La seconda parte del nostro focus sul dossier formulato dal Ministero del Lavoro in merito ai dati ottenuti dal Sistema di comunicazioni obbligatorie sui rapporti di lavoro avviati o cessati nel corso del quarto trimestre 2013. Cerchiamo oggi di fare un ulteriore passo in avanti, e comprendere quali siano stati i profili di lavoratori maggiormente interessati dalle assunzioni compiute dai datori di lavoro nel corso degli ultimi mesi del 2013. Anzitutto, secondo quanto riepilogata il Ministero, nel corso del IV trimestre del 2013 ai 2.266.604 rapporti di lavoro attivati sarebbero corrisposti 1.582.105 lavoratori.
Roberto Rais
Assunzioni IV trimestre 2013: i dati del Ministero
Il Ministero del Lavoro ha pubblicato un corposo dossier sull’andamento dei rapporti di lavoro nel IV Trimestre 2013, periodo nel quale il sistema informativo delle comunicazioni obbligatorie avrebbe registrato 2.266.604 avviamenti di nuovi rapporti di lavoro dipendente e parasubordinato, con una flessione di 18.851 unità rispetto a quanto riscontrato nel IV trimestre del 2012 (- 0,8%). Delle nuove assunzioni, il 75% sono state concentrate nel settore dei Servizi (1.699.694 unità), con un calo del 2,1%. Sulla base dei dati comunicati, la flessione su base tendenziale più grave avrebbe riguardato le assunzioni a tempo indeterminato, con un passo indietro del 9,4% (- 37.911 unità) contro il calo del 7,1% ( – 4.123 unità) relativi ai contratti di apprendistato. Sempre nel corso del IV trimestre 2013, è continuata la contrazione dei rapporti di lavoro cessati, con 3.108.680 termini di relazioni di lavoro, di cui 1.480.802 riguardanti donne e 1.627.878 riguardanti uomini. Rispetto al IV trimestre 2012 il numero delle cessazioni è diminuito del 2,8 per cento (- 90.152 unità).
Interruzione rapporti di lavoro: cosa è successo nel IV Trimestre 2013
La terza e ultima parte di questo nostro focus sul dossier ministeriale si concentrerà nel cercare di capire cosa sia successo a fine 2013 in materia di interruzioni dei rapporti professionali. Secondo quanto riportrato dal dossier trimestrale ministeriale, nel IV trimestre 2013 sarebbero stati cessati ben 3.108.680 rapporti di lavoro, di cui 1.480.802 riguardanti donne, e 1.627.878 per uomini. “Rispetto al IV trimestre 2012” – sottolineava l’osservazione – “il numero delle cessazioni risulta in diminuzione del 2,8%, pari a -90.152 unità.
Lavoro e istruzione, l’UE boccia l’Italia
Italia bocciata dall’Ue su lavoro e istruzione, e sui collegamenti che la sfera della formazione scolastica possiede nei confronti di quella del mondo lavorativo. In questo senso il Bel Paese ha ancora tanto da fare. Ad affermarlo è un rapporto della Commissione UE sugli squilibri macroeconomici del nostro Paese, laddove si osserva come “la debolezza del capitale umano potrebbe spiegare una parte significativa del gap di produttività del lavoro dell’Italia”. Insomma, in altri termini il report dell’istituzione comunitaria sottolinea come in Italia una delle determinanti che rallentano le possibilità di ripresa economica e di riavvicinamento alle best practices economiche sia da ricercarsi nel deterioramento della qualità del capitale umano.
