Cerchi lavoro? Ecco cinque cose di cui puoi smettere di preoccuparti

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Quanto conta la sezione formazione in un cv? Se cerchi lavoro sappi che ciò che rende appetibile un curriculum e ciò che definisce il nostro valore sul mercato del lavoro sono i progetti realizzati, i risultati raggiunti, il portfolio creato. Non sono pochi i casi di freelancer o nuovi collaboratori che vengono contattati sulla base di una valutazione positiva dei loro lavori e molto spesso il tipo di laurea conseguito -e con quale voto- passa in secondo piano.

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image by Minerva Studio

Un vantaggio non da poco per chi si accinge a scrivere un curriculum: ecco cinque cose di cui puoi smettere di preoccuparti fin da subito.

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Natalia Piemontese

Laureata con Master in Risorse Umane, si occupa di lavoro, startup, freelancer e nuove idee di business. Con una grande convinzione: “ognuno ha un talento, l’importante è scoprirlo, svilupparlo e condividerlo con gli altri!”
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Il tempo delle donne: competenze trasversali (e digitali) per lavorare oggi

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Competenze trasversali. Questo il titolo dell’incontro tenutosi nella mattinata di domenica 4 ottobre presso il Triennale Lab della Triennale di Milano per la rassegna Il tempo delle donne. Un’intervista a Monica Rancati, direttore risorse umane di Microsoft Western Europe condotta dalla giornalista del Corriere della Sera Paolo Caruso. Davanti a un pubblico composto quasi esclusivamente da donne, la selezionatrice ha parlato della sua esperienza professionale ed in particolare del suo ruolo di Responsabile Risorse Umane per l’Europa occidentale in Microsoft.

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Inizialmente ha spiegato che le competenze digitali richieste ormai al 90% dei lavoratori non si identificano con quelle proprie degli ingegneri informatici o dei programmatori. Possederle vuol dire semplicemente utilizzare con facilità le tecnologie per essere più “performanti” sul posto di lavoro. Poi la giornalista ha introdotto i dati relativi al “gender gap” nel’ambito digitale e scientifico e in generale in quello lavorativo, ripartendo da uno dei temi caldi de “Il tempo delle Donne”. In Microsoft Monica ha affermato che si pratica una politica salariale basata sulla totale parità di genere. Parità nell’offerta di opportunità e assunzioni, che si traduce in una percentuale del 30/35% di donne tra i dipendenti .

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Gloria Lattanzi

Giornalista, laureata in giurisprudenza, mi occupo di tematiche legate all’occupazione, al diritto del lavoro e, di tanto in tanto, anche di startup.

Lavorare coi malati di Alzheimer: un focus sulle figure professionali specializzate

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Quattro interviste a quattro figure altamente specializzate nella gestione e nella cura dei pazienti affetti da morbo di Alzheimer. Un medico, un’infermiera, una OSS e una terapista occupazionale. La malattia di Alzheimer ha aumentato significativamente la sua incidenza sulla società. Di pari passo sono cresciute di numero ed in qualità le strutture apposite e le figure professionali che se ne occupano. Queste ultime, come è ovvio, fanno sì parte del mondo delle professioni sanitarie, ma devono necessariamente possedere particolari caratteristiche umane, oltre alle imprescindibili competenze tecnico-professionali.

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image by Lightspring

Lavorare coi malati di Alzheimer insomma, non è un compito adatto a tutti. Grazie alla preziosa collaborazione di Ferb Onlus abbiamo progettato e realizzato un focus apposito, con l’intenzione di sviscerare attraverso domande parallele le caratteristiche necessarie, come ci si forma e dove, come funziona l’insegnamento sul campo, i rischi e le soddisfazioni di chi ogni giorno con infinita pazienza si dedica alle vittime di una patologia tremendamente complessa e che coinvolge non solo il malato ma a tutto tondo l’intero ambiente familiare.

