Pensioni opzione donna 2016: la nuova circolare Inps

pensioni opzione donna 2016

L’Inps, con la circolare 45/2016, ha comunicato di aver ripreso la lavorazione delle pratiche che sono state presentate dalle lavoratrici che hanno perfezionato i requisiti pe accedere al regime pensioni opzione donna 2016, entro lo scorso 31 dicembre: 35 anni di contributi insieme all’età anagrafica di 57 o 58 anni e tre mesi. Ma di cosa si tratta? E quale è lo stato della lavorazione delle domande presentate all’istituto di previdenza? Il regime pensioni opzione donna è sperimentale, introdotto dalla legge n.243/2004 (la c.d. riforma Maroni) che permette di poter anticipare il momento in cui si andrà in pensione, a condizione di optare per il calcolo della pensione (integralmente) con la regola contributiva. L’opzione donna, con simili requisiti, interessa pertanto – appunto – solo le donne che hanno il regime misto, e cioè con anni di contributi ricadenti prima del 1° gennaio 1996.

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image by Racorn

La legge di Stabilità 2016 ha scelto di prorogare tale regime pensioni opzione donna 2016 fino al 31 dicembre 2015, scadenza entro la quale viene richiesto alle donne di maturare un’anzianità contributiva pari o superiore al già ricordato limite di 35 anni (per le gestioni esclusive dell’Ago, cioè per i dipendenti pubblici, sono sufficienti 34 anni, 11 mesi e 16 giorni) e un’età anagrafica che deve invece essere pari o superiore a 57 anni e 3 mesi per le dipendenti e 58 anni e 3 mesi per le lavoratrici autonome.

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Roberto Rais

Giornalista e promotore finanziario abilitato, profondo conoscitore delle tematiche del lavoro. Si occupa in principali modo di legislazioni, normativa ed approfondimenti. Si muove a suo agio nelle tematiche giuridiche ed economiche.
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Busta arancione in arrivo per i dipendenti pubblici

Tanto desiderata, e tanto auspicata, pare finalmente in arrivo la c.d. “busta arancione” nei confronti dei dipendenti pubblici. A segnalarlo è l’Inps nel suo messaggio 940/2016, laddove ricorda come siano in spedizione le prime 150 mila buste, e che l’operazione fa parte del progetto consolidamento della banca dati delle posizioni assicurative dei dipendenti pubblici, avviato qualche mese fa con la circolare 124/2015.

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image by Reinhold Leitner

Una volta terminate le attività preventive di sistemazione, l’Inps ha così scelto di inviare le comunicazioni individuali al primo contingente di circa 150 mila iscritti e ai rispettivi datori di lavoro. L’invio non avverrà direttamente a casa del dipendente pubblico, bensì in seguito a un primo riscontro del proprio datore di lavoro, a cui l’Inps chiede poi l’intermediazione per poter far pervenire ai propri dipendenti le comunicazioni individuali relative alla disponibilità dell’estratto conto, utilizzando l’account di posta elettronica aziendale o istituzionale oppure con le altre modalità ritenute più opportune.

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Roberto Rais

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Lavorare di domenica: per la Cassazione non si può essere obbligati

lavorare di domenica

Lavorare di domenica – nel giorno che, secondo il credo cattolico, dovrebbe essere dedicato al culto religioso – è una cosa da farsi o no? La domanda potrebbe sembrare insolita e poco interessante (se non addirittura anacronistica), ma nel Paese che ospita il Vaticano rischia di non esserla affatto. Una recente sentenza della Cassazione, che ha definito illegittima la sanzione comminata a un lavoratore credente che si è rifiutato di prestare servizio di domenica, può stimolare qualche riflessione a riguardo. Al di là dei pronunciamenti giuridici, che con la fede non hanno ovviamente nulla a che fare.

lavorare di domenica
image by Gabriele Maltinti

I fatti risalgono a qualche anno fa (il 2004) e interessano un dipendente delle Poste Italiane di Peschiera Borromeo, in provincia di Milano. Nell’ufficio, era stata introdotta, nel 1999, la sperimentazione dei turni di lavoro domenicali che avevano, da subito, indisposto alcuni dipendenti: quelli più osservanti. Da qui l’avvio di una trattativa coi sindacati che si sarebbe poi conclusa con l’abolizione dei turni di domenica. Ma ai tempi in cui il signor Luigi (questo il nome del dipendente di Peschiera) si era rifiutato di andare a lavorare per due domeniche di seguito (dando però la sua disponibilità a farlo in un giorno differente da quello festivo), le discussioni non avevano ancora sortito alcun risultato, spingendo i dirigenti a predisporre una sanzione disciplinare. Quale? Il signor Luigi è rimasto a casa per un giorno intero, senza percepire stipendio. 

