile dal 36% dei loro figli e la lettura risulta più che ostica al 29%. Come dire che i bambini e gli adolescenti che provengono da famiglie disagiate fanno più fatica degli altri ad apprendere ciò che dovrebbe aiutarli a realizzarsi come adulti di domani. “I dati che emergono dalle nostre elaborazioni – ha commentato il direttore di Save the Children, Valerio Neri – rivelano un fenomeno allarmante: in Italia, una parte troppo ampia degli adolescenti è priva di quelle competenze necessarie per crescere e farsi strada nella vita. La povertà educativa risulta più intensa nelle fasce di popolazione più disagiate (non dimentichiamo che in Italia più di 1 minore su 10 vive in condizioni di povertà estrema) e aggrava e consolida, come in un circolo vizioso, le condizioni di svantaggio e di impoverimento già presenti nel nucleo familiare”.