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Angelo Sanna

Giornalista, ho iniziato ad occuparmi di lavoro dopo averlo cercato per anni.
Mettere in luce i lati nascosti dell’intero sistema, soprattutto quelli positivi (sì, ce ne sono e anche tanti), la considero una vera e propria missione.

Errori della lettera di presentazione: eccone cinque che fanno sembrare squilibrati

Quando si parla di errori o meglio di come evitarli, i consigli non bastano mai. Di certo ci sono sul web molte informazioni che riguardano in particolare gli errori della lettera di presentazione e soprattutto le dritte per scriverla in modo efficace e corretto. Ma quanti hanno mai pensato che a volte semplici banalità possono infastidire il recruiter anche solo a livello inconscio e far quindi scartare automaticamente la propria candidatura?

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image by PathDoc

Ecco qui di seguito alcuni impercettibili e banali errori della lettera di presentazione ma con l’enorme potere di farci apparire squilibrati.

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Natalia Piemontese

Laureata con Master in Risorse Umane, si occupa di lavoro, startup, freelancer e nuove idee di business. Con una grande convinzione: “ognuno ha un talento, l’importante è scoprirlo, svilupparlo e condividerlo con gli altri!”
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Strategia di recruiting: tre ragioni per usare i candidati-tipo

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Con solo il 30% di popolazione attiva senza occupazione che cerca un lavoro (fonte Linkedin) può diventare difficile per un’azienda organizzare una strategia di recruiting efficace ed essere certa di aver davvero trovato il candidato che fa al caso suo. Ecco che allora molte grandi società elaborano il cosiddetto candidate persona –il candidato tipo appunto- una sorta di modello ideale da tenere in considerazione, con il quale confrontare le varie candidature per essere certi di ottimizzare gli sforzi del processo di selezione.

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image by fotogestoeber

Allo stesso modo in cui gli esperti di marketing utilizzano i modelli-tipo per identificare i potenziali acquirenti, definire il target di riferimento della clientela e adottare la strategia di marketing specifica per i loro bisogni, allo stesso modo i candidati-tipo possono aiutare a sviluppare una strategia per attrarre i talenti migliori, con focus preciso sul candidato ideale di cui si è alla ricerca e che si vuole assumere. Ecco tre modi in cui lo schema del candidato-tipo può aiutare a trasformare e migliorare la strategia di recruiting per attrarre le risorse migliori.

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Natalia Piemontese

Laureata con Master in Risorse Umane, si occupa di lavoro, startup, freelancer e nuove idee di business. Con una grande convinzione: “ognuno ha un talento, l’importante è scoprirlo, svilupparlo e condividerlo con gli altri!”
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Trasparenza dei salari: verso la condivisione delle informazioni oppure no?

Parlare apertamente del proprio stipendio, condividere le informazioni circa quanto si percepisce per il proprio lavoro: è sempre stato un tabù. Ma quando la stessa azienda per la quale si lavora non favorisce la trasparenza dei salari e i colleghi all’interno della stessa stanza d’ufficio non sanno nulla l’uno dell’altro, si può affermare di essere di fronte ad un problema da affrontare oppure è giusto che questo genere di informazioni rimanga top secret?

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image by Be Good

Un caso da manuale arriva proprio da Google: big G è stato protagonista di una vicenda che ha avuto una eco non indifferente negli Stati Uniti. Una sua ex-dipendente Erica Baker aveva cominciato a scambiarsi informazioni riguardanti i salari con i colleghi e ad organizzare un vero e proprio foglio di lavoro con tutti i dati raccolti. Cosa che comunque le era costato già un richiamo ufficiale da parte del colosso aziendale, seppur velato visto che è illegale in America vietare ai dipendenti di un’azienda di parlare di questo genere di questioni tra di loro.

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Natalia Piemontese

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Reddito di cittadinanza: la Finlandia “oltre” il lavoro?

