Italia bocciata dall’Ue su lavoro e istruzione, e sui collegamenti che la sfera della formazione scolastica possiede nei confronti di quella del mondo lavorativo. In questo senso il Bel Paese ha ancora tanto da fare. Ad affermarlo è un rapporto della Commissione UE sugli squilibri macroeconomici del nostro Paese, laddove si osserva come “la debolezza del capitale umano potrebbe spiegare una parte significativa del gap di produttività del lavoro dell’Italia”. Insomma, in altri termini il report dell’istituzione comunitaria sottolinea come in Italia una delle determinanti che rallentano le possibilità di ripresa economica e di riavvicinamento alle best practices economiche sia da ricercarsi nel deterioramento della qualità del capitale umano.
Co.co.pro.: c’è la rivalutazione delle indennità
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4772" alt="co-co-pro-rivalutazione-indennità" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/03/co-co-pro.jpg" style="width: 160px; height: 107px; margin: 3px; float: left;" width="500" height="333" />Rivalutazione delle indennità per i <strong>lavoratori Co.Co.Pro.</strong> Infatti, con il suo messaggio n. 2999 del 3 marzo 2014, la Direzione Centrale Prestazioni a Sostegno del Reddito dell'Inps ha contribuito a chiarire alcuni aspetti relativi all'<strong>indennità ai collaboratori coordinati e continuativi a progetto</strong>, di cui ex articolo 2, commi 51-56, della l. 92/2012, introducendo un nuovo modello online per il 2014, rivalutando per il 2013 il limite reddituale e apportando precisazioni sull'attestazione del periodo di disoccupazione ininterrotta.</span></span></span>
Formazione permanente: costo o investimento?
Si chiama formazione permanente ed è quell’aggiornamento specialistico-professionale che diventa obbligatorio per poter continuare a svolgere la propria attività e mantenere l’abilitazione al lavoro. Ma se all’interno della carriera professionale è un investimento necessario e utile (se efficiente e ben organizzato), si può dire altrettanto quando da disoccupati lo si percepisce più come un’incombenza e un costo?
Coca Cola cerca giovani talenti per il Management Trainee Program
Continua la ricerca di giovani talenti in Coca Cola Italia per l’avvio del Management Trainee Program, una tra le più interessanti offerte di stage in Coca Cola che vi avevamo già segnalato qualche settimana fa. C’è tempo, infatti, fino al 28 marzo per inviare la propria candidatura, mentre il programma di stage e formazione prenderà il via ad aprile. L’iniziativa, della durata di 10 settimane sull’intero territorio nazionale, ha l’obiettivo di individuare giovani e brillanti neo laureati da inserire in un percorso di crescita professionale e di carriera all’interno dell’azienda. I posti messi a disposizione sono circa 25. In questa nuova edizione, si cercano profili da inserire nelle funzioni Sales, Supply Chain e Public Affairs & Communication.
Fare un Buon lavoro con le cooperative sociali: a Roma è la settimana giusta
“La settimana del Buon Lavoro” è un’iniziativa del Comune di Roma, in programma in questi giorni fino al 6 marzo, che nasce con lo scopo di far conoscere il valore del lavoro delle cooperative sociali di tipo B. Questa tipologia di cooperative, istituite con la Legge 8 novembre 1991 n. 381, si occupano di favorire l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, come ex detenuti, ex tossicodipendenti e persone con vari problemi psichici e fisici. Si tratta di vere e proprie imprese che, presenti in diversi settori del mercato, raggiungono anche livelli di eccellenza. Svolgono inoltre un ruolo molto importante nella nostra società rendendo produttive quelle risorse che rischiano di essere abbandonate oppure considerate non come una ricchezza ma un problema.
