Vietato installare telecamere in azienda senza autorizzazione

 <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4430" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/02/Giudice.jpg" style="margin: 3px; width: 160px; float: left; height: 107px" width="1550" height="1033" />Dura e netta sentenza in materia di <strong>riservatezza dei lavoratori in azienda</strong>. Secondo una pronuncia della Corte di Cassazione, è <strong>vietato installare telecamere nell’ambiente di lavoro senza una preventiva autorizzazione</strong>. Un divieto che fa scattare una sanzione di natura penale in capo al datore di lavoro, responsabile perfino nell’ipotesi in cui la telecamera risulti effettivamente spenta. Ma in che modo si è giunti a tale conclusione?</span></span></span>

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Più lavori e meno guadagni: lo “strano” caso Italia – Germania

Quanto si lavora in Italia? E in Germania? E, soprattutto, quanto si guadagna? Qual è la relazione tra i due parametri? Secondo i dati Ocse, ripresi dal Sole 24 ore, la proporzione tra ore di lavoro effettuate e retribuzione sembra trovare una sgradevole eccezione tra l’Europa meridionale e quella centro – settentrionale, dove le divergenze tra qualità della vita, possibilità di conciliazione tra il tempo libero e il lavoro, e le prospettive occupazionali, sono sempre più ampie. Insomma, a ben giudicare quanto accade tra Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e resto del vecchio Continente, sembra proprio che più si lavora, e meno si guadagna. Ma quali sono le ragioni alla base di questo fenomeno?

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Lavorare fino a 70 anni: una sentenza rafforza le possibilità

 <span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4176" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/01/giornalismo_web.jpg" style="width: 160px; height: 120px; margin: 3px; float: left;" width="400" height="300" />La <strong>Corte d'Appello di Milano </strong>qualche tempo fa ha depositato una sentenza che riapre le discussioni intorno alla possibilità, in capo dei lavoratori, di <strong>poter esercitare il diritto di <a href="news.biancolavoro.it/news/2351-lavorare-fino-a-70-anni-non-e-un-diritto" target="_blank" rel="noopener noreferrer">lavorare fino a 70 anni di età</a></strong>, evitando che la propria azienda datore di lavoro ponga fine al rapporto di lavoro per questioni anagrafiche. Una vicenda della quale ci eravamo occupati alcuni mesi fa, in relazione ad una pronuncia del tribunale capitolino, e sulla quale ora sembrano aprirsi nuovi margini di interpretazione tutt'altro che da sottovalutare.</span></span></span>

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Nuovo tirocinio universitario, ecco come funziona

Con la nuova Convenzione quadro sottoscritta dal Ministero dell’Istruzione e Università, e dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, cambiano (ancora) le regole per lo svolgimento del tirocinio professionalizzante. A partire dal prossimo anno accademico, pertanto, vanno in soffitta alcune delle indicazioni del precedente decreto legge 1/2012, e della successiva riforma delle professioni di cui al dpr 137/12.

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Assunzioni scuola 2014, ecco cosa accadrà

Come anticipato dal piano triennale di assunzione di docenti Ata, previsto dal c.d. “decreto Scuola”, nel corso del 2014, il personale tecnico amministrativo degli istituti italiani vedrà ingrossarsi le proprie fila, colmando alcuni gap di organico più che evidenti in alcune regioni della Penisola. Cerchiamo dunque di comprendere cosa accadrà nei prossimi mesi sul tema, attesissimo, delle assunzioni scuola 2014.

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Pensioni: importo dovuto anche se l’ente previdenziale sbaglia i calcoli

 <span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3876" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/11/pensionati.jpg" style="width: 160px; height: 105px; margin: 3px; float: left;" width="800" height="527" />La <strong>Cassazione,</strong> sezione lavoro, con la sentenza n. 1659, ha sancito che <strong>la cassa di previdenza privata che comunica all'iscritto di aver raggiunto i requisiti della pensione, deve comunque pagarla anche se ha sbagliato il calcolo </strong>e il diritto non è, in realtà, effettivamente maturato. La conclusione della Suprema Corte è semplice: considerando il tema trattato, le casse di previdenza private, quando si rapportano nei confronti dei loro iscritti, hanno il dovere di essere diligenti nelle proprie comunicazioni mentre, di contro, la stessa accortezza non è richiesta al professionista.</span></span></span>

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Studenti italiani tra più “mobili” d’Europa

Gli studenti italiani sono tra i più mobili d’Europa. Complice la crisi economica da una parte, e la disponibilità a compiere maggiori esperienze all’estero, gli studenti universitari e superiori del BelPaese si scoprono i più stimolati e spronati a varcare i confini nazionali per poter facilmente effettuare delle esperienze formative negli altri Paesi del vecchio Continente, e non solo.