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Sta tenendo banco da qualche decina di giorni su internet l’annuncio choc del neo governo finaldese, il quale ha parlato chiaramente di istituire un reddito di cittadinanza per tutti i residenti. Reddito di cittadinanza che sarebbe erogato nella sua forma più pura, ovvero a tutti, a prescindere dal bisogno, dall’età, dalla condizione occupazionale e anche da quella economica. Lo riceverebbe insomma, anche un milionario. La questione però, a quanto pare,  è un po’ più complessa di quanto inizialmente diffusosi sul web.

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image by Teemu Tretjakov

Reddito di cittadinanza: tra i 440 e 1166 euro al mese

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Angelo Sanna

Giornalista, ho iniziato ad occuparmi di lavoro dopo averlo cercato per anni.
Mettere in luce i lati nascosti dell’intero sistema, soprattutto quelli positivi (sì, ce ne sono e anche tanti), la considero una vera e propria missione.

Colloquio di lavoro: ciò che i candidati dicono (e ciò che in realtà vorrebbero dire)

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Quando arriva il momento di un colloquio di lavoro, spesso selezionatori e candidati si trovano catapultati in un’altra realtà. C’è qualcosa di indefinibile che scaturisce dal mix esplosivo di tensione da una parte e necessità di fare una buona impressione dall’altra; mix che trasforma a volte i candidati in veri story-tellers e i selezionatori in investigatori a caccia di esagerazioni e luoghi comuni inflazionati.

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image by BlueSkyImage

Sono davvero tanti i candidati che mentono o “trasformano la realtà” a loro favore durante il colloquio di lavoro. E questa è la lista dei cliché e dei luoghi comuni che i candidati propinano in queste occasioni: a quanto pare nelle frasi che dicono c’è un significato ben diverso nascosto tra le righe.

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Natalia Piemontese

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Occupazione, tutti gli aggiornamenti sulle condizioni del lavoro

Il Ministero del Lavoro ha appena pubblicato la nuova nota sull’andamento del mercato del lavoro, sulla base degli indicatori rilevati dall’ufficio statistico. Indicatori che attestano come nel corso del primo trimestre 2015 è stata confermata la crescita tendenziale dell’occupazione (+133 mila occupati, pari a +0,6%), già cominciata nel secondo trimestre del 2014, e che interessa sia gli uomini che le donne, così come la componente italiana e quella straniera.

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image by Adam Gregor

Ma quali sono le risultanze del dossier?

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Roberto Rais

Giornalista e promotore finanziario abilitato, profondo conoscitore delle tematiche del lavoro. Si occupa in principali modo di legislazioni, normativa ed approfondimenti. Si muove a suo agio nelle tematiche giuridiche ed economiche.
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Fare carriera: quando aggiornarsi diventa il punto di svolta

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Date le difficoltà attuali del mondo del lavoro, quali sono le prospettive per poter fare carriera? Come si percepisce il quadro generale della situazione? L’occupazione è instabile, la crescita economica modesta e un numero sempre crescente di persone ha una laurea: aggiornare le proprie competenze, specializzarsi e imparare una seconda lingua sembrano scelte quanto meno necessarie.

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image by Creativa Images

Stando ai dati dell’americano Kelly Global Workforce Index, all’incirca il 60% dei lavoratori sta valutando l’ipotesi di una formazione in un campo professionale diverso o di un corso di aggiornamento per migliorare le proprie competenze.

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Trovare lavoro: e se fossero i personaggi Disney ad essere in cerca?

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Per quanto possa sembrare deprimente ribadire il concetto per l’ennesima volta, noi non viviamo nel magico mondo delle fiabe. Non abbiamo ali fatate né magica fantasia: dobbiamo lavorare e pagare le bollette. Certo che i personaggi Disney non sanno quanto sono fortunati!