Lavoro: 300.000 posti con la produzione di carburanti dai rifiuti
Se tutto filasse liscio come l’olio, si potrebbero creare ben 300.000 posti di lavoro in tutta Europa, attraverso la produzione di carburanti dai rifiuti. Questo, secondo una recente ricerca ad opera di alcune organizzazioni ambientaliste. Riutilizzando gli scarti provenienti dall’agricoltura e dai rifiuti urbani si possono creare biocarburanti, ovvero combustibili ottenuti indirettamente da grano, mais, bietola, canna da zucchero e non solo e di cui fanno parte il bioetanolo, il biodisel, gli idrocarburi e gli olii vegetali. Cosa lega, però, tale processo di trasformazione dei rifiuti in carburante alla creazione di nuovi posti di lavoro? Come, cioè, una tale produzione può avere una ricaduta positiva sul mercato occupazionale? Secondo un recente studio ad opera di una coalizione di ONG ambientaliste e di istituti di ricerca investendo di più sui biocarburanti si potrebbero creare, entro il 2030, in tutta l’Unione Europea, ben trecentomila posti di lavoro in più.
Bologna: dottorandi costretti a scegliere tra studio e lavoro
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Da questo anno accademico è scattata l’<strong>ipotesi di incompatibilità per chi svolge un dottorato con l’Università di Bologna</strong> e, contemporaneamente, ha anche un’<strong>occupazione al di fuori del dipartimento</strong>. In altre parole, coloro i quali vogliono conseguire il titolo di dottorato all’Università bolognese <strong>devono scegliere tra studio e lavoro</strong>, con le ovvie conseguenze in capo a coloro che non appartengono a famiglie sufficientemente facoltose, né hanno la possibilità di accedere alla Borsa di studio. E così, in questi giorni, centinaia di nuovi dottorandi devono scegliere se rinunciare al concorso che hanno appena vinto, o a un posto di lavoro (spesso precario, e remunerativo quanto basta per sostenere parte delle spese di studio). Una situazione prontamente contestata dai sindacati, che denunciano come il dottorato possa esser così limitato solamente ai “ricchi di famiglia”.</span></span></span>
Donne e lavoro: la difesa dei diritti attraverso i consultori giuridici
Donne e lavoro. Tra crisi e licenziamenti di massa, discriminazioni nella carriera, mobbing e infortuni, le donne (in certi casi in misura maggiore rispetto agli uomini), soprattutto in questi ultimi anni, si trovano a dover far fronte ad una miriade di problemi legati ai loro diritti. I consultori giuridici aiutano a tutelare questi ultimi. Un modello a quanto pare efficace e ben organizzato sembra provenire dalla Svizzera. Qui la cultura della consulenza giuridica al femminile sembra già ben diffusa. Si tratta di un servizio che viene offerto a tutte le donne che si trovano a fronteggiare difficoltà lavorative, che spaziano dalla disparità del trattamento salariale alle molestie sessuali sul posto di lavoro, o che vogliono conoscere leggi e normative legate alla loro attività professionale, ad esempio inerenti all’assunzione, alle pari opportunità, al congedo di maternità, al diritto a frequentare corsi di perfezionamento o a stabilire il periodo delle ferie.
I manager costano troppo: le aziende non li cercano più
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3931" alt="donna manager al lavoro" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/11/mangerdonna.jpg" style="width: 160px; height: 107px; margin: 3px; float: left;" width="1600" height="1066" />I<strong> manager costano troppo </strong>e, pertanto, in tempi di crisi e di ristrettezze economiche quali quelli attuali, le aziende preferiscono <strong>rinunciare al lavoro dei dirigenti</strong>, preferendo ben meno costosi quadri. Ad affermarlo è una recente ricerca condotta dal Gidp (il Gruppo intersettoriale dei direttori del personale), e diramata a margine del convegno svoltosi presso l'<strong>Aldai</strong>, l'Associazione lombarda dei dirigenti industriale.<u><strong> I risultati della ricerca Gidp</strong></u>. Secondo quanto affermava l'indagine Gidp, <strong>l'età media alla quale un lavoratore italiano diventa dirigente è di 41 anni</strong>. Tuttavia, nelle oltre 100 aziende del campione esaminato dal Gruppo, il 51% ha affermato di non aver assunto alcun dirigente durante tutto il 2013, mentre il 22% ha evidenziato di averne assunto solamente uno.</span></span></span>
Venditori porta a porta: tutti i chiarimenti del Ministero