Co.co.pro.: c’è la rivalutazione delle indennità
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4772" alt="co-co-pro-rivalutazione-indennità" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/03/co-co-pro.jpg" style="width: 160px; height: 107px; margin: 3px; float: left;" width="500" height="333" />Rivalutazione delle indennità per i <strong>lavoratori Co.Co.Pro.</strong> Infatti, con il suo messaggio n. 2999 del 3 marzo 2014, la Direzione Centrale Prestazioni a Sostegno del Reddito dell'Inps ha contribuito a chiarire alcuni aspetti relativi all'<strong>indennità ai collaboratori coordinati e continuativi a progetto</strong>, di cui ex articolo 2, commi 51-56, della l. 92/2012, introducendo un nuovo modello online per il 2014, rivalutando per il 2013 il limite reddituale e apportando precisazioni sull'attestazione del periodo di disoccupazione ininterrotta.</span></span></span>
Bologna: dottorandi costretti a scegliere tra studio e lavoro
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Da questo anno accademico è scattata l’<strong>ipotesi di incompatibilità per chi svolge un dottorato con l’Università di Bologna</strong> e, contemporaneamente, ha anche un’<strong>occupazione al di fuori del dipartimento</strong>. In altre parole, coloro i quali vogliono conseguire il titolo di dottorato all’Università bolognese <strong>devono scegliere tra studio e lavoro</strong>, con le ovvie conseguenze in capo a coloro che non appartengono a famiglie sufficientemente facoltose, né hanno la possibilità di accedere alla Borsa di studio. E così, in questi giorni, centinaia di nuovi dottorandi devono scegliere se rinunciare al concorso che hanno appena vinto, o a un posto di lavoro (spesso precario, e remunerativo quanto basta per sostenere parte delle spese di studio). Una situazione prontamente contestata dai sindacati, che denunciano come il dottorato possa esser così limitato solamente ai “ricchi di famiglia”.</span></span></span>
I manager costano troppo: le aziende non li cercano più
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3931" alt="donna manager al lavoro" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/11/mangerdonna.jpg" style="width: 160px; height: 107px; margin: 3px; float: left;" width="1600" height="1066" />I<strong> manager costano troppo </strong>e, pertanto, in tempi di crisi e di ristrettezze economiche quali quelli attuali, le aziende preferiscono <strong>rinunciare al lavoro dei dirigenti</strong>, preferendo ben meno costosi quadri. Ad affermarlo è una recente ricerca condotta dal Gidp (il Gruppo intersettoriale dei direttori del personale), e diramata a margine del convegno svoltosi presso l'<strong>Aldai</strong>, l'Associazione lombarda dei dirigenti industriale.<u><strong> I risultati della ricerca Gidp</strong></u>. Secondo quanto affermava l'indagine Gidp, <strong>l'età media alla quale un lavoratore italiano diventa dirigente è di 41 anni</strong>. Tuttavia, nelle oltre 100 aziende del campione esaminato dal Gruppo, il 51% ha affermato di non aver assunto alcun dirigente durante tutto il 2013, mentre il 22% ha evidenziato di averne assunto solamente uno.</span></span></span>
Venditori porta a porta: tutti i chiarimenti del Ministero
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4728" alt="venditore bussa alla porta" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/03/venditori-porta-a-porta.jpg" style="margin: 3px; float: left; width: 160px; height: 90px;" width="646" height="363" />Una nota ministeriale è intervenuta a chiarire univocamente alcuni degli aspetti di maggiore confusione relativa ai <strong>venditori porta a porta</strong> o, meglio, quegli incaricati alla vendita diretta a domicilio che, “con o senza vincolo di subordinazione”, promuovono – direttamente o indirettamente – la raccolta di ordinativi di acquisto presso privati per conto di imprese esercenti la vendita diretta a domicilio. Il legame tra il lavoratore porta a porta e l’impresa affidante potrà essere regolato da un rapporto di lavoro dipendente, da un contratto di agenzia o da un rapporto di lavoro autonomo, abituale o occasionale.</span></span></span>
Mediazione: avvocati obbligati ad informare i clienti