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Christian Bertrand / Shutterstock.com

Ma trovare lavoro è una necessità che di questi tempi può capitare a tutti. Davvero a tutti. E se fossero loro ad essere in cerca? Se si trovassero nel nostro mondo, a combattere ogni mattina con la sveglia e a confrontarsi con capi bisbetici e colleghi d’ufficio noiosi? Ogni personaggio Disney è noto per qualità personali, caratteristiche che lo rendono unico e talenti particolari che potrebbero di certo essere d’aiuto per trovare lavoro. Vediamo quali.

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Uffici pet friendly: e se il tuo collega di scrivania fosse un maiale?

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Per la serie stranezze e curiosità dal mondo, questa volta siamo in America. Dove pare che gli uffici pet friendly, che ammettono al loro interno la presenza di animali, siano più produttivi e meno stressanti. Pappagalli, serpenti, pesci ma anche un bel maiale di 35 chili e a breve forse anche uno struzzo. Solo ed esclusivamente in the name of work.

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image by wavebreakmedia

Le startup adorano gli uffici pet friendly

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Natalia Piemontese

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Il lavoro over 40 e le porte chiuse

Scorrere le tristi frasi di una breve lettera pubblicata ieri dall’Eco di Bergamo, noto quotidiano della provincia Lombarda, non può far altro che indurre diverse riflessioni. L’autore della missiva, è un uomo 44enne che ha perso il lavoro da un anno e mezzo. La sua “disperata considerazione” si concentra tutta sull’impossibilità di trovarne un altro alla sua età; le “porte” per lui, sono “ovunque chiuse”. Ma il mercato del lavoro over 40 è davvero così off limits? Cerchiamo di vederci più chiaro.

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image by Twin Design

Innanzitutto, non è proprio così, non sempre almeno. Ci sono diversi casi di over 40 tornati brillantemente sul posto di lavoro, conquistato dimostrando giorno per giorno un valore magari un po’ forzatamente fuori allenamento ma mai qualitativamente attenuatosi. Ci sono casi (e sono sempre di più) anche di over 50 ai quali è capitata esattamente la stessa cosa, o meglio, che “si sono fatti capitare”, la stessa cosa, raggiungendo l’obiettivo sul campo.

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Angelo Sanna

Giornalista, ho iniziato ad occuparmi di lavoro dopo averlo cercato per anni.
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Cinque abitudini serali che renderanno le tue giornate molto più facili

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Con tutta la marea di informazioni che abbiamo riguardo alle cose da fare nelle prime ore del mattino, non c’è da meravigliarsi che siamo abituati ad associare la produttività con l’inizio della giornata. E se invece per rendere le giornate più facili, il focus fosse sulle abitudini serali?

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image by Piotr Marcinski

Anche avere successo a quanto pare è una questione di abitudini e sembra che ci siano persone estremamente efficienti già prima di colazione, che svolgono un vero e proprio decalogo di incombenze ancor prima di andare a lavoro e che espletano il 90% dei loro compiti quotidiani prima di mezzogiorno.

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Natalia Piemontese

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Come diventare più produttivi eliminando le cose da fare

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Quasi certamente molti di noi fin da piccoli hanno dovuto subire un leggero “lavaggio del cervello” crescendo nella convinzione che per diventare più produttivi, più felici e avere successo si deve lavorare duro e fare sempre e sempre di più. E se invece diventassimo più produttivi eliminando le cose da fare?

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image by SK Design

Il concetto s’ispira all’equazione “fare di più = avere di più” e ci è stato inculcato fin dalla nascita a scuola come al lavoro. Lavora sodo e avrai successo nella vita. Iscriviti a corsi che sono difficili per te e studia sempre di più e sempre più a lungo per ottenere il massimo dei voti. Fai sempre gli straordinari al lavoro e farai carriera e avrai la promozione che aspetti.

