Laureata con Master in Risorse Umane, si occupa di lavoro, startup, freelancer e nuove idee di business. Con una grande convinzione: "ognuno ha un talento, l'importante è scoprirlo, svilupparlo e condividerlo con gli altri!" Profilo Linkedin
Quando si parla di errori o meglio di come evitarli, i consigli non bastano mai. Di certo ci sono sul web molte informazioni che riguardano in particolare gli errori della lettera di presentazione e soprattutto le dritte per scriverla in modo efficace e corretto. Ma quanti hanno mai pensato che a volte semplici banalità possono infastidire il recruiter anche solo a livello inconscio e far quindi scartare automaticamente la propria candidatura?
Una storia vera che può essere d’aiuto a quanti si trovano nella stessa situazione. Perdere il lavoro a volte può significare trovare la propria vocazione
Con solo il 30% di popolazione attiva senza occupazione che cerca un lavoro (fonte Linkedin) può diventare difficile per un’azienda organizzare una strategia di recruiting efficace ed essere certa di aver davvero trovato il candidato che fa al caso suo. Ecco che allora molte grandi società elaborano il cosiddetto candidate persona –il candidato tipo appunto- una sorta di modello ideale da tenere in considerazione, con il quale confrontare le varie candidature per essere certi di ottimizzare gli sforzi del processo di selezione.
Allo stesso modo in cui gli esperti di marketing utilizzano i modelli-tipo per identificare i potenziali acquirenti, definire il target di riferimento della clientela e adottare la strategia di marketing specifica per i loro bisogni, allo stesso modo i candidati-tipo possono aiutare a sviluppare una strategia per attrarre i talenti migliori, con focus preciso sul candidato ideale di cui si è alla ricerca e che si vuole assumere. Ecco tre modi in cui lo schema del candidato-tipo può aiutare a trasformare e migliorare la strategia di recruiting per attrarre le risorse migliori.
Quante sono le emozioni in gioco alla firma del contratto per un nuovo lavoro? Tante. Ma attenzione a non tralasciare aspetti che diventeranno basilari
Parlare apertamente del proprio stipendio, condividere le informazioni circa quanto si percepisce per il proprio lavoro: è sempre stato un tabù. Ma quando la stessa azienda per la quale si lavora non favorisce la trasparenza dei salari e i colleghi all’interno della stessa stanza d’ufficio non sanno nulla l’uno dell’altro, si può affermare di essere di fronte ad un problema da affrontare oppure è giusto che questo genere di informazioni rimanga top secret?
Un caso da manuale arriva proprio da Google: big G è stato protagonista di una vicenda che ha avuto una eco non indifferente negli Stati Uniti. Una sua ex-dipendente Erica Baker aveva cominciato a scambiarsi informazioni riguardanti i salari con i colleghi e ad organizzare un vero e proprio foglio di lavoro con tutti i dati raccolti. Cosa che comunque le era costato già un richiamo ufficiale da parte del colosso aziendale, seppur velato visto che è illegale in America vietare ai dipendenti di un’azienda di parlare di questo genere di questioni tra di loro.
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Ognuno di noi si è trovato almeno una volta nella vita di fronte ad un colloquio di lavoro andato male. Gli errori al colloquio sono frequenti: quante volte la famigerata frase “le faremo sapere”non ha avuto in realtà alcun seguito?
Siamo sicuri che lo svolgersi del colloquio ci abbia davvero reso giustizia? Purtroppo capita spesso che parecchie persone si tirino la nota “zappa sui piedi” da soli, senza l’aiuto di nessuno! Errori inconsapevoli che però non fanno altro che inviare segnali negativi all’interlocutore e farci compiere passi falsi in grado di auto-sabotare il nostro tanto atteso colloquio di lavoro.