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><strong><a href="news.biancolavoro.it/leggi-e-norme/2549-avvocati-possibile-reiscrizione-dopo-cinque-anni-da-radiazione" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4714" alt="mediazione avvocati obbligo informazione clienti" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/03/Mediazione.jpg" style="width: 160px; height: 131px; margin: 3px; float: left;" width="600" height="493" />Gli avvocati</a> saranno obbligati a informare i loro clienti sulla possibilità di affidarsi alla mediazione</strong>, evitando - altresì - che il tentativo di trovare una intesa si svolga nei loro studi. Il <strong>nuovo Codice Deontologico per gli avvocati,</strong> approvato dal Consiglio nazionale forense e ora in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (entrerà in vigore 60 giorni dopo la stampa sul bollettino), prevede una nuova serie di regole per la "promozione" e la "pubblicità" dell'istituto della mediazione. In particolare, il nuovo Codice prevede - all'art. 23 co.3, che la parte assistita (il cliente) debba essere informato "chiaramente e per iscritto" della possibilità di potersi avvalere del procedimento di mediazione previsto dalla legge. In caso di violazione di tale obbligo di informazione, per gli avvocati sono previsti dei pesanti provvedimenti, tra cui le sanzioni disciplinari e la possibilità che il contratto sia annullabile.</span></span></span>
Avvocati: possibile reiscrizione dopo cinque anni da radiazione
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><strong><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4705" alt="toghe avvocati reiscrizione radiazione" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/03/avvocati.jpg" style="width: 160px; height: 120px; margin: 3px; float: left;" width="2600" height="1954" /><a href="https://www.biancolavoro.it/orientamento/1835-laurea-in-giurisprudenza-tra-sbocchi-professionali-e-difficolta" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gli avvocati</a> che hanno subito la radiazione (cancellazione) dall’Albo di appartenenza possono richiedere la reiscrizione dopo cinque anni dall’esecuzione del provvedimento di cancellazione</strong>. A sostenerlo è una sentenza (la n. 181/2013) da parte del Consiglio nazionale forense, che sottopone tale possibilità alla prova (a carico dell’avvocato radiato) dell’avvenuto recupero dei requisiti di onestà e di integrità che dovranno caratterizzare la propria condotta. Nella sua pronuncia, infatti, l’organo collegiale stabilisce che “<strong>il professionista cancellato dall’Albo a seguito di irrogazione di sanzione disciplinare può domandare la reiscrizione solo dopo che sia trascorso un periodo di almeno 5 anni dall’esecuzione del provvedimento di cancellazione adottato dal Coa</strong>, fornendo naturalmente elementi che diano contezza che nel periodo trascorso il comportamento del richiedente sia stato improntato al recupero dei requisiti previsti dall’art. 17 citato”.</span></span></span>
Contributi ad associazioni volontariato, le linee guida
<img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4655" alt="le mani del volontariato" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/02/volontariato.jpg" style="width: 160px; float: left; height: 89px; margin: 3px;" width="3896" height="2176" /><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Qualche giorno fa il Ministero del Lavoro ha pubblicato le <strong>linee guida per l’anno 2014</strong>, utili per poter richiedere e ottenere i <strong>contributi al volontariato già previsti dalla l. 438/1998</strong>. Considerato che il termine per poter inoltrare la richiesta si sta avvicinando a grandi passi (è attualmente fissato al <strong>31 marzo 2014</strong>), cerchiamo di comprendere quali sono le principali caratteristiche di tali linee guida e in che modo poter inviare la propria domanda di partecipazione al progetto rivolto al lavoro volontariato svolto nelle associazioni di promozione sociale.</span></span></span>
Contratto di apprendistato verso la semplificazione, ecco cosa cambia