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Maria Saporito

Giornalista pubblicista, mi muovo con interesse nel poliedrico mondo della comunicazione cercando di trarre insegnamento e ispirazione da ogni singolo incontro. Insegnante nella scuola pubblica, ho perfezionato la mia formazione nella didattica dell’italiano agli stranieri.
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Bonus fino a 12 mila euro per chi stabilizza i tirocinanti

Il datore di lavoro che dallo scorso 1 marzo al prossimo 31 dicembre 2015 assume tirocinanti inseriti nella Garanzia giovani, avrà diritto a un “superbonus occupazione” particolarmente succulento, e rappresentato da un incentivo economico del valore compreso tra i 3 mila e i 12 mila euro. Una misura nata per favorire le stabilizzazioni, con assunzione, dei giovani Neet che stanno svolgendo o hanno già svolto tirocini avviati al 31 gennaio 2016.

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image by www.BillionPhotos.com

 

A introdurre e chiarire il benefit di cui sopra è il decreto direttoriale n. 16 del 3 febbraio 2016, pubblicato qualche giorno fa sul sito della pubblicità legale del ministero del lavoro, nel quale viene individuato il nuovo bonus quale parte integrante del programma Garanzia giovani, con specifico riferimento per i c.d. “Neet”, un acronimo con il quale – purtroppo – anche in Italia si è presa l’opportuna confidenza, e che riguarda i giovani che non lavorano (inoccupati, inattivi e/o disoccupati) e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione.

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Roberto Rais

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Indennità disabili non è reddito, la sentenza del Consiglio di Stato

Una sentenza del Consiglio di Stato depositata oggi ha confermato la tesi del Tar del Lazio, secondo la quale l’indennità disabili percepita dagli aventi diritto in ragione del loro stato fisico, non può essere intesa come reddito, pur se esente da imposizione fiscale (come indicato nel nuovo Isee). La sentenza ha messo la parola fine ad una vicenda che aveva generato non poche polemiche.

indennità disabili
image by auremar

Il Governo infatti si era appellato al Consiglio di Stato dopo l’ultima sentenza del Tar del Lazio, ma lo stesso Consiglio ha dato ragione al Tar, spiegando che “l’affermazione degli appellanti incidentali quando dicono che ‘ricomprendere tra i redditi i trattamenti indennitari percepiti dai disabili significa allora considerare la disabilità alla stregua di una fonte di reddito – come se fosse un lavoro o un patrimonio – e i trattamenti erogati dalle pubbliche amministrazioni non un sostegno al disabile, ma una ‘remunerazione’ del suo stato di invalidità oltremodo irragionevole, oltre che in contrasto con l’art. 3 della Costituzione”.

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Angelo Sanna

Giornalista, ho iniziato ad occuparmi di lavoro dopo averlo cercato per anni.
Mettere in luce i lati nascosti dell’intero sistema, soprattutto quelli positivi (sì, ce ne sono e anche tanti), la considero una vera e propria missione.

Garanzia Giovani, novità dal Ministero e chiarimenti dall’Inps

Con il Decreto Direttoriale n. 385/II/2015 del 24 novembre 2015 vengono apportate alcune novità in merito agli incentivi legati all’assunzione dei giovani ammessi al Programma Garanzia Giovani. Sulla materia, l’Inps ha recentemente espresso alcuni importanti chiarimenti attraverso la sua circolare n. 32/2016, laddove viene confermato – tra gli altri spunti – che l’incentivo oggetto della misura Bonus Occupazione può essere fruito nel rispetto delle previsioni del regime de minimis, o oltre i limiti del de minimis se l’assunzione del giovane comporta un incremento occupazionale netto.