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4728" alt="venditore bussa alla porta" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/03/venditori-porta-a-porta.jpg" style="margin: 3px; float: left; width: 160px; height: 90px;" width="646" height="363" />Una nota ministeriale è intervenuta a chiarire univocamente alcuni degli aspetti di maggiore confusione relativa ai <strong>venditori porta a porta</strong> o, meglio, quegli incaricati alla vendita diretta a domicilio che, “con o senza vincolo di subordinazione”, promuovono – direttamente o indirettamente – la raccolta di ordinativi di acquisto presso privati per conto di imprese esercenti la vendita diretta a domicilio. Il legame tra il lavoratore porta a porta e l’impresa affidante potrà essere regolato da un rapporto di lavoro dipendente, da un contratto di agenzia o da un rapporto di lavoro autonomo, abituale o occasionale.</span></span></span>
Mediazione: avvocati obbligati ad informare i clienti
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><strong><a href="news.biancolavoro.it/leggi-e-norme/2549-avvocati-possibile-reiscrizione-dopo-cinque-anni-da-radiazione" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4714" alt="mediazione avvocati obbligo informazione clienti" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/03/Mediazione.jpg" style="width: 160px; height: 131px; margin: 3px; float: left;" width="600" height="493" />Gli avvocati</a> saranno obbligati a informare i loro clienti sulla possibilità di affidarsi alla mediazione</strong>, evitando - altresì - che il tentativo di trovare una intesa si svolga nei loro studi. Il <strong>nuovo Codice Deontologico per gli avvocati,</strong> approvato dal Consiglio nazionale forense e ora in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (entrerà in vigore 60 giorni dopo la stampa sul bollettino), prevede una nuova serie di regole per la "promozione" e la "pubblicità" dell'istituto della mediazione. In particolare, il nuovo Codice prevede - all'art. 23 co.3, che la parte assistita (il cliente) debba essere informato "chiaramente e per iscritto" della possibilità di potersi avvalere del procedimento di mediazione previsto dalla legge. In caso di violazione di tale obbligo di informazione, per gli avvocati sono previsti dei pesanti provvedimenti, tra cui le sanzioni disciplinari e la possibilità che il contratto sia annullabile.</span></span></span>
Avvocati: possibile reiscrizione dopo cinque anni da radiazione
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><strong><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4705" alt="toghe avvocati reiscrizione radiazione" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/03/avvocati.jpg" style="width: 160px; height: 120px; margin: 3px; float: left;" width="2600" height="1954" /><a href="https://www.biancolavoro.it/orientamento/1835-laurea-in-giurisprudenza-tra-sbocchi-professionali-e-difficolta" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gli avvocati</a> che hanno subito la radiazione (cancellazione) dall’Albo di appartenenza possono richiedere la reiscrizione dopo cinque anni dall’esecuzione del provvedimento di cancellazione</strong>. A sostenerlo è una sentenza (la n. 181/2013) da parte del Consiglio nazionale forense, che sottopone tale possibilità alla prova (a carico dell’avvocato radiato) dell’avvenuto recupero dei requisiti di onestà e di integrità che dovranno caratterizzare la propria condotta. Nella sua pronuncia, infatti, l’organo collegiale stabilisce che “<strong>il professionista cancellato dall’Albo a seguito di irrogazione di sanzione disciplinare può domandare la reiscrizione solo dopo che sia trascorso un periodo di almeno 5 anni dall’esecuzione del provvedimento di cancellazione adottato dal Coa</strong>, fornendo naturalmente elementi che diano contezza che nel periodo trascorso il comportamento del richiedente sia stato improntato al recupero dei requisiti previsti dall’art. 17 citato”.</span></span></span>
Rinnovo contratto di lavoro, in attesa due dipendenti su tre. Retribuzioni su
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4685" alt="rinnoco contratto di lavoro" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/02/contratto-lavoro.jpg" style="width: 160px; height: 109px; margin: 3px; float: left;" width="500" height="341" />Sono circa <strong>8,5 milioni i dipendenti in attesa di rinnovo del contratto di lavoro</strong>. In pratica <strong>due su tre</strong>. In percentuale stiamo parlando del 66,2% sul totale, del 56,3% con riferimento al solo settore privato. A fronte di questo, una buona notizia è venuta dalla <strong>maggiore consistenza delle buste paga</strong> e quindi <strong><a href="https://www.biancolavoro.it/news/2133-stipendi-stabili-rispetto-a-luglio-2013" target="_blank" rel="noopener noreferrer">delle retribuzioni</a></strong>. Per quanto riguarda il problema rinnovo, va detto che il settore pubblico incide in modo significativo, con i suoi 2,9 milioni di dipendenti, “suddivisi” in 15 contratti. Secondo l’Istat, fonte dei dati sopracitati, una rilevante parte della “responsabilità” di un così alto numero di lavoratori in attesa di rinnovo del contratto, sarebbe da attribuirsi (anche) al settore del commercio, in quanto da solo “copre” circa due milioni di lavoratori.</span></span></span>