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Il <strong>contratto d</strong></span></span></span></span></span></span><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4634" alt="apprendistato-contratto-novità" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/02/Apprendistato.jpg" style="width: 160px; height: 107px; margin: 3px; float: left;" width="640" height="427" /></span></span></span></span></span></span><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><strong>i apprendistato </strong>si avvicina all'attesa semplificazione, in virtù delle nuove linee guida </span></span></span></span></span></span><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);">della conferenza tra Stato e Regioni. Cerchiamo dunque di comprendere cosa cambia per l'apprendistato, e quali saranno le semplificazioni di cui i giovani potranno godere nella frequenza di questo rapporto di introduzione al mondo del lavoro.</span></span></span> Le <strong>semplificazioni</strong>, in sintesi, sono di tre tipologie. Innanzitutto il <strong>piano formativo individuale </strong>verrà introdotto come obbligatorio solamente per l'acquisizione di competenze tecnico professionali e specialistiche. Inoltre, la <strong>registrazione della formazione </strong>e della qualifica che è acquisita ai fini contrattuali andrà effettuata in un documento più snello. Infine, nelle <strong>imprese multilocalizzate </strong>(cioè, quelle che hanno unità produttive dislocate in diverse regioni), sarà possibile adottare un'unica disciplina formativa (quella della regione in cui è situata la sede locale).</span></span></span>
Domande di riconoscimento lavoro usurante, ecco le istruzioni Inps
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4631" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/02/Lavorousurante.jpg" style="width: 160px; height: 120px; margin: 3px; float: left;" width="900" height="673" />L’Inps ha pubblicato il messaggio n. 2668 con il quale disciplina la <strong>presentazione delle domande di</strong> <strong>riconoscimento del lavoro usurante</strong>, con possibilità di consegna delle istanze entro il 1 marzo 2014 per quei lavoratori che maturano i requisiti agevolati per l’accesso al trattamento pensionistico a decorrere dal 1 gennaio 2014 al 31 dicembre 2014. Cerchiamo quindi di comprendere tutti i principali tratti distintivi del nuovo messaggio dell’ente previdenziale. Per quanto attiene i <strong>beneficiari dell’intervento</strong>, il messaggio distingue i <strong>lavoratori impegnati in mansioni</strong> <strong>particolarmente usuranti</strong> da quelli che <strong>lavorano in turni notturni</strong>.</span></span></span>
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Tra i primi rientrano principalmente i lavoratori addetti alla cosiddetta “linea catena”; conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo. Costoro, a patto che maturino i requisiti nel 2014, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 61 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 97,3, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 62 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 98,3.</span></span></span>
Avvocati stabiliti: la questione approda in Europa
<span style="font-size:14px;"><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4602" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/02/abogados.jpg" style="width: 160px; height: 160px; margin: 3px; float: left;" width="413" height="413" />Saranno i giudici europei, interpellati dal Consiglio Nazionale Forense italiano a decidere sul caso inerente il rifiuto dell’iscrizione messo in atto dall’Ordine di Macerata nei confronti di due avvocati “stabiliti”. Di <strong>questi ultimi </strong>e potenziali polemiche intorno al tema, abbiamo parlato recentemente in un nostro approfondimento che ha ottenuto un ampio seguito. Ebbene, considerate anche le ultime novità sulla materia, torniamo volentieri a occuparci degli <strong>avvocati </strong>che ottengono l'abilitazione all'esercizio della professione mediante una possibilità concessa da una <strong>direttiva europea</strong>, e del particolare caso di due fratelli di Macerata, terminato sulle scrivanie dei giudici europei.</span></span>
Contraffazione: ogni anno “bruciati” migliaia di posti di lavoro
A causa della contraffazione in Italia, ogni anno, vengono bruciati migliaia di posti di lavoro. Un’industria – quella del falso – che secondo le stime più recenti e attendibili “ruberebbe” lo 0,35% del Prodotto interno lordo annuo italiano, cancellando almeno 110 mila ruoli occupazionali. Per questo motivo, il Ministero dello Sviluppo Economico ha deciso di lanciare una nuova campagna di comunicazione che punti alla difesa della proprietà industriale, e che fino alla fine del mese di aprile coinvolgerà tv, radio e siti web, nell’auspicio di sensibilizzare produttori e consumatori sui rischi delle copie non autorizzate.