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image by Goodluz

Proprio in tal proposito, l’Inps ricorda come l’incremento occupazionale netto debba intendersi come “l’aumento netto del numero di dipendenti dello stabilimento rispetto alla media relativa ad un periodo di riferimento; i posti di lavoro soppressi in tale periodo devono essere dedotti e il numero di lavoratori occupati a tempo pieno, a tempo parziale o stagionalmente va calcolato considerando le frazioni di unità di lavoro-anno”.

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Roberto Rais

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Licenziamento per insubordinazione: le volgarità verso il datore di lavoro non sempre lo giustificano

licenziamento per insubordinazione

Rivolgersi al datore di lavoro con frasi volgari o espressioni potenzialmente offensive potrebbe non essere la migliore strategia comunicativa. Tuttavia, ciò non significa che debba essere necessariamente giustificabile il licenziamento. A saperlo bene è ora Massimo Ciurli, un operaio di Pontedera, delegato sindacale della Cisl, che nell’ottobre del 2013 fu suo malgardo protagonista di un licenziamento per insubordinazione grave. La sua colpa? Aver rivolto al datore di lavoro l’espressione “Mi hai rotto il c….”. Non certo un complimento, ma – in alcuni contesti – non comunque sufficiente per costituire valido motivo di licenziamento.

licenziamento per insubordinazione
image by Dean Drobot

In particolare, si legge sulle pagine del quotidiano Il Tirreno, che ha seguito la vicenda, il giudice del lavoro di Pisa Franco Piragine ha ritenuto la condotta del lavoratore originata “dall’esasperazione provocatagli dal comportamento aziendale” sostenendo quindi che “la frase era priva di valenza ingiuriosa nell’attuale contesto sociale”. Pare insomma che l’operaio volesse usufruire di un permesso, e non trovando il modulo per richiederlo avesse chiesto supporto al capo officina e al datore di lavoro, i quali non avrebbero riscontrato la sua richiesta con puntualità. Esasperato dal rimbalzo tra i due, si sarebbe rivolto poi rivolto al datore di lavoro con l’espressione offensiva sopra accennata.

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Roberto Rais

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Diritto di precedenza assunzioni: necessaria la richiesta, pena la perdita

Il lavoratore che vanta il diritto di precedenza assunzioni deve manifestare, per iscritto, la volontà espressa di volersi avvalere di tale previsione entro sei mesi dalla cessazione del rapporto, o tre mesi se il rapporto è stagionale. In mancanza, o nelle more dell’espressione per iscritto della volontà di avvalersi del diritto di precedenza, il datore di lavoro può ben assumere altri lavoratori o trasformare altri rapporti a termine e fruire degli incentivi: è quanto emerge dal recente interpello 7/2016 del Ministero del lavoro.

diritto di precedenza assunzioni
image by Micolas

Rispondendo a esplicita domanda di Confindustria, il Ministero ha dunque fornito un importante chiarimento che, probabilmente, chiude la discussione rispetto a un margine di aleatorietà rimasto aperto dopo la Legge di Stabilità. In particolare, la domanda di Confindustria era relativa alla possibilità se un datore di lavoro potesse fruire dell’incentivo dell’esonero contributivo ai fini dell’assunzione/trasformazione a tempo indeterminato, nell’ipotesi in cui un altro lavoratore cessato da un contratto a termine o con rapporto a termine ancora in corso non abbia esercitato il diritto di precedenza prima dell’assunzione con incentivo.

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Cig apprendisti, i chiarimenti del Ministero sulla deroga

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Con la circolare 4/2016 il Ministero del Lavoro è intervenuto sul tema della Cig apprendisti e più in generale dell’apprendidato non professionalizzante, spiegando che le attuali normative (principalmente, il decreto n. 83473/2014 e il più recente d.lgs n. 148/2015), sono complementari e non sovrapponenti. Quanto sopra si traduce, spiega poi il Ministero, in una perfetta integrazione del contenuto normativo, con gli ammortizzatori in deroga che intervengono nei casi non previsti dalla legislazione vigente introdotta con il Jobs Act per poter fornire tutela a lavoratori che altrimenti ne sarebbero privi.

cig apprendisti

Con la stessa occasione fornita dalla circolare 4/2016 il Ministero ricorda poi che la legge di Stabilità 2016 (all’art. 1, comma 304, della legge n. 208/2015) ha rifinanziato, per l’intero 2016 e con un plafond di 250 milioni di euro, lo strumento degli ammortizzatori in deroga, precisando che la Cig in deroga può essere concessa o prorogata per un periodo non superiore a tre mesi nell’arco di un anno, e che la mobilità in deroga non può essere concessa ai lavoratori che, alla data di decorrenza del trattamento, ne abbiano già beneficiato per almeno tre anni, anche non continuativi.