Doppio Mobbing: quando la pressione cresce al lavoro e in famiglia

Si tratta di un fenomeno molto frequente ma ancora pressoché sconosciuto ai non addetti ai lavori: il doppio mobbing. Ostilità e ingiustizie sul luogo di lavoro che fanno crescere la pressione in modo inevitabile anche in famiglia. Il pensiero di andare in ufficio scatena cefalee e tachicardie, la comunicazione con i colleghi o con il capo è sempre ostile e immorale, il ricordo dei comportamenti aggressivi e umilianti subiti per tutto il giorno genera insonnia e attacchi di panico. Per una donna che subisce il mobbing sul posto di lavoro viene spontaneo riversare in famiglia tutto questo carico di angosce, frustrazioni e tristezza. Marito, figli e genitori diventano valvole di sfogo del proprio malessere e rappresentano l’unica risorsa alla quale potersi aggrappare in un momento così delicato. Ovviamente la risposta positiva e rassicurante dei familiari non tarda ad arrivare. Soprattutto in Italia, emblema della famiglia “chioccia” e protettiva, ogni membro si fa coinvolgere dalla situazione e scatta in modo immediato un meccanismo di comprensione e difesa nei confronti della vittima dei soprusi. Ma è una situazione che da un punto di vista psicologico logora nel tempo in maniera sorda e inevitabile.
Fare gli artisti nel Paese dell’Arte: Diego Senziani, da manager a imprendi-autore di driftwood art
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><strong><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4660" alt="Driftwood art Diego Senziani woodys" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/02/Famiglia_ippocastani.jpg" style="width: 160px; height: 124px; margin: 3px; float: left;" width="900" height="700" />Diego Senziani,</strong> ex manager, dopo una crisi aziendale si ricicla come artista. Per una “coincidenza” incontra quella che diventerà una vera e propria passione, nonché il suo nuovo lavoro. Il <strong>driftwood artist</strong> sceglie e (quasi sempre) modifica legni spiaggiati, fino a farli diventare opere d’arte in tutto e per tutto. La concezione di <strong>driftwood art</strong> di Senziani è però differente da quella tradizionale. L’assenza di una qualunque modifica fisica dell’oggetto, che viene scelto attraverso pazienti ricerche, è sopperita e, forse, superata, dall’ambizione di infondere allo stesso oggetto un’anima. Al “pezzo di legno” viene dato un nome, </span><a href="https://www.facebook.com/WoodysGioielliDiNatura?fref=ts"><span style="color:#000080;"><strong>un “presente”</strong></span></a><span style="color: rgb(0, 0, 0);">, un mondo in cui vivere, fino a trasformarlo in un vero e proprio personaggio di fantasia. Una ramificazione della driftwood art che l’artista non esita a definire “unica al mondo”. Ecco l’intervista rilasciata a Bianco Lavoro Magazine, con qualche consiglio pratico su come ripartire con successo.</span></span></span>
Contributi ad associazioni volontariato, le linee guida
<img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4655" alt="le mani del volontariato" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/02/volontariato.jpg" style="width: 160px; float: left; height: 89px; margin: 3px;" width="3896" height="2176" /><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Qualche giorno fa il Ministero del Lavoro ha pubblicato le <strong>linee guida per l’anno 2014</strong>, utili per poter richiedere e ottenere i <strong>contributi al volontariato già previsti dalla l. 438/1998</strong>. Considerato che il termine per poter inoltrare la richiesta si sta avvicinando a grandi passi (è attualmente fissato al <strong>31 marzo 2014</strong>), cerchiamo di comprendere quali sono le principali caratteristiche di tali linee guida e in che modo poter inviare la propria domanda di partecipazione al progetto rivolto al lavoro volontariato svolto nelle associazioni di promozione sociale.</span></span></span>
Lavoro, le riforme del nuovo ministro Giuliano Poletti
Fa parte della formazione del nuovo governo Renzi, è il responsabile del Lavoro e delle Politiche Sociali e si chiama Giuliano Poletti. E punta su collaborazione e dialogo con il Parlamento e con le forze sociali per attuare le riforme necessarie a risolvere le emergenze del Paese. Sul tavolo delle questioni da risolvere c’è di sicuro la questione della disoccupazione. Il tasso di occupazione ha registrato alla fine del 2013 un calo percentuale del 1,9% e quello giovanile è in picchiata, arrivando al 41,6% di disoccupati. Da risolvere anche le 160 vertenze di aziende in crisi, che necessitano di una soluzione urgente di concerto con il Ministero dello Sviluppo. Per non parlare del problema degli “esodati”, scaturito dalla riforma sulle pensioni da parte dell’ex ministro Fornero.