Fondo garanzia PMI: ecco i nuovi criteri di accesso
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3913" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/11/soldi.jpg" style="width: 160px; height: 107px; margin: 3px; float: left;" width="800" height="533" />Sta per giungere in Gazzetta Ufficiale il decreto interministeriale che porta in applicazione i <strong>nuovi criteri di accesso al Fondo di garanzia <a href="https://www.biancolavoro.it/news/2231-lavoro-nel-2013-un-terzo-delle-pmi-ha-licenziato" target="_blank" rel="noopener noreferrer">per le pmi</a></strong>, ora usufruibile anche da parte dei liberi professionisti che ne rispettano i principali termini di caratterizzazione. I criteri di valutazione rivisti non sono costituiscono tuttavia l'unica novità del decreto: vengono infatti applicate <strong>nuove procedure semplificate</strong>, altre operazioni ammissibili e un incremento della garanzia fino all'80% per quanto attiene le operazioni finalizzate all'attività di impresa con durata non inferiore ai 36 mesi.</span></span></span>
Esodati: domande quarta tranche in scadenza il 26 febbraio
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4575" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/02/esodati.jpg" style="width: 160px; height: 90px; margin: 3px; float: left;" width="1024" height="577" />C’è tempo fino al prossimo <strong>26 febbraio</strong> per presentare le <strong>domande per la quarta tranche di <a href="https://www.biancolavoro.it/news/1923-esodati-terzo-decreto-salvi-altri-10-000" target="_blank" rel="noopener noreferrer">lavoratori esodati</a></strong>, salvaguardati in seguito alla discussa <strong>Riforma delle pensioni varata dal governo Monti</strong> (e ideata dal ministro Fornero) con il d.l. 102/2013. La scadenza di febbraio riguarda circa 9 mila esodati, ed è disciplinata dalla circolare ministeriale 44/2013, contenente altresì i modelli di domanda e le istruzioni operative necessarie per l’invio regolare dell’istanza, da inoltrare alle competenti Direzioni territoriali del lavoro (sulla base della residenza del lavoratore).</span></span></span>
Giovani troppo pigri per lavorare: la provocazione di John Elkann
Un tempo i giovani erano “semplicemente” dei bamboccioni (Padoa Schioppa), poi divennero schizzinosi e “choosy” (Fornero), ora invece sono scarsamente determinati. L’ultima visione piuttosto pessimista sui giovani italiani alla ricerca di un posto di lavoro è del presidente Fiat John Elkann, secondo cui le nuove generazioni non sarebbero pronte a sfruttare le tante opportunità che ricadrebbero nella loro sfera di competenza. Insomma, secondo John Elkann “il lavoro c’è, ma i giovani non sono così determinati a cercarlo“. Una dura critica, quella del numero 1 del consiglio di amministrazione Fiat, resa ancora più dura dal fatto che, secondo Elkann, la nuova generazione di lavoratori avrebbe più occasioni di quelle avute da quella precedente.
Lavoro temporaneo? Meglio del posto fisso, ma non in Italia
Il lavoro temporaneo è preferito al posto fisso in 6 casi su 10. Una percentuale molto rilevante che, tuttavia, non sembra riferirsi al mercato italiano, dove il posto di lavoro a tempo indeterminato costituisce uno dei cardini fondamentali della possibilità di progettare sul lungo termine uno sviluppo di vita efficace e più sereno, rispetto alla maggiore precarietà del contratto a termine. Un mito che tuttavia non è apprezzato nello stesso modo nel resto del mondo, visto e considerato che in alcuni mercati più dinamici (quello americano, per esempio) il posto fisso non sembra godere di altrettanto appeal.