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Come chiedere il bonus 600 euro per asili nido e baby sitter

bonus 600 euro

Da qualche giorno è finalmente possibile domandare all’Inps il contributo 2016 per pagare l’asilo nido o la baby sitter, quale sistema alternativo alla fruizione del congedo parentale. Il sistema, che è stato introdotto in via sperimentale nello scorso triennio, è poi stato prorogato per tutto il 2016 dall’ultima legge di Stabilità, che lo ha esteso, per la prima volta, anche alle lavoratrici autonome e alle imprenditrici. Ma come funziona il bonus 600 euro? E come poterne fare richiesta?

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image by antoniodiaz

Bonus 600 euro: chi può richiederlo

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Roberto Rais

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Jobs Act degli autonomi: cosa cambierà per le partite Iva

jobs act degli autonomi

Il Jobs Act degli autonomi è un disegno di legge collegato alla Legge di Stabilità 2016 ed è stato approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. Ora passerà alle Commissioni parlamentari e poi all’esame delle aule. Questo provvedimento interessa il popolo delle partite Iva e introduce delle misure anche in materia di lavoro agile, il cosiddetto “smart working”. I destinatari del disegno di legge sono tutti i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata dell’INPS, ovvero privi di un ordine di riferimento, e i professionisti appartenenti agli albi, eccetto che per le norme in materia di previdenza e malattia poiché per loro continueranno a valere le regole delle casse di appartanenza.

jobs act degli autonomi
image by GaudiLab

Restano esclusi quindi piccoli imprenditori, artigiani e commercianti iscritti alla Camera di Commercio. I fondi stanziati a copertura delle misure introdotte sono 10 milioni per il 2016 e 50 per il 2017. Vediamo quali sono le misure più rilevanti che potrebbero cambiare il mondo delle partite Iva.

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Gloria Lattanzi

Giornalista, laureata in giurisprudenza, mi occupo di tematiche legate all’occupazione, al diritto del lavoro e, di tanto in tanto, anche di startup.

Nuove dimissioni, ecco come funzionano

Le nuove dimissioni e le risoluzioni consensuali possono essere comunicate al proprio datore di lavoro anche online, registrandosi al sito internet cliclavoro.it e richiedendo il Pin all’Inps. Se invece non si vuol ricorrere alla procedura online, ci si può comunque rivolgere a un soggetto abilitato come i patronati, i sindacati, gli enti bilaterali e le commissioni di certificazioni. Ma come funziona?

nuove dimissioni

A disciplinare la normativa sulle nuove dimissioni e le risoluzioni consensuali è il decreto 15 dicembre 2015, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 7 dell’11 gennaio scorso, che ha approvato il modulo per le dimissioni e le risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro, unitamente a quanto necessario per poter compilare e trasmettere la comunicazione in via corretta, al datore di lavoro e alla direzione territoriale del lavoro.

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Assunzioni Garanzia Giovani, ecco come evitare il de minimis

assunzioni garanzia giovani

Il decreto del ministero del lavoro n. 385/2015, a modifica del decreto n. 1709/2014 sul noto programma operativo nazionale Garanzia Giovani, introduce alcune “scappatoie” per poter usufruire del bonus assunzioni Garanzia Giovani oltre soglia de minimis. In breve, per i giovani tra i 16 e i 24 anni, è necessario che l’assunzione determini un incremento occupazionale; nel caso di giovani tra i 25 e i 29 anni, oltre all’incremento occupazionale, è invece necessario che il giovane sia non essere retribuito da sei mesi, o non essere qualificato, o venire assunto in settori o professioni ad alta disparità uomo-donna.