10 modi di auto-sabotarsi senza accorgersene: i più frequenti errori al colloquio
Quando arriva il momento di un colloquio di lavoro, spesso selezionatori e candidati si trovano catapultati in un’altra realtà. C’è qualcosa di indefinibile che scaturisce dal mix esplosivo di tensione da una parte e necessità di fare una buona impressione dall’altra; mix che trasforma a volte i candidati in veri story-tellers e i selezionatori in investigatori a caccia di esagerazioni e luoghi comuni inflazionati.
Sono davvero tanti i candidati che mentono o “trasformano la realtà” a loro favoredurante il colloquio di lavoro. E questa è la lista dei cliché e dei luoghi comuni che i candidati propinano in queste occasioni: a quanto pare nelle frasi che dicono c’è un significato ben diverso nascosto tra le righe.
Date le difficoltà attuali del mondo del lavoro, quali sono le prospettive per poter farecarriera? Come si percepisce il quadro generale della situazione? L’occupazione è instabile, la crescita economica modesta e un numero sempre crescente di persone ha una laurea: aggiornare le proprie competenze, specializzarsi e imparare una seconda lingua sembrano scelte quanto meno necessarie.
Stando ai dati dell’americano Kelly Global Workforce Index, all’incirca il 60% dei lavoratori sta valutando l’ipotesi di una formazione in un campo professionale diverso o di un corso di aggiornamento per migliorare le proprie competenze.
Per quanto possa sembrare deprimente ribadire il concetto per l’ennesima volta, noi non viviamo nel magico mondo delle fiabe. Non abbiamo ali fatate né magica fantasia: dobbiamo lavorare e pagare le bollette. Certo che i personaggi Disney non sanno quanto sono fortunati!
Matrovare lavoro è una necessità che di questi tempi può capitare a tutti. Davvero a tutti. E se fossero loro ad essere in cerca? Se si trovassero nel nostro mondo, a combattere ogni mattina con la sveglia e a confrontarsi con capi bisbetici e colleghi d’ufficio noiosi? Ogni personaggio Disney è noto per qualità personali, caratteristiche che lo rendono unico e talenti particolari che potrebbero di certo essere d’aiuto per trovare lavoro. Vediamo quali.
Per la serie stranezze e curiosità dal mondo, questa volta siamo in America. Dove pare che gli uffici pet friendly, che ammettono al loro interno la presenza di animali, siano più produttivi e meno stressanti. Pappagalli, serpenti, pesci ma anche un bel maiale di 35 chili e a breve forse anche uno struzzo. Solo ed esclusivamente in the name of work.
Un modello che permette di calcolare i rischi, massimizzando gli investimenti. Ma come leggere un contratto di franchising? Come capire se è adatto a noi?
Con tutta la marea di informazioni che abbiamo riguardo alle cose da fare nelle prime ore del mattino, non c’è da meravigliarsi che siamo abituati ad associare la produttività con l’inizio della giornata. E se invece per rendere le giornate più facili, il focus fosse sulle abitudini serali?
Anche avere successo a quanto pare è una questione di abitudini e sembra che ci siano persone estremamente efficienti già prima di colazione, che svolgono un vero e proprio decalogo di incombenze ancor prima di andare a lavoro e che espletano il 90% dei loro compiti quotidiani prima di mezzogiorno.
Sei un giornalista freelance, uno scrittore, un copywriter? Se anche tu scrivi per vivere (e ci riesci) allora è chiaro che stai facendo qualcosa di buono. Ma “cullarsene” e vivere di rendita è pericoloso e i migliori professionisti sanno che affinare le proprie competenze è il modo migliore per continuare ad assicurarsi il successo.
Detto questo, anche agli scrittori più esperti può capitare di sorvolare su alcuni passaggi obbligati per migliorare la propria scrittura: ecco tre semplici consigli per scrivere meglio oggi stesso.