Contratto di apprendistato verso la semplificazione, ecco cosa cambia
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Il <strong>contratto d</strong></span></span></span></span></span></span><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4634" alt="apprendistato-contratto-novità" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/02/Apprendistato.jpg" style="width: 160px; height: 107px; margin: 3px; float: left;" width="640" height="427" /></span></span></span></span></span></span><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><strong>i apprendistato </strong>si avvicina all'attesa semplificazione, in virtù delle nuove linee guida </span></span></span></span></span></span><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);">della conferenza tra Stato e Regioni. Cerchiamo dunque di comprendere cosa cambia per l'apprendistato, e quali saranno le semplificazioni di cui i giovani potranno godere nella frequenza di questo rapporto di introduzione al mondo del lavoro.</span></span></span> Le <strong>semplificazioni</strong>, in sintesi, sono di tre tipologie. Innanzitutto il <strong>piano formativo individuale </strong>verrà introdotto come obbligatorio solamente per l'acquisizione di competenze tecnico professionali e specialistiche. Inoltre, la <strong>registrazione della formazione </strong>e della qualifica che è acquisita ai fini contrattuali andrà effettuata in un documento più snello. Infine, nelle <strong>imprese multilocalizzate </strong>(cioè, quelle che hanno unità produttive dislocate in diverse regioni), sarà possibile adottare un'unica disciplina formativa (quella della regione in cui è situata la sede locale).</span></span></span>
Domande di riconoscimento lavoro usurante, ecco le istruzioni Inps
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4631" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/02/Lavorousurante.jpg" style="width: 160px; height: 120px; margin: 3px; float: left;" width="900" height="673" />L’Inps ha pubblicato il messaggio n. 2668 con il quale disciplina la <strong>presentazione delle domande di</strong> <strong>riconoscimento del lavoro usurante</strong>, con possibilità di consegna delle istanze entro il 1 marzo 2014 per quei lavoratori che maturano i requisiti agevolati per l’accesso al trattamento pensionistico a decorrere dal 1 gennaio 2014 al 31 dicembre 2014. Cerchiamo quindi di comprendere tutti i principali tratti distintivi del nuovo messaggio dell’ente previdenziale. Per quanto attiene i <strong>beneficiari dell’intervento</strong>, il messaggio distingue i <strong>lavoratori impegnati in mansioni</strong> <strong>particolarmente usuranti</strong> da quelli che <strong>lavorano in turni notturni</strong>.</span></span></span>
<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Tra i primi rientrano principalmente i lavoratori addetti alla cosiddetta “linea catena”; conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo. Costoro, a patto che maturino i requisiti nel 2014, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 61 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 97,3, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 62 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 98,3.</span></span></span>
Sicurezza sul lavoro: 250mila le donne colpite ogni anno da infortuni
Si è tenuto lo scorso lunedì 17 febbraio il convegno organizzato dall’Anmil a Roma, sul tema della sicurezza sul lavoro e in particolare sulla condizione delle 250mila donne lavoratrici che ogni anno rimangono vittime di infortuni e malattie professionali. Di queste, all’incirca 2000 riportano conseguenze talmente gravi e permanenti da essere dichiarate “disabili”(secondo i parametri stabiliti dall’Inail). Aspetto rilevante è che ben il 35% degli infortuni ai danni di donne lavoratrici avviene “in itinere” vale a dire nel percorso casa-lavoro (e viceversa). In pratica nel momento in cui i pensieri di famiglia, figli e gestione del mènage raggiungono il loro apice e si concentrano tutti gli stress della giornata legata al difficile ruolo multi-tasking a cui si è chiamate per conciliare casa e lavoro. Infine il 23,5% di loro (under 50) dichiara di essersi dovuta” licenziare” e di aver incontrato dopo l’incidente una duplice discriminazione, come disabile e come donna nonché di dover convivere nel 42% dei casi con ansia, incubi ricorrenti e senso di colpa generalizzato nei confronti di genitori, marito e figli.
