Nuovo Isee 2015, ecco cosa è cambiato

Il 1 gennaio è entrato in vigore il nuovo Isee 2015. Un indicatore che contiene numerose novità, e che nel solo primo trimestre ha “riguardato” un milione di dichiarazioni sostitutive uniche, che hanno inglobato le modalità appena introdotte. Un numero, quello calcolato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che viene valutato come sufficiente per poter monitorare in termini quantitativi gli effetti di tale innovazione. Ma cosa è cambiato?

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Ecco una sintesi dei dati illustrati nei quaderni della ricerca sociale da parte del Ministero.

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Roberto Rais

Giornalista e promotore finanziario abilitato, profondo conoscitore delle tematiche del lavoro. Si occupa in principali modo di legislazioni, normativa ed approfondimenti. Si muove a suo agio nelle tematiche giuridiche ed economiche.
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Spiare il dipendente su Facebook? Si può, ma con cautela

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È lecito spiare il  dipendente su Facebook, anche utilizzando un falso profilo. Tuttavia, è possibile solo a certe e determinate condizioni, al fine di evitare che il controllo aziendale esca al di fuori del recinto della liceità, e finisca con l’invadere il campo della privacy dei lavoratori, ledendo dunque i diritti del personale. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10955/2015, che ha ribadito alcuni concetti fondamentali.

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Ecco cosa hanno stabilito i giudici supremi.

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Assunzione dipendenti ex concorrente, ecco quando non è lecito

Assumere dipendenti che fino a poco tempo prima lavoravano alle dipendenze di un’azienda concorrente non è fatto illecito. Tuttavia, se si dimostra che l’assunzione degli stessi è finalizzata alla sola acquisizione dei clienti dell’azienda concorrente, secondo i giudici della Cassazione è ben lecito domandare un risarcimento dei danni. A sancirlo è la sentenza n. 14990/2015 della prima sezione civile della Suprema Corte.

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Ecco quali sono le valutazioni compiute dai giudici.

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Privacy sul posto di lavoro: la questione del controllo a distanza

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Il prezzo che paghiamo per la diffusione degli smartphone, dei tablet, delle nuove applicazioni che ci aiutano in tante occupazioni quotidiane, è la riduzione della nostra privacy. Quante volte ci viene chiesto di comunicare la nostra posizione per poter accedere e usare un’app sul nostro telefono?
La risposta è: “molto spesso”. Ma la tecnologia non ha cambiato solo la nostra vita privata. Ha chiaramente avuto un forte impatto anche sulla privacy sul posto di lavoro, mettendo forse a rischio il diritto alla riservatezza dei dipendenti, o comunque mutando il rapporto fino ad ora instaurato in materia tra questi ultimi e il datore di lavoro. Ed ultimamaente a balzare agli onori delle cronache è stata la questione del cosiddetto controllo a distanza dei lavoratori operanti fuori sede,un tipo di controllo sempre più in via di diffusione.

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Statuto dei Lavoratori e Jobs Act: cosa è cambiato

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Gloria Lattanzi

Giornalista, laureata in giurisprudenza, mi occupo di tematiche legate all’occupazione, al diritto del lavoro e, di tanto in tanto, anche di startup.

Un dipendente in malattia ha l’obbligo di curarsi al meglio

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Secondo quanto sancito dalla recente sentenza del 17 marzo 2015 da parte del Tribunale di Lucca, il dipendente in malattia ha l’obbligo di comunicarlo in maniera tempestiva ed ha il contestuale obbligo di curarsi al meglio, per poter tornare al lavoro in tempi congrui. Pertanto, la pronuncia pone una stretta relazione tra la durata della malattia e il comportamento diligente del lavoratore, al quale è chiesta la massima accortezza circa la necessità di rimettersi in forma il prima possibile.

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Ma in che modo i giudici toscani sono arrivati a una simile previsione?

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Roberto Rais

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Microcredito, le istruzioni dei consulenti del lavoro

Il decreto MISE del 18 marzo 2015, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 107 dell’11 maggio 2015, ha lanciato l’epoca della nuova procedura di accesso al fondo di garanzia per il Microcredito. Nell’attesa della prevista emanazione della circolare operativa da parte del gestore del fondo, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha diramato una circolare informativa nella quale illustra alcuni dei più importanti aspetti operativi e tecnici.

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Ecco, nel dettaglio, i principali punti attenzionati dalla nota dei consulenti.

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Roberto Rais

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Conciliazione facoltativa: come funziona dopo il Jobs Act

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Il decreto legislativo n.23 del 4 marzo 2015, uno dei due attuativi del Jobs Act finora emanati, ha disciplinato il nuovo contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti. Oltre alle novità in tema di licenziamenti, ha introdotto anche una  nuova procedura di conciliazione. Vediamo qual è. La nuova conciliazione, prevista dall’art. 6 del decreto, sarà facoltativa e attivabile da parte del datore di lavoro, che non dovrà più tentare quella obbligatoria prevista dalla legge n. 604 del 1966.