assunzioni garanzia giovani

In cosa consiste il bonus assunzioni garanzia giovani

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Roberto Rais

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Sistema duale: c’è l’intesa sull’alternanza scuola lavoro (apprendistato)

Factory della Creatività

Lo scorso 13 gennaio presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Sottosegretario di Stato On. Luigi Bobba e gli Assessori Regionali alla Formazione hanno siglato dei protocolli di intesa per iniziare la sperimentazione del Sistema Duale (alternanza scuola-lavoro). Questa misura è volta a promuovere la formazione dei giovani e a favorirne il passaggio dal mondo della scuola a quello del lavoro. Viene così data piena attuazione all’art. 1, comma 7, lettera D della legge n. 183/2014 che prevedeva l’adozione di provvedimenti da parte del Governo per il “rafforzamento degli strumenti per favorire l’alternanza tra scuola e lavoro”, e dei decreti attuativi del Jobs Act n. 81/2015 e n. 150/2015.

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Con tutte queste norme è stato perseguito l’obiettivo di rilanciare il contratto di apprendistato, contrastare il fenomeno dell’abbandono della scuola, ampliare l’offerta formativa e avvicinare il mondo scolastico e quello lavorativo.

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Gloria Lattanzi

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Avvocati ammessi al patrocinio a spese dello Stato: tornano le tariffe

Il dm parametri (n. 55/2014) prevede margini di discrezionalità troppo ampi nei criteri e nella quantificazione dei compensi professionali degli avvocati ammessi al patrocinio a spese dello Stato. Ne consegue una forte divergenza in materia, l’incremento delle contestazioni e, di ulteriore conseguenza, dei tempi di liquidazione. Quanto basta per suscitare la necessità di rimettere mano alle tariffe degli avvocati, predisponendo i piani per un nuovo programma di calcolo che, in via “quasi” automatica, possa dare omogeneità a un comparto non certo così stretto e unitario come auspicato.

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image by Andrey_Popov

Per i motivi di cui sopra, il tribunale di Roma, il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Roma, la Camera penale della stessa Capitale e l’Associazione nazionale forense locale, hanno siglato un protocollo di intesa che ha di fatto individuato una tabella di liquidazione standardizzata degli onorari degli avvocati ammessi al patrocinio a spese dello Stato degli imputati dichiarati irreperibili o irreperibili di fatto nonché degli insolvibili. Una iniziativa che potrebbe presto essere replicata su ampia scala, inducendo ad applicare delle tariffe standard, differenziate sulla base delle tipologie processuali, e con fattori correttivi da applicare nei casi in cui ricorrano determinate fattispecie processuali.

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Contributi Cig, calcolo sulla base della media dei lavoratori

Entro il mese di gennaio le aziende sono tenute a verificare se hanno superato la soglia di 50 dipendenti nel 2015, allo scopo di individuare l’aliquota di relativa ai contributi Cig per il 2016. A dichiararlo è l’Inps nel recente messaggio n. 24/2016, indicando che l’eventuale variazione deve essere comunicata tramite cassetto online. Ma quali sono i limiti dimensionali previsti per le aziende italiane? E come cambia la contribuzione per i nuovi ammortizzatori?

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image by Bruno D’Andrea

Il messaggio n. 24/2016 da parte dell’Inps richiama espressamente la precedente circolare n. 197/2015, che ha a sua volta evidenziato il funzionamento del nuovo sistema di welfare dopo la riforma Jobs act. Sulla base di tale patrimonio normativo (e informativo) l’Inps ha poi suggerito il da farsi per quanto concerne il calcolo dei contributi Cig da versare.

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Genitori che lavorano: nuove regole per le dimissioni

Nuove regole, e nuova modulistica, per poter convalidare efficacemente le dimissioni e le risoluzioni consensuali dei  genitori che lavorano. Dallo scorso 1° gennaio, infatti, gli uffici territoriali del Ministero del Lavoro, stanno invitando i lavoratori genitori di bambini fino a tre anni d’età, a compilare un nuovo modulo in cui devono attestare di essere a conoscenza di poter trasformare il rapporto da tempo pieno in part-time in base alla nuova facoltà introdotta dal Jobs act, fruendo così del congedo parentale su base oraria.