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Mobbing: non sempre comporta la perdita di professionalità

 <span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4430" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/02/Giudice.jpg" style="width: 160px; height: 107px; margin: 3px; float: left;" width="1550" height="1033" />Essere soggetti a <strong>mobbing </strong>non implica, automaticamente, subire una <strong>perdita di professionalità e di occasioni lavorative</strong>. A stabilirlo è una recente sentenza della sezione Lavoro della Corte di Cassazione (la pronuncia è la n. 172 dello scorso 8 gennaio 2014), secondo cui nell'ipotesi di mobbing l'avvenuto accertamento del danno alla salute non implica l'automatico riconoscimento di un danno alla professionalità del lavoratore.</span></span></span>

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Over 50 e donne: con i fondi europei 20mila posti di lavoro in più

20mila nuovi posti di lavoro, con particolare attenzione all’inclusione nel mercato dei segmenti più “deboli” come gli over 50 e le donne. Secondo quanto affermato dal ministro per la coesione territoriale Carlo Trigilia, un simile risultato sarebbe ottenibile mediante politiche di decontribuzione, queste ultime finanziate dai fondi europei. Con tali prerogative, il ministro ha così voluto rassicurare circa l’investimento del Governo nella riallocazione efficiente delle risorse comunitarie, andando a spingere verso obiettivi maggiormente attinenti alle difficoltà di alcune aree del Paese, e di alcuni profili socio-lavorativi.

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Nuovo programma europeo per l’occupazione giovanile

Si chiama EaSI il nuovo programma dell’Unione Europea sorto per favorire l’occupazione giovanile e l’innovazione sociale. Un programma che punta a distribuire oltre 900 milioni di euro in tutto il vecchio Continente, consentendo in tal modo di avviare nuovi piani per l’occupazione e l’innovazione sociale, da qui al 2020. Ma quali sono le potenzialità del programma? E in che modo il programma intende dare una nuova speranza occupazionale ai giovani?

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Omesso versamento dell’Iva per necessità non è reato

 <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000"><span face=""><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3756" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/10/Tasse-Tax.jpg" style="margin: 3px; width: 160px; float: left; height: 96px" width="638" height="382" />La <strong>sentenza n. 2614/2014 </strong>della <strong>Corte di Cassazi</strong>one, pronunciata sul caso di un amministratore societario che non aveva versato l’Iva poiché impossibilitato a effettuare il “pagamento” dell’imposta per cause di necessità, afferma che<strong> l’omesso versamento Iva non costituisce reato se “il mancato pagamento è dipeso realmente dall’impossibilità incolpevole di effettuarlo”</strong>.</span></span></span></span>

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Lo stipendio non basta: il 12% degli italiani non guadagna abbastanza per vivere

Non basta più nemmeno essere titolari di uno stipendio. Nonostante qualche segnale di sviluppo da parte dell’economia della zona euro, l’Ocse boccia duramente lo stato di salute dell’occupazione italiana e i suoi riflessi sulla società tricolore. Una sonora presa di posizione negativa che si accompagna con le conclusioni della Commissione Ue, secondo cui gli stipendi non sarebbero più sufficienti per garantirsi uno stile di vita adeguato: secondo l’istituzione comunitaria, l’Italia è tra i Paesi peggiori del vecchio Continente in quanto a “rischio povertà” tra coloro che risultano essere occupati, e in quanto a probabilità di ritrovare un lavoro, una volta perduto quello precedente.

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Contributo Aspi, importo adeguato al rialzo

Il contributo per la disoccupazione Aspi, per la prima volta dalla sua recente entrata in vigore ha subito un adeguamento, al rialzo. Qualche giorno fa l’Istat ha pubblicato l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (più brevemente, Foi), evidenziando come, in media, abbia subito un incremento dell’1,1 per cento. Di conseguenza, è ora possibile rivedere in rialzo i minimali, i massimali, i tetti retributivi e gli altri valori oggetto di indicizzazione annua secondo quanto previsto dalla legge: considerata la giovane età dell’Aspi, il 2014 è la prima volta che tale contributo subisce una revisione. Vediamo come è “andata”.