Uso eccessivo del cellulare al lavoro: può essere riconosciuta la malattia professionale
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4430" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/02/Giudice.jpg" style="width: 160px; height: 107px; margin: 3px; float: left;" width="1550" height="1033" />Se il lavoratore, nello svolgimento delle sue mansioni, contrae una patologia a causa dell’uso eccessivo del cellulare, tale <strong>malattia </strong>può essere riconosciuta come “<strong>professionale</strong>” e, di conseguenza,<strong> il dipendente ha diritto a percepire la corrispondente rendita di invalidità</strong>. Ad affermarlo è la sentenza n. 17438 del 12 ottobre 2012 della Corte di Cassazione, che ha così dato ragione a un lavoratore che, per molti anni e per diverse ore del giorno, ha dovuto utilizzare un dispositivo telefonico per svolgere la propria attività lavorativa, maturando la comparsa di una patologia tumorale.</span></span></span>
La seconda parte del nostro focus sul
Il Ministero del Lavoro ha pubblicato un corposo dossier sull’andamento dei rapporti di lavoro nel IV Trimestre 2013, periodo nel quale il sistema informativo delle comunicazioni obbligatorie avrebbe registrato 2.266.604 avviamenti di nuovi rapporti di lavoro dipendente e parasubordinato, con una flessione di 18.851 unità rispetto a quanto riscontrato nel IV trimestre del 2012 (- 0,8%). Delle nuove assunzioni, il 75% sono state concentrate nel settore dei Servizi (1.699.694 unità), con un calo del 2,1%. Sulla base dei dati comunicati, la flessione su base tendenziale più grave avrebbe riguardato le assunzioni a tempo indeterminato, con un passo indietro del 9,4% (- 37.911 unità) contro il calo del 7,1% ( – 4.123 unità) relativi ai contratti di apprendistato. Sempre nel corso del IV trimestre 2013, è continuata la contrazione dei rapporti di lavoro cessati, con 3.108.680 termini di relazioni di lavoro, di cui 1.480.802 riguardanti donne e 1.627.878 riguardanti uomini. Rispetto al IV trimestre 2012 il numero delle cessazioni è diminuito del 2,8 per cento (- 90.152 unità).
Italia bocciata dall’Ue su lavoro e istruzione, e sui collegamenti che la sfera della formazione scolastica possiede nei confronti di quella del mondo lavorativo. In questo senso il Bel Paese ha ancora tanto da fare. Ad affermarlo è un rapporto della Commissione UE sugli squilibri macroeconomici del nostro Paese, laddove si osserva come “la debolezza del capitale umano potrebbe spiegare una parte significativa del gap di produttività del lavoro dell’Italia”. Insomma, in altri termini il report dell’istituzione comunitaria sottolinea come in Italia una delle determinanti che rallentano le possibilità di ripresa economica e di riavvicinamento alle best practices economiche sia da ricercarsi nel deterioramento della qualità del capitale umano.
A causa della contraffazione in Italia, ogni anno, vengono bruciati migliaia di posti di lavoro. Un’industria – quella del falso – che secondo le stime più recenti e attendibili “ruberebbe” lo 0,35% del Prodotto interno lordo annuo italiano, cancellando almeno 110 mila ruoli occupazionali. Per questo motivo, il Ministero dello Sviluppo Economico ha deciso di lanciare una nuova campagna di comunicazione che punti alla difesa della proprietà industriale, e che fino alla fine del mese di aprile coinvolgerà tv, radio e siti web, nell’auspicio di sensibilizzare produttori e consumatori sui rischi delle copie non autorizzate.
Un tempo i giovani erano “semplicemente” dei bamboccioni (Padoa Schioppa), poi divennero schizzinosi e “choosy” (Fornero), ora invece sono scarsamente determinati. L’ultima visione piuttosto pessimista sui giovani italiani alla ricerca di un posto di lavoro è del presidente Fiat John Elkann, secondo cui le nuove generazioni non sarebbero pronte a sfruttare le tante opportunità che ricadrebbero nella loro sfera di competenza. Insomma, secondo John Elkann “il lavoro c’è, ma i giovani non sono così determinati a cercarlo“. Una dura critica, quella del numero 1 del consiglio di amministrazione Fiat, resa ancora più dura dal fatto che, secondo Elkann, la nuova generazione di lavoratori avrebbe più occasioni di quelle avute da quella precedente.
Il lavoro temporaneo è preferito al posto fisso in 6 casi su 10. Una percentuale molto rilevante che, tuttavia, non sembra riferirsi al mercato italiano, dove il posto di lavoro a tempo indeterminato costituisce uno dei cardini fondamentali della possibilità di progettare sul lungo termine uno sviluppo di vita efficace e più sereno, rispetto alla maggiore precarietà del contratto a termine. Un mito che tuttavia non è apprezzato nello stesso modo nel resto del mondo, visto e considerato che in alcuni mercati più dinamici (quello americano, per esempio) il posto fisso non sembra godere di altrettanto appeal.