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Come funziona la nuova conciliazione facoltativa

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Gloria Lattanzi

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A ballare in permesso retribuito per assistenza. Per la Cassazione il licenziamento è giusto

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La sentenza n. 8784 dello scorso 30 aprile da parte della Corte di Cassazione ha affermato che rappresenta una giusta causa di licenziamento la condotta di quel lavoratore che, durante la fruizione di un permesso retribuito richiesto (e concesso) al datore di lavoro per l’assistenza alla madre affetta da grave patologia, aveva in realtà preferito partecipare ad una serata a base di danze.

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Queste le motivazioni della Corte.

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Blocco pensioni: ecco a quanto potrebbe ammontare il recupero

Come noto, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del blocco pensioni, ovvero il mancato adeguamento all’inflazione per il biennio 2012 – 2013, come stabilito dalla legge Fornero dello scorso governo Monti. Ne consegue che i pensionati che hanno subito il blocco della perequazione potrebbero (il condizionale è ancora d’obbligo) beneficiare di un gradito rimborso. Ma a quanto ammonta tale restituzione? Quali saranno le cifre che verranno erogate nei confronti dei pensionati?

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A fare qualche interessante calcolo è Il Sole 24 Ore che, qualche giorno fa, ha effettuato delle utili simulazioni su quanto – forse – accadrà.

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Roberto Rais

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Naspi al via, addio Aspi

Il 1 maggio 2015 ha rappresentato il punto di partenza della Naspi e, contemporaneamente, l’abbandono della “vecchia” Aspi. Pertanto, chiunque venga licenziato a partire da tale data, non avrà più il diritto all’Aspi e alla mini-Aspi, ma solamente alla nuova Naspi introdotta dal d.lgs. 22/2015, di attuazione del Jobs Act. Per tale motivo l’Inps ha attivato il canale telematico per l’invio delle domande, da trasmettersi anche attraverso patronati o chiamato il contact center, entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

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Vediamo quali sono i principali dettagli di tale nuovo modus operanti, come spiegati dall’Inps nel suo messaggio n. 2971 del 30 aprile 2015.

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Demansionamento, è onere del lavoratore provare i danni da dequalificazione

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Con la pronuncia n. 494 del 21 luglio 2014, la Corte d’Appello di Milano si è espressa sull’ipotesi di demansionamento e dequalificazione di un lavoratore, dichiarando che è onere del datore di lavoro quello di provare la mancanza di qualsiasi demansionamento, mediante la prova che una simile iniziativa sia giustificata dal legittimo esercizio dei propri poteri imprenditoriali o disciplinari.

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Ma vediamo più nel dettaglio quali sono state le motivazioni che hanno condotto i giudici a una simile scelta.

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Sciopero ad oltranza, il licenziamento è comunque illegittimo

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Confermando un approccio interpretativo consolidato, la Corte d’Appello di Milano – con sentenza n. 536 del 21 luglio 2014 – si è espressa in maniera positiva sulla legittimità dello sciopero, al di là dalle modalità con cui viene posto in essere, e al di là della durata più o meno estesa (a patto, naturalmente, che sia finalizzato a tutelare un interesse collettivo dei lavoratori). Dunque, viene considerato illegittimo il licenziamento per giusta causa di un lavoratore in sciopero per assenza ingiustificata dello stesso del luogo di lavoro.

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Ecco le motivazioni della sentenza.

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Pensioni: le ragioni della bocciatura del blocco della rivalutazione

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 70 del 30 aprile 2015, ha bocciato la norma che per due anni (2012 e 2013) ha bloccato la rivalutazione delle pensioni sopra i 1.217 euro netti (1.405 euro lordi, pari a tre volte il minimo Inps). Una brutta notizia per il governo (che dovrà ora recuperare circa 5 miliardi di euro quale costo di tale sgradevole pronuncia della Consulta), e una sentenza che continuerà a far discutere nell’ambito delle eredità della legge Fornero.

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Ma in che modo il legislatore è arrivato a una simile decisione?

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Busta arancione Inps 2015: cosa è e come funzionerà

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Entro la fine dell’anno sarà disponibile per svariati milioni di persone la busta arancione Inps 2015,  sostanzialmente una simulazione dell’ammontare della prestazione pensionistica. In altri termini, un innovativo strumento che l’Inps sta per mettere a disposizione dei propri iscritti per cercare di comprendere a quanto ammonterà la pensione che verrà percepita nel momento in cui si deciderà di abbandonare il mondo del lavoro per potersi accomodare in quello della pensione.

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image by Reinhold Leitner

Ma chi riguarderà? E come funziona?