Un business che si può avviare anche senza una formazione specifica e senza grandi budget a disposizione: per vendere t shirt online occorrono fantasia, intraprendenza e dimestichezza con il web. Le T-shirt hanno fatto molta strada da quando sono nate, nel lontano 19° secolo: devono le loro origini alla Marina Militare statunitense e, c’è da scommetterci, non spariranno di certo, almeno per il momento. Basti pensare che solo negli Stati Uniti rappresentano un mercato da 25 miliardi di dollari ma che potenzialmente è molto più ampio se si considerano le riproduzioni abusive.
Quanti ricordano i bei tempi dell’adolescenza, quando si stampavano delle t-shirt con slogan o personaggi famosi e si rivendevano durante l’estate per racimolare qualche soldo? Forse anche tu hai cercato varie offerte di lavoro in estate e magari venduto proprio T-shirt in gioventù! Ad ogni modo da allora le cose sono cambiate ma solo perché oggi è tutto sul web: l’industria delle T-shirt è esplosa grazie ad Internet e alla crescita dell’e-commerce e delle piattaforme di marketing. In teoria, oggi chiunque con un computer e una connessione può mettere su un sito web e cominciare a vendere t shirt online ad un pubblico internazionale.
Dunque “hai la stoffa” per diventare un imprenditore e vendere t shirt online? Sicuramente sì ma sarà bene leggere alcuni consigli prima di buttarti in questo business.
Quasi certamente molti di noi fin da piccoli hanno dovuto subire un leggero “lavaggio del cervello” crescendo nella convinzione che per diventare più produttivi, più felici e avere successo si deve lavorare duro e fare sempre e sempre di più. E se invece diventassimo più produttivi eliminando le cose da fare?
Il concetto s’ispira all’equazione “fare di più = avere di più” e ci è stato inculcato fin dalla nascita a scuola come al lavoro. Lavora sodo e avrai successo nella vita. Iscriviti a corsi che sono difficili per te e studia sempre di più e sempre più a lungo per ottenere il massimo dei voti. Fai sempre gli straordinari al lavoro e farai carriera e avrai la promozione che aspetti.
Il personal brander è il consulente che aiuta i propri clienti a comunicare il loro brand. Lo fa attraverso varie forme di comunicazione ma oggi soprattutto attraverso il web e le digital pr sui social network. Una professione che, secondo lo studio di settore condotto dalla società britannica FastFuture, sarà addirittura al primo posto tra le nuove professioni del 2030.
Lanciare una campagna di crowdfunding può rivelarsi davvero emozionante. L’idea stessa di raccogliere i fondi necessari a finanziare l’idea e smuovere decine di fan appassionati al proprio progetto, risulta chiaramente affascinante. Ma quando poi cominci ad esplorare ogni angolo e a guardare nel dettaglio come funziona l’ingegnoso meccanismo, bisogna essere onesti: non è facile.
Non si tratta semplicemente di postare foto, aggiornare un blog o realizzare un video e metterlo in rete. È necessario prepararsi bene e con largo anticipo, pensare in ottica di vero e proprio business plan e seguire alcuni accorgimenti specifici.
L’obiettivo di base è quello di fare storytelling ma l’idea è del tutto innovativa: per realizzare una storia in base all’argomento che si ha in mente e che si vuole proporre, si digita l’hashtag desiderato e si raccolgono tutti gli argomenti, articoli, video e immagini relativi a quel tema, per cominciare a creare la storia. Una volta terminata si propone a tutti gli utenti, in modo da potenziare il lato social dei propri contenuti (e raggiungere un sempre maggior numero di clienti potenziali).
image by phoenixman
Un’idea quella di Seejay nata nel 2013 e, dopo tante soddisfazioni e collaborazioni importanti, quest’anno è stata protagonista al Salone del Libro di Torino, tra le 10 startup invitate al Book to the future, la sezione dedicata ai servizi innovativi per la fruizione di contenuti editoriali.
A dispetto del nome non semplice da pronunciare, il crowdsourcing manager diventerà presto familiare, stando alle previsioni che lo vedono tra i migliori lavori del futuro (e tra i più gettonati per quanto riguarda il lavoro da remoto).
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