Italia bocciata dall’Ue su lavoro e istruzione, e sui collegamenti che la sfera della formazione scolastica possiede nei confronti di quella del mondo lavorativo. In questo senso il Bel Paese ha ancora tanto da fare. Ad affermarlo è un rapporto della Commissione UE sugli squilibri macroeconomici del nostro Paese, laddove si osserva come “la debolezza del capitale umano potrebbe spiegare una parte significativa del gap di produttività del lavoro dell’Italia”. Insomma, in altri termini il report dell’istituzione comunitaria sottolinea come in Italia una delle determinanti che rallentano le possibilità di ripresa economica e di riavvicinamento alle best practices economiche sia da ricercarsi nel deterioramento della qualità del capitale umano.
Si chiama formazione permanente ed è quell’aggiornamento specialistico-professionale che diventa obbligatorio per poter continuare a svolgere la propria attività e mantenere l’abilitazione al lavoro. Ma se all’interno della carriera professionale è un investimento necessario e utile (se efficiente e ben organizzato), si può dire altrettanto quando da disoccupati lo si percepisce più come un’incombenza e un costo?
“La settimana del Buon Lavoro” è un’iniziativa del Comune di Roma, in programma in questi giorni fino al 6 marzo, che nasce con lo scopo di far conoscere il valore del lavoro delle cooperative sociali di tipo B. Questa tipologia di cooperative, istituite con la Legge 8 novembre 1991 n. 381, si occupano di favorire l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, come ex detenuti, ex tossicodipendenti e persone con vari problemi psichici e fisici. Si tratta di vere e proprie imprese che, presenti in diversi settori del mercato, raggiungono anche livelli di eccellenza. Svolgono inoltre un ruolo molto importante nella nostra società rendendo produttive quelle risorse che rischiano di essere abbandonate oppure considerate non come una ricchezza ma un problema.
Se tutto filasse liscio come l’olio, si potrebbero creare ben 300.000 posti di lavoro in tutta Europa, attraverso la produzione di carburanti dai rifiuti. Questo, secondo una recente ricerca ad opera di alcune organizzazioni ambientaliste. Riutilizzando gli scarti provenienti dall’agricoltura e dai rifiuti urbani si possono creare biocarburanti, ovvero combustibili ottenuti indirettamente da grano, mais, bietola, canna da zucchero e non solo e di cui fanno parte il bioetanolo, il biodisel, gli idrocarburi e gli olii vegetali. Cosa lega, però, tale processo di trasformazione dei rifiuti in carburante alla creazione di nuovi posti di lavoro? Come, cioè, una tale produzione può avere una ricaduta positiva sul mercato occupazionale? Secondo un recente studio ad opera di una coalizione di ONG ambientaliste e di istituti di ricerca investendo di più sui biocarburanti si potrebbero creare, entro il 2030, in tutta l’Unione Europea, ben trecentomila posti di lavoro in più.