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Natalia Piemontese

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Lavorare in Germania: intervista a un cervello in fuga

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Perché un giovane italiano, neolaureato ed in possesso di un curriculum qualificato, decide di lasciare l’Italia per tentare la fortuna all’estero? Quanto spesso persone dal profilo appena descritto decidono di lasciare l’Italia per una scelta e quanto spesso, invece, questa partenza viene percepita come una soluzione di ripiego? E quando è possibile parlare concretamente di brain drain, di fuga dei cervelli nel senso stretto del termine? Ne abbiamo parlato con Angela Pastore, 29enne ingegnere lucana, fulgido esempio di cervello in fuga che ha trovato nel lavorare in Germania la soluzione ottimale a tutti i suoi problemi. Contrariamente, considera l’Italia un paese che non dà spazio ai giovani sin dall’inizio, omettendo anche un doveroso riscontro a chi cerca di accedere al mercato del lavoro.

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Com’è nata l’idea di trasferirti in Germania?
L’idea di lasciare l’Italia è nata dall’esigenza di realizzarmi come professionista. In seguito a un lungo percorso di studi, obbligatorio per chi intende e desidera diventare ingegnere, ho cominciato l’iter di pubblicizzazione del mio profilo: attraverso internet, rispondendo ad annunci in tutta Italia, ma anche andando letteralmente a bussare “porta a porta” nella zona in cui risiedevo, la provincia di Bari. Nonostante tutto, però, non ho riscontrato alcun interesse. Avevo come l’impressione che le aziende e gli studi non fossero neanche incuriositi dal mio profilo. Ecco perché, ho deciso di realizzare quello che avevo in mente da tempo e di respirare l’aria di un paese che da sempre mi ha interessata.

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Marika Nesi

Giornalista. Lucana di nascita, cittadina del mondo per vocazione. Nutre una passione per la Semiotica ed è da sempre alla ricerca Del Senso.
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Cinque lavori strani e dai nomi improbabili

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Navigando in rete si trovano lavori strani con nomi che lo sono ancora di più. I “Job title” che li identificano infatti sono perlomeno originali . In alcuni casi, gli stessi lavori sono incredibilmente particolari, così tanto che non ci si sognerebbe mai di farli. Non perché sgraditi, ma perché in nessun modo ci si potrebbe immaginare la loro esistenza. Tra le professioni mediaticamente più accettabili ne esistono di straordinariamente comiche.

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image by PathDoc

Parlando di lavori strani, potremmo ad esempio provare ad immaginarci in cosa consista esattamente il lavoro di James Dunstan, il cui Job Title è “Space Lawyer”. Trattasi nientemeno che di un “Avvocato spaziale”, traduzione letterale. Sarebbe curioso sapere quale sia la sua clientela più frequente (ovvero gli alieni più litigiosi), a cosa attengano le cause, quali siano i tribunali di competenza e soprattutto quale sia il suo mezzo di trasporto e quanto costi mantenerlo.

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Angelo Sanna

Giornalista, ho iniziato ad occuparmi di lavoro dopo averlo cercato per anni.
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Offerte di lavoro per commerciali in Kimbo

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Kimbo offre interessanti opportunità di lavoro per commerciali in varie regioni d’Italia. Kimbo è da oltre 50 anni uno dei protagonisti del mercato nazionale del caffè. Nata a Napoli nel 1963 come azienda familiare ed evolutasi nel corso del tempo in azienda manageriale, Kimbo opera attraverso uno stabilimento produttivo tecnologicamente avanzato ed ambientalmente certificato a Melito di Napoli ed un polo per la logistica integrata intermodale presso l’interporto di Nola. Con un fatturato complessivo di 170 milioni di euro, grazie al lavoro di oltre 150 dipendenti e ad una forza vendita di più di 100 agenti sul solo territorio nazionale, Kimbo è presente in Italia in tutti i canali distributivi (Retail e GDO, Ho.Re.Ca., Ocs e Vending) e si sta affermando all’estero, con il marchio “Kimbo Espresso Italiano”.

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Daniela Restelli

Laureata in Sociologia, esperta in ambito Risorse Umane. Mi occupo della sezione Offerte di lavoro e Concorsi. Profilo linkedin