La strana storia di Mariacristina, quarant’anni, pronta a trasferirsi in Svizzera per lavorare, sta suscitando diverse polemiche. Un’azienda di Lugano l’avrebbe scartata fornendo come motivazione il suo “accento meridionale”. L’azienda in questione ha comunque precisato che non si è trattato in alcun modo di un pregiudizio, ma di una semplice valutazione, per così dire, tecnica, parlando di “riscontri basati sul passato”. Mariacristina fa l’addetta vendite in giro per l’Italia, da 15 anni, di conseguenza il suo curriculum non può che essere tra quelli cosiddetti “desiderabili”. Eppure… A portare alla ribalta delle cronache la vicenda è stato il Corriere del Mezzogiorno, che ha raccolto la denuncia della donna.
Giornalista, ho iniziato ad occuparmi di lavoro dopo averlo cercato per anni.
Mettere in luce i lati nascosti dell’intero sistema, soprattutto quelli positivi (sì, ce ne sono e anche tanti), la considero una vera e propria missione.
La strana storia di Mariacristina, quarant’anni, pronta a
A settembre sono stati attivati da Regione Lombardia i “dispositivi” inerenti la Dote Unica del Lavoro.Si tratta di un provvedimento di natura regionale volto a finanziare gli enti accreditati presso la Regione stessa (a
Il progetto Reddito di Promozione Sociale (Rps) vede la luce nel 2004 e mira sostanzialmente ad “uscire dalla logica di assistenzialismo”, come ha sottolineato l’assessore alle politiche sociali di Cernusco sul Naviglio Silvia Ghezzi. Trattasi di un insieme di interventi estremamente mirati ed altrettanto strutturati volti a facilitare il reinserimento nel mondo del lavoro delle persone “fragili” e affette da disabilità, garantendo alle stesse un sostegno economico congruo nel periodo (più o meno lungo) di work in progress. Proprio a Cernusco, nel weekend si è tenuto un incontro esplicativo del progetto, dei risultati raggiunti in questi nove anni e del suo futuro. Alla tavola rotonda hanno presenziato anche il coordinatore di Rps, Roberto Codazzi di CS&L e il ricercatore specializzato in politiche del lavoro Francesco Giubileo. Rps è attivo nel distretto 4 Mi2, ovvero i nove Comuni della Martesana, in Provincia di Milano.
Al mondo di lavori strani ce ne sono tanti e, spesso, sono pagati anche abbastanza bene. Ma che a proporre uno di questi fosse addirittura la Nasa era difficile aspettarselo. Eppure l’obiettivo perseguito è serissimo: testare gli effetti sul corpo della microgravità. Come? Eseguendo una serie prolungata e ripetuta di test su volontari disposti a rimanere a letto, continuativamente, per 70 giorni. Noioso? Forse, ma a parte che i prescelti, hanno a disposizione tv, internet , videogame e ogni sorta di passatempo ludico, la paga offerta, è tutt’altro che da buttare via: più o meno 3700 euro al mese. Sì, avete capito bene. Pagati più del doppio di un normale impiegato, per non fare niente, o meglio, per rimanere a letto.
Forse si era accorto che non poteva più andare avanti. Forse, perché, pare comunque che le commesse ci fossero, anche se in misura minore rispetto a prima. Ha annunciato la chiusura immediata dell’azienda ai suoi due dipendenti e si è impiccato. La crisi ha colpito anche la 3B di Piove di Sacco (PD), sfociando in tragedia. Quella del suicidio di un piccolo imprenditore, il titolare della suddetta azienda, ma probabilmente anche quella, tutta psicologica, che ha indotto l’uomo ad un gesto così estremo ed irreversibile. Chi lo ha conosciuto e ha avuto la forza di parlare, ha descritto M.B., 57 anni, come una persona a dir poco integerrima. Una vita dedicata al lavoro, contratti regolari con i due dipendenti, mai un ritardo nei pagamenti, di nessuno tipo e con nessuno. Quasi una rarità, verrebbe da dire.
Il Dottor Simone Speggiorin , in Italia, parole sue, sarebbe stato un precario. Uno tra i tanti, s’intende. In Inghilterra invece, è diventato quasi una star, tanto da attirare l’attenzione della BBC (la Rai inglese). Perché? Perché, semplicemente, è molto bravo nel suo lavoro, vale a dire il cardiochirurgo pediatrico. Qualche giorno fa Speggiorin è stato intervistato da Il Messaggero, che con lui ha ripercorso la sua ancora breve carriera, data la giovane età e le motivazioni che l’hanno portato a scegliere l’estero e, conseguentemente, ad abbandonare l’Italia. Certo, mica tutti quelli che se ne vanno dal Bel Paese, hanno la stessa fortuna e le sue capacità. Speggiorin infatti è, per così dire, la punta eccellente di un iceberg, che si muove dall’Italia verso mete straniere.
Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi non ha usato mezzi termini: serve “un taglio drastico del cuneo fiscale” e anche subito. Nell’ordine, almeno di 4-5 miliardi di euro, possibilmente recuperandoli dalla “pubblica amministrazione che spende oltre 800 miliardi l'anno”. Se si riuscisse a risparmiare una cifra pari ad una percentuale variabile tra il 2 ed il 4%, ci sarebbero “20-30 miliardi” in più da investire nell’abbassamento del cuneo fiscale. Tutto questo, secondo Squinzi, è “quello che può innescare immediatamente la ripresa dei consumi e la crescita”. E, senza dubbio, ha ragione, perché il cuneo fiscale è quel fattore che pesa più direttamente di altri sulla busta paga netta del lavoratore.
E’ di settimana scorsa la drammatica notizia del padre di famiglia che, dopo aver venduto tutto ciò che aveva, ha deciso di offrire uno dei suoi reni al miglior offerente per sfamare mogli e figli. L’uomo residente in provincia di Pordenone, seppur per mancanza di alternative, ha dimostrato un coraggio che certo non è cosa di tutti i giorni. Ha prima sfruttato ogni tipo di ammortizzatore sociale possibile e poi venduto gli ori di famiglia. Ora che non è rimasto niente, l’ultima risorsa a cui fare ricorso è divenuta il suo stesso corpo. Tutto questo ha dell’incredibile, soprattutto se si pensa che viviamo in un paese considerato da tutti “avanzato”, per industrializzazione, civiltà, cultura. Eppure la crisi infinita sembra riuscire a distruggere tutto e tutti.
Il destino a volte gioca brutti scherzi. A Lia Baffetti, insegnante precaria da oltre 30 anni, pochi giorni fa è arrivata una telefonata dal Provveditorato. E’ stata scelta per essere tra gli oltre 11 mila docenti ammessi al ruolo dal prossimo anno. E’ però stata stata costretta a rifiutare, per “motivi familiari”, ha spiegato al Fatto Quotidiano che ha pubblicato
La Tares, nuova tassa sui rifiuti già in vigore, si preannuncia come una mezza mazzata per le attività produttive. Secodo la Cgia, rispetto alla vecchia Tarsu o alla Tia, gli aumenti saranno considerevoli. A dirla tutta,
L’intensa attività di controllo sulla regolarità delle imprese messa in atto dalle autorità, nei primi sei mesi del 2013 ha portato alla luce un dato molto preoccupante: su oltre 70.000 aziende ispezionate, quasi 45.000 sono risultate non in regola con il versamento dei contributi lavorativi. Sostanzialmente 6 attività su 10. I dati sono stati diffusi dal Ministero del Lavoro. Ciò che ha forse destato la maggiore sorpresa, in senso negativo, è l’incredibile aumento percentuale rispetto allo scorso anno: più 117%. In pratica le irregolarità sono più che raddoppiate. La cifra evasa (accertata) si aggira sui 260 milioni di euro.

Tra i provvedimenti anti-crisi del Governo c’è anche quello che proroga il blocco degli adeguamenti degli stipendi (compresi gli scatti di carriera) ai dipendenti statali fino al 31-12-2014. Di fatto, quindi, se ne parlerà dal 2015 in poi. Se è vero che gli statali usufruiscono di una garanzia del posto di lavoro maggiore rispetto a chi opera nel settore privato, è anche vero che questo non è il primo blocco delle retribuzioni ai danni del settore pubblico. Analoghe iniziative erano state prese dai governi Berlusconi e Monti. La proroga approvata dal Consiglio dei Ministri dell’esecutivo di Letta prolunga il periodo di non adeguamento retributivo fino alla fine del 2014. La conseguenza, hanno spiegato i sindacati di categoria, è un potere d’acquisto in costante calo.
Certo il problema più grave dell’Italia in questo momento non è la spesa annuale sostenuta per le cosiddette auto blu (e grigie) ma
Tra maggio e giugno in Italia sono stati aperti oltre 7000 negozi. Di per sé una notizia indubbiamente buona, ma potrebbe non essere tutto oro quel che ora sembra luccicare. Un dato incontestabilmente positivo però c’è. Negli scorsi due mesi, ciò che è accaduto e che non si verificava da oltre un anno e mezzo è la cosiddetta inversione di tendenza, ovvero il saldo tra le attività chiuse e quelle aperte pende, per il periodo preso in considerazione, a favore di queste ultime, contrariamente ai periodi precedenti, nei quali il numero di attività cessate ha sempre superato quello delle imprese entrate nella fase di start-up. Per l’esattezza i negozi in più sono 1422. L’inversione non è stata così significativa da cambiare il trend annuale, che rimane piuttosto negativo, ma almeno qualcosa si è mosso. I dati, diffusi da Confesercenti, vedono concentrarsi il maggior numero di attività nel Nord-Italia.

Nello sterminato elenco di notizie non particolarmente entusiasmanti, come ad esempio il