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Lavoratrici in pensione con 35 anni di contributi anche nel 2015

 <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4294" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2014/01/pensioni 2014.jpg" style="margin: 3px; width: 160px; float: left; height: 120px" width="660" height="495" />Una <strong>risoluzione parlamentare </strong>ha fatto chiarezza sulla possibilità, concessa in capo alle <strong>lavoratrici donne</strong>, di poter <strong>andare in pensione con 35 anni di contributi e 57 anni d’età, anche nel prossimo 2015</strong>, fruendo dell’opzione per il contributivo, una misura finora a esclusivo favore del gentil sesso nel settore pubblico e nel settore privato.</span></span></span>

 <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000">L’opzione permette infatti di poter conseguire il diritto all’accesso alla pensione di anzianità fino al 31 dicembre 2015, se si hanno almeno 35 anni di contributi e un’età anagrafica di almeno 57 anni per le dipendenti, e di 58 anni per le autonome. La condizione è intuibile: le lavoratrici dovranno optare per la liquidazione della pensione secondo le regole di calcolo contributivo, passando volontariamente al nuovo regime.</span></span></span>

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Stipendi dei docenti: ecco come “stanno” i prof italiani

Come molte altre professioni, anche quella dei docenti è inquadrata all’interno di un percorso di crescita graduale che, nel corso degli anni, riconosce una serie di incrementi salariali legati all’anzianità di servizio, alle responsabilità supplementari acquisite e alla straordinarietà del proprio impegno temporale. Ma quale è la situazione degli stipendi dei docenti italiani rispetto a quella dei colleghi europei?

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Asse.co, ecco il bollino per i datori di lavoro

 <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3993" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/11/consulente-lavoro.jpg" style="margin: 3px; width: 161px; float: left; height: 107px" width="600" height="400" />Si chiama “<strong>Asse.co</strong>.” (“<strong>Asseverazione di conformità dei rapporti di lavoro</strong>”), ed è un “bollino” che l’Ordine dei consulenti del lavoro rilascerà ai datori di lavoro, conferendo agli stessi la possibilità di poter diventare esenti dalle ispezioni del Ministero del lavoro, e di poter vantare uno strumento di favore nei confronti degli ispettori in sede di accertamento.</span></span></span>

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Deloitte cerca 350 nuovi giovani consulenti

Deloitte, una delle più note e importanti società internazionali nel settore dell’erogazione di servizi professionali alle imprese, cerca 350 nuovi giovani consulenti da inserire all’interno delle proprie strutture. A confermarlo è la stessa compagine societaria, secondo cui, nei prossimi cinque mesi (fino a maggio 2014) potrebbero essere selezionati talenti italiani tra i neolaureati, con ottima conoscenza della lingua inglese.

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Trovare lavoro nel 2014: ecco perché è così difficile

Con una disoccupazione giovanile che ha sforato il 40% (più del doppio rispetto ai livelli ante-2007), il 2014 si candida ad essere l’ennesimo anno di difficoltà e di sacrifici per milioni di italiani alle prese con  le criticità quotidiane. E, mentre il sogno di un lavoro sembra riguardare le notti della maggioranza della platea di connazionali, c’è chi – McKinsey – punta ad andare in profondità, e osservare perché, in Italia, trovare lavoro è davvero così arduo.

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Nuovo Articolo 18 non retroattivo: la pronuncia della Cassazione

 <img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-4052" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/12/Giustizia.jpg" style="width: 160px; height: 109px; margin: 3px; float: left;" width="2240" height="1520" /><span style="color:#000000;">L<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">a <strong>Corte di Cassazione</strong>, Sezione Lavoro, con la sentenza depositata pochi giorni fa, ha sancito <strong>l'irretroattività del nuovo <a href="news.biancolavoro.it/news/2374-il-jobsact-di-matteo-renzi-ok-per-l-ue-dubbi-in-italia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Articolo 18</a> </strong>che, in altri termini,<strong> non può avere efficacia sui rapporti di lavoro interrotti ancor prima dell'entrata in vigore della legge Fornero</strong>. Attraverso tale pronuncia infatti, la Suprema Corte ha respinto il ricorso che una società aveva presentato contro la sentenza della Corte d'Appello di Milano, la quale aveva già condannato l'impresa al pagamento di una somma pari ad alcune mensilità, oltre a disporre il reintegro del lavoratore, a titolo di risarcimento.</span></span></span>

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