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image by Panom Pensawang

Ad annunciare la novità è una nota prot. n. 22350/2015 del ministero del lavoro, dalla quale è molto semplice cercare di capire quali siano le motivazioni di tale nuova modulistica sulla procedura c.d. di convalida delle dimissioni, obbligatoria per i lavoratori genitori in caso di dimissioni o di risoluzioni consensuali dal lavoro. Scopo ultimo del ministero è quello di verificare l’effettiva volontà dei genitori che lavorao di abbandonare il proprio posto e, in altri termini, che le dimissioni o la risoluzione consensuale non siano il frutto di alcun tipo di «condizionamento» del datore di lavoro.

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Aumento pensioni 2016: sarà solo per gli assegni più bassi

Il decreto ministeriale che anticipa la perequazione automatica, fissando un indice provvisorio che andrà conguagliato all’inizio dell’anno, ha previsto un indice di inflazione pari a zero. Ne consegue che l’aumento pensioni 2016 non ci sarà, fatto salvo per gli assegni rientranti nel limite di “tre volte il minimo” (sulla base della legge 109/2015), ai quali verranno invece corrisposti gli aumenti ridotti relativi al recupero dell’inflazione del 2012-2013 (Dl 65/2015), il cui blocco deciso dalla riforma Fornero è stato bocciato dalla Corte costituzionale lo scorso mese di giugno.

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image by Denis Vrublevski

Per quanto attiene il meccanismo della perequazione automatica di cui sopra, le pensioni vengono annualmente rivalutate sulla base del costo della vita. Per poter permettere all’istituto previdenziale di poter predisporre per tempo i mandati di pagamento, a fine novembre il Ministero effettua una previsione sull’andamento dell’inflazione, riportandone gli effetti sui trattamenti pensionistici, e riservandosi la possibilità di effettuare un conguaglio a fine anno, sulla base del dato effettivo.

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Proposta di riforma delle professioni: novità per avvocati, commercialisti e notai

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Che la crisi abbia colpito i professionisti, soprattutto i più giovani, è cosa nota. Che qualcuno cominci a prenderne atto, forse meno. È stata depositata alla Camera dei Deputati dal Presidente della commissione Affari Costituzionali, Andrea Mazziotti, la proposta di legge n.3381 per la riforma delle professioni di avvocato, dottore commercialista e notaio, per rinnovare gli ordini professionali e tutelare i più giovani. L’iniziativa è stata inoltre presentata durante il VII Forum dei Professionisti under 45, tenutosi lo scorso dicembre a Roma.

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Nella nota d’accompagnamento alla bozza, si legge che la proposta è volta “a migliorare l’accesso e l’esercizio della professione da parte dei giovani professionisti”. Infatti sono questi ultimi ad aver risentito maggiormente della crisi e delle conseguenze di un mercato ormai saturo. La proposta di riforma delle professioni economico-giuridiche, in primo luogo, mira a contrastare il fenomeno dei collaboratori non pagati, e in particolare degli avvocati e dei praticanti.

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Sanatoria co.co.pro.: ecco come funziona

Dal 1 gennaio di quest’anno è scattata la possibilità, per le aziende committenti, di estinguere con effetto retroattivo gli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali che sono connessi all’erronea qualificazione dei rapporti di lavoro autonomo sintetizzati comunemente come “co.co.pro“. Si tratta pertanto di una sorta di sanatoria per tutte quelle collaborazioni coordinate e continuative, e i rapporti con le partite Iva, avviati dal gennaio 2011 (o 2006, nel caso di denuncia del lavoratore agli istituti previdenziali). Ma in che modo? Il decreto attuativo del Jobs act n. 81 del 2015 prevede una sanatoria co.co.pro piuttosto generosa, ma non per tutti.

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image by pikcha

Tra i prerequisiti utili per l’ammissione, infatti, spicca il fatto che gli illeciti non siano stati accertati precedentemente alla volontà di regolarizzare gli errori (con accertamento magari effettuato mediante accessi ispettivi). In altri termini, così come avveniva – ad esempio – per l’istituto del ravvedimento, non è possibile procedere a sanatoria nel caso in cui gli ispettori abbiano già prodotto un accesso in azienda, con conseguente contestazione formale attraverso un verbale ispettivo.

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