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Roberto Rais

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Pensioni: illegittimo il blocco delle rivalutazioni in Legge Fornero

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco delle rivalutazioni delle pensioni di poco al di sopra dei 1400 euro lordi contenuto nella Legge Fornero voluto dal Governo Monti per fronteggiare l’emergenza finanziaria. Il provvedimento in discussione è quello contenuto nel cosiddetto “Salva Italia” del 2011, ovvero il decreto 201, poi convertito in Legge, all’interno del quale venne inserita la norma che bloccava le rivalutazioni delle pensioni al di sopra di un certo limite, ovvero tre volte il minimo Inps, per gli anni 2012 e 2013. Una norma che ai tempi fece sicuramente il suo effetto, generando per lo Stato un risparmio di oltre 3 miliardi di euro.

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La Corte dei Conti e un pensionato di Palermo, che si rivolse al Tribunale di competenza, si schierarono contro questo provvedimento, facendo finire il caso davanti ai Giudici della Consulta. Questi ultimi hanno ieri depositato la sentenza 70/2015 (risalente al 10 marzo), con la quale hanno giudicato illegittimi i mancati aumenti. Si apre così un nuovo caso: ora infatti starà all’attuale Governo Renzi decidere tempi e modalità di restituzione dei soldi ai quali i pensionati hanno dovuto rinunciare a causa della norma contenuta ne Dl 201/2011.

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Angelo Sanna

Giornalista, ho iniziato ad occuparmi di lavoro dopo averlo cercato per anni.
Mettere in luce i lati nascosti dell’intero sistema, soprattutto quelli positivi (sì, ce ne sono e anche tanti), la considero una vera e propria missione.

Licenziamento discriminatorio: la tutela ai tempi del Jobs Act

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Il decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23, uno dei due finora emessi in attuazione del Jobs Act (legge delega 10 dicembre 2014, n. 183) ha introdotto e regolamentato il nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti e all’art. 2 ha confermato la possibilità per il lavoratore di ottenere il reintegro in caso di licenziamento discriminatorio. Il licenziamento discriminatorio, secondo l’articolo 15 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970), è quello intimato a causa dell’adesione del lavoratore a un’organizzazione sindacale o per ragioni religiose, politiche, di sesso e di razza, o basato sull’orientamento sessuale o le convinzioni personali.

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La procedura

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Gloria Lattanzi

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Naspi e licenziamento disciplinare, quali relazioni?

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Rispondendo a un interpello della Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il 24 aprile 2015 ha diramato il documento di interpello n. 13/2015 in relazione alla possibilità di poter concedere la NASpI (la nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego) nei confronti di quei lavoratori licenziati per motivi disciplinari, anche nei casi in cui il lavoratore licenziato abbia accettato l’offerta economica propostagli dal datore nella conciliazione agevolata.

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Ecco i risultati dell’interpello.

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Bonus bebè per i dipendenti delle Poste

L’Inps ha dato il via a un concorso finalizzato a disciplinare l’assegnazione di 800 contributi di importo pari a 500 euro ciascuno, da erogarsi in favore di bambini nati nell’anno 2014. Il concorso è riservato ai soli figli dei dipendenti del Gruppo Poste Italiane S.p.A. sottoposti alla trattenuta mensile dello 0,40 %, di cui dall’art. 3 della Legge n. 208 del 27 marzo 1952, i quali potranno avere accesso a un gradito benefit per il sostentamento delle spese dei propri neonati, ovvero il cosiddetto bonus bebè.

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Ecco come funziona l’erogazione del beneficio.

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Cassa integrazione in calo a marzo 2015

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Secondo quanto sostenuto dagli ultimi dati elaborati dall’Inps, nel corso del mese di marzo 2015 sarebbero state autorizzate complessivamente 61,6 milioni di ore di cassa integrazione (CIG), con una flessione del 43,8% rispetto a quanto riscontrato nel mese di marzo 2014, quando le ore autorizzate furono pari a ben 109,7 milioni di unità. Positivo anche il confronto rispetto al mese di febbraio, con un passo indietro degli interventi di cassa integrazione – su dati destagionalizzati – pari al 5,9%.

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Ecco i principali dati, in maggior analisi.

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Privacy email: se c’è causa di lavoro tra dipendenti il segreto cade

La sentenza n. 1113/15, pubblicata il 26 marzo scorso dalla sesta sezione del Consiglio di Stato affronta lo spinoso problema della privacy email, evidenziando come, sul luogo di lavoro, il lavoratore abbia il diritto a vedere l’email privata del suo collega, se lo stesso sparla di lui con il capo in vista di un possibile conferimento di incarico. La motivazione è così sintetizzabile: il dipendente pubblico deve difendersi in tribunale per poter tutelare la propria immagine professionale, anche togliendo il velo sui testi delle email e sui nomi delle persone che si sono resi protagonisti della corrispondenza.

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Ma come cambia l’approccio alla privacy email in tal senso?

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